Business Focus: Come approcciare il mercato giapponese

Rieccoci con la rubrica legata la Business Focus e oggi parliamo di come approcciare il mercato giapponese. A partire dalle start up sino ad arrivare alle grandi aziende, molto spesso si tende a dimenticare di approcciare il pubblico giapponese e questo è un errore in partenza. Perché eliminare una fetta di mercato che rappresenta la terza potenza mondiale in fatto di consumatori?

Come approcciare il mercato giapponese

Autore: Erika 

Come abbiamo detto poco fa, il mercato giapponese rappresenta la terza fetta mondiale per livello di consumatori. Invece, lo sapevate che le piattaforme social media, anche quelle più grandi, considerano il mercato giapponese come secondo mercato più grande al mondo? Questo perché la Cina, che occuperebbe il secondo posto, ha bloccato molte aziende e politiche aziendali estere, facendo sì che l’attenzione si spostasse appunto sul Giappone.

Tuttavia, molto spesso le aziende commettono l’errore di escludere il Giappone dalle proprie strategie di marketing. Questo avviene perché il mercato giapponese è anche uno dei popoli più difficili da approcciare. In realtà bisogna solo riuscire ad adattarsi alla loro mentalità e ai loro mezzi.

Gli ostacoli del mercato giapponese

mercato giapponese

Uno dei problemi maggiori che le aziende occidentali ritrovano nell’approcciare il mercato giapponese è in primis la barriera linguistica. Infatti, il cliente giapponese medio preferisce usare la propria lingua sia per relazioni private che per scambi commerciali. Infatti, secondo EF, il Giappone risulta 55° in classifica per quanto riguarda la conoscenza dell'inglese.

Se a questo ci aggiungiamo che il Giappone è un paese molto legato alla tradizione e anche ai propri usi e costumi, l’approccio a questo mercato diventa ancora più difficoltoso. Tuttavia, questo non deve fermarci, ma anzi stimolarci per trovare un modo per raggiungere questo mercato. Quindi, che tipo di strategie e tattiche di marketing potremmo adottare? Come affrontare la situazione?

Il digital è la soluzione

mercato giapponese

La strategia in realtà non è così complicata, il digital e i nuovi media sono la nostra soluzione. Se parliamo di startup infatti, spesso il budget a disposizione è limitato e suddividere questo piccolo gruzzoletto su diverse piattaforme per avere più presenza potrebbe in realtà essere controproducente. Meglio concentrare i propri risparmi sul digital. In questi anni di lavoro con le società e il popolo giapponese, abbiamo tentato diverse strade per la promozione delle aziende. Ecco quindi i nostri consigli su dove puntare.

Facebook & Instagram ads

In passato abbiamo già affrontato come i nuovi mezzi digital e in particolare i social media possano aiutarci a far salpare la nostra azienda a livello internazionale. In particolare, la funzionalità ads di Facebook ed Instagram è uno degli strumenti migliori per targettizzare utenti specifici. Sia le start up che le aziende già affermate dovrebbero approfittare di questo strumento per riuscire a raggiungere il proprio pubblico.
I due social ovviamente hanno delle demografiche diverse, Facebook infatti raggiunge un pubblico più adulto in Giappone mentre Instagram si affaccia ad un pubblico più giovane. Unendo le due piattaforme e utilizzandole per promuovere la propria azienda riusciremo a raggiungere un pubblico più vasto. Ovviamente, prima di imbarcarvi in un’operazione di promozione, è importante studiare la vostra mission e il vostro target per riuscire a raggiungere la nicchia di pubblico corretta sul social corretto.

Twitter ads

Uno dei social di più successo in Giappone è sicuramente Twitter. Twitter ha più utenti attivi mensili (45 milioni) di qualsiasi altra piattaforma di social media come Instagram (33 milioni) e anche Facebook (26 milioni) in Giappone. Twitter è una piattaforma un po’ “controversa”, o la ami o la odi. Tuttavia, se usata per il business può diventare un media davvero potente ed efficace tanto quando Facebook, specialmente in fatto di ads. In alcuni casi, a seconda del settore, potrebbe addirittura ottenere prestazioni più elevate rispetto a Facebook. Twitter inoltre raggiunge un pubblico molto giovane e molte aziende giapponesi hanno usato le Twitter ads non solo per aumentare la propria brand awareness ma anche per aumentare il proprio profitto organicamente. Se volete raggiungere il pubblico giovane in Giappone, Twitter potrebbe essere la soluzione per voi.

Influencer Marketing

Ed infine arriviamo qui, all’Influencer Marketing, quello che noi riteniamo essere ad oggi la strategia che funziona meglio a livello internazionale. Nel mondo di oggi, siamo tutti bombardati dalla miriade di pubblicità, puntare sulle collaborazioni con gli influencer potrebbe diventare una cosa positiva.

Tuttavia l’influencer marketing può essere un’arma a doppio taglio. Il primo passo a cui fare attenzione e che decreterà la riuscita di una buona campagna è proprio la scelta corretta del personaggio con cui collaborare. In questo caso diventa ancora più importante riuscire a trovare il giusto influencer che sia in linea con la vostra immagine e che abbia un pubblico in linea con il vostro target.

Ovviamente, riuscire a collaborare con i grandi nomi come Chiara Ferragni o Naomi Watanabe è davvero difficile, tuttavia c’è una categoria da non sottovalutare: i micro-influencer. Hanno seguaci limitati rispetto agli altri, ma hanno anche un tasso di coinvolgimento più alto. Questi non solo potrebbero essere clienti fedeli o sostenitori del marchio ma anche riuscire a portare pubblico alla vostra nicchia.

Investire nel marketing è sempre un’ottima scelte e le startup che magari non hanno un budget infinito possono restringere la propria strategia a qualcosa di mirato e funzionale. Il mercato giapponese può sembrare strano ma ha il potenziale di essere il trampolino di lancio per la vostra azienda. Assolutamente da non ignorare.


Japan History: Azai Nagamasa

Azai Nagamasa (1545 - 26 settembre 1573) era un daimyō giapponese, figlio di Azai Hisamasa, dal quale ereditò la leadership del clan nel 1560 quando Hisamasa fu costretto a dimettersi in favore di suo figlio.

Azai Nagamasa, il capo del clan Azai

Autore: SaiKaiAngel

photo credits: wikipedia.org

Nagamasa divenne uno dei nemici di Nobunaga nel 1570 a causa dell'alleanza degli Azai con il clan Asakura, combattendo contro di lui in importanti battaglie tra cui la battaglia di Anegawa. Nagamasa e il suo clan furono distrutti da Nobunaga nell'agosto 1573, e lui commise seppuku durante l'assedio del castello di Odani.

Conflitto con Oda Nobunaga

Non solo acerrimo nemico di Oda Nobunaga, Azai Nagamasa divenne anche suo cognato, perchè nel 1564 sposò sua sorella Oichi. Oda Nobunaga cercava di instaurare relazioni con il clan Azai a causa della loro posizione strategica tra le terre del clan Oda e la capitale, Kyoto.
Il grande conflitto iniziò quando nel 1570, Oda Nobunaga dichiarò guerra alla famiglia Asakura assediando il castello di Kanegasaki. Gli Asakura e gli Azai erano stati alleati fin dai tempi antichi. In questa guerra, contrariamente ai molti che volevano onorare l'alleanza con gli Asakura, Nagamasa preferì rimanere neutrale, schierandosi con Nobunaga. Alla fine, il clan Azai scelse di onorare l'antica alleanza con gli Asakura e venne in loro aiuto. Per questo motivo l'esercito di Nobunaga, che stava marciando sulle terre degli Asakura, si ritirò verso Kyoto. Tuttavia, nel giro di pochi mesi le forze di Nobunaga erano di nuovo in marcia, ma questa volta marciarono sulle terre degli Azai.

La battaglia di Anegawa

Nell'estate del 1570, Oda Nobunaga tornò all’attacco insieme a Tokugawa Ieyasu e ad un'armata di circa 30000 uomini nella provincia di Omi contro gli Azai e gli Asakura. La battaglia di Anegawa si svolse su due fronti, Oda contro Azai, Tokugawa contro Asakura. Anche se in inferiorità numerica, le truppe di Nagamasa riuscirono a tenere a bada le truppe degli Oda e sembrava quasi che la vittoria fosse assicurata, ma quando Tokugawa Ieyasu, dopo aver sconfitto gli Asakura venne in aiuto a Nobunaga, ribaltò la situazione.

La morte

Nel corso dei due anni successivi gli Azai furono sotto costante attacco da parte degli Oda che arrivarono ad assediare il castello della capitale, Odani nel 1573 nel famoso assedio di Odani. Proprio durante questo periodo gli Azai sono visti come vagamente allineati con numerose forze anti-Oda, compresi gli Asakura, i Miyoshi, i Rokkaku e diversi complessi religiosi.

Senza nessuna via di scampo, Nagamasa compì seppuku nell'agosto del 157e insieme a suo padre Hisamasa, inviando Oichi e le sue tre figlie da Nobunaga che decise di risparmiarle. Cosa che non accadde con l’unico erede maschio di Nagamasa, Manpukumaru, che fu giustiziato dal generale Toyotomi Hideyoshi per ordine di Nobunaga.

Oda Nobunaga si assicurò che sua sorella Oichi, non fosse informata di questo, ma alla fine lei arrivò a questo sospetto.
Sembra che Nobunaga nutrisse un forte rancore nei confronti di Nagamasa a causa del suo presunto tradimento, anche se fu lui a rompere l'accordo per primo. si dice anche che che Nobunaga fece laccare i teschi di Nagamasa, Hisamasa e del capo degli Asakura in modo che potessero essere usati come tazze, ma questo fatto non solo non è storicamente accurato, ma potrebbe essere anche inventato per screditare maggiormente la reputazione di Nobunaga.

photo credits: wikipedia.org

C’è da aggiungere che le tre figlie di Nagamasa ebbero una grande importanza, partendo dal fatto che andarono in spose ad uomini molto famosi:

  • Chacha, o Yodo dono, fu la seconda moglie di Toyotomi Hideyoshi e madre del suo erede Hideyori.
  • Hatsu, sposò il daimyo Kyōgoku Takatsugu.
  • Oeyo, o Sūgen'in, fu moglie del secondo shōgun dei Tokugawa, Hidetada, e madre del suo successore Iemitsu.

Business Focus: Content Strategy, tutto quello che c'è da sapere prima di cominciare

Continuiamo con la nostra rubrica Business Focus parlando di Content Strategy. Le scorse volte abbiamo parlato di Native Advertising che è strettamente legato al marketing di contenuto. Andiamo quindi oggi a vedere cosa fare prima di buttarci nella mischia!

Content Strategy, come gettare le basi per una solida campagna

Autore: Erika 

Probabilmente alcuni di voi hanno già sentito parlare di Content Marketing, alla fine è una di quelle tipologie di promozione che sta andando per la maggiore assieme al Native Advertising. Tuttavia una campagna non può funzionare separatamente da una strategia più completa e a lunga durata.

“Dotarsi di una content strategy precisa e strutturata è fondamentale per creare campagna digitali che siano vincenti”

Questo non solo è uno dei nostri mantra, ma dovrebbe essere quello di ogni azienda che decide di approcciarsi (anche per la prima volta) al marketing digitale. Infatti, non esiste content marketing senza content strategy, o almeno non uno che funzioni in modo proficuo.
E’ quindi estremamente importante studiare e capire come poter sfruttare una strategia vincente per il nostro business, qualsiasi esso sia.

Cosa sono il Content Marketing e la Content Strategy

Content Strategy

Prima di tutto, cerchiamo di capire cosa effettivamente sia.

Il content marketing è la creazione e la distribuzione di contenuti utili e di valore. Tutto questo rivolto ad un target di pubblico ben definito in modo da attrarre e acquisire i potenziali clienti e a far compiere loro azioni profittevoli.

La content strategy invece si occupa degli aspetti più “teorici e strategici” per l’appunto. Nella parte di strategia dobbiamo infatti inserire tutti i lati relativi alla pianificazione e gestione del contenuto durante tutto il suo ciclo di vita. Questo comprende non solo la creazione e la pubblicazione del contenuto, ma anche un’attenta analisi. Stiamo parlando infatti di uno studio che prevede l’allineamento del contenuto agli obiettivi di un’azienda, dello sviluppo del contenuto, la produzione, la misurazione e anche l’archiviazione. Tutta questa fase antecede l’implementazione del contenuto stesso.

Content strategy è ciò che sta a monte, tutto ciò che definisce e regolamenta il processo di sviluppo pratico. Infatti, la figura del content strategist non si occupa della produzione dei contenuti ma rivolge la sua attenzione alla pianificazione degli stessi. Questo il responsabile di decidere non solo quando i contenuti debbano essere pubblicati ma soprattutto perchè debbano essere prodotti. In effetti, ogni contenuto è un singolo mattoncino che va a gettare le fondamenta per una buona riuscita di tutta la strategia di comunicazione. E’ quindi importante avere un progetto ben definito, studiato e che possa essere analizzato in ogni suo step.

Content Strategy: Cosa devi sapere prima di iniziare

Abbiamo detto che la content strategy alla fine non è altro che una strategia che prevede gli obiettivi business di un’azienda e poi usa il contenuto come mezzo primario per raggiungere quegli obiettivi.

I contenuti possono essere di svariato tipo ma una dei focus importanti che questi hanno in comune è l’uso intelligente di storie e scrittura creativa, in qualsiasi forma, ma di questo parleremo più avanti.

Il content marketing, anche in Giappone, si concentra su svariati contenuti che possono spaziare dal post di un blog sino anche ad una pagina di conferma. Il compito di queste produzioni è quello di costruire una connessione di fiducia fra i prodotti o servizi di un’azienda e il proprio target di pubblico. Questo diventa maggiormente fondamentale in Giappone, dove acquisire la fiducia del cliente vuol dire tutto e ha molto più peso rispetto ad altre nazioni. Infatti, come abbiamo già detto in passato, il popolo giapponese è fondamentalmente una nazione tradizionalista che non ama i cambiamenti. Infatti, una volta che il target si affida e si fida di una specifica azienda, non la lascia più.

Ma questo è solo l’inizio del concetto di Content Strategy, diamo quindi uno sguardo più specifico a ciò che è coinvolto in una buona strategia.

Content strategy: La Visione

Content Strategy

Quando decidiamo di approcciarci a qualcosa, se vogliamo che questa cosa abbia successo, la base fondamentale è avere una chiara visione di cosa questa si tratti.

Definire gli scopi, gli obiettivi, cosa speriamo di realizzare e come speriamo di farlo sono i primi passi verso la stesura di un buon piano business. Tutto questo parte dalla visione di ciò che vogliamo che l’azienda sia fra tre o cinque anni e, di conseguenza, creare un piano di azione per raggiungere quella visione. Queste sono le fondamenta di una buona strategia.

Oltre a fare una lista di tutte queste cose è altrettanto importante misurare con pietre miliari e obiettivi abbastanza solidi da sfidare noi stessi ma allo stesso tempo flessibili e adattabili a qualsiasi situazione. E proprio a questo proposito, questa pandemia ci ha sicuramente insegnato molto in fretta che tutto è mutabile e tutto può cambiare nel giro di pochissimi giorni. Da qui appunto l’importanza di avere obiettivi stabili, precisi ma al contempo flessibili e adattabili in qualsiasi occasione. Questo vi permetterà di avere le cose ben chiare e sotto controllo, quindi di iniziare il vostro viaggio da una posizione più forte.

Tutto questo fa appunto parte della content strategy. Occuparsi della visione, dei pro e dei contro di come e perchè un contenuto sarà creato, gestito, archiviato o aggiornato.
Alla fine dei conti, la strategia dei contenuti si riduce a scrivere e programmare contenuti con obiettivi e scopi precisi in mente. Niente di tutto quello che andremo a condividere dovrebbe scollegato da tutto il resto dei contenuti e dagli obiettivi aziendali. E’ proprio qui che entrano in gioco visione e scopo.

Pianificare il successo

A qualsiasi progetto voi stiate lavorando, che sia personale o per un cliente, se si vuole far crescere il proprio contenuto diventa una questione di visibilità. Inevitabilmente ci ritroveremo a combattere per il primo posto su google o a trovare il nostro pubblico sui social. Per fare questo però significa che abbiamo bisogno di una strategia o comunque un piano d’azione.

Ormai sappiamo cosa vogliamo ottenere con i contenuti che siamo andati a produrre. La domanda corretta da porci ora è “come lo possiamo ottenere? In che modo?”. Parliamo quindi del metodo.

Sicuramente il primo passo è avere un vantaggio sulla concorrenza, ma non tutti possiamo essere Chiara Ferragni ed essere i primi ad arrivare sul campo. Quindi come possiamo fare? La risposta è avere un piano di content marketing solido ed intelligente in atto.

Farsi scoprire è una se non LA grande richiesta degli ultimi anni e alla base di tutto ci sono sempre le relazioni interpersonali. Farsi leggere e condividere dai nostri amici e dai loro amici è il primo passo verso l'ampliamento del nostro pubblico. Questo potrebbe essere l’inizio della nostra strategia.
Tuttavia per far si che questo funzioni, dobbiamo trovare il target esatto non solo del nostro pubblico ma anche dei contenuti. Quindi, per arrivare a questo punto dobbiamo dare uno sguardo ravvicinato a ciò che è stato già fatto e come sta funzionando, parliamo quindi di analisi.

Ecco un’altra parola importante in tutte le strategie e, più in generale, in tutti i lavori: analisi. La revisione dei contenuti è infatti uno dei passi più importanti nello sviluppo della nostra strategia ma non si tratta della strategia stessa.
Fare un esame attento di tutti i contenuti che sono stati già condivisi, anche dai nostri competitors, ci aiuterà a capire meglio cosa può funzionare e cosa no. Successivamente, possiamo andare ad analizzare in profondità i nostri stessi contenuti e riadattarli per capire cosa possa essere più di successo.

Pensare strategicamente si riduce davvero a fare buone e giuste domande ad ogni step del processo.

Dai il giusto scopo al tuo contenuto

Content Strategy

In un modo come quello di oggi dove i nostri smartphone e le nostre bacheche sono affollate (o meglio sovraffollate) da ogni tipo di contenuto diventa davvero importante selezionare accuratamente ciò che andiamo a condividere. Gettare qualsiasi tipo di foto o video nell’etere tanto per creare presenza non ha più senso. E’ molto meglio perdere tempo e investire energia in creare contenuti che abbiamo una possibilità e uno scopo ben preciso.
Ricordiamoci che noi vogliamo che il nostro contenuto abbia successo, che raggiunga il nostro pubblico e che produca per noi un profitto, che sia immagine o altro tipo di guadagno. Quindi perchè sprecare contenuti prima che abbiano una possibilità?

Il pubblico ormai è abituato a ricevere infiniti input di contenuti e noi vogliamo fare in modo che il nostro contenuto abbia successo. Vogliamo fare in modo che il nostro contenuto raggiunga il nostro pubblico e che lasci una buona impressione e già sappiamo che il pubblico giapponese non è semplice da impressionare. Come possiamo raggiungere questo? Semplice, pianificando il nostro contenuto e pensando strategicamente.

La chiave è sempre avere una strategia prima di produrre qualsiasi contenuto. Non dobbiamo limitarci a sfornare contenuti per il gusto di farlo, ma piuttosto pensare anche alla loro qualità e inserirli in un determinato periodo di tempo.

Quindi, prima di buttarci nella mischia della creazione di contenuti dobbiamo porci le giuste domande. Cosa vogliamo ottenere? Come si incastrano questi nuovi contenuti con quelli già presenti o che stiamo pensando di pianificare? Qual è il quadro generale dei nostri contenuti?
Queste sono tutte domande fondamentali alle quali dare risposta prima di cominciare la nostra produzione. Non dimentichiamoci che noi abbiamo uno scopo specifico, qualunque esso sia, e questo scopo deve essere ben definito. Per esempio, state creando contenuti per aumentare la brand awareness o generare lead? Gli scopi sono tanti ma l’importante è avere ben chiaro quali essi siano in modo da pianificare la strategia corretta.

Dai al tuo contenuto uno scopo e darai al tuo pubblico una ragione per leggere, guardare un video, mettere un like o rincondividere. Il pubblico non è un gregge di persone ma un organismo vivente e intelligente, capace di capire esattamente da dove arriva un contenuto e per quale motivo lo stiamo divulgando. Questo ha ancora più valore con il pubblico giapponese che è sempre più attento e selettivo nella ricerca dei contenuti.
Se stiamo creando un contenuto per un motivo e lo pianifichiamo in anticipo come parte della nostra strategia, il pubblico lo noterà. Allo stesso modo, se dovessimo fare l’opposto e buttare cose a caso, senza una precisa strategia dietro, il pubblico lo noterà.

Ecco perché lo scopo è così importante.

In conclusione

Creare una content strategy efficace e che riesca a connetterci con un pubblico, che lo ispiri all’azione può sembrare davvero complicato. Tuttavia come abbiamo capito è alla base di qualsiasi campagna marketing ben riuscita. Creare contenuti che abbiano uno scopo, che siano parte di una visione più ampia e che ci mettano in contatto con il nostro pubblico è alla base di qualsiasi buona strategia di comunicazione.

Non sempre è una capacità o risorsa che troviamo all’interno di tutte le aziende, per questo ci sono realtà come la nostra che si occupano di seguire tutta questa parte anche per conto di terzi. Noi ci occupiamo di creare questo modello, di produrre il contenuto e mantenere il lavoro fatto per poi ripetere. I nostri sforzi vengono messi nel creare una strategia che permetterà al vostro potenziale pubblico di scoprirvi. In questo modo diventa più facile per voi potervi concentrare su altri aspetti legati al vostro lavoro, o semplicemente rilassarvi senza doverci pensare!


I meravigliosi giardini del Giappone

Con Japan Italy Bridge abbiamo già affrontato un deep focus sul Palazzo Imperiale e i suoi giardini, ma quelli non sono gli unici giardini del Giappone. Oggi vi parleremo degli spazi verdi più belli del Sol Levante.

Giardini del Giappone, il verde in mezzo alla modernità

Autore: Sara

giardini del Giappone

photo credits: giardiniepiscine.it

Ogni Paese del mondo per quanto evoluto, tecnologico e caotico sia, nasconde sempre un’oasi di pace straordinaria, un luogo dove la mano dell’uomo non ha distrutto, ma piuttosto si prende cura di bellezze naturali dal fascino indescrivibile. Non parliamo dei parchi naturali questa volta, ma di ritagli di verde più piccoli come i giardini. Spazi verdi che sorgono in luoghi inaspettati e che regalano alla mente e all’anima una pausa da tutto ciò che è macchine-grattacieli-cemento e che, anche in questo caso, il Giappone sa regalarci con la sua solita eleganza e quel tocco spirituale unico nel suo genere.

Il viaggio che vi proponiamo oggi vi farà rilassare, che ne dite quindi di mettervi comodi, di prepararvi una deliziosa tisana e di seguirci?

Kenrokuen

giardini del Giappone

photo credits: japantravel.com

La prima delle nostre tappe è Kanazawa dove si trova il Kenrokuen che ricopre una superficie di 11,4 ettari ed è considerato uno dei giardini più belli del Sol Levante. Mantenuto rigoglioso di generazione in generazione dalla famiglia Maeda fin dal periodo feudale, in giapponese il nome Kenrokuen significa “giardino dei 6 attributi” perchè in esso sono racchiude le 6 caratteristiche del giardino perfetto: spazio, tranquillità, artificio, antichità, corsi d’acqua e panorami.

Official Web Site: pref.ishikawa.jp

Korakuen

photo credits: okayama-kanko.net

La seconda tappa ci porta a Okayama, dove il magnifico Korakuen sorge: costruito nel 1687 esclusivamente come luogo di intrattenimento per la famiglia dominante, fu aperto al pubblico nel 1884, quando divenne proprietà della prefettura di Okayama. Esso racchiude boschi, campi di té e riso, uno spettacolare stagno e tanti piccoli ruscelli.

Official Web Site: okayama-korakuen.jp

Giardini del Giappone: Kairakuen

photo credits: flickr.com

Siamo giunti al terzo tra i più bei giardini paesaggistici del Giappone, ci troviamo a Mito, la capitale della Prefettura di Ibaraki e qui Kairakuen fu da sempre luogo di accesso a tutti, non solo per il signore locale Tokugawa Nariaki che lo fece costruire nel 1841. Questo splendido spazio verde è diventato famoso grazie al Mito Ume Matsuri, il festival dei prugni in fiore, che si tiene tra febbraio e marzo: uno spettacolo dal fascino intramontabile.

Official Web Site: ibaraki-kairakuen.jp

Kokedera

giardini del Giappone

photo credits: saihoji-kokedera.com

La nostra quarta visita si terrà a Kyoto, al giardino che ospita 120 tipi di muschio diversi! E’ il Kokedera o Saihoji Temple, originariamente parte di una villa reale è divenuto un tempio quasi 1000 anni fa ed oggi è considerato un patrimonio mondiale dell'UNESCO. Visitare questo luogo offre anche un’opportunità unica, poiché prima di poter accedervi i visitatori devono partecipare al kito (canto) e al shakyo (la copia delle scritture buddiste).

Official Web Site: saihoji-kokedera.com

Giardini del Giappone: Shinjuku Gyoen

photo credits: www.japanistry.com

Per la nostra quinta tappa voliamo direttamente nella bella Tokyo dove possiamo imbatterci nello Shinjuku Gyoen National Garden, uno dei parchi nazionali più suggestivi del Paese. Costruito nel periodo Edo come residenza privata del signore feudale Kiyonari Naito è diventato luogo aperto al pubblico nel 1949. Al suo interno ci si può immergere in vari giardini, primo tra tutti il più antico quello giapponese ricco di laghi, isolette, ponti e padiglioni. Dopodiché ci si può perdere nel magnifico roseto del giardino alla francese e, non ultimo, addentrarsi nel giardino all'inglese con i suoi ampi prati verdi costeggiati da splendidi ciliegi: qui l'Hanami acquista una magia indescrivibile!

Official Web Site: env.go.jp

Giardini Est del Palazzo Imperiale

giardini del Giappone

photo credits: enjoy.vivi.city

Concludiamo il nostro percorso naturale restando a Tokyo. Oltre 210.000 metri quadrati in cui, un tempo, sorgevano le mura del Castello di Edo, residenza dello shogun Tokugawa che governò il Giappone dal il 1603 al 1867. Ai piedi della collina, esattamente dove prima si ergevano le mura difensive, si stende questo meraviglioso giardino in cui lo stagno Ninomaru ospita alcune piante acquatiche piuttosto rare ed è ricoperto di Nuphar Japonicum, ninfee gialle.

Official Web Site: https://www.kunaicho.go.jp


Il potere dei social: TikTok e la pop star giapponese

Continuiamo con la nostra rubrica Business Focus e oggi trattiamo del caso TikTok e Miki Matsubara. Sapete già di cosa stiamo parlando?

Abbiamo già detto molte volte come i social media siano una potenza sia per le aziende che per i privati e in questo anno di pandemia ne abbiamo avuto la conferma. Anche chi non credeva nella rivoluzione digitale ora si è dovuto ricredere.

Come TikTok ha riportato in auge una pop star giapponese

Autore: Erika 

In questi mesi di quarantene ed isolamento forzato, abbiamo visto un incremento della creatività sui social media. Esempio palese di questo è la veloce ascesa di TikTok, social media prediletto dai giovani che ha visto crescere i suoi scritti sino ad arrivare ad essere la seconda app più scaricata nel 2020.

Dagli scherzi, agli animali passando per gli ormai famosi balletti, molti TikTokers hanno lanciato mode che ancora oggi accompagnano le nostre giornate. Ma oggi il potere di TikTok non si ferma soltanto ai suoi trend. Ha fatto scalpore infatti il caso di Miki Matsubara e di come un video condiviso su questo social sia riuscito a riportare in auge una sua hit del 1979.

A dicembre infatti, gli utenti della piattaforma hanno resuscitato la canzone "Mayonaka no Door: Stay With Me" che aveva reso Matsubara una star in Giappone già nel 1979. Più di quarant'anni dopo, la canzone è ancora orecchiabile e gioisa tanto da diventare la perfetta colonna sonora di un TikTok con protagonista le mamme giapponesi. 

"Ho fatto il TikTok quando mia mamma stava facendo delle cose in casa", dice un utente a The Japan Times via mail. Questa clip ha raggiunto più di 1,5 milioni di like e visualizzazioni in pochissimo tempo facendo schizzare "Mayonaka no Door" in cima alla classifica Global Viral 50 di Spotify per tre settimane.

@kickronnie

I’m asking her to sing this next karaoke night 👸🏻 #japan #japanese #おかあさま #fyp

♬ 真夜中のドア/Stay With Me - Miki Matsubara

Sfortunatamente, Matsubara è morto nel 2004 e non ha potuto godere della rinascita. Tuttavia, il compositore della canzone, il 71enne Tetsuji Hayashi, dice al Japan Times che questo nuovo successo "sembra molto strano... è stato così tanto tempo fa".

La musica e i social media

Ma è davvero così strano? Partendo dal fatto che quando una canzone è bella, è bella sempre anche dopo quarant'anni, ma pensiamo anche a quanto potere abbiano acquistato al giorno d'oggi i social media. Purtroppo, gran parte dell'industria musicale giapponese sembra ancora operare come se fosse il 1979, dando quindi poca importanza al mondo digital e dei social media. Il caso Matsubara ne è un esempio.

TikTok Mayonaka no Door

Il cantautore Tetsuji Hayashi dice che le nuove tecnologie stanno riscrivendo le regole di come una canzone diventa una hit, "potrebbe essere di un altro paese o di un'altra generazione". Ormai sono già passati alcuni mesi ma il caso "Mayonaka no Door" mostra come l'interazione fra artisti giapponesi e ascoltatori internazionali sia cambiata negli ultimi decenni. I social media internazionali permettono anche ad una nuova generazione di innamorarsi di un'artista che in passato avrebbe potuto essere scartata dalle playlist solo a causa della sua nazionalità. Complice anche l'ascesa del K-pop e degli ormai instoppabili BTS, sui social media come TikTok troviamo sempre più anche trend di canzoni giapponesi.

Il potere di TikTok

TikTok

Basandosi sulle recenti statistiche, gli utenti di TikTok trascorrono più di 850 minuti al mese sull'app, ovvero più di 14 ore al mese. Se esaminiamo i dati da ottobre 2019 a marzo 2020, possiamo notare un notevole aumento del tempo che l'utente medio trascorre sull'app, complice appunto anche il lockdown.

Questo social media si è diffuso a macchia d'olio a livello mondiale, in particolare nelle nazioni asiatiche, diventando un outlet per l'intrattenimento anche grazie alla sua ricerca di Hashtag. Infatti, a giugno 2020, le categorie più popolari su TikTok hanno tutte più di un miliardo di visualizzazioni. Se andiamo a contare i video di lip-synching e quelli sulla danza, arriviamo un totale di oltre 150 miliardi di visualizzazioni.

Il 2020 è stato un anno segnato dai lockdown ed è proprio in questo periodo che le persone si sono buttate sui nuovi media in cerca d'intrattenimento e di sfogo per la propria creatività. Infatti, TikTok ha conquistato il secondo posto nella classifica delle app più scaricate per iPhone superata solo da Zoom per ovvi motivi. TikTok ha addirittura superato i download di Facebook, Messenger, Gmail, Netflix, YouTube e Instagram, su tutti gli app store, diventando così l'app più popolare in assoluto a livello globale nel 2020.

Inoltre, in un modo come quello del digital marketing, sappiamo quanto sia importante il tasso di coinvolgimento di un social media. I recenti dati mostrano come l'engagement rate vari a diversi livelli di followers per Instagram, YouTube e altri social. Tuttavia, a tutti i livelli di follower, TikTok ha un tasso considerevolmente più alto rispetto alle altre piattaforme. Infatti, Upfluence ha analizzato che i micro-influencer hanno un tasso di coinvolgimento del 17,96% su TikTok, a paragone del 3,86% su Instagram e dell'1,63% su YouTube. Mentre i mega-influencer hanno un tasso di coinvolgimento del 4,96% su TikTok, 1,21% su Instagram e 0,37% su YouTube.

I dati parlano da soli e anche in questo 2021 non possiamo che aspettarci una costante ascesa di questo social e chissà, forse potremo riscoprire qualche altra hit giapponese! Avete già qualche idea su quale potrebbe essere il prossimo music trend degli TikTokers in questo 2021?


Business Focus: Native Advertising, cos’è e la sua importanza, anche in Giappone

Continuiamo con la nostra rubrica Business Focus e oggi trattiamo di Native Advertising. Ne avete mai sentito parlare?

Native Advertising: cos’è e la sua importanza, anche in Giappone

Autore: Erika 

In un momento come questo dove tutta l’economia è quasi interamente bloccata, la mossa più intelligente è quella di investire in pubblicità e marketing. Ma lo sappiamo, in questo campo si ricevono un mare di informazioni e di possibilità. Tuttavia, recentemente molte aziende ci stanno chiedendo “Ma che cos’è il Native Advertising?”, andiamo a scoprirlo insieme.

Prima di andare a parlare di Native advertising, dobbiamo fare una piccola panoramica nel mondo dell’advertising online.

Le difficoltà dell’advertising online

Ormai siamo tutti fortemente bombardati da tantissime informazioni che il mercato pubblicitario è spesso saturo. Come fare quindi per trovare e raggiungere la propria nicchia di pubblico?

Il livello di attenzione degli utenti online è in calo costante da tempo, infatti oggi l’utente medio ha uno span di attenzione pari a 8 secondo circa. Basti solo pensare che un pesce rosso si aggira sui 9 secondi di attenzione circa, questo ci fa capire quanto sia difficile e al contempo importante colpire l’utente nei primi secondi di visualizzazione.

Se ci spostiamo poi ad analizzare la visibilità e i famosi CTR, vediamo che la maggior parte dei banner pubblicitari oggi non sono più nemmeno visualizzati o, addirittura, il clic su di essi è accidentale. Inoltre, gli utenti sono anche stufi del numero esorbitante di pubblicità, molto spesso indesiderata. E’ proprio qui che i vari AdBlock rendono il raggiungimento del nostro target ancora più difficile.

In sostanza, nessuno guarda più i banner pubblicitari sui vari siti. E’ proprio qui che entra in gioco il content marketing.

Native Advertising

Il content Marketing

Ormai, chi più chi meno, tutti abbiamo sentito parlare di content marketing anche perché la maggior parte della pubblicità online oggi avviene tramite questa forma. Molte aziende, specialmente quelle che si affacciano ad un pubblico internazionale, hanno capito che i contenuti e gli influencer rappresentano un ottimo (se non il migliore) strumento di marketing.

Infatti, i branded content ormai impazzano sui vari social media e sono diventati una forma di pubblicità molto più efficace rispetto alle tradizionali campagne promozionali.
In pochi dati, questi contenuti hanno un tasso di fiducia dell’utente 7 volte superiore rispetto alle pubblicità display tradizionali. Sono permanenti e possono catturare visibilità e traffico anche a lunga durata. Inoltre, se ci aggiungiamo un’operazione di SEO fatta in modo corretto, questi contenuti hanno un ROI a medio-lungo termine maggiore.
Se poi consideriamo che oltre il 51% del tempo speso dagli utenti sui mezzi digitali è passato su una piattaforma mobile, capiamo quanto sia fondamentale avere un formato che funzioni su questi device.

Il mobile e la pubblicità

In pochissimo tempo, siamo passati da una visuale 16:9 orizzontale ad una in 16:9 verticale. Merito di Stories, Reel e soprattutto di smartphones, questo formato ormai è uno dei più richiesti in tutte le campagne pubblicitarie digital. Infatti, gli schermi dei nostri telefoni sono già a dimensione ristretta rispetto ad un computer, quindi perchè sprecare prezioso spazio visivo con annunci display, overlay e pop up totalmente intrusivi?

E’ proprio su questi device che la pubblicità dovrebbe essere pensata per ottimizzare lo spazio dello schermo e, di conseguenza, il flusso di navigazione (lo scroll continuo per intenderci). Quindi come facciamo? Ma con il Native Advertising naturalmente!

Native Advertising

Cos’è il Native Advertising

Ed eccoci arrivati al clou del nostro articolo. In sostanza il Native Advertising sono annunci pubblicitari che si adattano al contesto in cui sono inseriti. Per esempio, ereditano la funzione della piattaforma in cui vivono (ad esempio i like di Facebook). Inoltre, non interrompono la navigazione dell’utente e sono rilevanti per chi li visiona. Queste sono caratteristiche portano ad sviluppare un maggiore engagement verso questo tipo di pubblicità.

In sostanza, niente di nuovo direte. Da anni noi stiamo già sviluppando campagne native come i post sponsorizzati sui vari social media, articoli sponsorizzati, widget e quant’altro. Tuttavia, esistono diverse forme riconosciute per il Native Advertising:

  • In-Feed: annunci a pagamento inseriti in un sito editoriale.
  • Paid Search: annunci a pagamento inseriti nella pagina dei risultati di un motore di ricerca.
  • Recommendation widget: annunci a pagamento che promuovono contenuti correlati ad un articolo.
  • Promoted listings: annunci a pagamento inseriti nel listing di prodotti di un e-commerce.
  • In-Ad: contenuti inseriti all’interno di un formato pubblicitario standard.
  • Custom: iniziative speciali su misura condotte da un brand in collaborazione con un editore, ovvero gli articoli sponsorizzati.

Trattandosi di una forma di advertising meno palese di altre, è però importante sottolineare quando un contenuto sia stato sponsorizzato o meno. La trasparenza deve essere sempre garantita.

Creare contenuti che il pubblico ama

Ci è capitato spesso di dover creare contenuti per una strategia di Native Advertising, da brand che vendono prodotti di lifestyle giapponese a prodotti per bambini. Tuttavia, lo scopo principale non è di vendere, ma di costruire il pubblico per il cliente.

Per fare questo, è importante seguire diverse regole perché il “post sponsorizzato” non potrà differenziarsi troppo dal resto dei contenuti che solitamente la piattaforma scelta propone. La lunghezza, il tone of voice, il linguaggio, il font, deve tutto essere in linea con gli altri contenuti. Tuttavia, è fondamentale creare un titolo che sia cliccabile e che catturi l’attenzione del visitatore.

Molto importante diventa saper catturare l’utente non con numeri e domande, ma con una narrativa che lo affascini. Ormai anche il meno scaltro degli utenti internet riesce a capire quando qualcuno sta cercando di vendergli un prodotto. A causa di questo, è importante differenziare il nostro “post sponsorizzato” raccontando esperienze personali e creando empatia per esempio.

Il pubblico va coinvolto ma soprattutto intrattenuto. Far ridere una persona è una delle cose più difficili da fare, tuttavia quando ci riesci, hai catturato la sua attenzione per sempre. E così il cliente è fidelizzato.
Siate empatici ma obiettivi, provate ad aiutare il pubblico in qualche modo e condividete la vostra esperienza. Il prodotto non deve necessariamente essere menzionato ripetutamente, una volta è abbastanza, anche perché con il contrario si potrebbe rischiare di sfociare in quella che in gergo si chiama “marchetta” e quindi ottenere l’effetto opposto desiderato dal Native Advertising.

Native Advertising

Il Native Advertising in Giappone

Ed eccoci giunti al Giappone. Nonostante sia una nazione estremamente focalizzata sui media tradizionali e le pubblicità su di essi, recentemente le cose stanno cambiando. Complice anche la recente pandemia, il mercato dell'advertising ha visto una significativa impennata nel digital. Infatti, nel 2021 gli inserzionisti giapponesi hanno speso quasi 15 miliardi di dollari sul digitale. Con l'aumento dei media digitali in Giappone, le aziende non possono più ignorare l'importanza di integrare una strategia digitale nel marketing complessivo.

Tuttavia, fondamentalmente il popolo giapponese rimane un popolo molto tradizionalista, molto legato alla storia e alle esperienze pregresse. Quello giapponese è un popolo estremamente legato alla fiducia, quindi la pubblicità digitale dipende ancora dall'avere una buona reputazione online. Quindi, le operazioni di SEO e social media diventano fondamentali per avere risultati migliori nel mercato giapponese.

Uno dei punti chiave per il successo di una campagna in Giappone è l’uso di una corretta localizzazione. Non lo diremo mai abbastanza, ma i giapponesi sono estremamente meticolosi quando si tratta di scegliere il prodotto giusto prima di fare un acquisto. Usare la loro lingua e i loro visual diventa veramente importante. Scrivere contenuti corretti e in linea con il proprio target è una delle basi per costruire una buona campagna. L’attenzione ai dettagli e l’alta qualità dei prodotti è la chiave per conquistare i clienti giapponese.

In conclusione

Le pubblicità native dovrebbero somigliare a qualsiasi altro articolo sulla piattaforma scelta, sia come stile che per funzione. Siate intraprendenti, veritieri e soprattutto ricordatevi di intrattenere il vostro pubblico.


Business Focus: Perché le startup dovrebbero puntare ai clienti giapponesi

Vi siete mai chiesti come mai le startup del mercato globale non puntano ai clienti giapponesi? Forse per lo stesso motivo per cui le startup giapponesi temono di entrare nel mercato globale? 

Perché le startup dovrebbero puntare ai clienti giapponesi

Autore: SaiKaiAngel

clienti giapponesi

Innanzitutto, una cosa assolutamente da non sottovalutare, è la barriera linguistica. I giapponesi in generale, non sono molto attenti ad imparare altre lingue universali, come potrebbe essere l’inglese questa potrebbe essere una limitazione abbastanza grande. D'altronde, il Giappone è una società molto conservatrice e gelosa della propria cultura e tradizione. D’altro canto, nel resto del mondo, la lingua giapponese non è tra le prime da imparare. Questo è uno dei primi motivi che spinge la giovani startup a scegliere paesi anglofoni e altri paesi asiatici che stanno crescendo ad un ritmo molto rapido.

Usanze e culture d'affari uniche

Ogni paese ha costumi e culture uniche, ma penso che la situazione in Giappone sia più intensa ed esplicita che in qualsiasi altro paese straniero. L’avventura in Giappone non è assolutamente da sottovalutare!

Portiamo esempi pratici. Se vuoi promuovere il tuo prodotto o il tuo servizio in Giappone, potrebbe essere difficile farlo senza il supporto di un'agenzia che possa avere molta influenza sul mercato, soprattutto se fornisci servizi di media di tecnologia per il marketing. Addirittura colossi come Google e Facebook hanno assunto dipendenti locali per sostenere le loro agenzie!

Alcuni dicono che i giapponesi amino i marchi, i cosiddetti brand. Infatti, sono dell’idea che i giapponesi diano un grande peso ad una reputazione passata di fiducia prima di acquistare o sottoscrivere qualcosa. Considerando questi punti, le startup nei paesi stranieri hanno bisogno di una strategia e di un marketing sofisticato, e soprattutto di un nome affidabile.

clienti giapponesi

photo credits: fiercebiotech.com

La strategia standard è quella di collaborare con un'azienda locale in Giappone.

Naturalmente, l'azienda locale dovrebbe avere familiarità con il mercato giapponese e la lingua stessa. Tra l’altro, i giapponesi amano il marchio "made in Japan" quindi sono disposti a comprare nel negozio di elettrodomestici che non siano Samsung e LG, ma marche giapponesi come Sony e Panasonic, anche se sono ovviamente di qualità inferiore e prezzo più alto.

Questo, in Giappone non è necessariamente negativo, al contrario! L’azienda che vuole farsi conoscere in Giappone, dovrebbe puntare al mercato giapponese fin dall’inizio, in modo da farsi conoscere meglio.
Diamo un’occhiata alle ragioni per cui le startup dovrebbero puntare al mercato giapponese pur correndo qualche rischio.

Dimensione del mercato e della fetta di clienti giapponesi

Stiamo parlando di una dimensione enorme, perchè la dimensione del mercato giapponese è la terza al mondo, quindi un enorme potenziale per le startup.
La Cina ha il secondo mercato più grande, ma non dimentichiamo che il partito comunista cinese ha gestito l'intera nazione e questo ha dato un giro di vite alle aziende straniere perché vogliono controllare ogni informazione. Mentre alcune aziende americane come Apple e Starbucks hanno lavorato nel mercato cinese, Google e Facebook praticamente non hanno ancora iniziato a lavorare lì. Considerando questo, potrebbe essere difficile o impossibile trovare la propria strada nel mercato cinese. Quindi, togliendo la Cina, il Giappone diventa praticamente il secondo mercato più grande dopo gli Stati Uniti.

Eccesso di concentrazione a Tokyo

Se sei un'azienda B2B, devi visitare fisicamente i tuoi potenziali clienti perché i giapponesi preferiscono condurre gli affari di persona. Tokyo, la capitale del Giappone, è una città conveniente e affascinante per le aziende, perché quasi tutte le sedi sono situate nell'area metropolitana di Tokyo. Se si riesce a conquistare Tokyo, si può praticamente entrare con facilità nel mercato giapponese. Fortunatamente, ci sono molti spazi di co-working, come WeWork, a Tokyo e molte startup globali ne hanno approfittato.

Alta fedeltà dei clienti giapponesi

Come già spiegato prima, molti giapponesi si attaccano a un marchio. In altre parole, se si riesce a lavorare sodo e ad ottenere la fiducia dei nuovi clienti, i giapponesi potrebbero essere i clienti più fedeli per il tuo marchio.
Secondo il rapporto State of Commerce di Shopify, gli utenti giapponesi tendono ad acquistare ripetutamente articoli se il commerciante ha un buon rapporto con loro. Queste statistiche mostrano quanto i clienti giapponesi siano leali e critici per un'azienda.

Concludo dicendo che è molto importante tentare di entrare nel mercato giapponese, perchè tutte le aziende avrebbero bisogno di avere i loro principi di fedeltà e attaccamento al marchio. Se tutte le aziende riuscissero a fare questo, sicuramente riuscirebbero ad avere un pubblico sicuramente più fedele e costante nel tempo e quindi rimanere sulla cesta dell’onda di più. E’ importante capire ed apprezzare usi e costumi di un luogo prima di puntare al suo marchio, è importante creare fiducia con i propri clienti.

Tutto questo è ciò a cui i giapponesi credono e ciò che, qualsiasi azienda globale, dovrebbe imparare a fare. Non perdete mai di vista il mercato giapponese, perchè è proprio quello che vi riuscirà a dare le soddisfazioni di cui avete bisogno. Forse alcune barriere esistono, ma il mercato ne vale la pena, con la sua grandezza, concentrazione e lealtà

Una startup dev’essere costante, fedele, buona conoscitrice degli usi e costumi delle persone a cui si sta rivolgendo, non è difficile crearsi un buon branding in Giappone, non appena si è riusciti a superare la barriera linguistica, basta avere questo tipo di forza e non dimenticare che stiamo parlando, praticamente, del secondo mercato mondiale dopo gli Stati Uniti.


Giappone meta preferita per chi si vuole trasferire all'estero

Il fascino senza tempo, le opportunità che offre, la frenesia delle sue città e la grandezza delle stesse eleggono il Giappone come la destinazione preferita per tutti coloro che decidono di trasferirsi all’estero per vivere e lavorare.

Giappone meta preferita per chi si vuole trasferire all'estero

Autore: Sara

photo credits: tokeet.com

Secondo una ricerca globale, Tokyo spicca tra le 5 città al mondo scelte per intraprendere una nuova esperienza di vita. Lavorare in Giappone pare essere diventata l’aspirazione di molti, secondo una recente classifica di Remitly , società inglese che si occupa di offrire un servizio globale di trasferimento digitale di denaro per aiutare tutti gli immigrati nel mondo che fanno grandi sacrifici per vivere e lavorare in un altro paese, il numero di coloro che scelgono il Sol Levante come meta per cambiare vita è sorprendentemente elevato, persino in questo periodo di pandemia.

Giappone

photo credits: travelwithvik.com

Le ricerche online parlano chiaro: il Giappone è il secondo paese al mondo in cui tutti vogliono trasferirsi subito dopo il Canada! Per la maggior parte i dati provengono soprattutto da Paesi specifici come Stati Uniti, Australia, Thailandia, Laos, Myanmar, Indonesia, Cambogia e Filippine.
Ad aumentare il desiderio di cambiare vita guardando alla Terra dei Samurai come meta è anche l’alto grado di sicurezza, bellezza e cultura. Del resto lo abbiamo potuto constatare in questo ultimo anno: la risposta del Giappone alla pandemia, la sua rigorosa condotta nella messa in Stato di Emergenza evitando panico e disinformazione nei confronti della popolazione, non ha fatto altro che aumentare il desiderio di fare la grande mossa e “tentare la sorte” in una delle magnifiche regioni di questa immensa isola.

Giappone Giappone

photo credits: transferwise.com, boutiquejapan.com

Voi cosa ne pensate? Fareste il “grande salto” ? Anche per voi il Giappone è la meta prescelta oppure ci sono altri Paesi verso i quali state puntando? Fatecelo sapere! E comunque sia, vi auguriamo di realizzare ogni vostro sogno al più presto, 頑張ってください!