Japan Travel: Shinjuku
Shinjuku

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Shinjuku (新宿), importante centro commerciale ed amministrativo e sede del nodo ferroviario più trafficato al mondo, fa parte dei 23 quartieri speciali di Tokyo.
Non solo treni, Shinjuku è anche una delle maggiori tappe degli autobus a lunga percorrenza; il Busta Shinjuku, un grande terminal, è situato proprio in cima alla stazione ferroviaria.
Prendendo come riferimento la stazione, ad ovest di essa ci si ritrova nello Skyscraper District. Qui sorgono gli edifici più alti di Tokyo tra i quali hotel di lusso e le torri gemelle del Palazzo del Governo Metropolitano di Tokyo. Progettato dal famoso architetto Kenzō Tange, qui è dove viene gestita l’amministrazione politica e pubblica della città. Le sue torri sono alte 243 metri e i ponti di osservazione, situati al 45° piano, sono aperti al pubblico gratuitamente.
Proprio da quei ponti di osservazione ciò che si può notare è la Mode Gakuen Cocoon Tower, un grattacielo situato nel quartiere finanziario di Nishi-Shinjuku. Alto 203 metri, è costituito da 50 piani al cui interno trovano spazio tre scuole: una di moda (la Tokyo Mode Gakuen), una di design (la HAL Tokyo and Shuto Ikou) e una di medicina. L'architettura, anch’essa progettata da Tange, dona al grattacielo una forma a bozzolo creata dalla forma spanciata dei tubi in alluminio bianchi (curtain wall) attorcigliati che salgono in diagonale.

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Shinjuku non è solo modernità, ma è anche la sede di uno dei più grandi e più piacevoli parchi di Tokyo: Shinjuku Gyoen, dove la vista dei ciliegi in fiore è rinomata per essere tra le migliori del paese. Il parco è stato aperto al pubblico nel 1949 dopo essere stato il giardino della famiglia Imperiale dal 1903.
I quartieri del distretto

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Tra i più famosi e discussi, ecco Kabukichou, situato a nord-est della stazione. Esso è il più grande quartiere a luci rosse del Giappone, e forse è proprio per questo che ad annunciarne l’ingresso c’è una grandissima insegna luminosa rossa. La storia di questo quartiere è davvero curiosa: il suo nome proviene da un teatro kabuki che non fu mai costruito. Dal 1872, quinto anno dell'Era Meiji, quando in Giappone furono revocate le leggi che regolavano i rapporti con le geishe e le prostitute, Kabukichou divenne il principale quartiere a luci rosse della città di Tokyo. Successivamente le leggi contro la prostituzione divennero più ferree e dopo la seconda guerra mondiale il quartiere fu sottoposto ad alcuni tentativi atti a cambiare la sua immagine. Fu quindi fatto il tentativo di trasferire qui il teatro Kabuki-za di Ginza, distrutto da un incendio, ma alla fine il teatro fu ricostruito a Ginza, mentre a Kabukicho rimase solo il nome.
Un altro teatro fu comunque costruito a Kabukichou, il teatro Koma, che si trova in un edificio che contiene alcuni bar e discoteche.

Photo credits: Benjamin Hung
A Kabukichou comunque non si dorme mai e questa zona vanta numerosi ristoranti, bar, discoteche, "hotel dell'amore" e una varietà di strutture a luci rosse per tutti i sessi e gli orientamenti. Camminare per Kabukichou può essere rischioso in fatto di spese. I costi sono esorbitanti poichè tutto è gestito esclusivamente dalla Yakuza, uno dei motivi per cui Kabukicho è anche uno dei quartieri più sicuri di Tokyo in quanto c’è un attento controllo nelle varie attività. Proprio qui, in un dedalo di stradine ci si imbatte nel Golden Gai (la via dorata) in cui una serie di piccolissimi bar molto particolari fanno capolino. I posti a sedere al loro interno sono pochi, dai 2 ai 5, e spesso sono situati anche negli scantinati! Destreggiandosi tra di essi, si possono udire risate fragorose e spiando all’interno intravedere personaggi eccentrici, scrittori, registi e qualche turista curioso. I piccoli locali possono essere anche a tema, ma in ognuno di essi ciò che si può sempre bere è lo yamazaki, un particolare whisky giapponese.
Svincolandosi dal Golden Gai, troviamo Ichigaya, sede del Ministero della Difesa. Okubo, ricca di negozi di gestione coreana che vendono cibo tradizionale e gadget classici della cultura pop coreana. Inoltre vi si trovano bar a tema coreani, club a luci rosse e ristoranti. Shinjuku ni-chome, il quartiere gay di Tokyo e infine Takadanobaba. Quest’ultima, è una zona prevalentemente frequentata dagli studenti delle vicine Università di Waseda e Università Gakushuin. Qui sono presenti scuole di preparazione e intrattenimento, molti bar e Izakaya. L’Izakaya, composto dalle parole "i" (sedersi), saka (sake) e ya (negozio), è un tipico locale giapponese che vende bevande accompagnate da cibo, una sorta di pub.
Il simbolo di Takadanobaba è il "Big Box", un grande edificio a forma di scatola, a fianco della stazione.

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Sacro e profano

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Sembra incredibile, eppure è proprio tra i grattacieli di Shinjuku che si apre uno spazio di pace e preghiera: il Tempio shintoista Hanazono. Fu fondato nel 1600 ed è una delle mete degli uomini d’affari in quanto il tempio è dedicato alle divinità del successo economico. E’ una tappa quasi fondamentale per i turisti che, dopo aver camminato per la caotica Shinjuku, vogliono concedersi un po’ di riposo e, ogni domenica, curiosare il mercatino dell’antiquariato. Tanti sono i festival e gli eventi religiosi che hanno luogo ad Hanazono, il principale si tiene nell’ultimo week-end di maggio, il Jinja Reitaisai. In questa occasione si svolge una modesta processione nella quale il piccolo altare mikoshi viene portato a spalle dai fedeli. All’esterno del tempio 100 stands di ogni tipo affollano lo spazio circostante offrendo un perfetto intreccio tra il sacro ed il profano.

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Da Samara a Sadako: Il segreto millenario di "The Ring"
Tutti conosciamo la bambina che esce dal televisore. Nel 2002, il remake americano The Ring con Naomi Watts ha terrorizzato l'Occidente, incassando milioni e rendendo Samara Morgan un'icona horror al pari di Freddy Krueger. Ma dietro i capelli corvini e il pozzo maledetto si nasconde un'anima profondamente giapponese, nata dalla penna dello scrittore Kōji Suzuki.

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Sadako: Il fantasma della vendetta
Nella versione originale giapponese (Ringu), la protagonista non è una bambina, ma una giovane donna di nome Sadako Yamamura. A differenza dei "cattivi" slasher americani, Sadako è un'entità tragica. Nel prequel Ringu 0: Birthday, scopriamo che era una ragazza dotata di poteri psichici oscuri, perseguitata e infine uccisa dal suo stesso patrigno, che la gettò in un pozzo sigillandolo. L'odio accumulato in trent'anni di agonia ha trasformato il suo spirito in una maledizione tecnologica: una videocassetta che condanna chiunque la guardi a morire entro sette giorni.

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La leggenda di Okiku e il pozzo
Il pozzo di Sadako non è un'invenzione moderna. Suzuki ha attinto a una delle leggende più famose del Giappone: Banchō Sarayashiki (La storia di Okiku).
La leggenda, protagonista anche nel teatro Kabuki, narra di Okiku, una bellissima serva che lavorava per un crudele samurai. Esistono diverse varianti, ma la più celebre racconta che il samurai, rifiutato dalla ragazza, nascose uno dei dieci preziosissimi piatti di porcellana del suo servizio, accusandola del furto. Disperata e incapace di trovare il decimo piatto, Okiku venne uccisa e gettata in un pozzo (che si dice si trovi ancora oggi nel castello di Himeji). Da allora, il suo fantasma emerge ogni notte contando ossessivamente: "Uno... due... tre... nove...", per poi scoppiare in un pianto straziante non trovando mai il decimo.

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Perché Sadako ci fa così paura?
Il successo di The Ring risiede nella figura dello Yūrei: il fantasma giapponese che torna dal mondo dei morti perché ha lasciato un conto in sospeso.
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I capelli sul volto: Nel folklore, servono a nascondere i tratti deformati dalla morte o dalla rabbia.
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La pelle nivea e l'abito bianco: Sono i colori del lutto in Giappone (il Kyatabira, la veste funebre).
Sadako (o Samara) non è solo un mostro; è la personificazione di un trauma mai risolto. Che sia attraverso un pozzo di pietra o uno schermo a LED, la sua storia ci ricorda che il passato, se non viene onorato, trova sempre un modo per tornare a galla.

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La dinamica Shibuya

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Il biglietto da visita del quartiere è lo Shibuya Crossing, l'attraversamento pedonale più affollato del pianeta: un formicaio umano che si muove in una sincronia perfetta.
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Il simbolo della fedeltà: Proprio qui si trova la statua di Hachiko, il cane che aspettò il padrone per dieci anni. È il punto di incontro per eccellenza, citato ovunque: dai Digimon a Super Gals!.
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Shopping e Mistero: Tra l'iconico centro commerciale 109 (tempio della moda femminile) e i numerosi Love Hoteldella collina, Shibuya nasconde anche un lato oscuro: è storicamente uno dei quartieri con la maggior presenza della Yakuza, la leggendaria organizzazione criminale le cui radici affondano nel periodo Edo.

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Harajuku: Dove la Strada diventa Passerella
A pochi minuti a piedi si apre Harajuku, il laboratorio delle tendenze mondiali. Qui il contrasto è netto:
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Takeshita Street: Il regno del kawaii, del punk e del cyberpunk. È la via delle Harajuku Girls, adolescenti che sfoggiano stili eccentrici come il Lolita o il Ganguro.
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Omotesandō: Conosciuta come gli "Champs-Élysées di Tokyo", è il viale del lusso dove architetture d'avanguardia ospitano firme come Chanel e Prada.

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L'Estetica del Visual Kei
Proprio tra queste strade è esploso il Visual Kei, un movimento musicale dove l'immagine è importante quanto il suono. Ispirandosi alla teatralità del Teatro Nō (dove gli uomini interpretano ruoli femminili), i musicisti Visual Kei usano trucco elaborato e costumi scenografici per esaltare un'estetica androgina e potente.
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Curiosità: Il termine sembra derivare dallo slogan degli X Japan: "Psychedelic violence crime of visual shock". Il luogo sacro per incontrare i fan e le band? Il Jingu Bashi, il ponte che separa il caos moderno dalla pace del Santuario Meiji.

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Shibuya-kei: La colonna sonora del quartiere
Non solo moda, ma anche musica: Shibuya ha dato il nome a un intero genere, lo Shibuya-kei. Una fusione raffinata di pop, jazz ed elettronica che negli anni '90 ha ridefinito il J-pop, rendendo il sound di Tokyo famoso in tutto il mondo.

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Uesugi Kenshin: Il "Drago di Echigo" che sfidò il destino
In un’epoca di tradimenti e crudeltà come il periodo Sengoku, Uesugi Kenshin brilla come un’eccezione assoluta. Guerriero formidabile, monaco devoto e uomo d'onore, Kenshin è passato alla storia non solo per le sue vittorie, ma per una nobiltà d'animo che persino i suoi nemici giurati dovettero inchinarsi a riconoscere.

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Il Monaco Guerriero e il Dio della Guerra
Nato come Nagao Kagetora, Kenshin non era destinato al comando: passò l’infanzia in un tempio a studiare il buddismo. Tuttavia, a soli 14 anni, dovette imbracciare le armi per salvare il suo clan dal caos.
La sua fede era incrollabile: si considerava l'avatar di Bishamonten, il dio della guerra. Per questo motivo, non combatteva mai per ambizione personale, ma per "giustizia", correndo spesso in aiuto di altri signori in difficoltà.
La Tigre contro il Drago: Una rivalità leggendaria
Il nome di Kenshin è indissolubilmente legato a quello di Takeda Shingen, la "Tigre di Kai". I due si scontrarono per anni nelle pianure di Kawanakajima in duelli epici che sembrano usciti da un film.
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Il gesto nobile: Quando Shingen rimase senza rifornimenti di sale a causa di un embargo nemico, Kenshin gliene inviò le proprie scorte, dichiarando: "Io non combatto con il sale, ma con la spada". Un gesto di cavalleria unico, che trasformò la loro rivalità in una forma di rispetto profondissimo.
Il mistero: Kenshin era una donna?
Ancora oggi, una teoria affascinante divide storici e appassionati: Uesugi Kenshin era in realtà una donna? Sebbene non ci siano prove certe, gli indizi alimentano il mito:
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Niente eredi: Non ebbe mai mogli o concubine, caso rarissimo per un leader dell'epoca.
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Sintomi sospetti: Fonti storiche riportano che soffrisse di forti dolori addominali con cadenza mensile, che lo costringevano a ritirarsi nei suoi alloggi.
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Stile e statura: Era di bassa statura (circa 156 cm) e prediligeva colori e abiti che, per l'epoca, erano considerati più femminili.
Che fosse una donna o un monaco fedele al voto di castità, la sua figura rimane avvolta in un’aura di purezza quasi ultraterrena.

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L’eredità Pop e il Festival di Jōetsu
Oggi il "Drago" vive ancora nella cultura pop. Il celebre cantante GACKT ha dato un volto moderno a Kenshin nella serie Fuurin Kazan, interpretandolo con tale intensità da diventare l'ospite d'onore fisso del Kenshin Kōsai, un festival che si tiene ogni agosto a Jōetsu. Qui, tra migliaia di figuranti, viene rievocata la battaglia di Kawanakajima, mantenendo vivo il battito del cuore antico di Echigo.

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Il congedo di un guerriero
Kenshin morì nel 1578, proprio mentre si preparava a marciare contro Oda Nobunaga. La sua poesia d'addio è il testamento perfetto di una vita intensa:
"Questi 49 anni sono passati come un sogno di una notte. Un'esistenza piena di gloria non è altro che una singola coppa di sake."
Oiran: Le "Regine" del Quartiere del Piacere
Se la Geisha è l'artista del mondo fluttuante, la Oiran ne è stata la divinità indiscussa. Spesso confuse tra loro, queste due figure appartenevano a mondi separati: mentre la Geisha viveva nei quartieri delle arti (Hanamachi), la Oiran era la stella polare dei Yūkaku, i quartieri del piacere legalizzati del periodo Edo, come il celebre Yoshiwara di Tokyo.
Il "Fiore che Primeggia"
Il termine Oiran deriva da oira no tokoro no nēsan ("la mia sorella maggiore"), ma i kanji che lo compongono significano letteralmente "Fiore Leader". Non erano semplici cortigiane: le Oiran di alto rango, chiamate Tayū, erano vere icone culturali.
Una notte con una di loro poteva costare quanto lo stipendio annuale di un operaio. Ma i soldi non bastavano: per incontrare una Tayū bisognava far parte dell'élite (daimyō o ricchi mercanti), entrare in lunghe liste d'attesa e superare un rigido protocollo di corteggiamento.

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Molto più che bellezza: Cultura e Potere
Ciò che rendeva una Oiran così desiderata non era solo l'aspetto, ma la sua immensa cultura. Per raggiungere il massimo grado, una donna doveva padroneggiare:
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Arti classiche: Cerimonia del tè (Sadō), composizione floreale (Ikebana) e calligrafia.
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Musica: Uso magistrale di vari strumenti tradizionali.
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Conversazione: Dovevano essere interlocutrici brillanti, capaci di discutere di letteratura e politica con gli uomini più potenti del Giappone.
Il loro prestigio era tale che le Tayū avevano il raro privilegio di poter rifiutare un cliente se non lo ritenevano all'altezza.

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Icone di stile: Kimono e Geta da 15 centimetri
Le Oiran erano le vere trendsetter dell'epoca. Mentre le Geisha puntavano sulla sobria eleganza, le Oiran sfoggiavano:
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Acconciature monumentali: Arricchite da decine di spilloni (Kanzashi) in tartaruga e argento.
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Kimono stravaganti: Strati di seta pesantissima con ricami in rilievo.
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Geta altissime: Sandali di legno laccato alti fino a 15 centimetri, che imponevano una camminata lenta e sinuosa a forma di "otto", nota come hachimonji-dachi.

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Dove rivivere il mito: Le parate Oiran Dōchū
Oggi la professione non esiste più, ma la sua estetica vive in spettacolari festival rievocativi:
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Bunsui Sakura Matsuri (Aprile): A Tsubame, tre ragazze selezionate in tutto il Giappone sfilano sotto i ciliegi in fiore nei panni delle leggendarie Oiran Shinano, Sakura e Bunsui.
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Osu Street Performers Festival (Ottobre): A Nagoya, una sfilata ipnotica attraversa i distretti commerciali, accompagnata da guardie del corpo (Yojimbo) e apprendiste.
Le Oiran restano il simbolo di un'era di eccessi e bellezza estrema, donne che pur vivendo in "recinti dorati", riuscirono a dominare l'immaginario e la moda di un intero Paese.
Hanabi: La magia dei fuochi d’artificio sul fiume Edogawa
Se c’è una cosa che i giapponesi sanno fare magistralmente, è trasformare il cielo notturno in un’opera d’arte. Tra tutti gli spettacoli estivi di Tokyo, l’Edogawa Fireworks Festival è senza dubbio uno dei più amati e spettacolari. Da oltre quarant’anni, questo evento illumina le rive del fiume Edo, regalando un’esperienza che va ben oltre il semplice spettacolo pirotecnico.
75 minuti di pura adrenalina visiva
Immaginate oltre 14.000 fuochi d’artificio lanciati in perfetta sincronia con la musica. Il festival è celebre per la sua apertura mozzafiato: nei primi cinque secondi vengono sparati ben 1.000 colpi nei toni dell'oro e dell'argento, un "biglietto da visita" che lascia letteralmente a bocca aperta.
Lo spettacolo è diviso in vari segmenti tematici, ognuno con colori e forme diverse, che riflettono la maestria degli artigiani del fuoco giapponesi (i celebri Hanabi-shi).

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Consigli per un’esperienza perfetta
Partecipare a un Hanabi (fuochi d'artificio) in Giappone è un rito sociale. Ecco come godertelo al meglio:
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La location ideale: Il punto di osservazione migliore è il Parco di Shinozaki. Si trova a circa 15 minuti a piedi dalla stazione omonima ed è l'area più spaziosa per stendere il proprio telo.
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Arriva presto: L'accesso è gratuito, ma i posti migliori vengono occupati già dal mattino. Fai come i locali: porta un telo di plastica blu (il classico leisure sheet), degli snack e qualcosa da bere.
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Vestiti a tema: Moltissimi giapponesi partecipano indossando lo Yukata (il kimono estivo in cotone). È l'occasione perfetta per noleggiarne uno e sentirti parte integrante della tradizione!
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Pianifica il rientro: Con oltre un milione di spettatori, le stazioni ferroviarie a fine evento sono congestionate. Il segreto? Aspetta mezz'ora godendoti la brezza del fiume prima di incamminarti verso i treni.
Info Utili
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Quando: Solitamente il primo sabato di agosto.
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Orario: Lo spettacolo inizia intorno alle 19:15 e dura circa un'ora e un quarto.
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Come arrivare: Stazione di Shinozaki (Linea Shinjuku) o Stazione di Koiwa (Linea JR Sobu).
Che tu sia in dolce compagnia, con gli amici o in famiglia, l'Edogawa Fireworks è uno di quei ricordi che restano impressi nel cuore (e nel rullino fotografico) per sempre.
Japanese Tradition: Gion Matsuri
Gion Matsuri: un'esperienza unica

Photo credit: Daranice
La Festa di Gion o Gion Matsuri (祗園祭), così come viene chiamato a partire dall'epoca Meiji, prende il suo nome dal noto quartiere di Kyōto, Gion appunto, situato nel distretto di Higashiyama. Si tratta di una festa religiosa in onore del dio Susanoo, anche conosciuto come Takehaya Susanoo-no-Mikoto, venerato presso il santuario Yasaka.
Susanoo, dio del mare e delle tempeste, è anche signore del mondo dei morti, oltre ad essere fratello di Amaterasu da cui si dice discenda la stirpe degli imperatori giapponesi.
Insieme allo Aoi Matsuri (15 Maggio) e allo Jidai Matsuri (22 Ottobre), il Gion Matsuri costituisce una delle tre più grandi feste religiose di Kyōto, e del Giappone. Viene celebrato ogni estate per tutto il mese di luglio. Lo scopo è quello di placare gli spiriti dei defunti e invocare la protezione del dio sulla città per tenere lontano malattie e catastrofi naturali.
Come potete immaginare si tratta di un matsuri ricco di eventi. I principali e più spettacolari sono la Yamaboko Junkō ( 山鉾巡行, sfilata dei carri) e il Mikoshi Togyo (神輿渡御, l'uscita dei palanchini divini). Entrambi si svolgono tra il 17 luglio e il 24 luglio, giorni in cui la festa raggiunge il suo apice.
Una delle ragioni maggiori della spettacolarità di questo festival è sicuramente la grandezza dei carri utilizzati, in particolari quelli chiamati Hoko. Questi raggiungono anche i 25 metri di altezza per un peso di più di 10 tonnellate, e vengono trainati grazie a delle ruote alte circa due metri. Ogni carro viene ogni anno costruito dalle fondamenta, e poi smantellato al termine del festival, e tutti i pezzi sono tenuti insieme senza l’utilizzo di viti, come da tradizione.
Ma procediamo con ordine…
Un pò di storia

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Tradizione vuole che il Gion Matsuri sia nato nell'anno 869. Da circa un secolo la corte imperiale giapponese si era sposta da Nara a Heiya-kyō (la odierna Kyōto) ed era dominata dalla potente famiglia Fujiwara.
Si dice che in seguito alla diffusione di un'epidemia, la Corte Imperiale decise di tenere il primo goryōe (御霊会), un rito purificatore tenuto presso il piccolo tempio Shinsen'en. Bisogna sapere che a quei tempi la città si trovava in una regione piuttosto paludosa dell'entroterra, molto calda ed umida. L'alta concentrazione di popolazione unita alla mancanza di fognature e condotte idriche spesso favoriva la contaminazione delle acque potabili con quelle di scolo. Non è quindi difficile immaginare che malattie come malaria, vaiolo, influenza e dissenteria fossero molto diffuse. Eppure, nell'antico Giappone la causa di tutto questo fu attribuita a ben altro.

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Secondo le predizioni di un maestro divinatore i veri responsabili dell'epidemia erano degli spiriti malvagi, ovvero i fantasmi del principe Sawara Shinnō e dei suoi compagni. Questi, accusati dell'omicidio del nobile Fujiwara no Tanetsugu, erano morti professando fino alla fine la loro innocenza.
Nel tentativo di calmare gli spiriti si tenne quindi il primo goryōe con invocazione al dio Susanoo. Inoltre, il nobile Urabe Hiramaru fece erigere 66 lance, una per ogni provincia del Giappone, in modo da rinchiudere al loro interno gli spiriti malvagi e purificare la capitale.
Proprio qui nacque l'usanza di portare in processione tre mikoshi, o palanchini divini, e di tenere un goryōe ogni volta che una epidemia o malattia si diffondeva. Il tutto era contornato da altre celebrazioni e momenti gioviali.
Fino al 970, quando venne stabilito che il Gion Goryōe (祗園御霊会) si dovesse svolgere regolarmente ogni anno.
Successivamente, a partire dal periodo Muromachi, l'evento fu arricchito ulteriormente dalla presenza dei tipici carri, gli yamaboko (山鉾), anche essi fatti sfilare per le vie della città. Questi erano costruiti grazia alla collaborazione del ceto mercantile che proprio in questo periodo vive un momento di forte ascesa dopo secoli di denigrazione. I carri venivano adornati con decorazioni che si fecero nel tempo sempre più ricche e sofisticate.
Insomma, la sfilata divenne anche un modo per esibire la ricchezza del ceto mercantile.
Nonostante brevi interruzioni (durante la guerra Ōnin (1467-1477) e durante la seconda guerra mondiale (1941-1945) ), il festival viene ancora oggi mantenuto vivo e può vantare una storia lunga più di mille anni.
I festeggiamenti
I festeggiamenti che come dicevamo durano per tutto il mese di luglio coinvolgono tutte le varie aree della città.
Si inizia il primo di luglio, quando presso il santuario Yasaka si tiene la cerimonia del Kippuiri (吉符入). Qui, i rappresentanti dei quartieri responsabili dell'organizzazione pregano perché tutto si svolga tranquillamente e senza incidenti.
Il 2 luglio, presso il palazzo comunale di Kyōto, si svolge una estrazione presieduta dal sindaco della città con cui viene scelto l'ordine di processione dei carri. Aprire la processione però spetta sempre al Naginataboko (長刀鉾).

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Il 10 luglio vengono preparati i mikoshi (神輿), tre palanchini che ospiteranno tre piccoli tempietti dedicati al dio Susanoo. Contemporaneamente, alcuni secchi vengono calati dal ponte Shijō per raccogliere dal sacro fiume Kamo l'acqua destinata al lavaggio dei mikoshi. Nel tardo pomeriggio si tiene poi una sfilata esibendo lanterne di carta di manifattura tradizionale che serviranno ad accogliere il dio.
Sempre il 10 luglio ha inizio anche la costruzione dei carri e passeggiando per le vie del centro di Kyōto potrete osservarli prendere lentamente forma sotto le mani sapienti dei loro costruttori.
I giorni tra il 14 al 16 luglio sono quelli che precedono la festa vera e propria. Il 14 luglio è conosciuto come yoi-yoi-yoi-yama (宵々々山), il 15 luglio come yoi-yoi-yama (宵々山) mentre il 16 è chiamato yoi-yama (宵山). Lo stesso varrà per il 21,22 e 23 luglio. In questi giorni, a partire dalle ore 6:00 del pomeriggio, le vie del centro chiuse al traffico si riempiono del vociare di passanti e turisti. Si passeggia tra le numerose bancarelle, alla luce delle lanterne tenute sempre accese, ammirando yamaboko.
Sempre in questo periodo, le famiglie più antiche della città aprono le finestre delle loro case permettendo così ai passanti di ammirare i tesori che custodiscono da generazioni.
Il 15 luglio, si tengono lo imitaketate (斎竹建) e lo yoimiya-sai (宵宮祭). Il primo è un rito durante il quale si dispongono a quadrato dei tronchi di bambù intorno all'area in cui si svolgerà la processione per proteggerla da ogni contaminazione. Lo yoimiya-sai si tiene invece presso il santuario di Yasaka, durante il quale lo spirito della divinità viene trasferito nei tre mikoshi purificati.

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Il 16 luglio i musicanti di ogni carro si recano al tempio per pregare per il bel tempo il giorno successivo e non mancano spettacoli musicali e di danza per le strade.
Il 17 luglio è l'atteso giorno in cui la festa raggiunge il suo culmine. È il momento dello Yamaboko Junkō, la grande sfilata dei carri. Questi vengono divisi in 2 gruppi gli yama 山 (montagna) e gli hoko 鉾 (lancia) appunto. Il primo gruppo è formato dai 9 carri hoko, e simboleggiano le 66 lance utilizzate da Urabe Hiramaru per scacciare gli spiriti maligni. Il secondo gruppo è formato dai 23 carri yama, più piccoli, che trasportano rappresentazioni a grandezza naturale di personaggi importanti e famosi.
Ogni carro hoko trasporta musicanti che ne accompagnano la processione.
Kon-kon chiki-chin, kon-kon chiki-chin… questo è il suono distintivo del Gion Matsuri, una ritmo tradizionale risalente al periodo Edo.
E non mancano per le strade danzatori ed acrobati di vario genere a rendere la parata ancora più allegra e movimentata. Ovviamente tutti sono vestiti con costumi colorati e rigorosamente tradizionali.
Come già detto ad aprire la parata sarà il carro Naginata-boko. Viene così chiamato per via di una naginata (tipica lancia giapponese) che svetta verso l’alto sulla sua cima. Si dice che essa abbia il potere di scacciare spiriti maligni e pestilenze. La naginata originale di epoca Heian era stata forgiata in metallo, mentre quella che oggi possiamo ammirare è fatta in bambù.
Sul Naginataboko viene trasportato anche un chigo, (稚児), un bambino vestito con ricchi abiti tradizionali e un copricapo a forma di fenice dorata. Questo bambino ha il compito di rappresentare il dio durante la festa.
Il prescelto, solitamente selezionato tra le più importanti famiglie di mercanti e commercianti di Kyōto, deve sottoporsi ad un lungo periodo di preparazione prima di poter ricoprire questo ruolo. Settimane di riti purificatori e di completo isolamento, lontano da tutto ciò che potrebbe contaminarlo, e quindi anche dalle donne. Non gli è nemmeno permesso di toccare il suolo comune ma viene portato in spalla da uomini incaricati del suo trasporto
Al bambino spetterà il compito di tagliare con un solo colpo una grossa corda sacra realizzata in paglia. È lo Shimenawa-kiri (しめ縄切り), atto con cui la divinità entra nel mondo terreno recidendo il confine che separa i due mondi, e con questo gesto viene dato ufficialmente inizio alla grande festa.

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Nel tardo pomeriggio, si assiste invece all'uscita dal tempio dei palanchini divini ovvero il mikoshi togyo. È il momento tanto atteso dello Shinkō-sai (神幸祭), ovvero l'uscita della divinità dal tempio con i palanchini portati a spalla per le vie della città.
Il 24 luglio questa doppia sfilata viene ripetuta e alla sera i tre mikoshi vengono riportati al tempio al tempio. È il momento del Kankō-sai (還幸祭), con il quale lo spirito del dio ritorna definitivamente al mondo che gli appartiene.
Al termine della sfilata i carri vengono immediatamente smantellati e conservati per il festival successivo.

photo credit: Tomomi Onishi
Lo stesso giorno si svolge la Hanagasa Junkō (花傘巡行), evento che come suggerisce il nome stesso ha come protagonista i fiori. Questo nome viene infatti scritto con i caratteri di hana (花) ovvero fiore, e kasa (傘) ovvero ombrello. Durante questa parata, i carri e le persone che sfilano sono tutti adornati da ombrelli e cappelli abbelliti da fiori.
La parata è aperta da piccoli mikoshi trasportati questa volta da bambini e al loro seguito troviamo un corteo numerosissimo di persone in abiti tradizionali. Ci sono i rappresentanti di associazioni culturali e commerciali, musicisti, danzatori,acrobati e in particolare alcune tra le più note geisha e maiko della città. E sono proprio loro i fiori più belli da mettere in mostra.

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Il 28 luglio c’è la cerimonia del mikoshi-arai (神輿洗式), il lavaggio dei mikoshi presso il santuario Yasaka, per purificare i palanchini, fino al prossimo anno.
Se vi trovate nei paraggi non perdevi questo momento. Si dice infatti che porti fortuna essere colpiti dagli schizzi dell'acqua destinata al dio.
A segnare la fine del Gion Matsuri è il festival del nagoshisai (夏越祭), che si tiene ogni anno il 31 di luglio presso il santuario Ekijin.
Legato al torii, il ‘cancello’ che segna l’ingresso dell’area sacra del tempio, si trova una grossa corda di paglia intrecciata a formare un cerchio del diametro di due metri, lo Chinowa (茅の輪).
Passate pure attraverso questo grande cerchio per essere purificati, e ricevere poi un talismano di protezione sul quale troverete scritto “Somin-shorai shison nari(蘇民将来子孫也) che significa “Sono un discendente di Somin Shorai”. Secondo la leggenda Somin Shorai era un uomo umile che un giorno accolse in casa un viandante che era già stato rifiutato da un ricco signore. Il viandante era in realtà una divinità che per ringraziarlo della sua ospitalità gli insegno come costruire questi talismani porta fortuna. Da allora si crede che questi abbiano il potere di allontanare catastrofi e ladri.

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Quello del Gion Matsuri è un lungo viaggio in cui si intrecciano storia e leggenda, religione e spettacolo. Un evento unico nel suo genere.
E voi? Avete mai avuto occasione di prendervi parte? Aspettiamo i vostri commenti e le vostre esperienze!
Geisha e Maiko: Le Custodi del Mondo Fluttuante
In un Giappone che corre verso il futuro, esiste un universo sospeso nel tempo dove il fruscio della seta e il suono dello shamisen dettano ancora legge. È il mondo delle Geisha (letteralmente "persone d'arte"), figure iconiche spesso circondate da un alone di mistero e, purtroppo, da molti malintesi.

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Maiko e Geisha: Una Sorellanza d'Arte
Nessuna donna nasce Geisha; lo si diventa attraverso un percorso di disciplina ferrea. Tutto inizia come Maiko ("fanciulla danzante"), l'apprendista. Il cuore di questo percorso è la sorellanza: ogni Maiko viene adottata da una Geisha più esperta (onee-san, sorella maggiore) che le farà da guida, le darà un nome d'arte e le insegnerà i segreti dell'intrattenimento, della danza e del canto.


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L’evoluzione dell’estetica
Osservandole, si può leggere la loro carriera nei dettagli:
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La Maiko: Indossa kimono dai colori sgargianti, maniche lunghissime e acconciature elaborate orante con fiori stagionali (kanzashi). Il suo trucco è una maschera nivea con labbra dipinte solo parzialmente.
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La Geisha: Con il passaggio all'età adulta, lo stile diventa sobrio ed elegante. Il trucco si fa più naturale e il kimono assume colori scuri e raffinati. Anche il fascino si sposta: nella cultura giapponese, una delle parti più sensuali è la nuca, lasciata scoperta dal colletto del kimono.

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Il mito da sfatare: Artiste, non Cortigiane
È fondamentale fare chiarezza: le Geisha non sono prostitute. Storicamente, le cortigiane di lusso erano le Oiran. Le Geisha nacquero invece come intrattenitrici colte, esperte in musica, danza e nell'arte della conversazione. Anzi, furono tra le prime donne giapponesi a godere di piena autonomia economica. Vivevano nelle Okiya (case delle geisha), comunità tutte al femminile con regole rigide ma con una libertà d'azione impensabile per le comuni mogli dell'epoca.
Dal "Giapponismo" a Memorie di una Geisha
Nella seconda metà dell’Ottocento, l'Occidente rimase folgorato da questa figura. Il fascino delle Geisha influenzò maestri come Monet, Van Gogh e Klimt, dando vita al movimento del Giapponismo. Purtroppo, durante la Seconda Guerra Mondiale, la confusione tra le Geisha autentiche e le "Geisha Girls" (prostitute che si fingevano tali per i soldati americani) creò un pregiudizio difficile da sradicare. A restituire magia a questo mondo ci ha pensato la letteratura, con il celebre romanzo di Arthur Golden, Memorie di una Geisha.

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La Geisha oggi
Oggi questa professione è una scelta libera, intrapresa spesso dopo gli studi universitari da ragazze che vogliono preservare tradizioni secolari. Il loro numero è in diminuzione, ma il fascino resta intatto. Oggi intrattengono un pubblico sia maschile che femminile, dimostrando che la loro arte è senza tempo.
"Lei dipinge il viso per nascondere il viso. I suoi occhi sono acqua profonda. La Geisha è un'artista del mondo che fluttua."















