Atsuta Matsuri, lanterne e fuochi artificiali

Tanti sono i matsuri giapponesi ma oggi decidiamo di concentrarci sull'Atsuta Matsuri, nella prefettura di Aichi.

Atsuta Matsuri

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Nella regione di Chubu, più precisamente a Nagoya nella prefettura di Aichi, se ci addentriamo nella città, nascosto tra secolari cipressi, scopriremo uno dei santuari più sacri del Giappone: l’Atsuta Jingu. Venerato sin dall’antichità con i suoi 1900 anni, si ritiene sia la casa della Sacra Spada Kusanagi dell'Imperatore, una delle tre insegne imperiali.
In questo luogo magico, ogni anno, il 5 giugno si tiene l’Atsuta Matsuri (諸ブー祭), meglio conosciuto come Shobu-sai.

La giornata dell'Atsuta Matsuri

Atsuta Matsuri

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Attorno alle 10:00 del mattino i festeggiamenti iniziano con una cerimonia speciale in cui un messaggero imperiale viene inviato al santuario per offrire le goheimotsu. Queste infatti sono strisce di carta bianca per i rituali shintoisti e che servono a celebrare una cerimonia speciale dedicata agli dei e alle dee dell’Atsuta Jingu. Dopodichè questo splendido e caratteristico Matsuri ospita vari spettacoli tra i recinti del Santuario.

Gli spettacoli

Gli spettacoli durante questo festival sono molti e di vario tipo, fra cui Il kyudo, tiro con l'arco in stile giapponese e il kendo, scherma giapponese. Ma il vero protagonista è l’Atsuta-kagura, un tipo di danza shintoista tradizionale locale accompagnata da flauti e dai taiko, i tipici tamburi giapponesi. Oltre a questo, troviamo varie esibizioni fra cui il Sumo e competizioni di intrattenimento come il Kodomo Mikoshi, i santuari portatili per bambini!

Atsuta Matsuri

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Il Festival raggiunge il culmine del fascino quando, alle 18:00, i cinque makiwara kento, enormi altari allegorici decorati da 365 lanterne ciascuno, sono sistemati accanto agli ingressi delle tre porte torii del santuario e vengono illuminati. Naturalmente non mancano le bancarelle che offrono tipicità e souvenirs di ogni genere.
Il chiacchiericcio delle persone si arresta alle 21:00 al parco Jingu Koen quando uno stupendo spettacolo pirotecnico fa alzare le teste al cielo e riempie gli occhi di luci e colori.

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Il festival di Atsuta è il più grande festival tra i circa 70 eventi che si tengono al Santuario di Atsuta ogni anno.

Atsuta Matsuri Atsuta Matsuri

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Se vi trovate nei dintorni, non perdete questi magici spettacoli di lanterne e fuochi d'artificio per trascorrere una giornata divertente all’insegna della tradizione! Come ogni festival la partecipazione è gratuita. Per ogni informazione su come raggiungere la location, visitate il sito ufficiale del Santuario in inglese.


Kitsunebi Matsuri, quando il folklore prende vita

Nell’antico folklore giapponese, il Kitsunebi (狐火, fuoco di volpe) era uno yōkai che, durante la notte, appariva improvvisamente sotto forma di luce incandescente dal colore rosso-arancione e talvolta anche blu. I Kitsunebi aumentavano gradualmente fino a coprire vaste aree, raggiungendo anche i 4km! Si credeva che fossero torce di una processione di volpi che marciavano per le proprie nozze. Le luci venivano avvistate dagli agricoltori sulle montagne ed erano considerate un buon presagio per il raccolto. Infatti, maggiore era il numero di luci vista, più fruttuoso era il raccolto. Tuttavia a nessun umano era concesso di avvicinarsi: coloro che ci provavano erano condannati a svanire.

Kitsune

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In particolare, nelle storie si racconta del matrimonio tra Otonosama, il re che viveva a Furukawa, e Okon, la figlia del dio volpe. Questa affascinante immagine è l’origine su cui affonda le sue radici l’Hida Furukawa Kitsunebi Matsuri (騨古川きつね火まつり). Questo festival si celebra ogni anno, il quarto sabato di settembre a Hida Furukawa, cittadina pittoresca e rurale ricca di splendidi paesaggi, dove ancora oggi si respira una vita lontana dalla frenesia delle metropoli.

Kitsunebi Matsuri

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Felicità e prosperità!

Come quasi tutti i festival a cui ormai siamo abituati, anche il Kitsunebi Matsuri ha come scopo le benedizioni per il raccolto, la felicità e la prosperità per le famiglie.

Kitsunebi Matsuri

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Ma in cosa consiste esattamente il Kitsunebi Matsuri?

Prima di tutto, tutti i partecipanti hanno i baffi di volpe disegnati sul volto, che sia bambini o anziani, negozianti sulla strada oppure turisti. Si comincia con la benedizione delle imprese locali: i danzatori trasportano porta a porta un dongamaki, serpente di corda lungo 5 metri.

Kitsunebi Matsuri

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Dopo di chè ha inizio l’evento principale. Su due piedi si potrebbe dire che si tratti di un matrimonio, ma non uno comune, bensì una processione solenne in cui si celebrano le nozze delle volpi, il Kitsune no Yomeiri.

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I futuri sposi, una coppia legata nella vita reale, vengono scelti da un pool di candidati a livello nazionale nella cittadina in cui si terrà la cerimonia nuziale. La lunga marcia condurrà la sposa dallo sposo al calare della notte, quando il Kistunebi ha inizio (una fiaccolata). Coloro che assistono a tutta la processione saranno benedetti e potranno esprimere un desiderio come un buon raccolto, oppure la felicità per la propria famiglia o la prosperità negli affari.

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Una romantica curiosità

Dal 1392, per tutto il periodo Muromachi fino alla fine del XIX secolo, quando le cerimonie nuziali occidentali sostituirono le tradizionali cerimonie giapponesi, i matrimoni si tenevano di notte e la sposa veniva scortata nella sua nuova casa da una parata di luci.


Il Kishiwada Danjiri Matsuri e l'euforia dilagante

Ritorniamo a raccontarvi dei festival giapponesi e oggi parliamo del Kishiwada Danjiri Matsuri.

Ogni anno, generalmente durante un fine settimana a metà settembre, le strade di Kishiwada, piccola cittadina vicina ad Osaka, sono invase dal fervore e dall’euforia del Kishiwada Danjiri Matsuri (岸和田だんじり祭).

Kishiwada Danjiri Matsuri Kishiwada Danjiri Matsuri

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Le celebrazioni ebbero origine nel 1703, ad opera del daimyō Okabe Nagayasu (岡部長泰). Egli pregò gli dei shintoisti per un raccolto abbondante e questo è ancora il significato del festival. Tuttavia, ciò che rende particolare questa celebrazione è che si tratta di una gara di velocità trainando i danjiri.

Kishiwada Danjiri Matsuri

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I danjiri sono delle tradizionali strutture in legno, intagliati e finemente decorati realizzati da abili falegnami e scultori locali. Questi carri hanno la forma di piccoli santuari contenenti le divinità e, nei giorni del festival, vengono appunto trascinati per le strade del quartiere. Visto il loro peso (possono superare i 3 quintali), il festival è anche considerato un momento per dimostrare il proprio coraggio. Infatti, queste strutture devono essere trainate con il solo aiuto delle corde e a tutta velocità!

Kishiwada Danjiri Matsuri

Kishiwada Danjiri Matsuri

Kishiwada Danjiri Matsuri

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Le celebrazioni del Kishiwada Danjiri Matsuri

Durante le celebrazioni del festival i danjiri coinvolti sono 35, ognuno di essi trainato da un team, rappresentanti il rispettivo distretto della città. Al controllo della struttura, sulla sua cima, c’è il daiku-gata (大工方, maestro artigiano) la cui danza selvaggia serve da incoraggiamento per la propria squadra e la folla. Viste le acrobazie in cui si cimenta, il maestro artigiano rischia costantemente la vita, ma non solo! Come possiamo facilmente immaginare, questo festival è anche pericoloso per tutti gli altri partecipanti a causa della velocità vertiginosa dei danjiri. Le schegge di legno che si lasciano alle spalle e le sgomitate per seguirli costituiscono un pericolo per la folla. Quattro ore di corsa a perdifiato che si conclude con una grande bevuta attorno al proprio carro, a cui vengono appese decine di lanterne di carta.

Kishiwada Danjiri Matsuri

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Più di 500,000 visitatori arrivano a Kishiwada per vivere il brivido di questa celebrazione, voi cosa ne pensate? Trovate elettrizzante questa parata?


Yuki-Onna: la misteriosa incarnazione dell’inverno giapponese

Nello sterminato mondo degli yokai (creature soprannaturali della tradizione giapponese), spicca la figura della Yuki-Onna (雪女). Leggendaria donna delle nevi, col suo fascino algido e letale incarna la terribile bellezza dell’inverno nelle montagne del Giappone.
Pur essendo conosciuta con nomi e storie differenti nelle diverse prefetture, questo personaggio è rinomato soprattutto delle zone più fredde ed impervie dell’arcipelago.

Yuki-Onna

La Yuki-onna viene descritta come una donna bellissima dalla pelle candida, che appare sui sentieri di montagna e nelle tempeste di neve. La raffigurano vestita di un leggero kimono bianco o nuda e coperta solo dai lunghissimi capelli, neri o candidi a seconda delle leggende. Apparizione eterea e fluttuante nel paesaggio innevato sul quale non lascia impronte, può improvvisamente scomparire trasformandosi in una nube di nebbia o di neve finissima.

Yuki-Onna: le Origini

L’origine di questa figura, come di altri yokai, si perde nei tempi più antichi. La prima traccia scritta della sua storia si ritrova nel Sōgi Shokoku Monogatari, risalente al periodo Muromachi (1333-1573). Qui il monaco Sogi descrive l’incontro con una donna di straordinaria bellezza durante la sua permanenza nella provincia di Echigo (attuale prefettura di Niigata). Questa donna misteriosa era vestita di bianco, alta e dalla carnagione pallidissima e con lunghi capelli candidi. Dall’aspetto di giovane età, ella apparve misteriosamente un mattino nel giardino ghiacciato del monaco. Tuttavia, scomparve altrettanto misteriosamente sotto lo sguardo incredulo dell’uomo.

Yuki-Onna

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I due volti dell’inverno

Come l’inverno che può manifestarsi con un abbagliante e sereno splendore oppure con una forza crudele e letale, così è la Yuki-onna. A volte essa appare come una spietata predatrice che attrae i viandanti smarriti nella tormenta per nutrirsi vampirescamente della loro energia vitale. Altre volte appare come una presenza benevola o addirittura a sua volta sedotta dal fascino umano.

Nelle storie più antiche prevale l’aspetto mostruoso e distruttore. Infatti in questi racconti, i genitori che hanno smarrito i propri figli in montagna vengono avvicinati da una donna. Essa chiede loro di prendere in braccio un bambino che lei stessa non riesce a portare. Gli incauti che accettano tale invito sono destinati a morire assiderati, sopraffatti dalla stanchezza di portare un fardello più pesante ad ogni passo.

Yuki-Onna Yuki-Onna

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Oppure in altre storie, la Yuki-Onna seduce uomini soggiogati dal suo fascino ultraterreno. Questi finiscono per soccombere al suo bacio mortale, capace di prosciugare la loro forza vitale e congelare i loro cuori. O ancora in racconti drammatici, in cui la Yuki-Onna non si limita ad attendere il passaggio di viandanti disorientati. Qui infatti, essa entra prepotentemente nelle case, spalancando porte e finestre sotto forma di violente tormente di neve uccidendo i malcapitati abitanti.

In Occidente conosciamo un aspetto più romantico di queste leggente. Questo avviene soprattutto grazie all’opera di Patrick Lafcadio Hearn, giornalista e scrittore irlandese naturalizzato giapponese, conosciuto anche come Koizumi Yakumo (小泉八雲).

Yuki-Onna

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La versione di Lafcadio

“Kwaidan: Stories and Studies of Strange Things” è opera del 1904 contenente una raccolta di credenze popolari e anche un'interpretazione della cultura e dei costumi del Giappone. Qui la leggenda narrata da Hearn parla di due boscaioli, l’anziano Mosaku ed il suo giovane apprendista Minokichi, che tornano a casa dopo una giornata di lavoro in una fredda sera. I due personaggi sorpresi da una violenta tempesta di neve, trovano riparo in una capanna vicino ad un fiume. A seguire, i due uomini si adagiano sul pavimento della capanna e vinti dalla fatica si addormentano. Durante la notte Minokichi viene svegliato da un vento gelido, che sembra aver spalancato porta e finestre della capanna. Ancora confuso dal sonno e credendo di sognare, vede una donna vestita di bianco e dalla lunga chioma, china su Mosaku, intenta ad alitare su di lui un gelido fiato simile a nebbia.

Quando la donna si volta verso Minokichi, il giovane rimane come incantato dalla sua incredibile bellezza. Tuttavia, non riesce a sostenere quello sguardo che gli incute un indicibile terrore. Intenerita dalla giovinezza e dall’avvenenza del ragazzo, la donna decide di risparmiare la sua vita a condizione che egli non riveli mai a nessuno l’esistenza di una tale creatura. Se mai dovesse parlare a qualcuno di quegli eventi, la sua morte sarebbe certa.

Il mattino seguente un barcaiolo, proprietario del capanno, trova nel suo interno il corpo ormai congelato dell’anziano Mosaku, ma riesce a trarre in salvo Minokichi, ormai semi assiderato.

Un anno dopo...

Superati ormai il terrore e lo spossamento di quella terribile notte, il giovane prende in sposa una bellissima giovane donna di nome O-yuki. Improvvisamente comparsa nel suo villaggio ella fu subito ben voluta da tutti per il suo fascino ed i suoi modi gentili. Per molti anni i due vivono un matrimonio felice, benedetto dall’inspiegabile eterna giovinezza della ragazza, la cui bellezza sembra perdurare immutata nel tempo nonostante la nascita di dieci figli.

Finchè un giorno Minokichi, dimenticando la promessa fatta, racconta sconsideratamente a sua moglie di una creatura soprannaturale incontrata molti anni prima e che in qualche modo sembra ricordargli la sua incantevole sposa. Con sua immensa sorpresa, O-yuki, improvvisamente trasfigurata dalla rabbia, rivela essere proprio la donna da lui incontrata quella notte. Dopo aver rinfacciato al marito di non aver saputo tener fede alla promessa di segretezza fatta tanti anni prima, decide di risparmiargli la vita, per amore dei loro figli. Così, dopo averlo ammonito ad avere buona cura di loro, scompare per sempre.

Yuki-Onna

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La Yuki-Onna nell’età contemporanea

Come la sposa di Minokichi, la leggenda della Yuki-onna, crudele e romantica al tempo stesso, sembra conservare intatto il proprio fascino nei secoli.
Infatti, in epoca contemporanea ha ispirato numerosi film. Ricordiamo infatti Kwaidan (怪談) del 1965, diretto da Masaki Kobayashi, vincitore del premio speciale della giuria al Festival di Cannes. Kwaidan fu anche in lizza agli Academy Award con una nomination per il Miglior film in lingua straniera.
Al successo di questo film ha fatto seguito, nel 1968, Kaidan yukijoro di Tokuzô Tanaka, fino ad arrivare nel 2016 con Yuki-Onna, diretto e interpretato da Kiki Sugino.

La bella e letale donna delle nevi, nelle sue innumerevoli varianti, compare poi come protagonista o personaggio di spicco in una vastissima gamma di videogiochi, anime e manga. Ricordiamo Nurarihyon no Mago o Ranma ½, solo per citarne alcuni. Tuttavia, il suo intramontabile fascino continuerà ad ammaliarci ancora a lungo, col suo eterno, candido inverno.


Japan Folklore: Oni

Oni, yōkai del folklore Giapponese

Da creatura benevola ad essere maligno. Questa è la lenta trasformazione degli Oni (鬼), le creature mitologiche giapponesi che noi occidentali chiamiamo “demoni”, “troll” oppure “orchi”.

Oni

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Prima dell’era Heian, gli Oni erano spiriti buoni in grado di allontanare il male. Tuttavia, durante questa era vennero relegati al ruolo di guardiani dell'inferno o torturatori delle anime dannate. Un esempio ne sono l’aka-oni (il demone rosso) e l’ao-oni (demone blu) descritti nella tradizione buddista, che assumono una connotazione negativa e diventano spiriti da tenere alla larga. Infatti, essi sono considerati come portatori di sventura o agenti delle calamità naturali.

Il loro aspetto non è certo rassicurante. Infatti, si dice che abbiano sembianze animalesche e mostruose, a volte con molti occhi e dalla pelle colorata (rosso, blu, nero, rosa oppure verde). Possono anche essere dotati di artigli, indossare pelle di tigre e portare con sé il kanabō (金棒, letteralmente: "bastone di metallo", una mazza da guerra chiodata usata nel Giappone feudale dai Samurai).

Oni

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Oni fuori! Fortuna dentro!

Nell’epoca Nara, per scongiurare i disastri che questi spiriti potevano provocare, si praticava l’oniyarai 追儺, un rituale volto a cacciare il demone.

L’ultimo giorno di ogni anno una persona vestiva i panni del demone e veniva scacciato con archi e canne di legno di pesco. Nel tempo questa usanza si trasformò nei festeggiamenti del Setsubun, in cui le persone scagliano fagioli di soia fuori dalle case pronunciando: “Oni wa soto! Fuku wa uchi!” (Oni fuori! Fortuna dentro!).

Nonostante siano considerati spiriti malvagi, nella tradizione ci sono ancora delle tracce della loro natura benevola. Queste le ritroviamo durante le parate, quando alcuni uomini indossano il costume da Oni per allontanare la sfortuna. Inoltre sono anche raffigurati su delle tegole di alcuni edifici per lo stesso motivo.

Oni

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Le tante curiosità della cultura moderna

Oggi incontriamo questi demoni non solo nelle storie folkloristiche e nelle filastrocche per bambini, ma anche come protagonisti di proverbi! Infatti, si dice che “Anche negli occhi degli oni sorgono lacrime” (鬼の目にも涙) per indicare che anche il cuore più duro talvolta prova pietà. Un altro proveribio è “La moglie di un oni diventa una divinità oni” (鬼の女房鬼神がなる) che si rifà al nostro “il discepolo supera il maestro”.

Naturalmente era impensabile non usare una figura così particolare negli anime e nei manga! Ci sono infiniti richiami agli Oni, ed uno dei più famosi e conosciuti è Lamù, il personaggio principale del manga di Rumiko Takahashi. Ma non è il solo. Infatti anche ne Il sigillo azzurro di Chie Shinohara ha come protagonista proprio la Regina di questi demoni. C’è anche Shutendoji di Gō Nagai il cui titolo dell'opera rimanda alla leggenda di un oni dallo stesso nome.

Tra i videogiochi horror/avventura più giocati e divertenti non possiamo dimenticare Ao Oni. Qui l'antagonista principale è un demone blu il cui adattamento anime è stato trasmesso in Giappone tra il 2 ottobre 2016 e l'8 gennaio 2017. I 13 episodi da 3 minuti ciascuno sono stati distribuiti in streaming anche in Italia col titolo Aooni The Blue Monster (あおおに〜じ・あにめぇしょん〜). Nonostante la sua semplicità, questo gioco è agghiacciante grazie alla musichetta di sottofondo che conferisce al videogioco la giusta atmosfera spaventosa!

Ao Oni

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Japan Folklore: Nippombashi Street Festa

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Ad Osaka gli anime e i manga prendono vita

Ogni anno dal 2005, tra primi giorni e la metà di marzo, le strade di Den Den Town situate tra la stazione di Ebisucho e Nihonbashi sono chiuse al traffico automobilistico per il più grande evento cosplay di tutto il Giappone: il Nippombashi Street Festa (日本橋ストリートフェスタ).

Den Den Town è il distretto elettronico di Osaka che, grazie ai suoi negozi di giocattoli, videogiochi e computer, ha iniziato ad attrarre un gran numero di appassionati di manga e anime, trasformandosi ben presto in una delle destinazioni “sacre” per gli Otaku. Ogni anno il festival si arricchisce attirando non solo i cultori a livello locale, ma anche a livello internazionale!

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Il Festival ha inizio!

I preparativi per l’evento hanno inizio all’incirca verso le 11:00 con la chiusura al traffico della strada, alla cui cima è posto il palco principale sul quale si alternano ospiti, cosplayer e sponsor per tutto il giorno.
La cerimonia di apertura comincia alle 12:00 quando per strada si crea un passaggio per la sfilata dei 1.000 cosplayer migliori di tutto il mondo. Dopo la sfilata, i cosplayer si esibiscono e posano per tutti coloro che desiderano avvicinarsi al proprio personaggio preferito. Molti di loro approfittano dell'evento per promuovere i propri account socials, scrivendone l’indirizzo su lavagne bianche o cartelli appoggiati accanto a loro mentre vengono immortalati nelle pose studiate anticipatamente.

Ovviamente l’evento non è aperto solo ai professionisti, ma centinaia e centinaia di persone indossano il proprio costume. Che questo appartenga alla cultura pop, agli anime, ai manga, ai videogiochi o persino ai cartoni animati e personaggi dei fumetti americani (in particolare Marvel, Adventure Time e Star Wars) non ha importanza, quasi 10,000 persone all’anno si trasformano nel proprio eroe! Naturalmente, il festival è gratuito, ma se si desidera partecipare alla parata, è necessaria una quota di iscrizione che si aggira sui 1,500 yen.

L’evento è anche l’occasione perfetta per poter reperire i disegni unici targati Nippombashi Street Festa e goods esclusivi.

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Il progetto di scambio culturale tra Giappone e Francia e un ambasciatore d’eccezione

Dal 2018, anno del 160° anniversario di amicizia tra Francia e Giappone, è stato promosso il 「Japan-France pop culture Exchange project」al fine di approfondire lo scambio culturale tra manga, animazione, musica e altri aspetti della cultura pop giapponese con la Francia in collaborazione con il「Japan Expo」.

Per divulgare l’evento e renderlo ancora più vivo, KAMIJO, il talentuoso artista giapponese divenuto particolarmente famoso in Francia, è stato scelto come ambasciatore del progetto.

Quest’anno il Nippombashi Street Festa si terrà il 9 marzo e sarà l’occasione perfetta per immergersi non solo nel mondo magico della fantasia, ma anche in quello musicale!


Japan Folklore: Versailles no bara, il manga best-seller

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Nel 1972, Riyoko Ikeda creò quello che è divenuto il manga e, successivamente l’anime, più famoso di tutti i tempi: “Versailles no Bara” (ベルサイユのばら, Le rose di Versailles, conosciuto in Italia come Lady Oscar). La talentuosa mangaka, il cui stile minuzioso ed elegante è arrivato a distinguersi fino ad essere considerata la Maestra degli Shōjo, dovette affrontare il proprio editore prima di vedere la sua idea pubblicata. L’Editore era infatti convinto che un manga biografico con protagonista Maria Antonietta potesse annoiare i lettori. Riyoko Ikeda si impegnò a dimostrare il contrario e nel maggio del 1972 la prima puntata di “Versailles no Bara” apparve sul numero 21 di Shukan Margaret edito da Shūeisha, con cadenza settimanale per un totale di 82 episodi conclusosi nel 1973.

Tra il 1972 ed il 1974 furono vendute 15 milioni di copie, eleggendo così Riyoko Ikeda come la regina dei manga storici.

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La storia delle rose di Versailles e del vento che le travolse

Negli ultimi anni dell'Ancien Régime la giovane Maria Antonietta d'Austria venne promessa in sposa al delfino di Francia Luigi Augusto, nipote di Luigi XV ma suo cugino il duca d'Orleans tramava per ucciderlo ed usurpare il trono. A capo della Guardia Reale c’era Oscar François de Jarjayes, una giovane donna nobile allevata dal padre, il Generale De Jarjayes, come se fosse un maschio in quanto egli desiderava un erede uomo. Al fianco di Oscar c’era un giovane attendente, André Grandier, nipote della governante della famiglia Jarjayes, a cui il Generale aveva affidato il compito di servire e proteggere la figlia. Ricoprendo il suo ruolo, Oscar sventò molti complotti che miravano ad uccidere i due principi, portandola quindi ad essere stimata e considerata un’amica da Maria Antonietta. La capricciosa futura regina, scortata da Oscar ad un ballo di Corte, incontrò il conte svedese Hans Axel von Fersen, del quale entrambe le donne si innamorano.

Alla morte del Re, Maria Antonietta e Luigi XVI divennero sovrani di Francia e, poiché le maldicenze su una presunta relazione tra Fersen e la Regina non tardarono a diffondersi, il conte abbandonò il paese per evitare lo scandalo e si arruolò a sostegno dei rivoluzionari d'America. Maria Antonietta, sempre più infelice e sola, si lasciò così influenzare dalla contessa di Polignac, una donna ambiziosa che diventò la sua favorita e spinse la regina a scialacquare denaro in frivolezze. Dopo alcuni anni il conte di Fersen fece ritorno in Francia e inevitabilmente si riavvicinò a Maria Antonietta che, non riuscendo a controllare i propri sentimenti, fu sul punto di fa scoppiare uno scandalo. Nuovamente il conte lasciò il paese e la regina, a seguito della nascita degli eredi al trono, decise di allontanarsi dalla vita di corte e ritirarsi con i suoi bambini nel Petit Trianon, suscitando l'astio dell'alta nobiltà. Nel frattempo scoppiò il celebre “Affare della Collana” che che gettò le prime ombre sulla reputazione pubblica della regina. Poco dopo, Fersen tornò dall’America e durante un ballo a Corte, Oscar si presentò in incognito vestita per la prima ed unica volta da donna ma, danzando con Fersen, capì che non avrebbe mai potuto sostituire la regina nel cuore del conte svedese e decise che probabilmente era meglio vivere per sempre come un uomo. A seguito del caso del Cavaliere Nero e l’ulteriore tentativo di gettare discredito sulla famiglia reale agli occhi della nobiltà, Oscar abbandonò il comando della Guardia Reale ottenendo dalla regina l’incarico di comandante del reggimento delle Guardie Francesi di Parigi Con lei rimase ancora Andrè che, nonostante fu rifiutato da Oscar dopo averle dichiarato il suo amore, volle restare comunque al suo fianco.

Il Generale Jarjayes si rese conto di aver fatto un errore a destinare la figlia alla carriera militare e iniziò a desiderare che ella si sposasse, così il secondo di Oscar nella Guardia Reale, Girondel, le fece la proposta di matrimonio, ma Oscar non accettò, preferendo i suoi nuovi soldati e i tentativi per guadagnarsi il loro rispetto. La rivoluzione francese era alle porte. Oscar, dopo aver fatto chiarezza nel suo cuore e aver capito di amare Andrè, si schierò con lui dalla parte del popolo e morirono insieme durante i tumulti della presa della Bastiglia il 14 luglio 1789. Gli anni della rivoluzione travolsero Maria Antonietta, fino alla sua esecuzione sulla ghigliottina il 16 ottobre 1793.

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Una sola serie non basta!

Dodici anni dopo la serie madre, Riyoko Ikeda decise di pubblicare una miniserie di 4 episodi intitolati Versailles no bara gaiden (ベルサイユのばら外伝, Le rose di Versailles - storie gotiche) i cui protagonisti sono Oscar, Andrè e la piccola Loulou de La Lorencie, nipotina di Oscar. Gli episodi narrati si collocano tra i volumi 7 e 8 del manga originario. Nel 1987 apparve anche Eikō no Napoleon-Eroika (栄光のナポレオン-エロイカ, Il glorioso Napoleone - Eroika), il seguito ufficiale, il cui titolo "Eroika" fa riferimento alla terza sinfonia di Ludwig van Beethoven, dedicata a Napoleone. In questi 12 volumi si narrano le vicende di Napoleone subito dopo la Rivoluzione Francese: il suo impero, la campagna italiana, la campagna d'Egitto, la battaglia del Nilo, il colpo di Stato del 18 brumaio e l'invasione francese della Russia. Nel corso della narrazione alcune dei personaggi già conosciuti riaffioreranno, ma solamente attraverso dei flashback.

Nel 2006, Riyoko Ikeda ha deciso di prendere nuovamente in mano la matita per realizzare “Berubara Kids”: una divertente rivisitazione in strisce colorate in cui i personaggi di Versailles no Bara riappaiono in versione "chibi" nelle scene chiave. La piccola parodia è stata pubblicata settimanalmente su "Be", supplemento del quotidiano "Asahi Shimbun”.

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Le Rose muoiono in bellezza

Il fascino di Versailles no Bara spinse molti musicisti a reinterpretare la celebre “Bara wa utsukushiku chiru“ sigla originale dell’Anime, ma Riyoko Ikeda riconobbe con licenza la versione dei LAREINE. Il primo CD uscì il 1° ottobre 1998 e in numero limitato di copie: solamente 500 con numero di serie di cui i primi 4 erano quelli di proprietà dei componenti del gruppo. Fortunatamente nel 1998 venne riedito e Bara wa utsukushiku chiru divenne ufficialmente il quarto singolo della band. Il 9 febbraio del 2000 uscì l’edizione CD di maggior pregio contenente esclusivamente due tracce audio nelle quali Riyoko Ikeda stessa partecipò in qualità di cantante soprano e ne curò la veste grafica, disegnando anche i costumi del gruppo per il video musicale.


Japan Folklore: Setsubun, come scacciare i demoni dell’inverno per accogliere la primavera


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La cultura tradizionale giapponese è sempre stata caratterizzata da una costante ed amorevole osservazione del mondo naturale, delle sue manifestazioni e dei suoi cicli stagionali. Non deve quindi meravigliare l’attenzione riservata alla primavera, lo speciale momento in cui la natura risveglia in tutte le sue creature la necessità del rinnovamento.

Questa stagione è celebrata in Giappone con l’haru matsuri (春祭, festival di primavera), un insieme di eventi il cui inizio è segnato dalla ricorrenza di Setsubun (節分). Nel tradizionale calendario lunisolare giapponese, infatti, ogni cambio di stagione è introdotto da un giorno chiamato, appunto, setsubun (letteralmente “divisione delle stagioni”). Il setsubun di primavera, che cade il 3 febbraio, rappresenta l’ultimo giorno dell’inverno e il giorno che precede l’inizio della nuova stagione. Segna quindi il passaggio dal “Taikan” (大寒, grande freddo) al “Risshun” (立春, primo giorno di primavera) ed è perciò il momento più propizio per una speciale “pulizia” dai fardelli invernali, che allontanerà gli spiriti maligni e favorirà l’ingresso della nuova energia vivificante. E’ questo il senso della tradizionale “cacciata dei demoni” che ha luogo in questo giorno attraverso diversi riti ed usanze.


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Antichi rituali e divertimento per famiglie

Il rituale più famoso è senza dubbio il mamemaki (豆撒き), ovvero il lancio dei fagioli di soia. In ambito domestico esso è affidato al Toshi Otoko (年男, uomo dell’anno), cioè l’uomo della famiglia del segno zodiacale dell’anno lunare entrante o in sua assenza il più anziano di casa; costui ha il compito di scacciare gli spiriti nocivi e le negatività dalla casa e dal nuovo periodo dell’anno che sta per iniziare lanciando in giro irimame (炒り豆, fagioli di soia tostati) al grido di “Oni wa soto! fuku wa uchi! (鬼は外! 福は内, “Fuori i demoni! Dentro la fortuna!”). In alternativa si possono scagliare gli irimame contro un altro membro della famiglia che interpreta la parte del demone indossando una maschera da oni (orchi del folcklore giapponese). Successivamente ogni componente della famiglia deve raccogliere e mangiare un numero di fagioli corrispondente alla propria età più uno per assicurarsi un anno di successi e buona salute (nella tradizione popolare, infatti, i demoni sono ritenuti portatori di catastrofi naturali e malattie). Scacciato l’oni, è però necessario tenere gli spiriti maligni lontani dalla casa. Per questo è possibile vedere in questo periodo dell’anno dei particolarissimi amuleti, gli Hiiragi Iwashi (柊鰯), esposti all’ingresso delle abitazioni. Si tratta di rami di agrifoglio che presentano la testa di una sardina essiccata infilzata sull’estremità, talvolta completati da pezzi di aglio o cipolla, che hanno appunto lo scopo di tenere lontani i demoni, timorosi delle spine e dell’ odore pungente emanato da questi talismani.

Si tratta in entrambi i casi di tradizioni che affondano le proprie radici nell’antichità. Al giorno d’oggi è possibile acquistare “set da Setsubun” - composti da maschere da oni e fagioli tostati - in qualsiasi conbini, ma in realtà l’usanza del mamemaki avrebbe avuto origine nel periodo Muromachi (1392-1573) e sembra essere ispirata ad un’antichissima leggenda, la cui trama viene tuttora rappresentata in forma di pantomima nel tempio di Mibu-dera a Kyoto. Qui il kyogen (antica forma teatrale giapponese) intitolato “Setsubun” viene replicato più volte nel corso della giornata e si dice che basti assistere ad esso per essere purificati da ogni spirito negativo o malvagio. La sua trama ricalca il racconto folkloristico che narra di un orco il quale, sotto sembianze umane, si reca un giorno a far visita ad una vedova. Grazie al suo martello magico, l’orco confeziona un bellissimo kimono, che attira l’attenzione della vedova. Desiderosa di impossessarsi non solo del kimono ma anche del martello magico, essa decide di farlo ubriacare per poterglieli rubare entrambi. L’orco, però, accortosi del furto, rivela la propria natura demoniaca ed attacca la donna, che per difendersi gli scaglia contro la prima cosa che trova a portata di mano: un pugno di fagioli di soia. L’oni, ferito ma di nuovo in possesso dei suoi beni, fugge lasciando la vedova sana e salva e forse un po’ più saggia.


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Saper guardare nella giusta direzione

Un’usanza di origini più recenti, nata ad Osaka ma successivamente diffusasi nel resto del paese, è invece quella legata all’ehōmaki (恵方巻, rotolo della direzione fortunata). In questo caso, per assicurarsi che la buona sorte sia al nostro fianco nell’anno che sta per iniziare, è necessario mangiare uno speciale rotolo di sushi in un’unica soluzione, senza interruzioni ed in silenzio, rivolti nella direzione fortunata dell’anno. L’impresa è meno semplice di quel che può sembrare, considerando che l’ehōmaki è molto più spesso di un comune sushi roll (dovendo contenere sette ingredienti per propiziarsi i sette dei della fortuna) ed è lungo 20 centimetri. Non vale mangiarlo tagliato in pezzi, perché così facendo si taglierebbe anche la fortuna. Per compiere correttamente il rituale è necessario quindi armarsi di concentrazione, determinazione e di una bussola precisa. Per chi fosse interessato a sperimentare questa usanza, gli ingredienti più comuni da procurarsi per la farcitura sono cetriolo, surimi, salmone, tonno, anago (anguilla di mare), tamagoyaki (omelette giapponese), strisce di kanpyo essiccate e condite (zucca giapponese) e funghi shiitake, oltre naturalmente al riso e all’alga nori, mentre la direzione fortunata per il 2019 è Est-NordEst.

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Templi in festa

Il Setsubun può essere celebrato in un ambiente domestico o comunque in una dimensione privata, con parenti ed amici, ma è anche e soprattutto una ricorrenza da vivere in comunità. Ad esempio nelle scuole vengono spesso organizzati momenti di ricreazione per i bambini, che indossano maschere da oni o si divertono a dare la caccia ad adulti travestiti da demoni, rincorrendoli e scagliando loro fagioli. Ma è in particolare nei templi che è possibile vivere la dimensione collettiva della festa, partecipando agli eventi appositamente realizzati per questa giornata. Primo fra tutti naturalmente il mamemaki, effettuato dai monaci che dall’alto di appositi palchi lanciano fagioli di soia sulla folla radunata per l’evento. In alcuni templi vengono organizzati più turni per questo rituale, riservandone alcuni speciali ai bambini, che oltre ai fagioli ricevono dolci o piccoli doni. Oltre ai monaci sono spesso presenti personaggi celebri, come campioni sportivi, protagonisti del mondo dello spettacolo, attori del teatro kabuki, geisha e maiko, celebrità televisive, che aggiungono una nota di attrattiva glamour ai festeggiamenti tradizionali. Tra questi ultimi vanno ricordati gli spettacoli teatrali, le diverse cerimonie di purificazione o anche le suggestive esibizioni di tiro con l’arco, in cui gli arcieri scagliano le proprie frecce contro bersagli che hanno fattezze di demoni.

Setsubun è insomma la giornata ideale per coloro che desiderano vivere in compagnia un inizio d’anno che aiuti a rinnovare le proprie energie e per le famiglie che hanno l’opportunità di trascorrere insieme un momento di allegria, cosa che ad ogni latitudine resta sempre il miglior talismano contro ogni male.