La Leggenda di Shuten-dōji: Il Re degli Oni e la Notte del Sakè Avvelenato
Tra le vette oscure e nebbiose del Monte Ōe, a nord-ovest dell'antica capitale Kyoto, si celava un tempo uno dei pericoli più terrorizzanti del Giappone di epoca Heian: Shuten-dōji (酒呑童子), il "ragazzo che beve sakè". Dietro questo nome dall'aria quasi innoce, si nascondeva in realtà il più feroce e potente Re degli Oni (i demoni del folklore giapponese).
Ecco la storia di come una minaccia brutale che terrorizzava la capitale venne sconfitta non solo con la spada, ma con l'astuzia, l'illusione e il nettare preferito dai demoni.

Il terrore di Kyoto e il rapimento delle Dame
Durante il X secolo, la raffinatezza e la pace di Kyoto vennero scosse da una serie di sparizioni misteriose. Giovani donne appartenenti alle famiglie nobili della corte imperiale svanivano nel nulla durante la notte. Presto, divinazioni ed oracoli rivelarono l'orribile verità: Shuten-dōji e la sua orda di demoni scendevano dal Monte Ōe per rapire le ragazze, portandole nel loro fortezza tra le montagne per ridurle in schiavitù e divorarle durante i loro banchetti.
Disperato, l'Imperatore ordinò al più grande guerriero dell'epoca, Minamoto no Yorimitsu (noto anche come Raikō), di porre fine al regno di terrore del demone insieme ai suoi fedeli compagni, i celebri Quattro Re Celesti (Shiten'nō).
L'inganno e il Dono Divino
Attaccare frontalmente una roccaforte di demoni dotati di forza sovrumana sarebbe stato un suicidio. Raikō e i suoi uomini decisero quindi di ricorrere al tranello: si travestirono da yamabushi (monaci asceti di montagna) e nascosero le loro pesanti armature e le spade all'interno dei bauli in legno che portavano sulle spalle.
Lungo la strada verso la cima del Monte Ōe, i guerrieri incontrarono tre anziani misteriosi, in realtà divinità Shintoiste giunte in loro aiuto, che donarono a Raikō un elmo protettivo e un barile di un sakè speciale chiamato Jinben Kidoku-shu. Questo elisir era delizioso e curativo per gli esseri umani, ma agiva come un potente veleno paralizzante e soporifero per gli oni.
Il banchetto e la decapitazione del Demone
Accolti nella fortezza, i monaci camuffati vennero ricevuti da Shuten-dōji in persona. Il Re degli Oni, enormemente amante dell'alcol, accettò con entusiasmo la bevanda offerta dagli ospiti. Durante la festa, mentre i demoni bevevano a fiumi e festeggiavano, il sakè divino fece il suo effetto. Shuten-dōji si accasciò nel sonno, mostrando la sua vera e spaventosa forma: un mostro gigante dalla pelle rossa, con cinque corna e ben quindici occhi.
Raikō e i suoi uomini indossarono rapidamente le armature, sguainarono le spade e attaccarono. Con un colpo netto della sua celebre katana, Raikō tagliò la testa di Shuten-dōji. Ma la ferocia del re demone era tale che, anche una volta staccata dal corpo, la sua testa spicco un balzo in aria per azzannare il guerriero! Solo grazie al magico elmo donatogli dagli dei, Raikō riuscì a proteggersi e a porre fine per sempre all'esistenza del mostro.
Il Simbolismo dietro il Mito
La leggenda di Shuten-dōji non è soltanto un racconto d'avventura e mostri: rappresenta lo scontro storico e culturale tra la civiltà ordinata e raffinata della capitale (Kyoto) e le forze selvagge, ribelli e incontrollabili delle montagne. Ancora oggi, la spada usata da Raikō per decapitare il demone, chiamata Dōjigiri Yasutsuna, è considerata uno dei Tesori Nazionali del Giappone.
Kitsune no Yomeiri: La Leggenda della Pioggia col Sole e i Matrimoni delle Volpi
Vi è mai capitato di camminare all'aperto e ritrovarvi sotto una pioggia leggera mentre il sole splende alto nel cielo? In Occidente lo chiamiamo spesso "matrimonio delle streghe", ma in Giappone questo fenomeno meteorologico nasconde una leggenda profondamente legata al folklore e agli spiriti della foresta: il Kitsune no Yomeiri, letteralmente "Il Matrimonio delle Volpi".
Le volpi (Kitsune) sono tra le creature magiche più importanti della cultura nipponica. Messaggere del dio Inari, sono mutaforma intelligenti, ironiche e dotate di poteri straordinari. E quando decidono di sposarsi, lo fanno nascondendosi dagli occhi degli umani in un modo davvero unico.
Oggi vi portiamo dentro un bosco avvolto dalla nebbia, alla scoperta di un antico segreto.

La Pioggia col Sole come Scudo Magico
Secondo la leggenda, le volpi celebrano i loro matrimoni solo in condizioni atmosferiche molto particolari: quando piove ma c'è il sole (sunshower).
Perché questa scelta? Nel folklore si crede che le volpi usino la pioggia lucente come un vero e proprio incantesimo visivo, uno schermo magico per distorcere la vista degli esseri umani. Le volpi sono creature orgogliose e gelose dei propri rituali; la pioggia serve a fare in modo che nessun uomo possa avvicinarsi o interrompere la sacra cerimonia del loro corteo nuziale.

Il Boscaiolo e le Lanterne nella Foresta
Una delle storie più famose racconta di un vecchio boscaiolo che, sorpreso da questa strana pioggia solare nel cuore del bosco, decise di rifugiarsi sotto le fronde di un enorme albero secolare.
Mentre aspettava che spuntasse l'arcobaleno, la foresta si riempì di una nebbia fitta e improvvisa. Attraverso la foschia, l'uomo vide muoversi una fila ordinata di luci tremolanti: sembravano lanterne di carta (chōchin) che fluttuavano a mezz'aria. Strofinandosi gli occhi, il boscaiolo assistette a una scena incredibile. Non erano uomini a reggere quelle luci, ma una solenne processione di volpi che camminavano erette sulle zampe posteriori. Al centro del corteo, vestita con un magnifico kimono nuziale bianco immacolato (Shiromuku), avanzava una splendida volpe bianca: la sposa.
L'uomo rimase immobile, trattenendo il respiro per non farsi scoprire. Sapeva bene che chiunque venisse colto a spiare un matrimonio di volpi sarebbe stato punito dagli spiriti, subendo terribili dispetti o venendo intrappolato per sempre in un'illusione ottica nella foresta.

Le Luci di Volpe (Kitsunebi) oggi
Ancora oggi, in Giappone, le misteriose luci che a volte si avvistano di notte nelle foreste di montagna o lungo le risaie vengono chiamate Kitsunebi (fuochi di volpe) o lanterne nuziali.
Se vi capita di viaggiare nelle aree rurali del Giappone in una giornata di pioggia col sole, guardate verso le montagne boscose: i locali vi diranno, con un sorriso, che da qualche parte tra gli alberi una giovane volpe sta andando incontro al suo sposo.
Il Segreto del Monte Fuji e la Principessa della Luna: Il Finale Alternativo che non Conosci
Tutti, o quasi, conoscono la storia di Kaguya-hime, la splendida Principessa della Luna trovata ancora neonata all'interno di una canna di bambù splendente. È una delle fiabe più antiche e amate del Giappone, immortalata anche dal capolavoro cinematografico dello Studio Ghibli.
Ma c'è un dettaglio fondamentale, un finale alternativo e profondamente malinconico, che lega questa leggenda direttamente alla nascita del simbolo indiscusso del Sol Levante: il Monte Fuji.
Oggi vi sveliamo la storia segreta del vulcano più famoso del mondo.

Il Ritorno sulla Luna e il Regalo d'Addio
Dopo aver vissuto sulla Terra circondata dall'amore dei suoi genitori adottivi e aver rifiutato la mano dei pretendenti più potenti del Paese, per Kaguya-hime giunse il momento della separazione. La sua vera famiglia, il popolo della Luna, venne a riprenderla per riportarla a casa.
Tra coloro che avevano pianto e lottato per trattenerla sulla Terra c'era l'Imperatore del Giappone, profondamente innamorato di lei. Prima di salire sul carro celestiale e dimenticare per sempre i suoi ricordi terreni, Kaguya-hime volle lasciargli un ultimo pegno d'addio: una lettera accorata e una fiala contenente l'Elisir della Vita Eterna (Fushi no Kusuri).
Il Dolore dell'Imperatore
Quando l'Imperatore ricevette la fiala, il suo cuore si spezzò. A cosa serviva vivere per sempre se non avrebbe mai più potuto rivedere o riabbracciare la donna che amava? L'immortalità, senza Kaguya, divenne per lui la più dolorosa delle condanne.
Rifiutando quel dono divino, l'Imperatore scrisse una poesia di risposta (che la principessa non avrebbe mai letto) e convocò il suo comandante più fidato. Gli ordinò di prendere la lettera d'addio, l'elisir dell'immortalità e di portarli sulla vetta della montagna più alta del Giappone, quella più vicina al cielo e alla Luna.
Lì, sulla cima, l'esercito avrebbe dovuto appiccare un grande fuoco e bruciare la fiala, lasciando che il fumo portasse il messaggio e l'elisir direttamente verso il regno lunare.
Come la Leggenda ha Creato il Monte Fuji
Il comandante eseguì l'ordine. Portò l'elisir sulla cima della montagna sacra e gli diede fuoco. Da quel giorno, secondo il folklore, quel vulcano prese il nome di Fuji.
La parola Fuji, infatti, si scrive oggi con caratteri che significano "Ricco di Guerrieri" (in onore dell'esercito inviato dall'Imperatore), ma la sua pronuncia originale è legata alla parola Fushi, che significa letteralmente "Immortale" / "Vita Eterna".
La leggenda narra che l'elisir non smise mai di bruciare nel cuore della montagna. Per secoli, il fumo bianco che storicamente e visibilmente usciva dal cratere del vulcano (il Fuji è un vulcano attivo) non era altro che il vapore dell'elisir dell'immortalità, che continuava a salire verso il cielo come eterno messaggio d'amore dell'Imperatore verso la sua principessa lunare.

Consiglio per il Viaggio
Quando i vostri clienti si troveranno ad ammirare la silhouette perfetta del Monte Fuji, magari dalle sponde del Lago Kawaguchiko o da Hakone, raccontare questa storia trasformerà quel panorama in qualcosa di magico. Non staranno solo guardando una montagna, ma il luogo in cui arde, da più di mille anni, il fuoco di un amore immortale.
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La Leggenda del Lago Tazawa: La Principessa diventata Drago
Se c’è una cosa che il folklore giapponese insegna, è che la natura è viva, pulsante e custode di segreti millenari. Nella prefettura di Akita, incastonato tra montagne spettacolari, si trova il Lago Tazawa (Tazawako). È il lago più profondo del Giappone, famoso per le sue acque di un blu cobalto quasi ipnotico e per una statua dorata che brilla sulla superficie, legata a una storia d'amore, bellezza e metamorfosi: la leggenda di Tatsuko Hime. Prendetevi un momento di calma, oggi vi portiamo alla scoperta di un mito intramontabile.

Il Desiderio della Giovinezza Eterna
Molti secoli fa, in un piccolo villaggio vicino al lago, viveva una ragazza di nome Tatsuko. La sua bellezza era leggendaria, così perfetta che chiunque la guardasse rimaneva senza fiato. Tuttavia, con la bellezza arrivò anche una profonda malinconia: Tatsuko era terrorizzata dallo scorrere del tempo. Non poteva accettare l'idea che la sua giovinezza svanisse e che il suo splendore appassisse.
Desiderosa di rimanere bella per sempre, Tatsuko iniziò a recarsi ogni notte al santuario del monte Okura, pregando intensamente la divinità Kannon. Pregò per cento notti di fila, finché la divinità, mossa a compassione (o forse per impartirle una lezione), le rispose: "Se vuoi preservare la tua bellezza, vai a nord, oltre la montagna, e bevi l'acqua della fonte magica che troverai lì".

La Metamorfosi
Tatsuko corse verso nord e trovò la sorgente d'acqua cristallina tra le rocce. Assetata, iniziò a bere. Ma più beveva, più la sua sete aumentava. Presa da una bramosia incontrollabile, continuò a bere finché, improvvisamente, il cielo si oscurò, i fulmini squarciarono l'aria e la terra tremò.
Guardando il suo riflesso nell'acqua, Tatsuko cacciò un urlo di terrore: il suo corpo aggraziato si era coperto di scaglie lucenti, le sue mani erano diventate artigli e il suo viso si era allungato. Si era trasformata in un gigantesco drago d'acqua.
Compreso il suo destino, e piena di vergogna, Tatsuko si gettò nelle profondità del lago Tazawa, diventandone la divinità protettrice e la custode eterna.

Un Amore che non Gela Mai
La leggenda, però, non finisce qui. Si racconta che nella vicina penisola di Oga vivesse un altro giovane trasformato in drago, di nome Hachiro-taro. I due si innamorarono e, ogni anno, durante l'autunno e l'inverno, Hachiro-taro viaggiava fino al lago Tazawa per ricongiungersi alla sua amata Tatsuko. Secondo i locali, è proprio la forza del loro calore e del loro amore profondo a fare in modo che il lago Tazawa non geli mai, nemmeno durante i rigidi e nevosi inverni del nord del Giappone.
Il Consiglio di Viaggio
Oggi, sulla riva del lago, sorge una splendida statua bronzea dorata che raffigura Tatsuko prima della trasformazione, opera dello scultore Yasutake Funakoshi. Visitare questo luogo significa fare un viaggio nella quiete più profonda del Giappone rurale.
Curiosità per i viaggiatori: Se visitate il lago in autunno, il contrasto tra il blu dell'acqua, l'oro della statua e il rosso acceso delle foglie (momiji) vi regalerà uno scatto fotografico indimenticabile, degno di una favola antica.
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Gli Shikigami: Custodi Spirituali e Potenti Entità del Folklore Giapponese
Gli Shikigami, affascinanti figure della mitologia giapponese, sono spesso descritti come spiriti servitori evocati da potenti esorcisti, conosciuti come Onmyoji. Radicati profondamente nella tradizione dello Onmyōdō (una pratica esoterica che mescola astrologia, magia e sciamanesimo), gli Shikigami rappresentano una delle espressioni più suggestive dell’interconnessione tra mondo umano e spirituale.

Origine e Significato
La parola "Shikigami" si traduce letteralmente come "spiriti della cerimonia" (shiki, "cerimonia" o "comando", e kami, "spirito" o "dio"). Queste entità sono una manifestazione del controllo e della maestria spirituale degli Onmyoji, evocatori che attingono all’energia cosmica per richiamarli e vincolarli al proprio servizio.
Secondo la tradizione, gli Shikigami non hanno una forma fisica stabile: possono apparire come animali, ombre, o persino prendere le sembianze di oggetti inanimati. In altre interpretazioni, si manifestano sotto forma di piccole creature simili a spiriti o talismani di carta animata, un’immagine popolare resa celebre dalla cultura contemporanea.
Le Funzioni degli Shikigami
Gli Shikigami non sono semplici assistenti; essi incarnano il potere e la volontà del loro padrone. Possono svolgere molteplici ruoli, tra cui:
Protezione: Fungono da guardiani contro spiriti maligni e influssi negativi.
Spionaggio: Invisibili o mimetizzati, raccolgono informazioni per conto del loro padrone.
Attacco e Difesa: Sono armi spirituali, capaci di combattere entità nemiche o neutralizzare maledizioni.
Rituali: Gli Onmyoji li utilizzano come condotti per canalizzare energie divine durante le cerimonie.

Gli Shikigami nella Storia e nella Cultura
L'origine degli Shikigami è strettamente legata alla figura storica di Abe no Seimei, il leggendario Onmyoji che si dice fosse in grado di evocare e controllare questi spiriti con una facilità senza pari. Attraverso i secoli, gli Shikigami hanno trovato posto non solo nelle cronache storiche e nei racconti folcloristici, ma anche nell’arte e nella letteratura. In epoca moderna, il fascino per gli Shikigami si è amplificato grazie alla loro presenza in anime, manga e videogiochi, dove sono spesso raffigurati come compagni leali o potenti alleati.
Curiosità sugli Shikigami
La concezione degli Shikigami potrebbe derivare dall'antico Taoismo cinese, che attribuiva agli sciamani la capacità di evocare spiriti servitori. Tradizionalmente, gli Shikigami non hanno una personalità autonoma, ma la loro forza dipende dal potere e dalla purezza spirituale dell’Onmyoji. Inoltre, gli Shikigami non sono intrinsecamente buoni. Se evocati senza la dovuta preparazione, possono ribellarsi, causando danni enormi al loro padrone.
Simbologia e Fascino Intramontabile
Gli Shikigami rappresentano il legame tra l’invisibile e il tangibile, un simbolo della capacità umana di interagire con le forze ultraterrene. Sebbene il loro potere sia avvolto nel mistero, essi riflettono anche i valori di disciplina e responsabilità: evocare uno Shikigami è un atto che richiede dedizione e saggezza. Questo dualismo, tra alleato fidato e spirito indomabile, rende gli Shikigami una metafora potente per esplorare i confini tra il controllo e la libertà, il potere e la responsabilità. Fascino antico e modernità si intrecciano, trasformando questi spiriti in un ponte tra epoche diverse, dove il mistero continua a catturare la nostra immaginazione.
Yōkai: Un ponte tra mondo visibile e mondo invisible
Gli Yōkai, figure affascinanti della tradizione giapponese, rappresentano un tema di grande rilevanza culturale, esercitando un'influenza profonda e spesso inaspettata sulla vita quotidiana e sull'immaginario collettivo
Gli Yōkai sono spesso rappresentati come esseri spaventosi, ma talvolta anche divertenti o persino benevoli.
Il termine “Yōkai” (妖怪) può essere tradotto come “mostro”, “spirito” o “demone”, e la loro varietà è enorme: dai fantasmi ai mostri, dalle forze della natura alle entità magiche. La cultura giapponese li ha sempre visti come esseri che possono influenzare la vita quotidiana, portando sia maledizioni che benedizioni, o semplicemente manifestandosi per mettere alla prova l’umanità. Una delle particolarità che li rappresentano di più è proprio questa dualità e contrasto, che spesso troviamo nella tradizione giapponese e perché no, anche guardandoci intorno nel Paese del Sol Levante.

Photo: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/d/d5/Suushi_Yuki-onna.jpg
Alcuni degli Yōkai più famosi includono Oni, un demone spesso descritto con corna e pelle rossa o blu; Kappa, una creatura acquatica con una testa che contiene acqua, la cui forza dipende dal mantenere quella fonte d’acqua intatta; Yuki Onna, o "Donna della Neve," rappresentata come una bellissima donna dai lunghi capelli neri e dalla pelle pallida come la neve; ed infine Kitsune, una volpe leggendaria capace di trasformarsi in donna e spesso associata a Inari, la divinità della fertilità, del riso e della prosperità. Esistono anche Yōkai meno minacciosi, come il Tanuki, un cane procione che, con le sue trasformazioni, può essere sia malizioso che giocoso.

Photo: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/b/b1/SekienNureonna.jpg
La tradizione nipponica attribuisce a questi spiriti/demoni una funzione didattica: le loro storie servivano spesso a insegnare lezioni morali o a spiegare fenomeni naturali sconosciuti. Inoltre, con il passare dei secoli, gli Yōkai hanno assunto nuove forme, adattandosi alla cultura popolare contemporanea, diventando protagonisti di manga, anime e videogiochi. Oggi, queste creature continuano a incarnare il legame tra passato e presente, offrendo uno sguardo unico sulla ricchezza della mitologia giapponese e il suo impatto sulla società moderna. La loro presenza nell’immaginario collettivo non solo mantiene viva una tradizione millenaria, ma ne garantisce anche la costante evoluzione e reinterpretazione
Tutto ciò che c'è da sapere sui Maneki Neko
Sicuramente avrete visto i Maneki Neko, sia che voi siate o no cultori della tradizione giapponese. Vogliamo dare a questo meraviglioso e fortunato gattino giapponese un’attenzione particolare? Osserviamoli un po’ più da vicino.
Maneki Neko, il gatto porta fortuna dal Giappone
Autore: SaiKaiAngel
Noto anche come “gatto fortunato” è famoso in tutto il mondo. Il maneki-neko è un vero simbolo giapponese, con origini a Tokyo nel periodo Edo.
Originariamente i Maneki Neko erano realizzati in legno, metallo, porcellana o ghisa. Oggi si possono trovare in tutti i tipi di materiali, in particolare plastica.

photo credits: www.dailyartmagazine.com
Le origini
Le origini sono avvolte nel mistero. Esistono alcuni racconti ed il più famoso è quello del samurai che sotto la pioggia sotto un grande albero di fronte a un tempio venne chiamato con un cenno della zampa. Il samurai quindi si diresse verso di lui e proprio in quel momento, un lampo di luce colpì l'albero sotto il quale era stato pochi istanti prima. Il gatto salvò quindi il samurai da morte certa.
Un'altra storia racconta di un negoziante che prese un gatto sotto la pioggia, e il gatto si sedette davanti al negozio, facendo cenno ai clienti di entrare, come segno di ringraziamento.
Un’altra leggenda, forse un po’ più bizzarra, ruota attorno a una cortigiana che amava il suo gatto domestico. Il proprietario, convinto che il gatto fosse posseduto, si tagliò la testa nel tentativo di esorcizzarlo, proprio mentre un serpente stava per mordere la cortigiana. La testa decapitata volò in aria e atterrò sul serpente, uccidendolo all'istante e salvando la ragazza. La ragazza si sentì disperata a causa della perdita e, per darle un sorriso qualcuno le fece una statuetta del suo gatto, sembra che così nacque il primo maneki-neko.
Le differenze tra i Maneki Neko

photo credits: @punamkhokhar
Questi gattini sembrano tutti uguali, ma se li guardate attentamente, potrete scoprire anche piccolissime variazioni che ne cambiano il significato.
Ad esempio, a seconda della posizione della zampa, il significato cambia
- Zampa sinistra sollevata: attira i clienti e buoni affari. Quindi con la zampa sinistra sollevata è adatto alle imprese, ai negozi e alle attività che si svolgono principalmente durante la notte come locali notturni, bar e discoteche.
- Zampa destra sollevata: augura denaro e buona fortuna.
- Entrambe le zampe sollevate: può significare "doppia fortuna!" e protezione dalla sfortuna, anche se il gesto può anche essere visto come un tifo celebrativo. Ovviamente le zampe devono essere ad altezza diversa, perchè alla stessa altezza significherebbero “arresa” e ovviamente non è il caso del nostro Maneki-Neko.
Possiamo ogni tanto anche trovare una moneta insieme al Maneki-Neko e questo, ovviamente rappresenta prosperità, ricchezza e denaro.
La pettorina e la campana sono generalmente associati alla protezione e all'abbondanza.
A chi regalare i Maneki Neko?
Ovviamente, a seconda della persona che vogliamo omaggiare, il Maneki Neko sarà posizionato diversamente. Come trovare il posto più giusto? Leggete qui:
- A casa: va posizionato nella parte sud-est della casa, che è l’ area ricchezza/denaro
- Per il lavoro: di solito il Maneki Neko viene tenuto vicino agli ingressi in modo tale che le persone che entrano possano effettivamente vederlo. Nel caso ciò non fosse possibile, può essere tenuto nell’area nord-est dei locali commerciali.
- Per gli uffici: posizionate il vostro Maneki Neko il più vicino possibile all'ufficio.
Ovviamente, anche a seconda del colore, il significato cambia, andiamo a vederli tutti:
- Tricolore: attira buona fortuna, ricchezza, prosperità.
- Bianco: colore della purezza, i Maneki Neko bianchi attirano appunto la purezza e la felicità.
- Nero: sono visti come delle guardie. Proteggono dalle energie negative e dal male. Inoltre aiutano a scacciare gli stalker e forniscono sicurezza, conforto e pace.
- Dorato: il colore dorato è associato a ricchezza e denaro. Questo Maneki-Neko attira benefici materiali e monetari e per questo si trovano molto nei negozi, ristoranti e altri luoghi di lavoro.
- Rosso: il rosso, come il nero, è un protettore ed è usato per proteggersi dal male e dalle malattie. È bene tenerne uno nella stanza dei bambini.
- Rosa: il rosa è il colore dell'amore, quindi questo Maneki-Neko attrae amore e romanticismo.
- Verde: questo Maneki-Neko aiuta gli studenti ad aumentare la concentrazione verso gli studi, proteggendoli dalle malattie ed aiutandoli a guarire nel caso ce ne fosse bisogno.
- Blu: attira pace, armonia e felicità per i membri della famiglia.
Tre modi per dire "Ti Amo"
"Ti Amo, I love you" Come dirlo in Giapponese? Ci sono tanti tipi di amore, perchè dovremmo esprimere amore solamente in un modo? I giapponesi la sanno lunga, sanno che ogni tipo di amore ha bisogno di un modo per essere espresso, un modo completamente personale.
Ti amo / I Love you, ecco come dirlo in Giapponese
Autore: SaiKaiAngel | Fonte: SoraNews24
Tutto questo, pensate, accade in un paese che è visto come “freddo e distante”. Forse, pensando a questo, dovremmo capire che freddo e distante non è, anzi. E’ un paese che dà la giusta importanza sia alla storia, sia alla tradizione che ai sentimenti.
Cominciamo a guardare tutti i modi di dimostrare amore in giapponese, analizziamoli uno ad uno.
1. Suki - "Mi piaci"

Questo è il modo più usato e più famoso, perchè si trova in molti testi dell’animazione giapponese. Lo analizziamo per primo anche perchè è il meno “profondo”, infatti più che amore, può significare anche “mi piace”. Puoi tranquillamente dire "Ramen ga suki desu" che nessuno ti vedrà come un pazzo innamorato di un piatto di ramen, bensì tutti capiranno che a te piace il ramen. Così si può usare suki per esprimere appunto un apprezzamento per un cantante o un attore.
Proprio per questo, suki può creare della confusione. Se sentiamo questa parola, si potrebbe incorrere nella domanda se piacciamo per davvero come persona o semplicemente come un piatto di ramen, appunto. E’ un significato molto flessibile, per niente sicuro, nonostante tutto viene utilizzato all’inizio di ogni storia d’amore. Quando vuoi dichiararti a qualcuno, puoi usare suki desu per farlo. Molto importante a quel punto, sarà il MODO in cui lo fai, devi fare in modo di far capire all'altra persona che hai intenzioni serie e non sei solamente un piatto di ramen. Ci vuole convinzione nella voce, non è un semplice “mi piace”. Con una grande convinzione, allora avrà la colorazione giusta dell’innamoramento.
2. Koi - I love you

Non stiamo parlando della carpa, ma del secondo modo che i giapponesi usano per parlare d’amore. Qui siamo nel campo dell’ “amore romantico”. Koi è l’'emozione giovane e passionale, ma viene raramente usato per dire “ti amo”. Possiamo forse avvicinarlo ad "I love you" degli americani, che può voler dire sia ti amo che ti voglio bene. Tuttavia, Il verbo koi suru è più vicino a "essere innamorato" o "essere romanticamente coinvolto". Infatti, la parola Koi viene usata per Koibito che significa amante.
3. Ai - Ti amo

Ed eccoci arrivati al più famoso, il termine più usato per la parola Amore.
Ai è un sostantivo che significa "amore", ma può essere usato per qualcosa di più del semplice affetto romantico. Ai o la variante aijo, vengono usate anche per parlare dei concetti di amore verso la famiglia, per un amore platonico oppure per tutta l'umanità. Usato come verbo, diventa ai suru.
Allora perchè usiamo suki desu per confessare il nostro amore? Semplicemente perchè ai è un sentimento molto più serio ed impegnato. Ai suru sarebbe un po’ … spaventoso, soprattutto per una storia appena iniziata. Bisogna andare per gradi e Suki desu è ciò che ci permette di farlo. Sarebbe meglio anche cambiare il verbo suru in shiteiru. Dicendo al tuo partner ai shiteiru, dimostri un amore continuo, non semplicemente una cotta iniziale. Per quanto mi riguarda è il termine che mi piace di più, anche perchè il primo che io abbia mai sentito.

Cosa ci fa capire tutto questo? Che il giapponese è una lingua molto romantica nonostante quello che si senta in giro. I giapponesi sono freddi? Tutta impressione. I giapponesi sanno dare il giusto significato e la giusta profondità a qualsiasi cosa, anche ad ogni tipo di amore. Che termine usereste voi per il vostri amore?
















