Japan Travel: Nikkō
Nikkō - La città senza tempo

Poco distante da Tokyo, si trova una città che potremmo definire magica. Questa è Nikkō, letteralmente "La cittа della luce del sole”. Situata nella regione montuosa della prefettura di Tochigi, è una delle più famose mete turistiche del Giappone. Ricca di monumenti storici, è entrata nell’elenco dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO. I suoi monumenti più famosi sono il Nikkō Tōshō-gū dedicato allo shogun Tokugawa Ieyasu e il Futarasan Jinja risalente al 767.
La città è inoltre immersa nella natura, con montagne, sorgenti termali e il Parco Nazionale di Nikkō dove si possono trovare diverse bellissime cascate.

Fra sacro e moderno
Il 20 marzo 2006 la vecchia città di Nikkō si è fusa con la cittа di Imaichi e le municipalità di Ashio, Fujihara e Kuriyama, dando come risultato la nuova città di Nikkō . Sacro e profano, una divisione ancora più marcata dal grande “ponte sacro” Shinkyo, tutto laccato di rosso e originariamente riservato all’imperatore e allo shogun. Oggi questo stesso ponte è percorso da centinaia di visitatori ogni anno per arrivare al Rinno-ji, il grande tempio conosciuto in particolare per la “Sala dai tre Buddha”.

I monumenti
Dietro a questo tempio, si trova il Tōshō-gu, dove la grande famiglia Tokugawa aveva stabilito il suo santuario scintoista, facendolo diventare il più riccamente decorato del paese. Più di 15000 artigiani del paese parteciparono alla sua costruzione e con le sue dorature, i suoi colori brillanti, le sue linee sinuose, questo luogo di culto è considerato tra i più belli dell’architettura Momoyama (1573–1603). Ancora più famoso è il frontone della scuderia sacra, prettamente minimalista e conosciuto da tutti i giapponesi per le tre piccole scimmie scolpite nel legno: Mizaru ("la cieca"), Kikazaru ("la sorda") e Iwazaru ("la muta”). Esse simboleggiano infatti i precetti della setta buddista Tendai, ispirati da Confucio: non guardare il male, non pronunciarlo, non ascoltarlo.

Se avete un’intera giornata per esplorare la città, non potete perdere l’occasione di andare a visitare la statua del gatto addormentato che marca l’entrata alla tomba di Tokugawa Ieyasu. Successivamente, costeggiando il fiume Daiyagawa, potete trovare la passeggiata del Kanmanga Fuchi, una sontuosa camminata fra boschi e strane formazioni vulcaniche del monte Nantai. Alla fine di questa passeggiata, vi aspettano decine di statue di Jizō, protettore dei bambini, dove il tempo sembra essersi fermato.

Ad una distanza di 30 km, potrete poi trovare il magico lago di Chūzenji dove è possibile fare un’escursione in battello per arrivare alla spettacolare cascata Kegon no Taki e alle sorgenti di acqua calda di Yumoto Onsen.
Una città fra la storia e la modernità, fra montagne e laghi incantati, una piccola perla di storia a pochi passi dalla metropoli di Tokyo. Qui si può respirare ancora la classica sensazione della tradizione giapponese nel suo pieno. Una meta assolutamente da non perdere per tutti gli amanti di questa cultura e di questa nazione.
Come arrivare
Il treno è il mezzo più comodo e rapido per raggiungere Nikko dal centro di Tokyo.
Linea Tobu - Asakusa
Dalla stazione di Asakusa, facilmente raggiungibile raggiungibile via metro dai principali quartieri di Tokyo, potete prendere la linea Tobu che offre corse per Nikko ogni ora. Il costo per a/r è di circa 2800¥, il viaggio dura circa 2h ed è in assoluto l'opzione più economica. Il JR Pass non è valido su questa tratta.
info: Website della linea Tobu
Limited express - Shinjuku
Il JR limited express collega direttamente la stazione di Shinjuku con Nikko, il costo del biglietto a/r è di 8000¥. Sfortunatamente, il JR pass non copre completamente la tratta, sarà quindi necessario pagare un sovrapprezzo. Per prenotare la corsa basta consultare i sito della JR east.
Info: Sito di JR East
JR Shinkansen - Tokyo
Questo è il modo più comodo e più veloce per raggiungere Nikko, specialmente se siete in possesso del JR Pass. E’ possibile prendere il JR Tohoku Shinkansen dalla stazione Tokyo, ma dovrete cambiare treno ad Utsunomiya e continuare sulla JR Nikko Line. Il costo della tratta a/r è di 10000¥, sconsigliata per chi non ha il JR Pass.
Info: sito di Hyperdi
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Japan Travel: Shinjuku
Shinjuku

Photo credits: Sergio Rola
Shinjuku (新宿), importante centro commerciale ed amministrativo e sede del nodo ferroviario più trafficato al mondo, fa parte dei 23 quartieri speciali di Tokyo.
Non solo treni, Shinjuku è anche una delle maggiori tappe degli autobus a lunga percorrenza; il Busta Shinjuku, un grande terminal, è situato proprio in cima alla stazione ferroviaria.
Prendendo come riferimento la stazione, ad ovest di essa ci si ritrova nello Skyscraper District. Qui sorgono gli edifici più alti di Tokyo tra i quali hotel di lusso e le torri gemelle del Palazzo del Governo Metropolitano di Tokyo. Progettato dal famoso architetto Kenzō Tange, qui è dove viene gestita l’amministrazione politica e pubblica della città. Le sue torri sono alte 243 metri e i ponti di osservazione, situati al 45° piano, sono aperti al pubblico gratuitamente.
Proprio da quei ponti di osservazione ciò che si può notare è la Mode Gakuen Cocoon Tower, un grattacielo situato nel quartiere finanziario di Nishi-Shinjuku. Alto 203 metri, è costituito da 50 piani al cui interno trovano spazio tre scuole: una di moda (la Tokyo Mode Gakuen), una di design (la HAL Tokyo and Shuto Ikou) e una di medicina. L'architettura, anch’essa progettata da Tange, dona al grattacielo una forma a bozzolo creata dalla forma spanciata dei tubi in alluminio bianchi (curtain wall) attorcigliati che salgono in diagonale.

Photo credits: Google immagini
Shinjuku non è solo modernità, ma è anche la sede di uno dei più grandi e più piacevoli parchi di Tokyo: Shinjuku Gyoen, dove la vista dei ciliegi in fiore è rinomata per essere tra le migliori del paese. Il parco è stato aperto al pubblico nel 1949 dopo essere stato il giardino della famiglia Imperiale dal 1903.
I quartieri del distretto

Photo credits: Gor Badoyan
Tra i più famosi e discussi, ecco Kabukichou, situato a nord-est della stazione. Esso è il più grande quartiere a luci rosse del Giappone, e forse è proprio per questo che ad annunciarne l’ingresso c’è una grandissima insegna luminosa rossa. La storia di questo quartiere è davvero curiosa: il suo nome proviene da un teatro kabuki che non fu mai costruito. Dal 1872, quinto anno dell'Era Meiji, quando in Giappone furono revocate le leggi che regolavano i rapporti con le geishe e le prostitute, Kabukichou divenne il principale quartiere a luci rosse della città di Tokyo. Successivamente le leggi contro la prostituzione divennero più ferree e dopo la seconda guerra mondiale il quartiere fu sottoposto ad alcuni tentativi atti a cambiare la sua immagine. Fu quindi fatto il tentativo di trasferire qui il teatro Kabuki-za di Ginza, distrutto da un incendio, ma alla fine il teatro fu ricostruito a Ginza, mentre a Kabukicho rimase solo il nome.
Un altro teatro fu comunque costruito a Kabukichou, il teatro Koma, che si trova in un edificio che contiene alcuni bar e discoteche.

Photo credits: Benjamin Hung
A Kabukichou comunque non si dorme mai e questa zona vanta numerosi ristoranti, bar, discoteche, "hotel dell'amore" e una varietà di strutture a luci rosse per tutti i sessi e gli orientamenti. Camminare per Kabukichou può essere rischioso in fatto di spese. I costi sono esorbitanti poichè tutto è gestito esclusivamente dalla Yakuza, uno dei motivi per cui Kabukicho è anche uno dei quartieri più sicuri di Tokyo in quanto c’è un attento controllo nelle varie attività. Proprio qui, in un dedalo di stradine ci si imbatte nel Golden Gai (la via dorata) in cui una serie di piccolissimi bar molto particolari fanno capolino. I posti a sedere al loro interno sono pochi, dai 2 ai 5, e spesso sono situati anche negli scantinati! Destreggiandosi tra di essi, si possono udire risate fragorose e spiando all’interno intravedere personaggi eccentrici, scrittori, registi e qualche turista curioso. I piccoli locali possono essere anche a tema, ma in ognuno di essi ciò che si può sempre bere è lo yamazaki, un particolare whisky giapponese.
Svincolandosi dal Golden Gai, troviamo Ichigaya, sede del Ministero della Difesa. Okubo, ricca di negozi di gestione coreana che vendono cibo tradizionale e gadget classici della cultura pop coreana. Inoltre vi si trovano bar a tema coreani, club a luci rosse e ristoranti. Shinjuku ni-chome, il quartiere gay di Tokyo e infine Takadanobaba. Quest’ultima, è una zona prevalentemente frequentata dagli studenti delle vicine Università di Waseda e Università Gakushuin. Qui sono presenti scuole di preparazione e intrattenimento, molti bar e Izakaya. L’Izakaya, composto dalle parole "i" (sedersi), saka (sake) e ya (negozio), è un tipico locale giapponese che vende bevande accompagnate da cibo, una sorta di pub.
Il simbolo di Takadanobaba è il "Big Box", un grande edificio a forma di scatola, a fianco della stazione.

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Sacro e profano

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Sembra incredibile, eppure è proprio tra i grattacieli di Shinjuku che si apre uno spazio di pace e preghiera: il Tempio shintoista Hanazono. Fu fondato nel 1600 ed è una delle mete degli uomini d’affari in quanto il tempio è dedicato alle divinità del successo economico. E’ una tappa quasi fondamentale per i turisti che, dopo aver camminato per la caotica Shinjuku, vogliono concedersi un po’ di riposo e, ogni domenica, curiosare il mercatino dell’antiquariato. Tanti sono i festival e gli eventi religiosi che hanno luogo ad Hanazono, il principale si tiene nell’ultimo week-end di maggio, il Jinja Reitaisai. In questa occasione si svolge una modesta processione nella quale il piccolo altare mikoshi viene portato a spalle dai fedeli. All’esterno del tempio 100 stands di ogni tipo affollano lo spazio circostante offrendo un perfetto intreccio tra il sacro ed il profano.

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Maeda Keiji: Il Samurai Eccentrico che scelse la Libertà
Nel rigido Giappone del periodo Sengoku, dove l'obbedienza era tutto, Maeda Keiji (1543-1612) scelse di essere un "diverso". Guerriero formidabile e nipote del potente Maeda Toshiie, Keiji è passato alla storia come il più grande Kabukimono mai esistito: un termine che indicava persone stravaganti, vestite in modo vistoso, amanti della provocazione e decise a imporre la propria volontà sopra ogni etichetta.

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La Storia: Tra battaglie e addii
Nonostante i dissapori con lo zio Toshiie (che gli soffiò il titolo di erede del clan), Keiji dimostrò il suo valore sul campo. La sua impresa più celebre? La ritirata durante l'invasione di Aizu, dove protesse il clan Uesugi caricando i nemici sul suo leggendario cavallo Matsukaze ("Vento tra i pini").
Si dice che Matsukaze fosse un animale immenso e selvaggio, proprio come il suo padrone, e che dopo la morte di Keiji fuggì nelle foreste per non farsi mai più cavalcare da nessuno.

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"Hana no Keiji": Il mito disegnato da Tetsuo Hara
Se oggi Maeda Keiji è un'icona pop, lo dobbiamo a Tetsuo Hara (il leggendario disegnatore di Ken il Guerriero). Nel manga Keiji il Magnifico, il samurai diventa un gigante dalla forza sovrumana, un uomo che ride in faccia alla morte e vive secondo il principio del "vivi come vuoi, anche se significa morire come un cane".
Nel manga troviamo elementi indimenticabili:
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Matsukaze: Qui ritratto come un "Re Nero" dei samurai, un cavallo diabolico che solo Keiji può domare.
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L’Amore Internazionale: Keiji si innamora di Lisa, una bellissima donna dai capelli biondi e origini europee. Un dettaglio rivoluzionario che affronta il tema dell'incontro tra Oriente e Occidente in un'epoca di chiusura.
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I Compagni: Dal fedele ninja Sutemaru alla piccola Ofu, il manga trasforma la vita di Keiji in un'epopea di amicizia e onore.

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I
Sengoku Basara e l'Anima Instabile
Keiji torna protagonista anche nel franchise Sengoku Basara (videogiochi e anime), dove viene rappresentato come un "vagabondo innamorato" che combatte con una spada gigante. Qui emerge il suo lato più umano: un'anima eccentrica, sempre alla ricerca di qualcosa, capace di rompere gli schemi e di prendersi gioco dei potenti.

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Perché amiamo Maeda Keiji?
Perché rappresenta la parte di noi che vorrebbe mandare all'aria le convenzioni. Keiji non cercava il potere, cercava la bellezza: nell'arte, nella letteratura e nel combattimento. Come dice lui stesso in Sengoku Basara:
"Mentre ci tendiamo l’uno verso l’altro, mentre diventiamo amici o combattiamo, il legame che creiamo dà forma al nostro futuro."
Un samurai che preferiva una festa improvvisata a un titolo nobiliare, e che ci insegna che la vera forza non sta nel comandare gli altri, ma nel padroneggiare se stessi.
Japanese Tradition: Gion Matsuri
Gion Matsuri: un'esperienza unica

Photo credit: Daranice
La Festa di Gion o Gion Matsuri (祗園祭), così come viene chiamato a partire dall'epoca Meiji, prende il suo nome dal noto quartiere di Kyōto, Gion appunto, situato nel distretto di Higashiyama. Si tratta di una festa religiosa in onore del dio Susanoo, anche conosciuto come Takehaya Susanoo-no-Mikoto, venerato presso il santuario Yasaka.
Susanoo, dio del mare e delle tempeste, è anche signore del mondo dei morti, oltre ad essere fratello di Amaterasu da cui si dice discenda la stirpe degli imperatori giapponesi.
Insieme allo Aoi Matsuri (15 Maggio) e allo Jidai Matsuri (22 Ottobre), il Gion Matsuri costituisce una delle tre più grandi feste religiose di Kyōto, e del Giappone. Viene celebrato ogni estate per tutto il mese di luglio. Lo scopo è quello di placare gli spiriti dei defunti e invocare la protezione del dio sulla città per tenere lontano malattie e catastrofi naturali.
Come potete immaginare si tratta di un matsuri ricco di eventi. I principali e più spettacolari sono la Yamaboko Junkō ( 山鉾巡行, sfilata dei carri) e il Mikoshi Togyo (神輿渡御, l'uscita dei palanchini divini). Entrambi si svolgono tra il 17 luglio e il 24 luglio, giorni in cui la festa raggiunge il suo apice.
Una delle ragioni maggiori della spettacolarità di questo festival è sicuramente la grandezza dei carri utilizzati, in particolari quelli chiamati Hoko. Questi raggiungono anche i 25 metri di altezza per un peso di più di 10 tonnellate, e vengono trainati grazie a delle ruote alte circa due metri. Ogni carro viene ogni anno costruito dalle fondamenta, e poi smantellato al termine del festival, e tutti i pezzi sono tenuti insieme senza l’utilizzo di viti, come da tradizione.
Ma procediamo con ordine…
Un pò di storia

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Tradizione vuole che il Gion Matsuri sia nato nell'anno 869. Da circa un secolo la corte imperiale giapponese si era sposta da Nara a Heiya-kyō (la odierna Kyōto) ed era dominata dalla potente famiglia Fujiwara.
Si dice che in seguito alla diffusione di un'epidemia, la Corte Imperiale decise di tenere il primo goryōe (御霊会), un rito purificatore tenuto presso il piccolo tempio Shinsen'en. Bisogna sapere che a quei tempi la città si trovava in una regione piuttosto paludosa dell'entroterra, molto calda ed umida. L'alta concentrazione di popolazione unita alla mancanza di fognature e condotte idriche spesso favoriva la contaminazione delle acque potabili con quelle di scolo. Non è quindi difficile immaginare che malattie come malaria, vaiolo, influenza e dissenteria fossero molto diffuse. Eppure, nell'antico Giappone la causa di tutto questo fu attribuita a ben altro.

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Secondo le predizioni di un maestro divinatore i veri responsabili dell'epidemia erano degli spiriti malvagi, ovvero i fantasmi del principe Sawara Shinnō e dei suoi compagni. Questi, accusati dell'omicidio del nobile Fujiwara no Tanetsugu, erano morti professando fino alla fine la loro innocenza.
Nel tentativo di calmare gli spiriti si tenne quindi il primo goryōe con invocazione al dio Susanoo. Inoltre, il nobile Urabe Hiramaru fece erigere 66 lance, una per ogni provincia del Giappone, in modo da rinchiudere al loro interno gli spiriti malvagi e purificare la capitale.
Proprio qui nacque l'usanza di portare in processione tre mikoshi, o palanchini divini, e di tenere un goryōe ogni volta che una epidemia o malattia si diffondeva. Il tutto era contornato da altre celebrazioni e momenti gioviali.
Fino al 970, quando venne stabilito che il Gion Goryōe (祗園御霊会) si dovesse svolgere regolarmente ogni anno.
Successivamente, a partire dal periodo Muromachi, l'evento fu arricchito ulteriormente dalla presenza dei tipici carri, gli yamaboko (山鉾), anche essi fatti sfilare per le vie della città. Questi erano costruiti grazia alla collaborazione del ceto mercantile che proprio in questo periodo vive un momento di forte ascesa dopo secoli di denigrazione. I carri venivano adornati con decorazioni che si fecero nel tempo sempre più ricche e sofisticate.
Insomma, la sfilata divenne anche un modo per esibire la ricchezza del ceto mercantile.
Nonostante brevi interruzioni (durante la guerra Ōnin (1467-1477) e durante la seconda guerra mondiale (1941-1945) ), il festival viene ancora oggi mantenuto vivo e può vantare una storia lunga più di mille anni.
I festeggiamenti
I festeggiamenti che come dicevamo durano per tutto il mese di luglio coinvolgono tutte le varie aree della città.
Si inizia il primo di luglio, quando presso il santuario Yasaka si tiene la cerimonia del Kippuiri (吉符入). Qui, i rappresentanti dei quartieri responsabili dell'organizzazione pregano perché tutto si svolga tranquillamente e senza incidenti.
Il 2 luglio, presso il palazzo comunale di Kyōto, si svolge una estrazione presieduta dal sindaco della città con cui viene scelto l'ordine di processione dei carri. Aprire la processione però spetta sempre al Naginataboko (長刀鉾).

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Il 10 luglio vengono preparati i mikoshi (神輿), tre palanchini che ospiteranno tre piccoli tempietti dedicati al dio Susanoo. Contemporaneamente, alcuni secchi vengono calati dal ponte Shijō per raccogliere dal sacro fiume Kamo l'acqua destinata al lavaggio dei mikoshi. Nel tardo pomeriggio si tiene poi una sfilata esibendo lanterne di carta di manifattura tradizionale che serviranno ad accogliere il dio.
Sempre il 10 luglio ha inizio anche la costruzione dei carri e passeggiando per le vie del centro di Kyōto potrete osservarli prendere lentamente forma sotto le mani sapienti dei loro costruttori.
I giorni tra il 14 al 16 luglio sono quelli che precedono la festa vera e propria. Il 14 luglio è conosciuto come yoi-yoi-yoi-yama (宵々々山), il 15 luglio come yoi-yoi-yama (宵々山) mentre il 16 è chiamato yoi-yama (宵山). Lo stesso varrà per il 21,22 e 23 luglio. In questi giorni, a partire dalle ore 6:00 del pomeriggio, le vie del centro chiuse al traffico si riempiono del vociare di passanti e turisti. Si passeggia tra le numerose bancarelle, alla luce delle lanterne tenute sempre accese, ammirando yamaboko.
Sempre in questo periodo, le famiglie più antiche della città aprono le finestre delle loro case permettendo così ai passanti di ammirare i tesori che custodiscono da generazioni.
Il 15 luglio, si tengono lo imitaketate (斎竹建) e lo yoimiya-sai (宵宮祭). Il primo è un rito durante il quale si dispongono a quadrato dei tronchi di bambù intorno all'area in cui si svolgerà la processione per proteggerla da ogni contaminazione. Lo yoimiya-sai si tiene invece presso il santuario di Yasaka, durante il quale lo spirito della divinità viene trasferito nei tre mikoshi purificati.

photo credit: Tomomi Onishi
Il 16 luglio i musicanti di ogni carro si recano al tempio per pregare per il bel tempo il giorno successivo e non mancano spettacoli musicali e di danza per le strade.
Il 17 luglio è l'atteso giorno in cui la festa raggiunge il suo culmine. È il momento dello Yamaboko Junkō, la grande sfilata dei carri. Questi vengono divisi in 2 gruppi gli yama 山 (montagna) e gli hoko 鉾 (lancia) appunto. Il primo gruppo è formato dai 9 carri hoko, e simboleggiano le 66 lance utilizzate da Urabe Hiramaru per scacciare gli spiriti maligni. Il secondo gruppo è formato dai 23 carri yama, più piccoli, che trasportano rappresentazioni a grandezza naturale di personaggi importanti e famosi.
Ogni carro hoko trasporta musicanti che ne accompagnano la processione.
Kon-kon chiki-chin, kon-kon chiki-chin… questo è il suono distintivo del Gion Matsuri, una ritmo tradizionale risalente al periodo Edo.
E non mancano per le strade danzatori ed acrobati di vario genere a rendere la parata ancora più allegra e movimentata. Ovviamente tutti sono vestiti con costumi colorati e rigorosamente tradizionali.
Come già detto ad aprire la parata sarà il carro Naginata-boko. Viene così chiamato per via di una naginata (tipica lancia giapponese) che svetta verso l’alto sulla sua cima. Si dice che essa abbia il potere di scacciare spiriti maligni e pestilenze. La naginata originale di epoca Heian era stata forgiata in metallo, mentre quella che oggi possiamo ammirare è fatta in bambù.
Sul Naginataboko viene trasportato anche un chigo, (稚児), un bambino vestito con ricchi abiti tradizionali e un copricapo a forma di fenice dorata. Questo bambino ha il compito di rappresentare il dio durante la festa.
Il prescelto, solitamente selezionato tra le più importanti famiglie di mercanti e commercianti di Kyōto, deve sottoporsi ad un lungo periodo di preparazione prima di poter ricoprire questo ruolo. Settimane di riti purificatori e di completo isolamento, lontano da tutto ciò che potrebbe contaminarlo, e quindi anche dalle donne. Non gli è nemmeno permesso di toccare il suolo comune ma viene portato in spalla da uomini incaricati del suo trasporto
Al bambino spetterà il compito di tagliare con un solo colpo una grossa corda sacra realizzata in paglia. È lo Shimenawa-kiri (しめ縄切り), atto con cui la divinità entra nel mondo terreno recidendo il confine che separa i due mondi, e con questo gesto viene dato ufficialmente inizio alla grande festa.

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Nel tardo pomeriggio, si assiste invece all'uscita dal tempio dei palanchini divini ovvero il mikoshi togyo. È il momento tanto atteso dello Shinkō-sai (神幸祭), ovvero l'uscita della divinità dal tempio con i palanchini portati a spalla per le vie della città.
Il 24 luglio questa doppia sfilata viene ripetuta e alla sera i tre mikoshi vengono riportati al tempio al tempio. È il momento del Kankō-sai (還幸祭), con il quale lo spirito del dio ritorna definitivamente al mondo che gli appartiene.
Al termine della sfilata i carri vengono immediatamente smantellati e conservati per il festival successivo.

photo credit: Tomomi Onishi
Lo stesso giorno si svolge la Hanagasa Junkō (花傘巡行), evento che come suggerisce il nome stesso ha come protagonista i fiori. Questo nome viene infatti scritto con i caratteri di hana (花) ovvero fiore, e kasa (傘) ovvero ombrello. Durante questa parata, i carri e le persone che sfilano sono tutti adornati da ombrelli e cappelli abbelliti da fiori.
La parata è aperta da piccoli mikoshi trasportati questa volta da bambini e al loro seguito troviamo un corteo numerosissimo di persone in abiti tradizionali. Ci sono i rappresentanti di associazioni culturali e commerciali, musicisti, danzatori,acrobati e in particolare alcune tra le più note geisha e maiko della città. E sono proprio loro i fiori più belli da mettere in mostra.

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Il 28 luglio c’è la cerimonia del mikoshi-arai (神輿洗式), il lavaggio dei mikoshi presso il santuario Yasaka, per purificare i palanchini, fino al prossimo anno.
Se vi trovate nei paraggi non perdevi questo momento. Si dice infatti che porti fortuna essere colpiti dagli schizzi dell'acqua destinata al dio.
A segnare la fine del Gion Matsuri è il festival del nagoshisai (夏越祭), che si tiene ogni anno il 31 di luglio presso il santuario Ekijin.
Legato al torii, il ‘cancello’ che segna l’ingresso dell’area sacra del tempio, si trova una grossa corda di paglia intrecciata a formare un cerchio del diametro di due metri, lo Chinowa (茅の輪).
Passate pure attraverso questo grande cerchio per essere purificati, e ricevere poi un talismano di protezione sul quale troverete scritto “Somin-shorai shison nari(蘇民将来子孫也) che significa “Sono un discendente di Somin Shorai”. Secondo la leggenda Somin Shorai era un uomo umile che un giorno accolse in casa un viandante che era già stato rifiutato da un ricco signore. Il viandante era in realtà una divinità che per ringraziarlo della sua ospitalità gli insegno come costruire questi talismani porta fortuna. Da allora si crede che questi abbiano il potere di allontanare catastrofi e ladri.

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Quello del Gion Matsuri è un lungo viaggio in cui si intrecciano storia e leggenda, religione e spettacolo. Un evento unico nel suo genere.
E voi? Avete mai avuto occasione di prendervi parte? Aspettiamo i vostri commenti e le vostre esperienze!
Geisha e Maiko: Le Custodi del Mondo Fluttuante
In un Giappone che corre verso il futuro, esiste un universo sospeso nel tempo dove il fruscio della seta e il suono dello shamisen dettano ancora legge. È il mondo delle Geisha (letteralmente "persone d'arte"), figure iconiche spesso circondate da un alone di mistero e, purtroppo, da molti malintesi.

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Maiko e Geisha: Una Sorellanza d'Arte
Nessuna donna nasce Geisha; lo si diventa attraverso un percorso di disciplina ferrea. Tutto inizia come Maiko ("fanciulla danzante"), l'apprendista. Il cuore di questo percorso è la sorellanza: ogni Maiko viene adottata da una Geisha più esperta (onee-san, sorella maggiore) che le farà da guida, le darà un nome d'arte e le insegnerà i segreti dell'intrattenimento, della danza e del canto.


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L’evoluzione dell’estetica
Osservandole, si può leggere la loro carriera nei dettagli:
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La Maiko: Indossa kimono dai colori sgargianti, maniche lunghissime e acconciature elaborate orante con fiori stagionali (kanzashi). Il suo trucco è una maschera nivea con labbra dipinte solo parzialmente.
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La Geisha: Con il passaggio all'età adulta, lo stile diventa sobrio ed elegante. Il trucco si fa più naturale e il kimono assume colori scuri e raffinati. Anche il fascino si sposta: nella cultura giapponese, una delle parti più sensuali è la nuca, lasciata scoperta dal colletto del kimono.

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Il mito da sfatare: Artiste, non Cortigiane
È fondamentale fare chiarezza: le Geisha non sono prostitute. Storicamente, le cortigiane di lusso erano le Oiran. Le Geisha nacquero invece come intrattenitrici colte, esperte in musica, danza e nell'arte della conversazione. Anzi, furono tra le prime donne giapponesi a godere di piena autonomia economica. Vivevano nelle Okiya (case delle geisha), comunità tutte al femminile con regole rigide ma con una libertà d'azione impensabile per le comuni mogli dell'epoca.
Dal "Giapponismo" a Memorie di una Geisha
Nella seconda metà dell’Ottocento, l'Occidente rimase folgorato da questa figura. Il fascino delle Geisha influenzò maestri come Monet, Van Gogh e Klimt, dando vita al movimento del Giapponismo. Purtroppo, durante la Seconda Guerra Mondiale, la confusione tra le Geisha autentiche e le "Geisha Girls" (prostitute che si fingevano tali per i soldati americani) creò un pregiudizio difficile da sradicare. A restituire magia a questo mondo ci ha pensato la letteratura, con il celebre romanzo di Arthur Golden, Memorie di una Geisha.

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La Geisha oggi
Oggi questa professione è una scelta libera, intrapresa spesso dopo gli studi universitari da ragazze che vogliono preservare tradizioni secolari. Il loro numero è in diminuzione, ma il fascino resta intatto. Oggi intrattengono un pubblico sia maschile che femminile, dimostrando che la loro arte è senza tempo.
"Lei dipinge il viso per nascondere il viso. I suoi occhi sono acqua profonda. La Geisha è un'artista del mondo che fluttua."
Japanese Traditions: Ōmisoka - New year's traditions
Japanese Traditions: Ōmisoka - Nuovo Anno
Shogatsu (o Oshogatsu) è il nuovo anno per il popolo del sol levante.
Nel periodo Meiji, questa data coincideva con il calendario lunare cinese. Durante la restaurazione dello stesso periodo, anche il Giappone ha adottato il calendario Gregoriano. Il 1° gennaio diventa quindi il giorno festivo che tutti conosciamo.
Per noi occidentali è quasi impossibile pensare di poter racchiudere 365 giorni in un solo momento. Aprire gli occhi di fronte allo spettacolo dell'Hatsuhinode (il sorgere del primo sole del nuovo anno) è di buon auspicio. E' anche la rappresentanza dell'anno che sta per cominciare.
Tutto però ha inizio dal 28 dicembre quando si cominciano i preparativi per il capodanno. Durante i giorni dello Shougatsu Sanganichi, solo i servizi primari sono attivi. I giapponesi si dedicano allo Susuharai, la pulizia della casa da cima a fondo per eliminare tutte le tracce negative del passato. Sugli ingressi vengono appesi i Kadomatsu (rami di pino) e lo Shimenawa (corda di paglia con strisce di carta colorata) per tenere lontani gli spiriti maligni.
Le poste giapponesi sono attive per recapitare le cartoline augurali che devono raggiungere amici e parenti entro capodanno, le nengajou (年賀状).

Tutto è pronto per trascorrere il proprio tempo con la famiglia ed il 31 dicembre, ha inizio l'Ōmisoka (letteralmente la vigilia di Capodanno, l'ultimo giorno dell'anno). Attorno alle 22:30 inizia il Joya no Kane, i rintocchi della Tsurigane (la campana del tempio). Sono molto lenti, perchè il suono del precedente rintocco deve spegnersi prima dell'inizio del successivo. Proseguono fino a mezzanotte per un totale di 108 rintocchi. Essi permetteranno - a chi li ascolta tutti - di purificarsi per affrontare un nuovo capitolo tutto da scrivere.
I cibi tradizionali

In questa notte si mangia il toshikoshi soba (年越しそば), cioè vermicelli fatti con grano saraceno, uova e brodo caldo. La lunghezza dei vermicelli sono auspicio di una vita lunga. La loro digeribilità indica la pulizia interiore e la facilità con cui si tagliano simboleggia l'eliminazione di tutte le cose brutte nel passato.

Il giorno seguente, avviene la prima visita al santuario, l'HATSUMOUDE (初詣). Pregare per la salute dei propri familiari e la loro felicità è lo spirito giusto per affrontare il nuovo inizio. Inoltre i bambini giapponesi ricevono una piccola busta decorata, bukuro (袋), nella quale vi sono riposti dei soldi (otoshidama, お年玉).
Famiglia e festa sono legati insieme anche dal cibo. Sulle tavole fanno capolino i osechi-ryouri (お節料理) , i piatti speciali della tradizione come le alghe kombu ( 昆布), i kamaboko (蒲鉾, torte di pesce). E poi anche il kurikinton (栗きんとん, purè di patate dolci con castagne), il kinpiragobo (金平牛蒡, radici di bardana bollite). I più amati e conosciuti Kuro-mame (黒豆, fiagioli di soia neri dolci) e non mancano sushi e sashimi. Tutte le leccornie presenti fanno sì che esista anche il giorno del “riposo dello stomaco”, il 7° giorno di gennaio, il jinjitsu (人日), in cui si mangia il nanakusa-gayu (七草粥, la minestra delle sette erbe a base di riso).
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