Japan Folklore: Hōnen Matsuri
Hōnen Matsuri

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Il 15 marzo di ogni anno si celebra lo Honen Matsuri in tutto il Giappone. Il più famoso ha luogo presso il Tagata Jinja nella piccola città di Komaki, fuori Nagoya, con foto e filmati disponibili su Internet. Ma in altre parti del Giappone, come l’Honen Matsuri di Okinawa, questo festival è ancora considerato un rito sacro e segreto e nessuna foto o registrazione sono permessi. Anche parlare o scrivere di ciò che si è visto è tecnicamente proibito.
Hōnen Matsuri (豊年祭), letteralmente “Festival del raccolto”, ha una storia di quasi 1500 anni: il suo scopo è garantire la fertilità delle piantagioni per l'anno successivo. Un rituale ricco di benedizioni per il raccolto, ma anche per ogni tipo di prosperità e fertilità in generale. Agli occhi degli occidentali, questa celebrazione potrebbe assumere dei connotati osceni poiché il suo simbolo è un fallo di legno di cipresso di 280 kg, per una lunghezza di 2,5 metri. Ma non è assolutamente così.
I riti fallici hanno infatti origine nella preistoria. Si pensa che questi riti local indigeni, e le corrispondenti pratiche e credenze della fertilità vaginale, furono facilmente adattati al nuovo sistema di credenze taoiste che stavano prendendo piede in Giappone. Sistema di credenze che avrebbe poi formato la Via dello Yin e dello Yang, la tradizionale cosmologia esoterica. I culti della fertilità locale coesistettero e sembrano essere stati incoraggiati, istituzionalizzati e presieduti dalle élite reali di Nara. Élite che si stabilirono come signori feudali su estese aree locali.
La celebrazione della fertilità
Un elemento importante delle feste shintoiste giapponesi sono le processioni, in cui il kami (divinità shintoista) del santuario locale viene trasportato attraverso la città in un mikoshi 神輿 o 御輿 (palanchini, piccolo santuario trasportabile). È l'unico periodo dell'anno in cui il kami lascia il santuario per essere portato in giro per la città. Si dice che questo rito del trasporto della divinità si basi sulla leggenda del kami che qui dimora, Takeinazumi-no-mikoto. Egli aveva un pene enorme e prese in moglie una donna locale, Aratahime-no-mikoto.
Alle 9:00 del mattino i preparativi sono in corso: gli stand gastronomici fanno capolino con le loro banane al cioccolato scolpite a forma di pene decorate alla base con marshmallow. Spuntano bancarelle di souvenir, statuette e altri oggetti che vengono offerte per augurare una grande fertilità ai propri cari. Queste statue permettono alle coppie di pregare per un bambino, i non sposati pregano per un marito o una moglie, mentre gli agricoltori sperano in abbondanti raccolti. Il tutto è allietato da l’immancabile distribuzione di sake all-you can-drink contenuto in grandi botti di legno.

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La cerimonia inizia verso le 10:00. I sacerdoti cospargono di sale la strada per purificare la via che verrà intrapresa dai portatori. Recitano anche preghiere e impartiscono benedizioni ai partecipanti e ai mikoshi, così come al grande fallo di legno che deve essere trasportato lungo il percorso della parata. Il punto di partenza è il santuario chiamato Shinmei Sha (negli anni pari), situato su una grande collina, o il santuario di Kumano-sha (negli anni dispari), per arrivare poi al santuario di Tagata Jinja. Giunti qui, c’è il tradizionale rito del mochi nage: i partecipanti si battono per afferrare una delle piccole torte di riso lanciate dai funzionari dalle piattaforme rialzate. Questi dolcetti porteranno fortuna nell’anno avvenire.
Tennin: Le Creature Celestiali del Buddhismo
Il Buddhismo in Giappone non è solo una dottrina di silenzio e meditazione, ma un universo popolato da figure splendide e mistiche. Tra queste, i Tennin (天人) rappresentano l'estetica pura del paradiso buddhista: esseri spirituali nati dalla fusione tra le antiche tradizioni vediche dell'India (le Apsaras) e l'arte della Cina continentale.

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Chi sono i Tennin?
Il nome significa letteralmente "Persona del Cielo". Non sono divinità da adorare nel senso stretto, ma esseri che risiedono nelle sfere celesti per proteggere la legge buddhista e allietare le divinità superiori.
Sotto la categoria generale dei Tennin troviamo diverse figure specializzate:
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Hiten (飛天): Gli esseri volanti, spesso raffigurati in pose acrobatiche e aggraziate.
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Tennyo (天女): Le ninfe o fanciulle celestiali, icone di bellezza e purezza.
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Karyōbinga (迦陵頻伽): Creature mistiche con il busto di Bodhisattva e il corpo di uccello, note per il loro canto melodioso che risuona nel paradiso.
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Tennotsukai (天の使い): I messaggeri celesti che fanno da ponte tra i mondi.

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L'Estetica del Volo: Veli e Nuvole
Nell'arte giapponese, i Tennin sono immediatamente riconoscibili. A differenza degli angeli occidentali, non hanno ali piumate. Il loro volo è reso attraverso il Tenne (天衣): vesti leggere e sciarpe di garza che fluttuano nell'aria, dando l'idea di un movimento fluido e senza peso.
Spesso li troviamo:
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Sulle nuvole: Seduti o in piedi, mentre osservano il mondo sottostante.
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Musicisti celesti: Intenti a suonare flauti, liuti o tamburi per lodare il Buddha.
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Spargitori di fiori: Mentre lanciano petali di loto per celebrare momenti di illuminazione.
Culto e Devozione
Sebbene non siano i protagonisti delle preghiere principali, i giapponesi riservano loro una venerazione affettuosa. Non è raro trovare piccoli omaggi di fiori, acqua o riso ai piedi delle loro rappresentazioni nei templi. Sono considerati parte del gruppo Tenbu (i Deva), divinità che includono anche creature fantastiche come il drago o l'uomo-uccello Karura.
Rappresentano il lato gioioso e artistico della spiritualità: ci ricordano che il paradiso non è solo un luogo di pace, ma anche di musica, danza e bellezza infinita.
Japan Folklore: Tradizioni Natalizie
Tradizioni Natalizie
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Meri Kurisumasu!
In Giapponese “Buon Natale” si dice “Meri Kurisumasu” ed è scritto sia in Hiragana (めりーくりすます) che in Katakana (メリークリスマス). Babbo Natale è invece conosciuto come Santa-san (サンタさん、サンタクロース), importato direttamente dagli USA dove il pacioccone signore vestito di rosso è chiamato proprio Santa Claus.
Esiste però anche in Giappone una figura molto simile a Babbo Natale anche se non strettamente legata al Natale. È Hotei-osho, un dio Giapponese della buona fortuna nella tradizione buddista, e anch’egli è solito portare doni.
Il Natale non è considerato come festa nazionale ma trovandosi tra il 23 dicembre, giorno del compleanno dell’attuale Imperatore Akihito, ed il 31 dicembre, spesso le scuole sono chiuse per il 25 dicembre. È considerato invece un normale giorno lavorativo per gli uffici. L’atmosfera a cui siamo generalmente abituati si può percepire già da fine ottobre: decorazioni, luci e musiche natalizie invadono le strade, i negozi e le stazioni.
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Le origini di Kurisumasu in Giappone
Il cristianesimo fu introdotto in Giappone dai missionari gesuiti e francescani nel XVI secolo. Durante i primi anni del cristianesimo molti cristiani furono arrestati, torturati e uccisi per via del loro credo. Solo nel XVII secolo le chiese ricominciarono a popolarsi e nel XX secolo diversi missionari tornarono in Giappone. Oggi i Cristiani del Sol levante sono circa l’1% della popolazione, e si può affermare che la diffusione delle tradizioni cristiane sia avvenuta sul finire del XX secolo. Il Natale è universalmente riconosciuto come festa per piccoli e grandi anche nel Sol Levante, seppur non considerato nel suo spirito religioso. Visto come un periodo di felicità, è diventata una tradizione irrinunciabile. In particolare, la vigilia di Natale è vista come l’occasione per le coppie innamorate di trascorrere del tempo insieme e scambiarsi regali. Anche le coppie sposate si concedono del tempo per se lasciando i bambini con Ji’i-san e Ba’a-chan (nonno e nonna).
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Le Tradizioni di “Kurisumasu”
Oltre allo scambio dei doni visto più come un gesto romantico tra fidanzati, ci sono altre due curiose tradizioni che rendono il 25 dicembre molto particolare in Giappone.
La prima è il Pollo Fritto e la seconda è la Torta di Natale.

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Questo periodo dell’anno è il più fruttuoso per i ristoranti della catena di fast-food KFC (Kentucky Fried Chicken). Qui le persone prenotano il loro pollo fritto in anticipo per il giorno di Natale. Tutto nacque da una campagna pubblicitaria lanciata in tutto paese proprio dalla catena americana negli anni 70: “Kurisumasu ni wa kentakkii!” (Kentucky for Christmas!). KFC se ne servì per attrarre la popolazione orientale offrendo loro un menù completo in confezione natalizia che comprendeva pollo, insalata e torta.

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La Torta di Natale invece è in genere un semplice pan di spagna con panna e fragole decorata a tema natalizio.
Inoltre non è difficile in questo periodo udire le note di Jingle Bells e All I Want For Christmas Is You di Mariah Carey, oltre ad una vasta quantità di canzoni realizzate da gruppi e cantanti giapponesi come Nozomi Sasaki e Momoiro Clover Z.
Botan Dōrō: La Lanterna di Peonie e l'Amore oltre la Tomba
Dimenticate Romeo e Giulietta: nel folklore giapponese, l'amore non si ferma neanche davanti alla decomposizione. Botan Dōrō (牡丹燈籠) è una delle "Tre Grandi Storie di Fantasmi" del Giappone ed è il racconto definitivo su quanto possa essere pericoloso (e fatale) un desiderio che sopravvive alla morte.
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La Trama: Un Incontro al Chiar di Luna
La storia si svolge durante l'Obon, la festa dei morti. Il samurai Ogiwara (o Saburo, a seconda delle versioni) incontra una donna bellissima, Otsuyu, accompagnata da una bambina che regge una lanterna decorata con peonie.
È amore a prima vista. Per notti intere, i due consumano una passione travolgente. Tuttavia, c'è qualcosa che non va:
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L'indizio: Otsuyu appare solo di notte e svanisce all'alba.
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La scoperta: Un vicino insospettito spia dalla fessura della parete e lancia un urlo soffocato. Il samurai non sta abbracciando una donna meravigliosa, ma uno scheletro putrido.
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Il Conflitto: Protezione o Passione?
Terrorizzato, il samurai chiede aiuto a un monaco, che sigilla la casa con talismani sacri (ofuda) per impedire allo spettro di entrare. Ogni notte, Otsuyu torna fuori dalla porta, piangendo e implorando l'amato di farla entrare.
Qui la storia si divide in due anime:
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La versione Edo (Macabra): Il samurai cerca di resistere, ma Otsuyu è una forza della natura distruttiva. Alla fine, lui cede o viene raggirato, e viene trovato morto il mattino dopo, stretto in un abbraccio mortale con le ossa della donna.
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La versione Meiji (Romantica): Influenzata dal gusto occidentale, questa versione trasforma il protagonista in un eroe tragico. Egli sa che Otsuyu è morta, sa che lei gli sta succhiando l'energia vitale, ma sceglie deliberatamente di strappare i talismani. Preferisce morire tra le braccia del suo spettro piuttosto che vivere una vita senza di lei.
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Perchè la "Lanterna di Peonie"?
Le peonie in Giappone sono considerate la "regina dei fiori", simbolo di nobiltà e bellezza fugace. In questa leggenda, la lanterna non serve a illuminare la strada, ma a ingannare i sensi. È l'esca di un predatore soprannaturale che attira la vittima nel regno delle ombre.
Un Successo Senza Fine
Botan Dōrō è stata adattata ovunque:
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Teatro Kabuki: Dove gli effetti speciali dell'epoca facevano volare lanterne e scheletri sul palco.
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Cinema: Dal primo film muto del 1910 fino ai moderni horror e persino ai Pink Movie, a testimonianza di quanto il legame tra Eros e Thanatos (amore e morte) sia ancora potentissimo in Giappone.
Ramen: L’Imperatore del Comfort Food Giapponese
Se il Sushi è l'eleganza formale del Giappone, il Ramen (ラーメン) ne è l'anima calda e popolare. Non è solo una zuppa: è un microcosmo di sapori che varia drasticamente da nord a sud, un rito che si consuma tra il vapore dei chioschi e il rumore dei risucchi (l'unico modo corretto per mangiarlo!).

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Anatomia di una ciotola perfetta
Un vero Ramen è un equilibrio delicato tra cinque elementi:
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I Noodles: Spaghetti di frumento resi elastici dal kansui (acqua alcalina).
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Il Brodo: La base può essere di carne (maiale o pollo) o pesce (dashi).
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Il Tare: Il condimento segreto (miso, soia o sale) che definisce il carattere della zuppa.
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L'Olio aromatico: Per dare corpo e profumo.
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I Topping: Maiale arrosto (chashu), germogli di bambù (menma), uovo marinato (ajitama) e l'immancabile alga nori.
Curiosità: Il famoso dischetto bianco e rosa a spirale si chiama Naruto. Prende il nome dai vortici naturali nello stretto di Naruto ed è lo stesso ingrediente che ha dato il nome al celebre ninja biondo dei manga!

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Una storia di immigrazione e successo
Nato in Cina come lamian, il ramen è arrivato in Giappone grazie ai migranti cinesi all'inizio del '900. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, è diventato il pasto dei soldati e degli operai, evolvendosi in un'infinità di varianti regionali. Oggi è così venerato che a Yokohama esiste persino lo Shin-Yokohama Raumen Museum, un vero tempio dedicato alla sua storia.

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Il Tour delle Regioni
Ogni città ha il suo "orgoglio in ciotola":
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Tokyo Style: Brodo di pollo e soia, leggero e classico.
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Sapporo (Hokkaido): La patria del Miso Ramen, spesso arricchito con burro e mais per combattere il freddo del nord.
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Fukuoka (Hakata): Celebre per il Tonkotsu, un brodo di ossa di maiale bollite per ore fino a diventare bianco, denso e cremosissimo.
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Yokohama: Lo stile Ie-kei, un mix potente tra tonkotsu e salsa di soia.

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Dove gustarlo (senza prendere un aereo)
Il Ramen ha conquistato l'Italia! Se vuoi provare l'ebbrezza di una ciotola fumante preparata come a Tokyo, ecco alcuni dei punti di riferimento storici (specialmente a Milano, la "capitale" del ramen italiano):
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Milano: Casa Ramen (per un tocco contemporaneo), Nozomi (tradizione pura), Osaka (storico) o Ryukishin.
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Roma: Waraku, una vera istituzione nella capitale.
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Firenze: Banki Ramen, autenticità garantita.
Il consiglio del Ninja: Quando mangi il ramen, fai rumore! Aspirare aria insieme ai noodles non è maleducazione, ma serve a raffreddarli e a sprigionare meglio gli aromi del brodo.
Da Samara a Sadako: Il segreto millenario di "The Ring"
Tutti conosciamo la bambina che esce dal televisore. Nel 2002, il remake americano The Ring con Naomi Watts ha terrorizzato l'Occidente, incassando milioni e rendendo Samara Morgan un'icona horror al pari di Freddy Krueger. Ma dietro i capelli corvini e il pozzo maledetto si nasconde un'anima profondamente giapponese, nata dalla penna dello scrittore Kōji Suzuki.

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Sadako: Il fantasma della vendetta
Nella versione originale giapponese (Ringu), la protagonista non è una bambina, ma una giovane donna di nome Sadako Yamamura. A differenza dei "cattivi" slasher americani, Sadako è un'entità tragica. Nel prequel Ringu 0: Birthday, scopriamo che era una ragazza dotata di poteri psichici oscuri, perseguitata e infine uccisa dal suo stesso patrigno, che la gettò in un pozzo sigillandolo. L'odio accumulato in trent'anni di agonia ha trasformato il suo spirito in una maledizione tecnologica: una videocassetta che condanna chiunque la guardi a morire entro sette giorni.

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La leggenda di Okiku e il pozzo
Il pozzo di Sadako non è un'invenzione moderna. Suzuki ha attinto a una delle leggende più famose del Giappone: Banchō Sarayashiki (La storia di Okiku).
La leggenda, protagonista anche nel teatro Kabuki, narra di Okiku, una bellissima serva che lavorava per un crudele samurai. Esistono diverse varianti, ma la più celebre racconta che il samurai, rifiutato dalla ragazza, nascose uno dei dieci preziosissimi piatti di porcellana del suo servizio, accusandola del furto. Disperata e incapace di trovare il decimo piatto, Okiku venne uccisa e gettata in un pozzo (che si dice si trovi ancora oggi nel castello di Himeji). Da allora, il suo fantasma emerge ogni notte contando ossessivamente: "Uno... due... tre... nove...", per poi scoppiare in un pianto straziante non trovando mai il decimo.

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Perché Sadako ci fa così paura?
Il successo di The Ring risiede nella figura dello Yūrei: il fantasma giapponese che torna dal mondo dei morti perché ha lasciato un conto in sospeso.
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I capelli sul volto: Nel folklore, servono a nascondere i tratti deformati dalla morte o dalla rabbia.
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La pelle nivea e l'abito bianco: Sono i colori del lutto in Giappone (il Kyatabira, la veste funebre).
Sadako (o Samara) non è solo un mostro; è la personificazione di un trauma mai risolto. Che sia attraverso un pozzo di pietra o uno schermo a LED, la sua storia ci ricorda che il passato, se non viene onorato, trova sempre un modo per tornare a galla.

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Japanese Culture: Lolita fashion
Lolita fashion - (ロリータ・ファッション Rorīta fasshon)

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Molto probabilmente chi ha una vena molto romantica, sospesa in un tempo indefinito nel passato, vorrebbe apparire come una meravigliosa bambola di porcellana. Magari vorrebbe avere abiti talmente vezzosi da far invidia a Maria Antonietta e partecipare a Tea Party da favola.
Tutto questo è possibile farlo grazie al fenomeno Lolita, una delle più famose ed elaborate mode Giapponesi. Questa è un misto tra Barocco e stile Vittoriano , molto amata in patria ma conosciuta ormai in tutto il mondo.
Il nome evoca ma non celebra il romanzo di Vladimir Vladimirovič Nabokov, ma questa moda non è un tributo ad una giovane e provocante sensualità. Infatti questa rappresenta la bellezza che cela l’ingenuità, l’eleganza nel celare più che nello scoprire. In più, il nome Lolita è un Wasei-eigo, termine che include tutte quelle parole anglofone che in lingua originale hanno un significato completamente diverso o sono addirittura inesistenti, ma sono entrate nel dizionario Giapponese.

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Non si sa precisamente quando sia nato questo stile d’abbigliamento. Alcuni sostengono già dalla fine degli anni 70, benché effettivamente è diventato celebre verso la fine degli anni novanta. Questa moda è stata fortemente influenzata dal genere musicale Visual Kei. E non a caso, perchè questo tipo di musica è fortemente teatrale non solo nelle note ma anche nell’abbigliamento delle band stesse.
Esemplari sono i MALICE MIZER anche grazie a Mana co-fondatore e leader della band (chiamato anche Mana-sama dai suoi fans). Mana ha influenzata particolarmente la moda lolita coniando il termine “Gothic Lolita” e firmando il suo personale brand Moi-même-Moitié.

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Gothic Lolita e Sweet Lolita

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Lo stile Lolita e diviso in due correnti ben distinte (a loro volta divise in molteplici sottostili): il Gothic Lolita forse il più celebre, e lo Sweet Lolita.
GothLoli (ゴスロリ gosu rori): Il Gothic Lolita come detto è il genere più conosciuto ma questo nome viene erroneamente attribuito a tutta la moda. Colore dominante è il nero e né si celebrano tutte le più possibili sfumature. Non vengo però disdegnati nemmeno i colori scuri come il rosso bordeaux, il blu scuro, il viola o il verde smeraldo. Questi colori sono spesso utilizzati nelle stoffe come nel make-up con un pesante e drammatico smokey eyes e il rossetto che risalta su una cipria bianca. Di fatto è l’unica eccezione nella moda Lolita dove si utilizza questo tipo di cipria, perché negli altri stili si preferisce un look più naturale. I fitti ricami degli abiti si ispirano a macabri racconti con i loro teschi; o si ispirano a tematiche religiose con croci (appunto gotiche) presenti spesso anche nei gioielli. Bare usate come piccole borse e ombrellini neri di pizzo ne rifiniscono l’outfit.

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L’Aristocrat è uno dei numerosi sottogeneri del Gothloli ma più maturo e sobrio, come dice il termine stesso, volutamente “aristocratico” e molto elegante.
Dato che la moda Gothic Lolita si basa sullo stille Vittoriano, che come ricordiamo è l’emblema del gotico e del raffinato, c’è da notare la similitudine con lo stile più occidentale detto steampunk.
Ama-loli (甘ロリ ama rori): Lo Sweet Lolita invece predilige colori pastello preferibilmente il rosa. E lo stesso vale per il makeup qui meno drammatico, quasi più naturale. Resta comunque elaborato, enfatizzando gli occhi con toni rosati e ciglia finte per uno sguardo da bambola, così come nuance tenue per le labbra. Questo stile come il precedente prende spunto dall’epoca Vittoriana ma è più influenzato dal Rococò francese. È uno stile Lolita più “infantile”, e qui la fanno da padroni fiocchi e nastrini. Le trame dei vestiti sono ispirate al mondo delle favole, unicorni e piccole miniature di pasticcini francesi come i Macaron. Sono gioielli da sfoggiare assieme a zaini a forma di orsetti o coniglietti e l’eroina a cui ispirarsi è “Alice nel paese delle meraviglie”.

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Sottogeneri e il Principe
Il mondo lolita è davvero molto vario ed elaborato, esistono generi per tutti i gusti. Il Wa Lolita ad esempio è un mix tra i vestititi lolita e le stoffe dei Kimono tradizionali, con Obi ad adornare la vita e i classici sandali Geta come calzature; Il Qi Lolita che si riffa allo stille Cinese dove al posto dei Kimono si modificano i qípáo; il Sailor Lolita che si basa sulla classica divisa scolastica con la sua variante più elaborata; o ancora il Pirate Lolita.
E se si pensa che lo stile lolita sia solo “zucchero e cannella” abbiamo anche il Guro Lolita. Qui le lolita si ispirano all’horror con sangue finto che risalta su candidi abiti bianchi per dare l’idea di essere bambole di porcellana in frantumi.

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Ma ci sono davvero molti altri esempi da citare. Una nota particolare bisogna farla però per lo stille Ōji (王子 principe) per chi crede erroneamente che la moda lolita sia solo femminile. Lo stile Principe si basa sui modelli di vestiti usati dai giovani Dandy Vittoriani e qui vediamo la comparsa di pantaloncini corti e calze al ginocchio. Questo però non significa sia solo maschile. Se una ragazza si affacciasse al mondo lolita ma volesse avere uno stile più androgino questo tipo di abbigliamento fa per lei.
I must have, i vari Brand, anime e l’influenza fuori dal Giappone
Esistono alcuni oggetti di culto che ogni Lolita che si rispetti possiede nel proprio guardaroba: le Cutsew, camicie con enormi fiocchi e maniche a sbuffo o le Petticoat ovvero sottovesti per ampliare i vestiti e le gonne. Per chi si domanda invece come fanno le Lolita ad avere dei capelli tanto meravigliosi e folti … beh, sappiate che sono parrucche. Le lolite le decorano poi con enormi fiocchi e i Bonnet, i classici cappelli di una volta, e le scarpe iconiche sono modello Mary Jane. Queste, anche se nate all’inizio del secolo scorso per i bambini ormai sono le scarpe che ogni lolita che si rispetti indossa.

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Oltre il brand di Mana-sama, altri molto conosciuti sono Angelic Pretty, e Baby, The Stars Shine Bright quest’ultima con boutique non solo a Tokyo ma anche a Parigi e San Francisco. Bisogna ammettere che la moda lolita è molto dispendiosa, ma esistono Indie brand belli quanto le marche più famose ma sicuramente meno dispendiose. Ed in Giappone è possibile acquistare abiti lolita anche nei grandi magazzini e volendo ci sono siti web appositi per comprare abiti lolita di seconda o terza mano. In altre parole è diventata una moda per più tasche.
Il fenomeno lolita ha trovato la sua strada anche in molti anime di successo. Esemplari sono Paradise Kiss di Ai Yazawa meglio nota per essere la mamma di Nana; Princess Princess anime dove la moda lolita e vista tramite gli occhi di tre ragazzi; Le Portrait de Petit Cossette, versione femminile e Noir del ritratto di Dorian Gray; e Rozen Maiden dove protagoniste sono appunto delle bellissime bambole.
Come già detto, le Lolita non sono famose solo in madre patria, ma dall’America a tutta l’Europa si possono incontrare piccole comunità di Lolita. Queste si riuniscono in raffinate Tea House per celebrare il Tè delle cinque con la classe e lo stile che le differenzia da qualsiasi altra moda.
Kappa: Il "Bambino di Fiume" tra cetrioli e buone maniere
Se passeggiando vicino a un fiume in Giappone doveste scorgere una strana creatura con il guscio da tartaruga, il becco giallo e una pelle color alghe, non strofinatevi gli occhi: siete davanti a un Kappa.
Chiamato anche Kawatarō (ragazzo di fiume), questo essere è una delle figure più iconiche degli Yōkai nipponici. Ma attenzione: nonostante l'aspetto buffo, il Kappa è una creatura potente e, a tratti, decisamente pericolosa.

Il segreto è nella testa
La caratteristica più incredibile del Kappa è la foglia di loto (o una sorta di incavo) che porta sulla sommità del capo. All'interno si trova dell'acqua magica: è da lì che trae la sua forza sovrumana. Se l'acqua si rovescia o si asciuga, il Kappa perde ogni potere, diventando debole come un neonato.

Un bullo... molto educato
Nato originariamente come monito per tenere i bambini lontani dalle acque profonde, il Kappa è un essere ambivalente:
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Il lato oscuro: Anticamente si diceva fosse ghiotto di viscere umane e rapitore di bambini. Oggi è considerato più che altro un burlone molesto che ama rubare il raccolto o sbirciare sotto i kimono delle ragazze.
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Il lato d'oro: Paradossalmente, il Kappa è ossessionato dalle buone maniere. Se ne incontrate uno e gli fate un profondo inchino, lui ricambierà per educazione, rovesciando l'acqua dalla testa e restando alla vostra mercé. Se sarete così gentili da aiutarlo a riempirla di nuovo, vi sarà debitore e amico per la vita.

Come corrompere un Kappa? Con i cetrioli!
Se volete conquistarne uno, dimenticate i tesori: il Kappa va pazzo per i cetrioli. Offritegliene uno e avrete un alleato fedele. Non a caso, nel mondo del sushi, il rotolino con il cetriolo si chiama proprio Kappa-maki.
Dalla leggenda ai Pokémon
Oggi i Kappa hanno perso la loro aura spaventosa per diventare icone "Kawaii":
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Negli Anime: Da Marmalade Boy (dove è la mascotte dei protagonisti) al commovente film Un'estate con Coo.
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Nei Videogiochi: Moltissimi Pokémon, come Lombre o Golduck, traggono ispirazione diretta da questo spirito acquatico.
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Nel Mondo di Harry Potter: Persino J.K. Rowling lo ha inserito nel suo manuale Animali fantastici e dove trovarli.
Curiosità per viaggiatori: Se volete vedere "dal vivo" i resti di un Kappa (o almeno così narra la leggenda), recatevi al tempio Sōgen-ji nel quartiere di Asakusa, a Tokyo. Lì si conservano quelle che si dice siano le spoglie mummificate di una di queste incredibili creature.
photo credit: manganews, wikipedia, facebook.com/TeaFoxIllustrations


















