Business Focus: la psicologia del rapporto con il cliente

Continua la rubrica legata al "Business Focus" su Japan Italy Bridge e oggi parliamo di problem solving, comunicazione e rapporto con il cliente, anche in Giappone. 

Problem solving: la psicologia del rapporto con il cliente, anche in Giappone

Autore: SaiKaiAngel

Capire chi si ha davanti. Questo è un insegnamento che mi è stato personalmente dato e che cerco sempre di portare avanti. Cosa significa capire davvero chi si ha davanti? Sicuramente è alla base di ogni attività, sia personale che professionale e se fosse facile, chiunque riuscirebbe senza fatica nel proprio lavoro. Non è facile.

Solamente poche persone riescono a distinguersi nella massa e dal rumore che, soprattutto nei giorni nostri, si sente troppo spesso. In mezzo al rumore una voce, una voce attraente e leale. La voce di qualcuno che è disposto ad ascoltare, ma con molta attenzione i bisogni altrui. Per costruire un pubblico c’è bisogno di questo, insieme a molta intelligenza per capire il comportamento umano.

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photo credits: artplusmarketing.com

Attrarre e mantenere alta l’attenzione.

Parliamo ad esempio, per farla più comprensibile, del podcaster. Il bravo podcaster non solo deve attrarre il proprio pubblico, ma deve anche fare del suo meglio per mantenere alta l’attenzione dell’ascoltatore senza urlare troppo e senza avere cali di voce che possano portare alla disattenzione.

Bisogna creare sogni, rispondere alle esigenze. Determinazione. Passione. Costanza. Coerenza. Non bisogna mai fare in modo di mostrare qualcosa che sia contrario ai fattori suddetti.

Capire la propria psicologia

Prima di capire gli altri, dovete assolutamente capire voi stessi. Per costruire un pubblico bisogna innanzitutto capire che cosa noi stessi siamo portati a fare.
Siamo in grado di comunicare bene? Il nostro lavoro è stare in mezzo alla gente, procacciare clienti, tenere ai propri clienti.

Non siamo in grado di comunicare bene? Il nostro lavoro è stare nelle “retrovie” e nel backstage. Pensate che quest’ultima cosa possa essere brutta o demoralizzante? No, non lo è. Perchè molto probabilmente, chi sta sul palcoscenico è bravo solo in quello e dovrebbe imparare anche a costruire lo spettacolo, perchè l’artista in questione non riuscirebbe a fare nulla senza uno staff che crea lo spettacolo da capo.

Insomma, prima di rendervi simpatici sforzandovi, lo studio da fare è molto pesante e lungo e sappiate che le persone si accorgono del vostro sorriso falso.
Non azzardate quello che non siete! Che siate in grado o no di capire gli altri e quindi voi stessi, non addentratevi in ciò per cui non siete portati. Certo, si può sempre imparare, ma occorre molto tempo. Occorre tempo per capirsi e per capire gli altri.

Portiamo un altro esempio: la mia passione.

Avere una passione e fare di tutto per perseguirla è sicuramente molto importante, ma per farlo e farlo bene, bisogna avere la capacità. Le capacità o si hanno di natura, o si imparano con il tempo. Una cosa su cui io personalmente non sono d’accordo, è perseguire una passione senza contare il resto, ad occhi chiusi. Spesso, purtroppo, questo porta al non raggiungimento del sogno e nelle peggiori ipotesi, alla completa rovina della strada verso quel sogno. Ci si può giocare male l’occasione, per farla breve.

La passione segue solo l’impegno. Per avere passione c’è bisogno di impegno. Invece di seguire la tua passione, presta attenzione a ciò che trovi coinvolgente.
Renditi unico e non farlo solo per attirare qualcuno o qualcosa, rimani unico.

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photo credits: theabp.org.uk

Costruisci qualcosa di unico e vai avanti rimanendo unico.
Fai capire che sei disposto ad essere un punto fermo per il tuo cliente, fai capire che sei disponibile a risolvere il suo problema.

Sii il loro Problem solving

Dunque, cos’è il problem solving? Andiamo ad analizzare questa parte essenziale per costruirsi un pubblico efficace.

Come abbiamo già detto, dare fiducia e assicurare la propria presenza sempre è essenziale e anche indispensabile. Non bisogna MAI fare in modo che il cliente dica o solo semplicemente pensi “Senza di questa persona posso andare avanti lo stesso”. Così i clienti si perdono. Bisogna essere in grado di diventare essenziali nella risoluzione di un problema.
Nel nostro caso, il problema potrebbe essere la costruzione di un evento o la costanza nel mantenersi vivi socialmente comunicando l’identità della propria azienda in modo corretto. Noi vogliamo essere dei problem solving, per questo bisogna avere la capacità di:

  • Riconoscere un problema
  • Definire un problema
  • Determinare la causa del problema
  • Stabilire le priorità
  • Selezionare le possibili soluzioni
  • Decidere la soluzione
  • Risolvere il problema

photo credits: 1985fm.com

Per essere efficace come problem solving, bisogna allenare soprattutto queste capacità:

  • Intuizione
  • Buon senso
  • Pensiero laterale
  • Sensibilità
  • Lucidità (attenzione perchè spesso questa va a cozzare con quella precedente)
  • Comprensione dei limiti
  • Comprensione delle capacità
  • Facoltà decisionali
  • Costanza
  • Coerenza

Non è facile e c’è chi è nato con la capacità di problem solving, ma anche se non abbiamo nel team nessuno in grado di essere un problem solving, a quel punto abbiamo due strade da prendere:

  1. Cercare una persona che si occupi di problem solving
  2. Diventare noi stessi problem solving

Certo è che la strada non è semplice, perchè attenzione, non ho detto: Improvvisarsi Problem solving! E’ non solo difficilissimo, ma anche poco produttivo.
E il cliente se ne accorge il più delle volte.

Trovare uno scopo

Lo scopo deve essere personale e gli insegnamenti che ci vengono dati devono essere solo un aiuto. Mai prendere come oro colato qualcosa che qualcun altro dice! Per quanto una persona possa essere un’insegnante importante, deve rimanere una guida, un aiuto nei momenti di difficoltà e riuscire ad essere in grado di bilanciare la sua psicologia con la vostra. Sì, perchè quello che può funzionare con qualcuno può essere completamente inutile per qualcun altro.
E il cliente se ne accorge.

Non ascoltare mai i pregiudizi

Nonostante molte volte possano dire la verità, ancora più volte sono cattivi consiglieri. Possiamo trovarci davanti ad un cliente che “a pelle” non ci piace. Quante volte ho sentito dire queste frase… queste sensazioni, nonostante non siano da buttare completamente via, non devono diventare predominanti. Facciamo in modo che il pregiudizio possa rimanere tale (quindi un giudizio a sensazione) e rendiamolo fragile, tanto fragile da essere poi soppiantato dal giudizio.

Costruisci una rete molto grande

Avere una rete di contatti molto grande è un aiuto davvero importante. In quel modo, tra i tanti nomi, alcuni possono diventare clienti, clienti da seguire con costanza e nel tempo, per cui il pregiudizio è solamente una sensazione che lascerà poi lo spazio al giudizio.
Poi dopo se vi fa piacere potete anche dire “te l’avevo detto io me lo sentivo!” è ok se vi fa piacere, ma non è richiesto.

Sii quello che sei, ma hey non sto parlando dell’essere quello che si è nonostante tutto. Bisogna essere quello che si è ma con un lavoro alle spalle, bisogna creare una vera e propria consapevolezza di quello che si è e quindi avere anche l’onestà di capirne i limiti, prima che se ne accorga qualcun altro. Fatevi aiutare da chi ha una capacità maggiore e sto parlando sia di chi sta backstage sia del frontman. Non buttatevi ad essere quello che non siete, perchè per diventarlo, se davvero ci tenete, bisogna impegnarsi molto.

Siate convincenti

Questo, psicologicamente, porta per prima cosa a convincere voi stessi. Non tentate di convincere qualcun altro di qualcosa a cui voi non credete!
Se ne accorgono, fidatevi.
Lavorate per convincere voi stessi di qualcosa e poi convincete anche gli altri. Farete incazzare un bel po’ di persone probabilmente, ma saranno soprattutto i vostri competitor. Il cliente, la persona per cui state facendo da problem solving, sarà al vostro fianco e vi vedrà importanti.

Siate affidabili

Dovete essere qualcosa di conosciuto, qualcosa di affidabile. Non dovete scappare al primo ostacolo e dovete riuscire a farvi conoscere. Le persone tendono molto ad essere coinvolte da ciò che già si conosce e temono lo sconosciuto. Se ci fate caso, noi stessi siamo attirati da ciò che è conosciuto. Siamo più inclini, solitamente, ad ascoltare con attenzione una canzone che già conosciamo, di cui già conosciamo la storia piuttosto che una nuova. Molto spesso qualcuno ci dice “Ascoltala è bellissima, fidati di me!”.

E’ il fidati di me il problema, perchè la nostra mente è egoista e tende sempre a non fidarsi, per questo poi la canzone non la ascolteremo mai con l’attenzione che è stata richiesta fino a che non diventa parte della nostra mente. Fino a che non piace a noi. Questo ci fa capire quanto importante sia l’affidabilità, quanto dobbiamo studiare e lavorare per essere, se non alla pari della mente del cliente, il più vicini possibile.

Basta non perdere l'essenza di ciò che ha fatto innamorare voi stessi, pensate sempre a questo.

Modellarsi per la percezione del pubblico

Sii sempre te stesso, si dice, fai di tutto per non piacere agli altri, ma piaci solo a te stesso. In questo modo, direi che puoi anche chiudere e vivere nella tua isola deserta senza che nessuno ti infastidisca. Ma se vuoi avere a che fare con gli altri è importantissimo avere non solo la percezione e una buona conoscenza di sè stessi, ma anche fare di tutto per migliorare sè stessi in modo da diventare parte essenziale ed indispensabile del cliente. Bisogna essere sè stessi, ma con un bel lavoro alle spalle. Perchè in un lavoro con dei clienti, è essenziale riuscire a rapportarsi con loro e lavorare per restarlo nel tempo. Che ti piaccia o no, tutto ciò che crei modella la percezione e l'opinione che la gente ha di te. A meno che non ti piaccia proprio l’isola deserta e a quel punto si può fare a meno anche di lavorare nutrendosi di noci di cocco.

Quando ti approcci agli altri e vuoi lavorare con altre persone, non hai altra possibilità che essere all’altezza delle aspettative altrui. Purtroppo, la convinzione che “noi siamo noi e non dobbiamo muovere un dito per essere apprezzati dagli altri” è troppo frequente per essere soppiantata, ma spero con tutto il cuore che prima o poi la mente di tutti possa aprirsi all’eventualità che non siamo tutti uguali e che i primi su cui bisogna lavorare davvero siamo noi stessi. Poi possiamo pensare ad approcciarci agli altri e creare buone connessioni anche lavorative.

Essere problem solving vuol dire anche essere critici

Avere la capacità di capire dove sbagliamo e andare avanti sistemando il problema. Bisogna essere i Problem Solving anche di noi stessi! Essere critici significa anche avere la capacità di affrontare le critiche: trovare la giusta spiegazione a quelle poco costruttive e accettare quelle costruttive. Se si chiamano “critiche costruttive” significa che sono in grado di costruire qualcosa. Si può passare il tempo ad alimentare e dare attenzione ai troll oppure a creare qualcosa di buono e magari ascoltare solo ciò che è costruttivo, a voi la scelta. Ciò che davvero bisogna evitare è la presunzione che, attenzione!, è ben diversa dalla sicurezza.
La presunzione ci rende ciechi, la sicurezza ci fa acquistare ancora più vista.

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photo credits: economist.com

Aprite la vostra mente

E qui arriva il mio momento, il nostro momento. La chiusura mentale non aiuta nessuno, nemmeno nel lavoro. Chiude non solo la nostra mente, ma anche vie e possibilità. Spesso non ci approcciamo a qualcun altro per paura e per poca conoscenza. Pregiudizi, luoghi comuni, tutto questo ci chiude nell’isola deserta e non ci fa guardare oltre.

Guardare oltre

Abbiamo deciso di lavorare con il Giappone, ma non senza uno studio e senza tanto impegno. Abbiamo modellato le nostre conoscenze e le nostre capacità in modo da avvicinarci a questo popolo. Inoltre, abbiamo studiato e studiamo ancora la lingua in modo da avvicinarci a loro, li vogliamo capire sempre di più in modo da diventare per loro un vero e proprio Problem Solving che possa rimanere tale nel tempo, che possa essere un appiglio nei momenti di difficoltà che non dovranno esserci, perchè noi sappiamo come evitarli già dall’inizio.

La differenza di lingua, di cultura, di abitudini… tutto questo abbiamo detto che fa paura. Ma dobbiamo innamorarci di questa lingua, di questa cultura, di queste abitudini, di tutto quello che è stato detto fino ad ora. Se non c’è modo di modellare la propria mente e di innamorarvi voi per primi di tutte queste cose, direi che è inutile provarci. Se vi rendete conto che ne siete innamorati, allora cominciate a lavorare e cominciate a capire di cosa il Giapponese in questione ha bisogno. Molto spesso ci siamo trovati davanti a quello che mai ci saremmo aspettati: somiglianze incredibili. Giappone e Italia si somigliano davvero molto, ma queste cose sono percettibili solamente ad un occhio di qualcuno che vuole essere esperto, qualcuno che vuole migliorarsi, qualcuno che vuole approcciarsi. Come ho già detto in precedenza, per primi dobbiamo innamorarci noi, poi fare innamorare gli altri e, in questo caso, il nostro cliente.

Non potete piacere a tutti, ma sforzatevi di piacere a chi merita, a chi volete camminare accanto sia professionalmente che privatamente. Molto probabilmente sarete non solo il loro problem solving, ma anche e soprattutto il vostro.

La bellezza di un sito web, di un social, di tutto ciò che è comunicazione è importante ed è il lavoro del backstage. Ma non è nulla senza il lavoro del frontman, stessa cosa si può dire del contrario. Un team ben strutturato è quello che ha sia back che front stage, non dimenticatelo mai e, in fin dei conti, la psicologia di costruire un pubblico non è poi così diversa dalla psicologia in generale. Se si applicasse in tutto ciò che viviamo, forse le cose andrebbero meglio per tutti.

Innamoratevi, ma innamoratevi davvero. O beh, ci sono sempre le noci di cocco.


Le tavolette Ema e i templi del Giappone

Continua la rubrica di Japan Italy Bridge per promuovere gli approfondimenti legati al mondo del Giappone, oggi parliamo di delle Tavolette Ema che troviamo in tutti i templi del Giappone.

Alzi la mano chi in qualche anime non ha mai visto queste curiose targhette di legno. Magari in un santuario shinto, con una miko – la sacerdotessa vestita di rosso e bianco – alle prese con le sue faccende. In ogni caso, che le abbiate già viste o meno, oggi potrete saperne di più.

Ema 絵馬 Le tavolette votive in legno giapponesi

Autore Ospite: Flavia

Traducibile come “Raffigurazione di cavallo”, le Ema sono targhette piatte concepite per trascriverci desideri e paure da rivolgere a dei/spiriti (kami) e buddha. In altre parole, rappresentano un modo tramite cui le persone possono scrivere un messaggino con destinazione mondo spirituale. Anticamente in argilla, hanno poi iniziato ad essere realizzate in legno. Una volta scritta la propria preghiera, l’Ema va appesa in uno spazio dedicato presso santuari shintoisti ma anche templi buddhisti. Si tratta infatti di una consuetudine di origine shinto estesasi poi anche ai templi. Essendo esposte tutte assieme “pubblicamente”, chiunque naturalmente può darci una sbirciatina (importante è che siano anche i kami a farlo).

È però anche possibile tenersele per sé, a mo’ di cimelio. La grande varietà di rappresentazioni, colori e stili che le caratterizza, attira da sempre la curiosità dei folkloristi. Insieme alle iscrizioni in esse riportate rappresentano un vero e proprio prisma, attraverso cui una vasta gamma di storie di vita ci viene presentata. Uno spaccato di spiritualità che può mostrarci i diversi colori della realtà giapponese.

Le Ema non sono gli unici oggetti religiosi pensati per ‘operare’ in tal senso ma sono forse quelle più diffuse, presenti appunto un po’ ovunque. Il fatto di poterle lasciare sul posto, le caratterizza rispetto ad altri oggetti religiosi quali Fuda (札) e O-Mamori (お守り). Larghe in media 15 cm e alte 9 cm, possono tuttavia presentare grandezze ma anche forme e colori molto variegati.

ema

photo credits: sharing-kyoto.com/

I temi raffigurati possono spaziare fra i seguenti:

  • il kami/buddha cui santuario o tempio sono dedicati (addirittura possono esistere tavolette raffiguranti Thomas Edison!);
  • i benefici specifici che kami (神 spiriti/divinità) e buddha hanno facoltà di donare;
  • scene su origine e storia del luogo di culto;
  • soggetti religiosi o culturali, come gli animali dello zodiaco di origine cinese (alcuni santuari sono specificamente dedicati ad un animale-segno dello zodiaco)

Tuttavia, tradizionalmente, particolare rilievo assume la raffigurazione del cavallo, come d’altronde suggerisce l’etimologia del nome stesso: e (絵) “immagine, disegno”, ma (馬) “cavallo”.

Perché il cavallo?

Risposta breve: perché nell’antichità si usava offrire un cavallo a santuari e templi per ottenere benedizioni o comunque propiziarsi la buona sorte. La figura del ‘cavallo sacro’ sopravvive ancora ai nostri giorni, tant’è che alcuni centri religiosi usano tenerne uno. E, se non in carne ed ossa, sotto forma di modello a grandezza naturale.

Questa sacralità del cavallo ha origine da un’antica credenza shinto che vedeva nel cavallo un animale caro ai kami nonché un loro messaggero (sebbene sia importante anche nel buddhismo). Da cosa nasce cosa quindi, ed ecco che l’equino diviene presto simbolo portatore di messaggi fra il mondo umano e “l’altra Sponda”. O l’Higan (彼岸) come viene chiamato anche nell’anime/manga Noragami. (Noragami è consigliatissimo se siete attratti dal genere, per così dire, ‘spirituale’. Pur attraverso l’interpretazione di fantasia dell’autore, vi dà uno spaccato religioso del Giappone, e rende molto bene il rapporto dei giapponesi con la spiritualità.)

Ad ogni modo, appurato che il nostro cavallo era considerato speciale, l’idea era di invocare una “mano dal cielo” in situazioni o eventi problematici. Ad esempio, in tempi di siccità in cui si sperava in un po’ di pioggia (cavallo nero) o, caso contrario, affinché smettesse di piovere (cavallo bianco). Tuttavia in tempi antichi solo pochi potevano permettersi di dare via facilmente un cavallo. La maggioranza delle persone cercava di tenerselo stretto, poiché animale prezioso per il proprio sostentamento. Per altro, come nota l’accademico Ian Reader, tali offerte potevano rivelarsi dispendiose anche per i templi se, a ogni preghiera di qualche ricco signore, si ritrovavano ogni volta con un cavallo, che giustamente doveva essere mantenuto, con le spese che ciò comportava.

ema

photo credits: japan-photo.de

È proprio in risposta a tali problemi contingenti che l’idea della raffigurazione del cavallo inizia a fare capolino. Anziché adoperare l’animale in carne ed ossa: perché invece non realizzare delle “e-ma” (“immagine-cavallo”)? Una soluzione conveniente, accessibile a tutti.

Le Ema fanno così la loro prima comparsa a inizio VIII secolo (periodo Nara), mentre le prime testimonianze ci giungono dalla metà del X secolo (periodo Heian). Sarebbe la raccolta di poesie e prosa cinesi Honchō Bunsui o Monzui ( 本朝文粋 ) la primissima opera a parlare delle “ema”. Cui seguiranno molte altre, una fra tutte, il Konjaku monogatari (今昔物語).

E·ma: le origini delle tavolette

Le Ema sarebbero perciò nate come sostitutivi del cavallo, nell’atto di far pervenire le proprie preghiere alle supreme entità ultraterrene. Sebbene non sia mancata qualche vocina contraria rispetto a tale linea generale. Un’altra lettura degli avvenimenti vorrebbe infatti che le targhette abbiano assunto la definizione “ema”, semplicemente, per una maggiore diffusione del disegno del cavallo rispetto ad altri temi.

Questo perché il tema del disegno cambiava a seconda della richiesta. Mettiamo che il disegno di una Ema fosse quello di un cavallo: il desiderio del richiedente poteva riguardare il benessere del proprio cavallo (pensiamo al caso dei più umili, per cui tale animale era fondamentale). Se il desiderio non riguardava un cavallo ma, ad esempio, un malanno fisico il disegno avrebbe ritratto la parte del corpo dolorante; e così via. Dunque “ema” secondo tale visione non indicherebbe che alle tavolette sia stata attribuita la stessa “agency” dell’animale. Bensì che semplicemente vi erano molte richieste riguardanti i cavalli, da cui poi sarebbe scattata un’estensione della denominazione.

Un’altra interpretazione invece sottolinea come la sacralità del cavallo non sia un’invenzione meramente shintoista e come anche nel Buddhismo l’animale abbia un suo peso. Quindi, che l’origine delle Ema sarebbe forse più da ricercarsi ripensando al ruolo del Buddhismo, cui le tradizioni popolari giapponesi attingono ampiamente. A tal proposito lo studioso Gorai Shigeru ha visto in una particolare usanza popolare, relativa alla tradizione buddhista O-Bon (お盆), una possibile origine delle Ema. Tale usanza consiste nel ricavare forme di cavallo da certi vegetali, sempre a scopo votivo, verso le anime dei morti. Gorai sembrerebbe insinuare il dubbio che l’origine di tale usanza possa essere precedente rispetto a quella attribuita alle Ema o ad altre forme simili di rappresentazione.

Entrambi tali voci dissonanti, circa le origini delle Ema, sembrano non trovare grande riscontro nell’archeologia. I ritrovamenti archeologici sembrerebbero infatti confermare tutti l’ipotesi della necessità di un mezzo alternativo al cavallo, che contemporaneamente ne facesse ‘le veci’. Un qualcosa di equivalente, che ne incarnasse lo spirito, un suo simbolo: la sua immagine.

tavolette ema

photo credits: shrine-temple-navi.jp

Ema come “oggetti viventi”

La prova di ciò giungerebbe dalla lingua stessa. Vi sono numerose antiche iscrizioni su Ema che, da un punto di vista linguistico, inequivocabilmente si riferiscono alle tavolette come se stessero parlando del cavallo stesso. Vediamone alcune.

Nel sopra citato Honchō Bunsui infatti comparirebbe un riferimento alle Ema contenente il simbolo 匹 (“hiki”, “biki” o “piki”). Riportando dal Reader, l’espressione sarebbe: “色紙絵馬三匹 ”ovvero“ 3 fogli colorati di immagini di cavallo”. Oggigiorno usato come contatore per piccoli animali, nel giapponese antico l’ideogramma 匹designava invece animali da stalla, fra cui i cavalli. L’accostamento della parola “ema” a tale particella linguistica, la cui funzione è quella di designare appunto un essere vivente, la dice lunga. Iscrizioni simili sono state rinvenute anche in due santuari a Yamagata e Saitama, risalenti a XVI e XVII secolo. In questo caso troviamo l’ideogramma 疋 invece di 匹, ma significato e lettura sono i medesimi. Riportando sempre da Reader, si tratta di: “shinme ippiki” (神馬一疋) e “ema ippiki” “ 絵馬一疋 ”. Ossia “un cavallo sacro” e “una immagine di cavallo”.

Comunque, per quanto l’ipotesi sulla possibile origine buddhista delle tavolette non fosse solida, il Buddhismo almeno a posteriori è certamente compresente, considerato il sincretismo giapponese. Tra l’altro nei templi, le Ema fungono da mezzo per trasmettere la dottrina religiosa buddhista, assumendo così un’ulteriore funzione oltre quella per cui sono nate. Parliamo di quegli insegnamenti circa l’importanza dell’altruismo o della compassione (intesa nel buddhismo come ‘empatia’) o attraverso immagini tratte dai racconti sul Buddha. Sebbene non del tutto certo, si stima che l’adozione delle tavolette da parte dei templi buddhisti sia iniziata grossomodo fra XII e XIV secolo (periodo Kamakura). Infatti molti degli Emaki – opere d’arte a rotolo – dell’epoca ritraggono le Ema o i cavalli stessi, sia nei santuari shintoisti sia nei templi buddhisti.

ema wood

photo credits: japan-photo.de

Le tavolette di legno come forma d’arte

Nel corso dei secoli i disegni delle Ema si sono fatti sempre più elaborati e variegati, dando origine a una vera forma d’arte folkloristica. In particolare le Ō-ema (大絵馬), ovvero “grandi ema”, si sono rivelate un passaggio importante nello sviluppo dell’arte giapponese. Infatti, dopo la nascita delle Ō-ema, diversi saranno i grandi artisti giapponesi che attingeranno allo stile ema.

Nate fra XIV e XVI secolo (periodo Muromachi) tali Ema erano grandi almeno un metro sia in altezza sia in larghezza. Venivano donate a templi e santuari in segno di ringraziamento – anche a posteriori, non solo al momento della richiesta – ed erano collocate in appositi spazi, le Ema-dō (絵馬堂). La più antica Ema-dō sembrerebbe essere stata patrocinata nientepopodimeno che…da Toyotomi Hideyoshi nel 1606, per il santuario Kitano di Kyōto. Sempre a Kyōto poi, anche il famoso Kiyomizu-dera (清水寺) possiede diverse Ō-ema, anticamente donate da dei mercanti come ringraziamento per il ritorno incolume delle loro navi da commercio.

Conseguenza di tale sviluppo artistico fu l’emergere di una “casta” di artisti specializzati nella pittura ema, che trovò massima fioritura nel periodo Edo o Tokugawa. Tale periodo – di espansione economica, specialmente all’inizio – portò infatti la domanda di professionisti a crescere, permettendo loro di campare anche sulla sola realizzazione delle piccole ema.

photo credits: japan-photo.de

Il linguaggio Ema: simbolismo

È proprio in questo periodo che si origina la gran parte di simboli e temi più riprodotti sulle tavolette. Ma a cosa si deve invece tutto questo bisogno di mettere su carta – anzi, su legno – pensieri e sentimenti? Tale bisogno affonda le radici nella credenza folkloristica secondo cui un desiderio ha più possibilità di manifestarsi nella realtà, se viene esternato a parole; poiché, così facendo, gli si dà forma. Dobbiamo inoltre tener presente che in tempi antichi l’alfabetizzazione era riservata a una piccola fetta della popolazione. Un linguaggio alternativo alle parole e immediatamente comprensibile a tutti, si rendeva quindi necessario: è l’incontro fra folklore e simbolismo. Il linguaggio simbolico si rivelò così la via più efficace in tal senso, attraverso la raffigurazione di problemi specifici o della “grazia” desiderata.

Le rappresentazioni potevano spaziare fra diversi ambiti: dal benessere dei bambini, alla salute, alla fertilità, addirittura a desideri circa la sfera sessuale. Se ad esempio un desiderio riguardava un parto, una Ema con la raffigurazione di un cane rappresentava la scelta più appropriata. Mentre l’immagine della volpe bianca ancora oggi indica prosperità e l’abbondanza. Per le richieste riguardanti la salute poi, si soleva anche ritrarre la parte del corpo col malanno. Per quelle invece concernenti fertilità e sessualità, beh: le raffigurazioni erano inequivocabili.

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Il tipo di rappresentazione può quindi essere prettamente simbolico, attinto dalla tradizione (vedi l’esempio del cane) oppure ritrarre direttamente l’oggetto fisico d’interesse (parti del corpo). Ad ogni modo, ricordiamoci che tale simbologia, analogica o realistica, si accompagna alla funzione taumaturgica delle diverse entità religiose venerate (spiriti/dei/Buddha). Come dicevamo all’inizio, “deità protettrici” di un particolare ambito della vita (salute, istruzione e quant’altro) sono anch’esse un soggetto iconico principe delle Ema. Quelli citati sono solo casi a titolo esemplificativo, poiché soggetti e stili possono essere tanto variegati quanto lo sono le richieste e desideri delle persone.

Il linguaggio Ema: forme e parole

Nel passaggio all’età contemporanea, i temi tradizionali rappresentati non hanno subito grosse variazioni rispetto ai tempi antichi. Naturalmente c’è stata un’aggiunta di nuovi soggetti (vedi Thomas Edison o, perché no, personaggi anime). Possiamo però osservare un aumento del ricorso al linguaggio verbale. Una ragione l’abbiamo già vista: l’alfabetizzazione. L’alfabetizzazione ha così affiancato al linguaggio simbolico quello verbale, consentendo alla gente comune di non dipendere più unicamente dal primo. Allora non è raro ormai il ricorso a giochi linguistici di omonimia e assonanza da affiancare alla simbologia delle immagini.

Tipico è il caso di quelle Gokaku-ema (互角絵馬) – tavolette pentagonali – a tema ‘educazionale’. Esse sono pensate per gli studenti, alla costante ricerca del supporto dei kami per il successo negli studi. Ecco, tali Ema devono la loro forma a una pseudo-omonimia fra l’espressione “gokaku” (互角) – pentagono – e “gōkaku” (合格) che invece indica il successo nello studio. L’argomento dell’Ema può quindi essere trasmesso anche dalla forma stessa della tavoletta! E, come vedete, talvolta può servirsi di significati verbali. Un caso di simbolismo che si serve del linguaggio verbale è invece quello di una Ema ritraente un polpo, “tako” in giapponese (蛸) usata per richiedere ausilio nell’eliminazione dei calli. Il termine “callo” si scrive con caratteri differenti (胼胝) ma si pronuncia anch’esso “tako”.

Possiamo notare quindi – per la gioia di linguisti e glottologi – come il linguaggio ema sia fatto di tutte queste dimensioni della comunicazione. Simboli, forme e parole si integrano così l’uno con l’altro, intrecciandosi, in un unico spazio. Ricordiamoci poi anche che i caratteri grafici della lingua giapponese derivano dagli antenati pittogrammi, che rappresentavano direttamente gli oggetti visivi!

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photo credits: blog.livedoor.jp

Il linguaggio verbale risulta molto d’aiuto nell’interpretazione del significato del messaggio di una tavoletta. Poiché capire il vero significato di un linguaggio simbolico, inutile dirlo, può non essere sempre possibile. Ovviamente l’ausilio di quello verbale non garantisce il 100% della comprensione, dipende da caso a caso: possono esserci iscrizioni abbastanza chiare, altre più criptiche. La studiosa Jennifer Robertson, che si è occupata delle Ema al tempo della Seconda Guerra Mondiale, ha riscontrato una particolare ambiguità nelle tavolette di quest’epoca. Motivo per cui, sottolinea la necessità di mettere sempre in conto diverse possibili interpretazioni.

Kogaeshi e Mabiki Ema, un caso particolare

Esiste però un tipo particolare di Ema, dove il messaggio non è né una preoccupazione né un bisogno per qualcosa che si desidera. Una richiesta, sì, ma diversa dalle altre: una richiesta di perdono. Parliamo di tutte quelle targhette che riguardano il caso delicato dei bambini, feti, abortiti o nati morti: i cosiddetti mizuko (水子). Gli Ema riguardanti i mizuko vengono chiamati Kogaeshi (子がえし · lett. “rimandare indietro il bambino”). Oppure anche Mabiki (間引き · chiamiamola “riduzione”) che può riferirsi all’infanticidio generale.

Nei templi buddhisti specializzati sui mizuko (cui vengono dedicati anche memoriali), i Kogaeshi Ema vengono appesi in uno spazio apposito, solo per loro, accanto alla statua del Jizō. Jizō è nel Buddhismo figura protettrice delle anime dei bambini deceduti prima dei genitori. Secondo la credenza, i loro spiriti non possono attraversare il Sanzu – fiume che separa la vita terrena dall’ “Altra Sponda” – poiché non hanno accumulato abbastanza buone azioni, a causa della morte prematura. Sarebbero perciò condannati ad ammucchiare pietre sulla riva del fiume mistico, ma Jizō li proteggerebbe dai demoni e consentirebbe loro di ascoltare i mantra.

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photo credits: hotoke-antiques.com

Si differenziano dalle normali Ema, perché le loro iscrizioni si rivolgono allo spirito del bambino, anziché a kami o buddha. Naturalmente, esprimono tutta l’angoscia, la tristezza, il rimpianto della madre o talvolta anche di entrambi i genitori. L’iscrizione più ricorrente, stando a Reader, sarebbe un semplice “Gomen ne” (ごめんね) ovvero “Mi dispiace” [“Perdonami”] unitamente alla motivazione del gesto. Tale fenomeno ha colpito particolarmente a cavallo fra tardo periodo Edo e inizio periodo Meiji, quando povertà estrema e carestia colpirono duramente la popolazione giapponese. Il ricorso ai Mabiki Ema però è continuato sino ai tempi contemporanei.

Mukasari Ema, altro caso particolare

Altro caso di targhetta legata alla morte, è quello delle Mukasari-ema (ムカサリ絵馬). Queste tavolette infatti nascono per uno scopo singolare: portare a termine i cd. Shirei Kekkon (死霊結婚), i matrimoni fra anime morte. Esse appartengono alla categoria delle grandi ema e, stando alla Robertson, la loro diffusione parrebbe essere circoscritta alla sola Okinawa e al nord-est del Giappone, nella Prefettura di Yamagata. “Mukasari” significherebbe infatti “matrimonio” nel dialetto di Yamagata (non a caso scritto con l’alfabeto katakana). In sostanza tali Mukasari-ema consentono di “simulare” nella rappresentazione della targhetta, il matrimonio di una persona morta da celibe o nubile. È un modo per consentire all’anima di trovare la pace, impedendo che possa divenire uno spirito tormentato.

Se accadesse infatti, lo spirito potrebbe restare ancorato al mondo terreno, attraverso il dolore, per non aver potuto sperimentare la gioia di farsi una famiglia. Quindi, infestare il mondo dei vivi. È così un modo anche per la famiglia della persona deceduta, per quanto fittizio, di realizzare tale sogno. Nei tempi moderni, si può anche ricorrere alle fotografie, se ce ne sono, della persona in abiti nuziali quando ancora in vita. Tali Mukasari-ema sono state particolarmente adoperate ai tempi della Seconda Guerra Mondiale, per il motivo facilmente immaginabile.

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photo credits: journals.openedition.org

Si tratta di due casi limite, l’eccezione alla regola. Poiché come ormai è chiaro, le Ema sono fatte con un occhio al benessere umano, del qui e ora, sia esso individuale o esteso all’umanità intera. Ma sono pur sempre parte del mondo Ema e, se c’è qualcosa che comunque le accomuna alle altre, è una funzione non da poco: quella psicologica, di liberazione da un peso interiore. L’atto stesso di “scaricare” sulle tavolette ciò che si ha dentro – pensieri, desideri, bisogni nonché preoccupazioni – è un atto profondamente catartico. Soprattutto se tali desideri e bisogni vanno in contrasto con le norme imposte dalla società. Come nota Reader, un modo per gli individui di sopravvivere in situazioni che sfuggono al loro normale controllo e unica via di sopravvivenza, dal controllo sociale.

I desideri della gente

Ma in genere cosa desidera nello specifico chi fa ricorso alle Ema? Potremmo individuare due macro-aree: protezione e successo.

Della prima fa certamente parte la salute, tema principe di ogni tempo. Come accennato nell’introduzione, kami e buddha sono associati a poteri curativi, attribuiti per estensione anche a santuari e templi loro dedicati. Le richieste di ‘grazia’ da malanni e malattie – o di protezione preventiva da qualsivoglia pericolo – possono riguardare il richiedente stesso, i suoi familiari, oppure altre persone. Le richieste riguardanti il successo, ambito molto sentito, possono anch’esse riguardare il richiedente o terzi oppure un ‘io collettivo’ di cui il richiedente fa parte. È il caso di tutte quelle richieste fatte per propiziare il successo della propria azienda o istituzione di qualsiasi altra natura. Vi sono Ema ad esempio dove il richiedente si preoccupa del successo della propria squadra del cuore (in Giappone molto popolare è il baseball).

Ma c’è un reame che emerge in modo particolare su tutti quanti: l’istruzione. Il sistema educativo giapponese contemporaneo è molto rigido e competitivo, e la pressione dell’insuccesso sui ragazzi può essere particolarmente gravosa, dal punto di vista psicologico. Allora, vuoi già solo per questo motivo. Vuoi anche per ispirazione – nel vedere amici o gruppo di coetanei recarsi nei centri religiosi a scrivere le loro targhette – fatto sta, che gli studenti rappresentano una bella fetta di “clientela” per le Ema. Oltre a richiedere il favore “dei cieli” nella buona riuscita di test ed esami, l’iscrizione delle Ema può rappresentare per i giovanissimi un momento di leggerezza, di spensieratezza.

Come non menzionare a questo punto il kami shinto Tenjin (天神), patrono della cultura e dell’istruzione, certamente popolare fra gli studenti giapponesi. (Per altro, Tenjin è la deificazione di una persona realmente esistita fra IX e X secolo d. C.! Letterato e politico di corte Heian, in vita il suo vero nome fu in realtà Sugawara no Michizane.) I suoi santuari sono i più frequentati nei mesi freddi, soprattutto gennaio e inizi febbraio, quando ha luogo il famigerato “inferno degli esami di ammissione”.

Non mancano poi certamente richieste riguardanti benessere materiale così come quelli riguardanti gli affari di cuore. Addirittura quelle per “recidere i legami” con l’ausilio delle apposite Enkiri-ema (縁切り) per esprimere il desiderio di spezzare il cordone che lega a persone, cose (vizi, dipendenze) o situazioni (malattie).

L’incinerazione delle tavolette

Eh sì, questa è una tappa importante della vita delle tavolette: quella finale. Sia i santuari shinto sia i templi buddhisti periodicamente provvedono a bruciare le tavolette offerte, a duplice scopo: rituale ma anche pratico. (Nella religiosità giapponese dimensione pratica e dimensione spirituale riescono a sposarsi serenamente). La motivazione pragmatica è dovuta semplicemente…alla necessità di fare spazio! Dopotutto, centinaia e centinaia di tavolette nel tempo si accumulano.

La motivazione spirituale invece vuole che, attraverso il rito del falò, desideri e richieste delle persone possano giungere al regno dei kami e dei buddha. Kami e Buddha che, vi ricordo, dovrebbero comunque aver già letto le Ema, sempre a disposizione in templi/santuari, prima dei rituali del fuoco. Ancora una volta Noragami ci viene in aiuto, con la sua storia così esemplificativa. Non è raro infatti vedere proprio il Tenjin aggirarsi nei santuari lui dedicati, di fianco le tavolette Ema. In Noragami, per altro, si tocca anche il tema del recidere i legami, di cui abbiamo parlato poc’anzi (insomma, avete capito l’antifona: guardatelo/leggetelo).

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photo credits: https://youtu.be/Vn6AoThrXyc

Quando si svolge tale rituale?

Il passaggio al nuovo anno è il momento che mette tutti d’accordo. Tuttavia può avvenire anche in altri periodi, diversi a seconda di ogni centro religioso. I santuari di Tenjin ad esempio sono soliti farlo a fine ottobre, appena dopo i festival a lui dedicati.
Il periodo attorno al Capodanno, l’O-Shogatsu (お正月), è tuttavia l’ideale per tutti, essendo un momento di transizione. Quale momento migliore per rilasciare simbolicamente ciò che ormai ha fatto il suo tempo, liberando desideri e richieste del vecchio anno? E allo stesso tempo, quale momento più propizio per inaugurare l’anno nascente, magari scrivendone di nuovi? Ammazza, quante commissioni per questi kami e buddha già dai primi sospiri del nuovo anno! La frase “Liberarsi del vecchio per far spazio al nuovo”, in questo contesto, non può che calarsi bene, prestandosi più che perfettamente a tale interpretazione duale.

Nulla piove dal cielo!

Attenzione però, a non fraintendere. Non pensiate che si tratti di un mero atto di superstizione: niente di più lontano dalla realtà! Ricorrere alle Ema non equivale a pensare di mettersi a braccia conserte, aspettando una grazia ultraterrena. Chi ricorre alle Ema, generalmente sa bene, anche con un ipotetico “favore dei cieli”, che il 95% delle probabilità di successo sono date dal proprio impegno. E dal proprio atteggiamento mentale. Mi riferisco naturalmente a tutte quelle situazioni dove uno ha potere d’azione. Nei casi in cui ciò non sia possibile, l’unica cosa da fare è cercare di agire, il più che si riesce, sul proprio atteggiamento mentale.

Le tavolette Ema testimoniano la ricerca di un cambiamento o di sicurezza da qualche rischio o pericolo. Hanno la facoltà di avvicinare anche i più “laici”, coloro che magari non fanno una grande vita spirituale. Come può essere il caso di diversi giovani, o dei bimbi, che possono cogliere nelle tavolette anche un lato giocoso, oltre che di supporto per gli studi. Il senso dell’offrire una tavoletta Ema è sostanzialmente quello di far fronte a una crisi, di qualsiasi natura, ricorrendo alla dimensione soprannaturale, da sempre fonte di supporto. In altre parole, le Ema svolgono una funzione di conforto e di sostegno. E, di riflesso, un’importante funzione terapeutica.


TENOHA &|RAMEN: The Ramen Club

TENOHA &|RAMEN è completamente nuovo e diventa TENOHA RAMEN CLUB! Siete pronti a vivere un’esperienza irripetibile?

TENOHA &| RAMEN riapre con il "Ramen Club"

Autore: SaiKaiAngel

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“Trasformare l'esperienza del Ramen in un piacere assolutamente privo di sensi di colpa” Queste sono le parole dello straordinario chef Takao, colui che da anni ci delizia con i ramen migliori in Italia. Takao non è solo uno chef incredibile, ma anche un ex pugile professionista! Questo non lo sapevate, vero? Ebbene si! Chef Takao è sempre stato molto rigoroso sulle sostanze nutritive, ma ha sempre avuto un debole per il ramen. Essendo un piatto calorico, il ramen era considerato un "nemico" per la sua carriera di pugile, ma secondo voi un guerriero del genere avrebbe potuto arrendersi? Ovviamente no!

Per questo nasce il nuovo TENOHA RAMEN CLUB, per deliziarci con questo piatto senza nessun senso di colpa!

Non appena lasciata la boxe, Takao è diventato uno chef di ramen, perfezionandosi a tal punto da diventare colui che riesce a regalare l’esperienza unica ed irripetibile del ramen autentico anche qui in Italia, dando vita a numerose ricette per vivere il ramen davvero senza sensi di colpa.

TENOHA RAMEN CLUB, deliziosa opera dello chef Takao, è un luogo in cui non solo potrete soddisfare il vostro palato con l’autenticità del ramen giapponese, ma potrete farlo senza nessun senso di colpa, con la consapevolezza che ogni piatto è perfetto per lo sportivo o per chi ha voglia di mangiare in modo completamente sano. Siamo davanti ad una novità assoluta qui in Italia, ve ne renderete conto anche solamente ad entrare in TENOHA RAMEN CLUB, completamente rinato per raccontare una storia, una di quelle storie molto importanti che vi lasceranno affascinati. Vi guarderete intorno e sarete immersi nel mondo dello chef Takao, nella sua storia, nel suo continuo studio per offrire sempre il meglio a chiunque voglia un nutrimento sano e gustoso. Lavoro, fatica, esperienza, salute, determinazione e sicurezza, tutto questo e TENOHA RAMEN CLUB!

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Vi sentirete parte di quella storia importante, coccolati e sicuri di essere nelle mani di uno chef con la mente sempre occupata a preparare un ramen sano e nutriente, 365 giorni, 24 ore su 24.

Vivete e fate vivere ai vostri amici, alle persone che amate questa nuova esperienza della completa libertà di mangiare la vera tradizione del ramen giapponese senza nessun senso di colpa!

Dal 12 di Febbraio, TENOHA RAMEN CLUB ha una nuova faccia ed è pronto a stupirvi nuovamente, sempre nelle mani espertissime di un grande chef e un grande ex pugile! Venite a conoscere Takao e la sua storia!

TENOHA RAMEN CLUB - Via Vigevano 20, 20144 Milano

photo credit: Anna Daverio


TENOHA MILANO: Afternoon tea

Scegliete di trascorrere la festa di San Valentino in un modo totalmente diverso! Avete voglia di vivere e far vivere a chi amate momenti assolutamente irripetibili? Ora potete farlo, grazie a TENOHA Milano che sempre vi riserva novità e dolci sorprese!

TENOHA &| TASTE: Afternoon Tea per San Valentino

Autore: SaiKaiAngel

TENOHA Milano

E proprio di una dolce sorpresa stiamo parlando ora, TENOHA AFTERNOON TEA è un’esperienza unica, speciale che solo il nostro angolo di Giappone preferito qui in Italia può darci. Volete trascorrere una giornata speciale e farla trascorrere anche alla vostra persona amata? San Valentino all’insegna del Giappone e di un’esperienza unica nell’iconico tatami di TENOHA Milano! Volete saperne di più? Abbiamo alcune foto a seguire che sicuramente vi faranno incuriosire tantissimo!

Dal 10 al 14 Febbraio: Valentine’s Edition

TENOHA Milano

TENOHA Milano

TENOHA Milano

La tradizione del Giappone non è mai stata così vicina. Per San Valentino, immergiamoci in un’esperienza unica e tradizionale del Sol Levante nel tatami di TENOHA Milano! Chiudete le tende e godetevi una degustazione di tè, bevande e dolci artigianali giapponesi nel più totale relax! Solamente insieme a chi amate, riuscirete a godervi una degustazione che difficilmente riuscirete a vivere ancora. Qualche ora nella pace dell’esperienza giapponese, con i migliori tè e dolci e ovviamente la solita enorme attenzione e coccola che solo da TENOHA Milano potete trovare. Scegliete il giorno e la fascia oraria che più vi aggrada!

Informazioni

Quando: Due fasce orarie: 14:00 ~ 16:00 | 16:00 ~ 18:00
Dove: TENOHA MILANO — Via Vigevano, 18, 20144 Milano
Costo: 35€/pax (Minimo 2 persone)

Ricordate, sia nel rispetto della sicurezza che nel rispetto della vostra privacy, la prenotazione è sempre obbligatoria! Per farlo potete usare l’indirizzo mail e il numero di telefono seguente: taste@tenoha.it | (+39) 02 8088 9868

Per maggiori informazioni, cliccate il link seguente: https://www.tenoha.it/taste/tenoha-afternoon-tea/

photo credit: Anna Daverio


Bandiere Samurai alle Olimpiadi di Tokyo

I samurai sono figure ancora molto rispettabili ed importanti, per questo, mentre le Olimpiadi di Tokyo si avvicinano, un produttore di contenuti spera di far nascere una maggiore comprensione tra le nazioni con personaggi anime che indossano abiti tradizionali giapponesi.

Le bandiere dei paesi riviste come samurai per le Olimpiadi

Autore: SaiKaiAngel | Fonte: The Japan Times

Kama Yamamoto insieme ad altri artisti, ha lanciato World Flags nel 2018 con l’idea di aiutare le persone in tutto il mondo a familiarizzare con le loro culture in modo divertente e dice: "Voglio che il progetto sia riconosciuto a livello globale come qualcosa che può unire il mondo attraverso anime e samurai".

L’idea di Yamamoto è utilizzare personaggi in abiti da samurai o tradizionali giapponesi per illustrare le diverse nazioni,le loro bandiere ed aumentare l'interesse per il Giappone.

Ecco alcuni esempi che potremmo vedere alle Olimpiadi di Tyokyo:

Il personaggio peruviano Vargas è raffigurato come un ninja in rosso e bianco che porta un kunai a forma di foglia e, nel caso del Cile, il condor che è il volatile nazionale, è appollaiato sulla spalla di un samurai, mentre il personaggio canadese indossa un kimono bianco e rosso con una foglia d'acero sulla manica.

Yamada dice che sono in corso molti lavori per il riconoscimento ufficiale dell'iniziativa da parte degli organizzatori delle Olimpiadi di Tokyo.

Il background di Yamamoto è nei libri educativi di personificazione, ha disegnato personaggi manga per rappresentare lavori che vanno dai proprietari di negozi di tapioca ai web designer. I libri sono rivolti ai bambini e includono informazioni sugli stipendi medi e su cosa comporta informare meglio i bambini riguardo le scelte disponibili per quando saranno grandi.

Olimpiadi

photo credits: The Japan Times 

Lo scopo educativo rimane con World Flags

I personaggi nel sito web erano circa 80 all'inizio di dicembre, questo secondo il produttore di marketing alla Digital Entertainment Asset Hiroshi Tsuruoka. Il sito viene regolarmente aggiornato con nuove bandiere personificate.

I personaggi vengono introdotti sulla pagina Twitter ufficiale del progetto non appena pronti. Con oltre 15.000 follower, la pagina vanta anche fan art postate da coloro che si ispirano ai personaggi.

Tuttavia, i personaggi possono subire cambiamenti sia fisici che di "personalità" in linea con i consigli o le critiche delle persone di tutto il mondo, aiutandoli a diventare più adatti al paese interessato.

In un caso, la bandiera spagnola, il cui personaggio si chiama Iniesta, è stata inizialmente ritratta come un torero, ma si è poi trasformata in una ballerina di flamenco in seguito alle critiche che vedevano la corrida come argomento controverso nel paese.

Il progetto ha ottenuto quella che Yamada chiamava la sua prima "grande occasione" nell'estate del 2019, quando la bandiera cinese che rappresentava Aaron era stata ampiamente condivisa online. Yamamoto ha presto iniziato a ricevere offerte per interviste dai media cinesi, insieme ad offerte per creare una gamma di merchandising ad esempio tappetini per il mouse che sono attualmente disponibili online.

I personaggi sono illustrati da un gruppo di artisti portati a bordo da Yamamoto, molti dei quali provenienti dai suoi progetti precedenti.

"Alcune delle illustrazioni sono di artisti a tempo pieno, ma altre sono state disegnate da persone che vanno dalle casalinghe ai veterinari che disegnano per hobby" dice. Le bandiere vengono assegnate da Yamamoto, che fa un brainstorming di un'idea di massima del design del personaggio, ai singoli artisti in base ai loro stili illustrativi.

Olimpiadi bandiere samurai

photo credits: The Japan Times 

Mentre Yamamoto lavora per finire di personificare tutti i paesi, un certo numero di persone delle nazioni più piccole hanno espresso la gioia di trovare le loro rispettive bandiere in forma di samurai.

Alcuni, tra cui Messico e Venezuela, hanno anche ricevuto immagini incorniciate delle loro bandiere personificate presso le rispettive ambasciate a Tokyo.

"Crediamo che un personaggio in stile anime che rappresenti il Messico possa essere un modo ideale per trasmettere l'amicizia di lunga data che esiste tra il popolo messicano e quello giapponese", dice in una e-mail Emmanuel Trinidad, il consigliere per gli affari culturali presso l'ambasciata messicana a Tokyo.

"Ogni commento ricevuto su di esso nei social media sembra lodare il fatto che il lavoro vada oltre qualsiasi immagine stereotipata e che presenti invece un approccio fresco e più moderno ai personaggi che rappresentano i paesi in generale".

Il progetto è stato pubblicato come libro per la prima volta l'anno scorso, con illustrazioni dei personaggi e informazioni che vanno dalla demografia nazionale al numero di medaglie olimpiche vinte dalla nazione in questione.

Vorrebbero anche trasformarlo in un anime o film di supereroi in futuro, con i personaggi che uniscono le forze per combattere un nemico per salvare il mondo.

"La storia non avrà un protagonista, e tutti i personaggi lavoreranno insieme per un obiettivo comune", dice Yamada.

Yamamoto inizialmente sperava di completare il progetto nel 2020 in vista delle olimpiadi prima del loro rinvio a causa della nuova pandemia di coronavirus. Ora sta puntando a presentare circa 200 bandiere personificate entro la fine di quest'anno. Sarà in grado di arrivare al suo scopo di unire i paesi con il Giappone? Noi siamo sicuri di si. Attendiamo con ansia e godiamoci intanto queste opere!


Japan History: Asakura Yoshikage

Asakura Yoshikage (12 ottobre 1533 - 16 settembre 1573) è stato un daimyō giapponese del periodo Sengoku (1467-1603) che governò una parte della provincia di Echizen.

Asakura Yoshikage, il capo del clan Asakura

Autore: SaiKaiAngel

Asakura Yoshikage

photo credits: wikipedia.org

Asakura Yoshikage nacque nel castello Ichijōdani del clan Asakura nella provincia di Echizen. Suo padre era Asakura Takakage e sua madre sembra fosse la figlia di Takeda Motomitsu.

Yoshikage succedette a suo padre come capo del clan Asakura e signore del castello di Ichijōdani nel 1548, dimostrando grande abilità nella gestione politica e diplomatica, soprattutto grazie ai suoi negoziati con gli Ikkō-ikki a Echizen. Grazie a questi, Echizen godette di un periodo di relativa pace rispetto al resto del Giappone del periodo Sengoku, tanto da diventare un luogo per i rifugiati in fuga dalla violenza nella regione del Kansai. Ichijōdani divenne addirittura un centro di cultura modellato sulla capitale di Kyōto.

Asakura Yoshikage

Ichijōdani Asakura Family Rovine storiche | photo credits: wikipedia.org

Conflitti con Oda Nobunaga

Dopo la cattura nel 1568, Ashikaga Yoshiaki nominò Yoshikage reggente e chiese l'aiuto di tutto il clan per cacciare Nobunaga dalla capitale. Nel 1570, Oda Nobunaga invase quindi Echizen riuscendo ad invadere il castello a causa della mancanza di abilità militare di Yoshikage. Azai Nagamasa, cognato di Yoshikage, attaccò Nobunaga con gli Asakura a Kanegasaki, ma Nobunaga ritirò le sue truppe riuscendo a non farsi catturare. Nella battaglia di Anegawa, Yoshikage e Nagamasa furono sconfitti dalle forze superiori dei clan Oda e Tokugawa guidate da Nobunaga e Ieyasu.

La morte

Yoshikage fuggì a Hiezan dopo la battaglia e cercò di riconciliarsi con Nobunaga, grazie a questo riuscì ad evitare il conflitto per tre anni. Nel 1573, con l’assedio del castello di Ichijodani, Yoshikage fu tradito da suo cugino, Asakura Kageaki, per questo fu costretto a fare seppuku a soli 39 anni. La sua morte distrusse anche il clan Asakura.


TENOHA MILANO: Sukiyaki Experience

TENOHA Milano ci stupisce ancora e lo fa con uno speciale delivery, la Sukiyaki Experience! Un’occasione più unica che rara di avere il Giappone a casa propria.

TENOHA &| TASTE: Sukiyaki Experience

Autore: SaiKaiAngel

Sicuramente avete presente la carne migliore del mondo, la WAGYU, giusto? Ora, grazie al Sukiyaki, potrete averla direttamente a casa vostra!

Spieghiamo prima che cos’è questo piatto: il Sukiyaki è un piatto molto importante della tradizione culinaria giapponese. Stiamo parlando di tagli sottili di manzo cotti a fuoco lento in una pentola insieme a tofu, funghi, udon e verdure. Si può anche immergere la carne cotta in un uovo crudo per esaltare al massimo la sottigliezza del sapore del Wagyu.
Stiamo parlando tra l’altro della Wagyu migliore al mondo, ovvero della Wagyu Kagoshima “A5”, non una carne qualunque.
Il manzo Wagyu si distingue per un'elevata densità di grasso intramuscolare che rende la carne estremamente tenera e la famosa Wagyu KAGOSHIMA di grado “A5“ vanta il sapore migliore in assoluto.

sukiyaki

Kagoshima si è classificata come prima tra tutte le regioni del Giappone alla “Esposizione dei bovini Wagyu” del 2017.

TENOHA VI FORNISCE DI TUTTO

Il delivery del Sukiyaki è incluso anche del servizio completo. A casa vostra verrà consegnato:

✓ PENTOLA per SUKIYAKI
✓ MESTOLI e CIOTOLE
✓ FUROSHIKI e BACCHETTE
✓ PIASTRA A INDUZIONE
✓ BRODO (ricetta originale a base di soia, zucchero e mirin)

Componete il Sukiyaki che desiderate, è facilissimo, potete farlo facilmente grazie al link qui sotto e se userete il codice sconto SUKIYAKI25, avrete 25€ di sconto sull'ordine totale: https://sukiyaki.tenoha.it/

Orari

CENA: dalle 18:00 alle 21:00
PRANZO: dalle 12:00 alle 14:30
*servizio PRANZO disponibile dal Giovedì alla Domenica

Non perdete questa occasione, TENOHA viene da voi! Siete pronti? Stupite amici e parenti con questa unica e rarissima experience!

photo credit: Anna Daverio


Business Focus: L'importanza della comunicazione e del Marketing in Giappone nei tempi di pandemia

La comunicazione è sempre stata importante nella nostra vita e in questo momento di pandemia a causa della diffusione del COVID-19, la sua essenzialità è diventata ancora più forte. In un momento in cui siamo costretti a rinunciare ad abbracci e vicinanze fisiche, se non ci fosse internet come faremmo? Grazie alla comunicazione riusciamo ad avvicinarci al resto del mondo, la nostra porta non è chiusa grazie ad internet.

L'importanza della comunicazione e del Marketing in Giappone nei tempi di pandemia

Autore: SaiKaiAngel

photo credits: mosaikoweb.com

La pandemia del COVID-19 è sicuramente un momento molto difficile in cui siamo tutti coinvolti, ma cerchiamo di vedere anche in questo il positivo. Come si dice? Se ti senti in un tunnel arredalo! Ecco, mentre noi aspettiamo di vedere la luce in fondo al tunnel, cerchiamo di fare di tutto per non fare morire la nostra azienda e i nostri rapporti. I lockdown imposti sono molto difficili da gestire, ma quanto sono riusciti a farci capire l’importanza delle “piccole” cose? Ho messo la parola PICCOLE tra virgolette, sì, perchè in questa pandemia ci siamo resi conto quanto GRANDI siano le PICCOLE cose. Quanto speciale sia la nostra normalità. Quanto abbiamo cercato un abbraccio seppur virtuale, quanto ci siamo reinventati per tenere in vita un progetto di lavoro per cui abbiamo fatto tanto.

Approfittiamo di questo momento per ripartire anche più forti di prima, prendiamoci del tempo per pensare, reinventarci e prepararci per la ripresa totale.

Ricordatevi però, che non esistono miracoli! Bisogna affidarsi al mondo dei social marketing, ma non da soli. Esistono specialisti nel campo, persone che di lavoro fanno proprio quello di consigliarvi ed accompagnarvi nel mondo del social marketing e della comunicazione senza farvi incorrere contro ostacoli (tipo noi).

comunicazione pandemia

photo credits: mosaikoweb.com

Non sospendere mai le attività produttive.

Abbiamo la fortuna di poter usufruire di internet, perchè mettere in pausa un lavoro o un’azienda? L’idea che un giorno internet potesse diventare da importante a essenziale era già nell’aria da un po’. Possiamo partecipare ai meeting, possiamo organizzare, possiamo davvero lavorare insieme e rimanere in contatto con i nostri clienti, tutto online. Inoltre, in questo momento, possiamo dedicarci anche a intensificare i contenuti dei nostri social media, dei nostri siti, in modo che non appena ci sarà la possibilità di ripartire dopo la pandemia, saremo pronti!

Se il nostro negozio è chiuso, perchè toglierci la possibilità di creare un e-commerce per continuare a vendere i nostri prodotti? Se fino ad ora non ne abbiamo sentito la necessità, ecco che ci si presenta davanti questa possibilità che, pian piano, diventa sempre più importante. Se si può, cerchiamo di costruirci un canale online per comunicare e continuare la nostra attività lavorativa! Cerchiamo anche di “arredarlo” il meglio possibile.

Rinforziamo i valori aziendali e l’immagine aziendale online!

Facciamoci vedere, ne abbiamo la possibilità! Non fermiamo gli eventi, creiamoli online e se proprio non vogliamo farlo, fermiamoci ad organizzare quelli in presenza. Abbiamo la possibilità di farlo, rinforziamo la nostra rete comunicativa adesso!

Continuiamo a rimanere in contatto!

Molti ragazzi possono continuare a studiare e a frequentare la scuola grazie alla Didattica a Distanza, quella che ormai tutti conosciamo come DAD. E’ importante? Sicuramente è un aiuto, se non ci fosse questa possibilità di meeting online, sicuramente i ragazzi rimarrebbero completamente fuori dall’insegnamento e dagli incontri con i compagni di classe. Invece, grazie alla Didattica A Distanza, i ragazzi riescono ad interagire tra di loro e, magari, anche a distrarsi. La distrazione in questi momenti di chiusura è molto importante, se non ci fosse possibilità di comunicare online, rimarremmo davvero chiusi fuori dal mondo. Forse ora più che mai ci rendiamo conto di quanto la comunicazione online possa essere importante.

Ancora dei dubbi? Andiamo a vedere cosa succede nel resto del mondo e soprattutto in Giappone, che è il nostro focus da sempre.

L'importanza della comunicazione e del Marketing in Giappone nei tempi di pandemia

Il Giappone è sempre stato molto tecnologico, ha sempre creduto, quasi più e prima di tutti, all’importanza della comunicazione e del marketing online, infatti ora si trova sicuramente più avvantaggiato di chi invece rimaneva fermo sulla tradizione.
Il Giappone vive con i social network in modo di rimanere sempre in contatto con il resto del mondo, diamo uno sguardo ai social network più usati in questo paese con le relative percentuali grazie a Statista:

  • LINE 77,4%
  • Twitter 38,5%
  • Instagram 35,7%
  • YouTube 23,2%
  • Facebook 21,7%
  • TikTok 8,1%
  • Skype 7,1%

Il caso LINE

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Come potete ben vedere dalle statistiche, se in occidente utilizziamo maggiormente Whatsapp, Facebook ed Instagram, in Giappone invece si affidano moltissimo a LINE e Twitter. Conoscete LINE? E’ considerato il Whatsapp giapponese, e vanta circa 84 milioni di utenti attivi mensili in Giappone (statistica di fine 2020).

Cosa rende LINE così popolare?

LINE nasce nel 2011 da una collaborazione con Naver, una piattaforma sudcoreana.
Subito dopo il grande terremoto del Giappone nel 2011, la maggior parte dei canali di comunicazione convenzionali si erano interrotti causa interruzioni di corrente. Per questo, le fonti ufficiali si sono rivolte all’online per comunicare le notizie e confermare la sicurezza di amici e familiari. L'app è stata rilasciata per l'uso pubblico nel corso di quell'anno, e si è rivelata molto interessante per i consumatori giapponesi grazie al suo design unico e personalizzabile, consentendo sia l'uso privato che quello aziendale.

Come usano i social network i giapponesi?

Rispetto ai Paesi vicini, i giapponesi usavano i social network per il 65% contro l'88% di Taiwan e l’87% della Corea del Sud. A gennaio 2019, gli utenti di internet giapponesi hanno invece trascorso in media 4,8 ore al giorno con i contenuti digitali, mentre i giovani giapponesi tra i 18 e i 34 anni di ore ne utilizzavano fino a sei. Secondo un sondaggio, le ragioni principali per l'utilizzo dei social media tra le giovani generazioni sono la comodità di raccogliere e condividere informazioni, oltre che connettersi con amici e colleghi.

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photo credits: epigeum.com

Abbiamo questo momento per pensarci e per riattivarci il prima possibile. questo è il nostro lavoro da sempre e ora finalmente ci rendiamo conto che non è mai stato più utile. Lo era già da prima, ma ora è diventato essenziale. Siamo pronti ad accompagnarvi e voi siete pronti per la rinascita (online)?