Il Kishiwada Danjiri Matsuri e l'euforia dilagante

Ritorniamo a raccontarvi dei festival giapponesi e oggi parliamo del Kishiwada Danjiri Matsuri.

Ogni anno, generalmente durante un fine settimana a metà settembre, le strade di Kishiwada, piccola cittadina vicina ad Osaka, sono invase dal fervore e dall’euforia del Kishiwada Danjiri Matsuri (岸和田だんじり祭).

Kishiwada Danjiri Matsuri Kishiwada Danjiri Matsuri

photo credits: airfrance.co.za, mainichi.jp

Le celebrazioni ebbero origine nel 1703, ad opera del daimyō Okabe Nagayasu (岡部長泰). Egli pregò gli dei shintoisti per un raccolto abbondante e questo è ancora il significato del festival. Tuttavia, ciò che rende particolare questa celebrazione è che si tratta di una gara di velocità trainando i danjiri.

Kishiwada Danjiri Matsuri

photo credits: Justin Yoshida

I danjiri sono delle tradizionali strutture in legno, intagliati e finemente decorati realizzati da abili falegnami e scultori locali. Questi carri hanno la forma di piccoli santuari contenenti le divinità e, nei giorni del festival, vengono appunto trascinati per le strade del quartiere. Visto il loro peso (possono superare i 3 quintali), il festival è anche considerato un momento per dimostrare il proprio coraggio. Infatti, queste strutture devono essere trainate con il solo aiuto delle corde e a tutta velocità!

Kishiwada Danjiri Matsuri

Kishiwada Danjiri Matsuri

Kishiwada Danjiri Matsuri

photo credits: Justin Yoshida, Justin Yoshida, japan-magazine.jnto.go.jp, MJY-shogun, Justin Yoshida

Le celebrazioni del Kishiwada Danjiri Matsuri

Durante le celebrazioni del festival i danjiri coinvolti sono 35, ognuno di essi trainato da un team, rappresentanti il rispettivo distretto della città. Al controllo della struttura, sulla sua cima, c’è il daiku-gata (大工方, maestro artigiano) la cui danza selvaggia serve da incoraggiamento per la propria squadra e la folla. Viste le acrobazie in cui si cimenta, il maestro artigiano rischia costantemente la vita, ma non solo! Come possiamo facilmente immaginare, questo festival è anche pericoloso per tutti gli altri partecipanti a causa della velocità vertiginosa dei danjiri. Le schegge di legno che si lasciano alle spalle e le sgomitate per seguirli costituiscono un pericolo per la folla. Quattro ore di corsa a perdifiato che si conclude con una grande bevuta attorno al proprio carro, a cui vengono appese decine di lanterne di carta.

Kishiwada Danjiri Matsuri

photo credits: rove.me, Gavin Kealy

Più di 500,000 visitatori arrivano a Kishiwada per vivere il brivido di questa celebrazione, voi cosa ne pensate? Trovate elettrizzante questa parata?[:en]Let's return to talk about Japanese festivals and today we talk about the Kishiwada Danjiri Matsuri.


Yuki-Onna: La Dama delle Nevi e l'Incanto del Gelo

Nello sterminato pantheon degli yokai, la Yuki-Onna (雪女) occupa un posto d'onore. Incarnazione vivente della tormenta, questa creatura leggendaria incarna la terribile bellezza delle montagne giapponesi: una figura eterea che fluttua sulla neve senza lasciare impronte, svanendo come nebbia al primo raggio di sole.

Yuki-Onna

Le Origini: Un'Apparizione nel Giardino Ghiacciato

Le prime tracce scritte risalgono al periodo Muromachi (1333-1573). Nel Sōgi Shokoku Monogatari, il monaco Sogi descrive l'incontro con una donna altissima, dalla pelle candida e lunghi capelli bianchi, vestita di un leggero kimono color neve. Apparsa nel suo giardino ghiacciato nella provincia di Echigo, la donna svanì nel nulla, lasciando dietro di sé solo il silenzio dell'inverno.

Yuki-Onna

photo credits: smitefire.com

I Due Volti dell'Inverno: Predatrice e Madre

Come la stagione che rappresenta, la Yuki-Onna possiede una natura ambivalente:

  • La Predatrice: Nelle leggende più arcaiche, è una figura spietata. Attrae i viandanti smarriti per nutrirsi della loro energia vitale attraverso un bacio gelido o li invita a reggere un "bambino" che diventa sempre più pesante fino a schiacciare il malcapitato. In alcune versioni, entra nelle case sotto forma di vento gelido per uccidere chi dorme.

  • La Sposa Fedele: Grazie all'opera di Lafcadio Hearn (Koizumi Yakumo), conosciamo la versione più romantica e malinconica. Qui, la Yuki-Onna risparmia il giovane boscaiolo Minokichi a patto che non riveli mai il loro incontro. Anni dopo, la creatura appare sotto spoglie umane col nome di O-yuki, sposa Minokichi e gli dona dieci figli, mantenendo un'eterna giovinezza.

Yuki-Onna Yuki-Onna

photo credits: wikipedia.org

Il Tradimento della Promessa

Il dramma della Yuki-Onna esplode quando l'umano rompe il tabù. Quando Minokichi, dimentico del patto, confessa alla moglie di aver visto anni prima una creatura che le somigliava, O-yuki rivela la sua vera identità.

"Se non fosse per i nostri figli, ti ucciderei ora", dichiara trasfigurata dalla rabbia, prima di sciogliersi in una nube di neve e scomparire per sempre, lasciando il marito nel rimpianto.

Yuki-Onna

photo credits: letterboxd.com

Un'Icona Contemporanea

Il fascino algido della Dama delle Nevi non si è mai spento, influenzando profondamente la cultura moderna:

  • Cinema: Il capolavoro Kwaidan (1965) di Masaki Kobayashi ha consacrato la sua figura a livello internazionale, vincendo premi a Cannes e ricevendo una nomination agli Oscar.

  • Anime e Manga: La ritroviamo in serie popolarissime come Ranma ½, Bleach o Nurarihyon no Mago, dove i suoi poteri di ghiaccio e la sua bellezza ultraterrena continuano a incantare il pubblico.

Yuki-Onna

photo credits: aminoapps.com

 


Japan Folklore: Oni

Oni, yōkai del folklore Giapponese

Da creatura benevola ad essere maligno. Questa è la lenta trasformazione degli Oni (鬼), le creature mitologiche giapponesi che noi occidentali chiamiamo “demoni”, “troll” oppure “orchi”.

Oni

photo credits: tateandyoko.com

Prima dell’era Heian, gli Oni erano spiriti buoni in grado di allontanare il male. Tuttavia, durante questa era vennero relegati al ruolo di guardiani dell'inferno o torturatori delle anime dannate. Un esempio ne sono l’aka-oni (il demone rosso) e l’ao-oni (demone blu) descritti nella tradizione buddista, che assumono una connotazione negativa e diventano spiriti da tenere alla larga. Infatti, essi sono considerati come portatori di sventura o agenti delle calamità naturali.

Il loro aspetto non è certo rassicurante. Infatti, si dice che abbiano sembianze animalesche e mostruose, a volte con molti occhi e dalla pelle colorata (rosso, blu, nero, rosa oppure verde). Possono anche essere dotati di artigli, indossare pelle di tigre e portare con sé il kanabō (金棒, letteralmente: "bastone di metallo", una mazza da guerra chiodata usata nel Giappone feudale dai Samurai).

Oni

photo credits: forhonor.ubisoft.com

Oni fuori! Fortuna dentro!

Nell’epoca Nara, per scongiurare i disastri che questi spiriti potevano provocare, si praticava l’oniyarai 追儺, un rituale volto a cacciare il demone.

L’ultimo giorno di ogni anno una persona vestiva i panni del demone e veniva scacciato con archi e canne di legno di pesco. Nel tempo questa usanza si trasformò nei festeggiamenti del Setsubun, in cui le persone scagliano fagioli di soia fuori dalle case pronunciando: “Oni wa soto! Fuku wa uchi!” (Oni fuori! Fortuna dentro!).

Nonostante siano considerati spiriti malvagi, nella tradizione ci sono ancora delle tracce della loro natura benevola. Queste le ritroviamo durante le parate, quando alcuni uomini indossano il costume da Oni per allontanare la sfortuna. Inoltre sono anche raffigurati su delle tegole di alcuni edifici per lo stesso motivo.

Oni

photo credits: tripsavvy.com

Le tante curiosità della cultura moderna

Oggi incontriamo questi demoni non solo nelle storie folkloristiche e nelle filastrocche per bambini, ma anche come protagonisti di proverbi! Infatti, si dice che “Anche negli occhi degli oni sorgono lacrime” (鬼の目にも涙) per indicare che anche il cuore più duro talvolta prova pietà. Un altro proveribio è “La moglie di un oni diventa una divinità oni” (鬼の女房鬼神がなる) che si rifà al nostro “il discepolo supera il maestro”.

Naturalmente era impensabile non usare una figura così particolare negli anime e nei manga! Ci sono infiniti richiami agli Oni, ed uno dei più famosi e conosciuti è Lamù, il personaggio principale del manga di Rumiko Takahashi. Ma non è il solo. Infatti anche ne Il sigillo azzurro di Chie Shinohara ha come protagonista proprio la Regina di questi demoni. C’è anche Shutendoji di Gō Nagai il cui titolo dell'opera rimanda alla leggenda di un oni dallo stesso nome.

Tra i videogiochi horror/avventura più giocati e divertenti non possiamo dimenticare Ao Oni. Qui l'antagonista principale è un demone blu il cui adattamento anime è stato trasmesso in Giappone tra il 2 ottobre 2016 e l'8 gennaio 2017. I 13 episodi da 3 minuti ciascuno sono stati distribuiti in streaming anche in Italia col titolo Aooni The Blue Monster (あおおに〜じ・あにめぇしょん〜). Nonostante la sua semplicità, questo gioco è agghiacciante grazie alla musichetta di sottofondo che conferisce al videogioco la giusta atmosfera spaventosa!

Ao Oni

photo credits: giantbomb.com

 


Japan Folklore: Nippombashi Street Festa

photo credits: jnto.go.jp

Ad Osaka gli anime e i manga prendono vita

Ogni anno dal 2005, tra primi giorni e la metà di marzo, le strade di Den Den Town situate tra la stazione di Ebisucho e Nihonbashi sono chiuse al traffico automobilistico per il più grande evento cosplay di tutto il Giappone: il Nippombashi Street Festa (日本橋ストリートフェスタ).

Den Den Town è il distretto elettronico di Osaka che, grazie ai suoi negozi di giocattoli, videogiochi e computer, ha iniziato ad attrarre un gran numero di appassionati di manga e anime, trasformandosi ben presto in una delle destinazioni “sacre” per gli Otaku. Ogni anno il festival si arricchisce attirando non solo i cultori a livello locale, ma anche a livello internazionale!

photo credits: reddit.com

Il Festival ha inizio!

I preparativi per l’evento hanno inizio all’incirca verso le 11:00 con la chiusura al traffico della strada, alla cui cima è posto il palco principale sul quale si alternano ospiti, cosplayer e sponsor per tutto il giorno.
La cerimonia di apertura comincia alle 12:00 quando per strada si crea un passaggio per la sfilata dei 1.000 cosplayer migliori di tutto il mondo. Dopo la sfilata, i cosplayer si esibiscono e posano per tutti coloro che desiderano avvicinarsi al proprio personaggio preferito. Molti di loro approfittano dell'evento per promuovere i propri account socials, scrivendone l’indirizzo su lavagne bianche o cartelli appoggiati accanto a loro mentre vengono immortalati nelle pose studiate anticipatamente.

Ovviamente l’evento non è aperto solo ai professionisti, ma centinaia e centinaia di persone indossano il proprio costume. Che questo appartenga alla cultura pop, agli anime, ai manga, ai videogiochi o persino ai cartoni animati e personaggi dei fumetti americani (in particolare Marvel, Adventure Time e Star Wars) non ha importanza, quasi 10,000 persone all’anno si trasformano nel proprio eroe! Naturalmente, il festival è gratuito, ma se si desidera partecipare alla parata, è necessaria una quota di iscrizione che si aggira sui 1,500 yen.

L’evento è anche l’occasione perfetta per poter reperire i disegni unici targati Nippombashi Street Festa e goods esclusivi.

photo credits: nippombashi.jp

Il progetto di scambio culturale tra Giappone e Francia e un ambasciatore d’eccezione

Dal 2018, anno del 160° anniversario di amicizia tra Francia e Giappone, è stato promosso il 「Japan-France pop culture Exchange project」al fine di approfondire lo scambio culturale tra manga, animazione, musica e altri aspetti della cultura pop giapponese con la Francia in collaborazione con il「Japan Expo」.

Per divulgare l’evento e renderlo ancora più vivo, KAMIJO, il talentuoso artista giapponese divenuto particolarmente famoso in Francia, è stato scelto come ambasciatore del progetto.

Quest’anno il Nippombashi Street Festa si terrà il 9 marzo e sarà l’occasione perfetta per immergersi non solo nel mondo magico della fantasia, ma anche in quello musicale!


Japan Folklore: Versailles no bara, il manga best-seller

photo credit: nefariousreviews.com

Nel 1972, Riyoko Ikeda creò quello che è divenuto il manga e, successivamente l’anime, più famoso di tutti i tempi: “Versailles no Bara” (ベルサイユのばら, Le rose di Versailles, conosciuto in Italia come Lady Oscar). La talentuosa mangaka, il cui stile minuzioso ed elegante è arrivato a distinguersi fino ad essere considerata la Maestra degli Shōjo, dovette affrontare il proprio editore prima di vedere la sua idea pubblicata. L’Editore era infatti convinto che un manga biografico con protagonista Maria Antonietta potesse annoiare i lettori. Riyoko Ikeda si impegnò a dimostrare il contrario e nel maggio del 1972 la prima puntata di “Versailles no Bara” apparve sul numero 21 di Shukan Margaret edito da Shūeisha, con cadenza settimanale per un totale di 82 episodi conclusosi nel 1973.

Tra il 1972 ed il 1974 furono vendute 15 milioni di copie, eleggendo così Riyoko Ikeda come la regina dei manga storici.

photo credit: supereva.it

La storia delle rose di Versailles e del vento che le travolse

Negli ultimi anni dell'Ancien Régime la giovane Maria Antonietta d'Austria venne promessa in sposa al delfino di Francia Luigi Augusto, nipote di Luigi XV ma suo cugino il duca d'Orleans tramava per ucciderlo ed usurpare il trono. A capo della Guardia Reale c’era Oscar François de Jarjayes, una giovane donna nobile allevata dal padre, il Generale De Jarjayes, come se fosse un maschio in quanto egli desiderava un erede uomo. Al fianco di Oscar c’era un giovane attendente, André Grandier, nipote della governante della famiglia Jarjayes, a cui il Generale aveva affidato il compito di servire e proteggere la figlia. Ricoprendo il suo ruolo, Oscar sventò molti complotti che miravano ad uccidere i due principi, portandola quindi ad essere stimata e considerata un’amica da Maria Antonietta. La capricciosa futura regina, scortata da Oscar ad un ballo di Corte, incontrò il conte svedese Hans Axel von Fersen, del quale entrambe le donne si innamorano.

Alla morte del Re, Maria Antonietta e Luigi XVI divennero sovrani di Francia e, poiché le maldicenze su una presunta relazione tra Fersen e la Regina non tardarono a diffondersi, il conte abbandonò il paese per evitare lo scandalo e si arruolò a sostegno dei rivoluzionari d'America. Maria Antonietta, sempre più infelice e sola, si lasciò così influenzare dalla contessa di Polignac, una donna ambiziosa che diventò la sua favorita e spinse la regina a scialacquare denaro in frivolezze. Dopo alcuni anni il conte di Fersen fece ritorno in Francia e inevitabilmente si riavvicinò a Maria Antonietta che, non riuscendo a controllare i propri sentimenti, fu sul punto di fa scoppiare uno scandalo. Nuovamente il conte lasciò il paese e la regina, a seguito della nascita degli eredi al trono, decise di allontanarsi dalla vita di corte e ritirarsi con i suoi bambini nel Petit Trianon, suscitando l'astio dell'alta nobiltà. Nel frattempo scoppiò il celebre “Affare della Collana” che che gettò le prime ombre sulla reputazione pubblica della regina. Poco dopo, Fersen tornò dall’America e durante un ballo a Corte, Oscar si presentò in incognito vestita per la prima ed unica volta da donna ma, danzando con Fersen, capì che non avrebbe mai potuto sostituire la regina nel cuore del conte svedese e decise che probabilmente era meglio vivere per sempre come un uomo. A seguito del caso del Cavaliere Nero e l’ulteriore tentativo di gettare discredito sulla famiglia reale agli occhi della nobiltà, Oscar abbandonò il comando della Guardia Reale ottenendo dalla regina l’incarico di comandante del reggimento delle Guardie Francesi di Parigi Con lei rimase ancora Andrè che, nonostante fu rifiutato da Oscar dopo averle dichiarato il suo amore, volle restare comunque al suo fianco.

Il Generale Jarjayes si rese conto di aver fatto un errore a destinare la figlia alla carriera militare e iniziò a desiderare che ella si sposasse, così il secondo di Oscar nella Guardia Reale, Girondel, le fece la proposta di matrimonio, ma Oscar non accettò, preferendo i suoi nuovi soldati e i tentativi per guadagnarsi il loro rispetto. La rivoluzione francese era alle porte. Oscar, dopo aver fatto chiarezza nel suo cuore e aver capito di amare Andrè, si schierò con lui dalla parte del popolo e morirono insieme durante i tumulti della presa della Bastiglia il 14 luglio 1789. Gli anni della rivoluzione travolsero Maria Antonietta, fino alla sua esecuzione sulla ghigliottina il 16 ottobre 1793.

photo credit: romaspettacolo.net

Una sola serie non basta!

Dodici anni dopo la serie madre, Riyoko Ikeda decise di pubblicare una miniserie di 4 episodi intitolati Versailles no bara gaiden (ベルサイユのばら外伝, Le rose di Versailles - storie gotiche) i cui protagonisti sono Oscar, Andrè e la piccola Loulou de La Lorencie, nipotina di Oscar. Gli episodi narrati si collocano tra i volumi 7 e 8 del manga originario. Nel 1987 apparve anche Eikō no Napoleon-Eroika (栄光のナポレオン-エロイカ, Il glorioso Napoleone - Eroika), il seguito ufficiale, il cui titolo "Eroika" fa riferimento alla terza sinfonia di Ludwig van Beethoven, dedicata a Napoleone. In questi 12 volumi si narrano le vicende di Napoleone subito dopo la Rivoluzione Francese: il suo impero, la campagna italiana, la campagna d'Egitto, la battaglia del Nilo, il colpo di Stato del 18 brumaio e l'invasione francese della Russia. Nel corso della narrazione alcune dei personaggi già conosciuti riaffioreranno, ma solamente attraverso dei flashback.

Nel 2006, Riyoko Ikeda ha deciso di prendere nuovamente in mano la matita per realizzare “Berubara Kids”: una divertente rivisitazione in strisce colorate in cui i personaggi di Versailles no Bara riappaiono in versione "chibi" nelle scene chiave. La piccola parodia è stata pubblicata settimanalmente su "Be", supplemento del quotidiano "Asahi Shimbun”.

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Le Rose muoiono in bellezza

Il fascino di Versailles no Bara spinse molti musicisti a reinterpretare la celebre “Bara wa utsukushiku chiru“ sigla originale dell’Anime, ma Riyoko Ikeda riconobbe con licenza la versione dei LAREINE. Il primo CD uscì il 1° ottobre 1998 e in numero limitato di copie: solamente 500 con numero di serie di cui i primi 4 erano quelli di proprietà dei componenti del gruppo. Fortunatamente nel 1998 venne riedito e Bara wa utsukushiku chiru divenne ufficialmente il quarto singolo della band. Il 9 febbraio del 2000 uscì l’edizione CD di maggior pregio contenente esclusivamente due tracce audio nelle quali Riyoko Ikeda stessa partecipò in qualità di cantante soprano e ne curò la veste grafica, disegnando anche i costumi del gruppo per il video musicale.


Setsubun: Scacciare i Demoni per Accogliere la Primavera


photo credits: pinterest.it

In Giappone, la primavera non è solo una stagione, ma un risveglio dell'anima. Il Setsubun (節分), che cade il 3 febbraio, è il confine magico che separa il "Grande Freddo" dall'inizio della nuova energia. È il giorno in cui il Giappone si arma di fagioli e sorrisi per purificare le case e i cuori.


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Mamemaki: La Battaglia dei Fagioli

Il rito centrale è il Mamemaki (lancio dei fagioli). Al grido liberatorio di "Oni wa soto! Fuku wa uchi!" (Fuori i demoni! Dentro la fortuna!), si scagliano chicchi di soia tostata per scacciare le negatività.

  • Il Toshi Otoko: Tradizionalmente è "l'uomo dell'anno" (chi è nato sotto lo segno zodiacale cinese corrente) a guidare il rito.

  • Il rito dell'età: Per assicurarsi salute e fortuna, ogni membro della famiglia mangia un numero di fagioli pari ai propri anni, più uno per l'anno che verrà.

  • Hiiragi Iwashi: Per i demoni più ostinati, si appendono fuori dalla porta rami di agrifoglio con teste di sardine essiccate: un amuleto dall'odore pungente che terrebbe lontano anche l'orco più coraggioso.

La Leggenda della Vedova e dell'Oni

Questa usanza affonda le radici in una pantomima del periodo Muromachi, ancora oggi messa in scena al tempio Mibu-dera di Kyoto. La storia narra di un orco trasformato in uomo che tenta di ingannare una vedova col suo martello magico. La donna, più scaltra di lui, lo fa ubriacare e, quando l'Oni rivela la sua vera natura, lo mette in fuga scagliandogli contro una manciata di fagioli.


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Ehōmaki: Il Sushi della Fortuna

Una tradizione più moderna, ma amatissima, è il consumo dell'Ehōmaki. Non è un semplice rotolo di sushi:

  • I 7 ingredienti: Rappresentano le Sette Divinità della Fortuna (Shichifukujin).

  • Il rito del silenzio: Va mangiato intero (senza tagliarlo, per non "tagliare" la fortuna), in totale silenzio e rivolti verso la direzione fortunata dell'anno (che cambia ogni volta in base ai cicli zodiacali).

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Celebrazioni nei Templi: Tra Tradizione e Glamour

Nei grandi templi, il Setsubun diventa un evento sociale incredibile. Dai palchi, monaci e celebrità (atleti, attori di Kabuki e persino lottatori di Sumo) lanciano bustine di fagioli e dolci alla folla festante. È un momento di purificazione collettiva dove le frecce degli arcieri colpiscono bersagli-demone, simboleggiando la vittoria della luce sull'oscurità.


Japan Folklore: Kanamara Matsuri

Kanamara Matsuri

Photo credits: pictureasiastudio.wordpress.com

La festa del "Pene di ferro"

Il Kanamara Matsuri (かなまら祭り)  viene spesso accolto dagli stranieri come l'ennesima bizzarria del Giappone. In realtà le origini di questo festival sono molto antiche e legate alla religione shintoista.

Tutto ebbe inizio nel periodo Edo, nel 1603, età in cui la cittadina di Kawasaki era meta di viaggiatori i quali si sollazzavano nelle case da tè e, privatamente, si intrattenevano con le prostitute. Le prostitute si recavano al tempio Kanayama per pregare di non contrarre o di liberarsi dalle malattie sessualmente trasmissibili.

Esiste anche una leggenda che ruota attorno al nome del Kanamara Matsuri,  secondo la quale nella vagina di una giovane ragazza dimorava un demone dai denti aguzzi.  Qualunque uomo avesse avuto rapporto intimi con lei sarebbe stato irrimediabilmente castrato. Ne fu vittima anche il suo sposo la prima notte di nozze e la ragazza, ormai disperata, chiese aiuto ad un fabbro. L’uomo le forgiò un fallo di ferro che spezzò i denti del demone e liberò la donna dalla maledizione. Per festeggiare venne eretto un piccolo tempio shintoista nel quale viene venerato ancora oggi il fallo di ferro.

La tradizione andò persa alla fine del 1800 ma, negli anni '70, il capo sacerdote Hirohiko Nakamura decise di riportare in vita la festa perduta.

Per secoli, il Kanayama è stato un luogo in cui le coppie rivolgono una preghiera per avere un bambino,  fortuna negli affari, un dolce parto o anche solo armonia familiare.

Photo credits: matome.naver.jp

3 Mikoshi e nessuno preconcetto

Ogni anno, la prima domenica di aprile nella cittadina di Kawasaki, i sacerdoti del Kanayama Jinja organizzano il festival.

La parata si apre con una cerimonia shintoista nel santuario, dove viene distribuito del sake e del pesce fritto a tutti i visitatori come augurio di buona fortuna. Finalmente, il grande pene rosa collocato su un altare viene portato al tempio. A questo punto la parata ha effettivamente inizio guidata da tre mikoshi, ciascuno contenente un enorme fallo. Il primo svetta eretto ed è realizzato in metallo nero lucido. Il secondo è un vecchio modello in legno, antico e nodoso, ed entrambi sono trasportati dai portatori del santuario che cantano durante la processione. Il terzo invece è affidato a un gruppo joso: membri di un club di cross-dressing chiamato Elizabeth Kaikan. I suoi membri, con il loro trucco luminoso e parrucche colorate, si mostrano prepotentemente alle telecamere mentre muovono il mikoshi in aria.

Dopo la sfilata, tutti si riuniscono per godere dello street-food, dei concorsi a tema sessuale e dell’atmosfera allegra. Tra le sfide proposte c’è una gara di scultura, che ovviamente deve essere di forma fallica, o un rodeo su grossi peni rotanti. Il festival è frequentato sia da gente del posto che turisti i quali, per l'occasione, si liberano dai preconcetti e affrontano rilassati argomenti spesso oggetto di tabù. La stragrande maggioranza delle persone indossa tutto ciò che di stravagante si possa immaginare, come i nasi finti a forma di pene, mentre divorano cibi dalla stessa forma. Ci si imbatte anche in giovani donne in posa per le foto durante la loro cavalcata sulle altalene che, per l'occasione, sono peni di legno.

Il Festival rimane fedele alla sua storia di origine, onorando la consapevolezza sessuale e la prosperità della Comunità donando tutti i proventi alle organizzazioni dedicate alla ricerca sull'HIV.

Photo credits: flickr.com


Miko: Le "Vergini del Tempio" tra Sciamanesimo e Modernità

Le abbiamo viste scagliare frecce spirituali in Inuyasha (Kikyō) o gestire templi cittadini in Sailor Moon (Rei Hino). Ma chi sono davvero le Miko (巫女)? Non sono semplici assistenti, né suore in senso occidentale: sono le custodi di una tradizione che affonda le radici nella preistoria giapponese.

Photo credits: pinterest.com

Le Origini: Regine e Sciamane

Anticamente, il ruolo della Miko era intriso di potere e mistero. La parola stessa originariamente si scriveva come "Bambino di Dio" (神子).

  • Himiko: La leggendaria regina sciamana del regno di Yamatai (II-III secolo d.C.) è l'esempio più antico di questa figura: una donna capace di governare attraverso il dialogo con gli spiriti.

  • Il Dono della Trance: Nei secoli arcaici, le Miko erano vere sciamane. Attraverso la danza e la preghiera, entravano in uno stato di trance per comunicare il volere dei Kami (divinità) agli uomini, influenzando la politica e i raccolti dei villaggi.

Photo credits: dannychoo.com

La Danza Kagura: Intrattenere gli Dei

Il cuore del servizio di una Miko è il Kagura ("Musica degli Dei"). Questa danza sacra nasce dal mito della dea Ama-no-Uzume, che danzò con tale fervore da convincere la dea del sole, Amaterasu, a uscire dalla grotta in cui si era rifugiata, riportando la luce nel mondo. Ancora oggi, le Miko danzano muovendo ventagli o campanelli per purificare l'aria e allietare gli spiriti.

Photo credits: thirteensatlas.wordpress.com

I

Il Difficile Cammino del Passato

Diventare Miko un tempo era un percorso di ascesi estrema:

  • Purificazione: Lavaggi in acque gelide e lunghi periodi di astinenza.

  • Matrimonio Mistico: Al termine dell'addestramento, una cerimonia simboleggiava l'unione tra la ragazza e il Kamiche avrebbe servito. Da quel momento, la castità era un requisito fondamentale per mantenere la purezza necessaria al contatto divino.

  • La Crisi: Nel periodo Kamakura, molte Miko persero il sostegno statale, finendo purtroppo a mendicare. Solo in epoca moderna, con l'editto Miko Kindanrei (1873), le loro pratiche sciamaniche vennero proibite, trasformando il loro ruolo in quello cerimoniale che conosciamo oggi.

Photo credits: muza-chan.net

Le Miko Oggi: Tra Tradizione e Part-time

Oggi, camminando in un santuario Shintoista, vedrete le Miko indossare il loro inconfondibile abito:

  • Hakama rosso: I tipici pantaloni larghi.

  • Haori bianco: Simbolo di purezza.

  • Accessori: Nastri rossi tra i capelli e lo Azusa-yumi (l'arco di legno per scacciare gli spiriti).

Molte Miko moderne sono studentesse universitarie che lavorano al tempio durante le festività. Non entrano più in trance, ma mantengono vivo il santuario: vendono gli Omikuji (i biglietti della fortuna), aiutano i sacerdoti nei riti nuziali e si occupano della pulizia dei luoghi sacri.

Photo credits: pinterest.com



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