Da Samara a Sadako: Il segreto millenario di “The Ring”

Tutti conosciamo la bambina che esce dal televisore. Nel 2002, il remake americano The Ring con Naomi Watts ha terrorizzato l’Occidente, incassando milioni e rendendo Samara Morgan un’icona horror al pari di Freddy Krueger. Ma dietro i capelli corvini e il pozzo maledetto si nasconde un’anima profondamente giapponese, nata dalla penna dello scrittore Kōji Suzuki.

Photo credits: Movieweb.com

Sadako: Il fantasma della vendetta

Nella versione originale giapponese (Ringu), la protagonista non è una bambina, ma una giovane donna di nome Sadako Yamamura. A differenza dei “cattivi” slasher americani, Sadako è un’entità tragica. Nel prequel Ringu 0: Birthday, scopriamo che era una ragazza dotata di poteri psichici oscuri, perseguitata e infine uccisa dal suo stesso patrigno, che la gettò in un pozzo sigillandolo. L’odio accumulato in trent’anni di agonia ha trasformato il suo spirito in una maledizione tecnologica: una videocassetta che condanna chiunque la guardi a morire entro sette giorni.

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La leggenda di Okiku e il pozzo

Il pozzo di Sadako non è un’invenzione moderna. Suzuki ha attinto a una delle leggende più famose del Giappone: Banchō Sarayashiki (La storia di Okiku).

La leggenda, protagonista anche nel teatro Kabuki, narra di Okiku, una bellissima serva che lavorava per un crudele samurai. Esistono diverse varianti, ma la più celebre racconta che il samurai, rifiutato dalla ragazza, nascose uno dei dieci preziosissimi piatti di porcellana del suo servizio, accusandola del furto. Disperata e incapace di trovare il decimo piatto, Okiku venne uccisa e gettata in un pozzo (che si dice si trovi ancora oggi nel castello di Himeji). Da allora, il suo fantasma emerge ogni notte contando ossessivamente: “Uno… due… tre… nove…”, per poi scoppiare in un pianto straziante non trovando mai il decimo.

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Perché Sadako ci fa così paura?

Il successo di The Ring risiede nella figura dello Yūrei: il fantasma giapponese che torna dal mondo dei morti perché ha lasciato un conto in sospeso.

  • I capelli sul volto: Nel folklore, servono a nascondere i tratti deformati dalla morte o dalla rabbia.

  • La pelle nivea e l’abito bianco: Sono i colori del lutto in Giappone (il Kyatabira, la veste funebre).

Sadako (o Samara) non è solo un mostro; è la personificazione di un trauma mai risolto. Che sia attraverso un pozzo di pietra o uno schermo a LED, la sua storia ci ricorda che il passato, se non viene onorato, trova sempre un modo per tornare a galla.

Photo credits: Wikipedia

 


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