Il più grande spettacolo di mapping del mondo si tiene a Shinjuku, ora con Godzilla
Il Tokyo Metropolitan Government Building o Tochō, è uno dei landmark più riconoscibili di Shinjuku. Sede del governo metropolitano di Tokyo, completato nel 1990 e progettato dall'architetto Kenzo Tange, questo iconico edificio funge ora da sfondo per uno spettacolo di projection mapping ed è stato certificato dal Guinness World Records come il più grande display permanente del suo genere al mondo!

Photo Credits: mainichi.jp
Dal tramonto a circa le 21:00, il palazzo si trasforma in un’enorme tela che esprime una varietà di arte con luci e suoni. Gli spettacoli seguono un calendario davvero vasto e per ogni gusto che varia tra i giorni feriali, i weekends e i giorni festivi
Il 27 aprile di quest’anno ha debuttato lo spettacolo “Godzilla: Attack on Tokyo!”: un enorme Godzilla di 100 metri distrugge Tochō e non solo! Un vero e proprio attacco distruttivo alla metropoli!

Photo credits: japan-forward.com
Shinjuku è stata sfondo dell’epico scontro tra Godzilla e King Ghidorah nel film del 1991 e quest’anno, in occasione del 70° anniversario del primo film del 1954, Godzilla ha attaccato il simbolo della città!
Rimanere a bocca aperta davanti ad uno spettacolo di questo tipo crediamo sia una necessità! Perciò tutti con lo sguardo puntato ed il naso all’insù!
Se volete essere sempre aggiornati sul calendario delle proiezioni e non perdervi nulla,, potete visitate il sito tokyoprojectionmappingproject.jp
Viaggia con noi
Se anche voi siete curiosi di vedere questo incredibile spettacolo, Japan Italy Bridge ha appena lanciato il suo esclusivo “Your Japan”, un viaggio in Giappone costruito su misura per i turisti italiani. Per questo autunno, avrete la possibilità di andare con noi a Tokyo. Un’esperienza All Inclusive che vi permetterà di scoprire le bellezze della capitale del Giappone. Japan Italy Bridge si occuperà di tutto, dalla prenotazione di voli ed hotel, sino alla programmazione del piano di viaggio. Inoltre, le nostre guide partiranno con voi dall’Italia e vi accompagneranno lungo tutto il percorso nipponico.
Quindi cosa state aspettando? E’ arrivato il momento di fare la valigia e partire con noi!
I tombini Sailor Moon di Tokyo sono ora installati ad Azabu-Juban
Arrivano a Tokyo i tombini dedicati a Sailor Moon, un percorso tutto da scoprire, da vedere e da fotografare. In Giappone diverse città decorano i loro tombini in modo creativo e artistico. Questa pratica, nota come "manhole art" o "manhole covers", è diventata sempre più popolare negli ultimi anni come forma di espressione artistica e promozione turistica. Ogni regione spesso ha i propri disegni distintivi, che possono rappresentare paesaggi locali, flora e fauna caratteristiche, simboli culturali o anche personaggi di anime e manga famosi.

Photos: city.minato.tokyo.jp
Cinque illustrazioni dedicata a Sailor Moon sono apparse in altrettante località di Minato City, distretto che ha un significato speciale per questa famosa ed amata serie: Usagi (il vero nome di Sailor Moon) vive e frequenta la scuola nel quartiere di Azabu-Juban e svariate scene di battaglia della storia si svolgono proprio lì!
Il sito ufficiale della cittadina di Minato ha pubblicato una mappa con l’ubicazione esatte dei colorati tombini:

Photos: city.minato.tokyo.jp
1 - Sailor Moon e Tuxedo Mask si possono ammirare vicino l’ingresso della via principale dello shopping di Azabu-Juban.
2 - Le Sailor Guardian con sfondo azzurro si trovano di fronte alla Minato Library, vicino a Shiba Park
3 - Le Sailor Guardian in kimono si trova vicino alla scuola elementare Toyo Eiwa Jogakuin

Photos: city.minato.tokyo.jp
4- Le Sailor Guardian con sfondo verde si trovano vicino alla Tokyo Tower, all'interno del parco Shiba, di fronte alla stazione idrica.
5- Le Sailor Guardian con sfondo giallo si possono ammirare all'ingresso della via dello shopping di Keio-Nakadori, luogo che appare spessissimo nell’anime!

Photos: city.minato.tokyo.jp
Che ne dite di andare a caccia di tutti e cinque i tombini passeggiando per Tokyo?
Tokyo è classificata come la sesta città più percorribile al mondo
Vi siete mai chiesti quale siano le città in cui spostarsi senza un mezzo proprio (come l’auto o lo scooter) sia facile e veloce? Noi viviamo questa situazione ogni giorno e mosse dalla curiosità abbiamo curiosate un po' di classifiche e.... Tokyo è spesso considerata una delle città più efficienti e percorribili al mondo!
La sua rete di trasporti pubblici è estremamente sviluppata e ben organizzata, con treni e metropolitane che coprono l'intera area in modo efficiente. Inoltre, la città è nota per la sua pulizia, la sicurezza e la facilità di orientamento, fattori che contribuiscono alla sua reputazione.

E' comune che aziende e organizzazioni producano classifiche di questo genere per valutare la vivibilità delle città in base alla loro accessibilità senza l'uso di un'auto. Questa volta è stata la compagnia assicurativa Compare the Market AU a pubblicare l'elenco delle principali città in cui muoversi senza auto è vantaggioso e Tokyo appare al sesto posto! Tra l'altro pare essere l'unica città non europea ad avere ottenuto il suo posto nella lista:
Monaco (Germania)
Milano (Italia)
Varsavia (Polonia)
Helsinki (Finlandia)
Parigi (Francia)
Tokyo (Giappone)
Madrid (Spagna)
Oslo (Norvegia)
Copenhagen (Danimarca)
Amsterdam (Olanda)
Ve lo sareste mai immaginato? Noi ce lo aspettavamo: tutte le volte che siamo state a Tokyo non abbiamo mai riscontrato nessun problema per raggiungere qualunque meta ci andasse di visitare!

Voi che ne pensate? Siete d’accordo con la classifica stilata? O avreste inserito altre città?
Bandai Namco: il paradiso di gamer e otaku
Siamo sicure al 1000% che tutti abbiate sentito parlare, o possediate, qualcosa firmato “Bandai Namco”, soprattutto se conoscete il mondo dei videogiochi, anime e manga. Se però esiste qualcuno che ancora non la conosce, ve la presentiamo noi: Bandai Namco Entertainment è una delle principali aziende del settore dell’intrattenimento con una vasta gamma di attività e una forte presenza globale. I suoi franchise iconici ("Tekken", "Soulcalibur", "Dark Souls", "Tales of", "Ace Combat", "Dragon Ball" solo per citarne alcuni) la rendono una forza dominante nel mondo gamer e otaku!

L'azienda gestisce anche numerose sale giochi e parchi a tema e, nel cuore di Akihabara, noto come il quartiere dell'elettronica e della cultura pop giapponese, sorge Namco Akihabara, conosciuto anche come Namco Namjatown: un popolare complesso di intrattenimento di 6 piani!
Namco Akihabara
Giocatori, collezionisti di action figures, carte collezionabili e amanti degli anime siete in ascolto? Bene, perchè questo è il vostro paradiso!
I primi due piani sono pieni di “claw machine” (o “crane game” ovvero gru a premi, dove è possibile afferrare il proprio premio attraverso una sorta di “zampa” ed un meccanismo della macchina): potete provare a vincere tutto ciò che vi piace trascorrendo un sacco di tempo (e soldi!!) alla caccia del premio più ambito!
Il terzo piano è dedicato ai giochi arcade tra cui otto drum machine Taiko no Tatsujin. Non vi deve proprio mancare il ritrmo e dovete saper essere pronti a sudare!

Al quarto piano resterete impressionati dalle 800 capsule toy machine targate Namco (i famosi gashapon ガシャポン) dovre potrete vincere piccoli gadgets di ogni tipo in modo totalmente casuale!
Salendo al quinto piano si apre il mondo delle carte collezionabili di Bandai e, se vi sentite ben preparati, potreste anche cimentarvi in vere e proprie battaglie di gioco di carte!
Ora però torniamo giù e scendiamo al piano seminterrato: conoscente Gundam vero? Benissimo, questo è il piano dedicato ai suoi videogiochi di cui Bandai Namco possiede i diritti! Sono disponibili 44 giochi Mobile Suit Gundam Extreme Vs 2 OverBoost, oltre a eventi speciali organizzati regolarmente.
Naturalmente l'ingresso all’enorme complesso è gratuito, con il pagamento richiesto solo per giocare a ciascun gioco.

In definitiva, Namco Akihabara è un luogo vivace e divertente che rappresenta perfettamente lo spirito di Akihabara e offre un'esperienza unica per i visitatori di Tokyo, in particolare per coloro che sono interessati alla cultura pop giapponese e all'intrattenimento… e….POTRESTE VISITARLO INSIEME A NOI!
Your Japan - vieni in Giappone con noi
Your Japan è un progetto che nasce dalle menti di Japan Italy Bridge in collaborazione con Giramondo Viaggi Grezzana e Bandai Namco. Insieme ai nostri esperti, avrete la possibilità di vivere un’esperienza unica nella città dai mille colori: Tokyo.
Una delle megalopoli più grandi al mondo dove la modernità convive con il Giappone tradizionale. Una fusione quasi perfetta che ci permette di passare dalle atmosfere zen dei giardini del Palazzo Imperiale, sino ad arrivare ai vivaci quartieri di Shinjuku ed Akihabara. Ed è proprio in quest'ultima zona che si aprono gli orizzonti a tutti gli amanti di manga e anime. Non importa quanti anni abbiate, qui è il posto giusto per trovare “vecchi” videogiochi storici, o le nuovissime uscite sul mercato. Da nomi storici come Pac-man a Dragon Ball, passando per titoli storici come Ken il Guerriero, City Hunter, i Cavalieri dello Zodiaco, sino ad arrivare a titoli più recenti come Tekken.

I nostri partner
Il marchio GiraMondo Viaggi nasce nel centro storico di Verona nel 1979 con una singola agenzia di viaggi. Con il passare degli anni, il marchio cresce, convertendosi in un gruppo, con molte agenzie di viaggi, presente sul territorio nazionale ed internazionale.
Attualmente si contano un centinaio di agenzie, con marchio GiraMondo, ciascuna con il proprio negozio e location unica in Italia e all’estero.
Leader dell'industria dell'intrattenimento mondiale, BANDAI NAMCO Entertainment Europe pubblica e distribuisce videogiochi e prodotti di intrattenimento in Europa, Medio Oriente, Africa e Asia-Pacifico. La filosofia aziendale è "More Fun For Everyone".
La missione del gruppo è di portare "più divertimento per tutti" in tutto il mondo, con l'obiettivo di diventare i leader dell'innovazione nell'intrattenimento globale.
Dal loro quartier generale europeo a Lione lavorano a titoli come pac-man, soulcalibur, tekken e dark souls… oltre a nuovi progetti come little nightmares, twin mirror e the dark pictures.
I tour leader di "Your Japan"
Il nostro pacchetto è pensato per darvi tutte le attenzioni necessarie per farvi vivere un’esperienza unica ed indimenticabile. Infatti, il nostro staff italiano vi assisterà per tutta la durata del viaggio. I nostri tour leader partiranno da Malpensa con voi e vi accompagneranno per tutta la durata del soggiorno, sino al vostro rientro in Italia.
In questi 8 giorni, il nostro staff vi porterà alla scoperta della capitale giapponese, con Experience esclusive e gite fuori porta per poter ammirare anche il Momiji, periodo dell’anno in cui avviene il cambio del foliage.
Fra alberi di Ginko, templi e grattacieli, avrete l’opportunità di vivere un’esperienza indimenticabile e soprattutto all inclusive. Il nostro pacchetto è stato proprio costruito per dare la possibilità ai viaggiatori di non dover pensare a nulla se non a godere delle bellezze di questa fantastica terra. Non dovrete quindi preoccuparvi di voli, hotel o visite guidate perchè è tutto compreso nel prezzo. Inoltre, per chi prenota entro il 30 giugno, avrà anche un ulteriore sconto di 100€ per camera.
Quindi, cosa state aspettando? È arrivata l’ora di fare la valigia e partire con noi!
I 7 giardini giapponesi più belli di Tokyo
Oasi di pace
Normalmente quando pensiamo alla parola “città” ci vengono in mente immagini di strade, case, palazzi, grattaceli, caos, traffico e difficilmente immaginiamo grandi parchi verdi. Alle volte questo è un grande errore perchè molte città nascondono invece oasi di tranquillità proprio nel cuore della loro vivacità. Tokyo ne è un esempio: numerosi nihon teien (giardini giapponesi) rendono la metropoli un piccolo paradiso di serenità!
Il design del giardino è un’importante forma d’arte nipponica che affonda parte delle sue radici nel Buddismo Zen: la spiritualità degli elementi naturali come gli stagni e le pietre si fonde con l’ospitalità della componente scenica grazie alle ciotole per l’acqua e le case da té.
Ogni giardino ha uno scopo diverso, ma il concetto alla base è sempre uno solo: trovare la solitudine come elemento essenziale di pace interiore e ammirare il susseguirsi delle quattro stagioni. Proviamo ora a visitarne 7, i più belli per immergerci in un’armonia di colori che solo la natura ci può regalare.

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1- Koishikawa Korakuen
Situato vicino alla stazione di Iidabashi, questo giardino è un'opera d'arte vivente: progettato secondo il principio della “miniaturizzazione” che cerca di ricreare paesaggi su scala ridotta, questo spazio straordinario include colline, valli, laghetti e ruscelli. “Daisensui”, il laghetto centrale, riflette il cielo e i circostanti alberi di ciliegio; il rosso “Engetsukyo”, il “ponte della luna piena”, offre una vista mozzafiato sull’intero giardino

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2- Rikugien
Situato nel quartiere di Bunkyoè uno dei pochi giardini rimasti dell’era Edo. Il nome “Rikugien” significa “giardino dei sei principi”, riferendosi alle sei scuole di poesia giapponese che ispirano il suo design. Durante la primavera, i ciliegi in fiore creano una vista mozzafiato, mentre in autunno le foglie cambiano colore, trasformando il giardino in una tavolozza di tonalità rosse, gialle e arancioni.

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3- Hamarikyu Gardens
Posizionato vicino alla baia di Tokyo. il giardino è progettato in stile "kaiyu-shiki teien", un tipo di giardino giapponese che prevede un percorso circolare intorno a un laghetto centrale “Shioiri”, il quale è collegato alla baia di Tokyo e subisce le maree ed il piccolo padiglione di tè Nakajima-no-Ochaya, situato su un'isola nel laghetto. Sul ponte di legno si gode di una vista spettacolare sul giardino e sulla moderna architettura urbana.

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4- Shinjuku Gyoen
Questo giardino è un'oasi di tranquillità nel frenetico quartiere di Shinjuku. Offre una vasta gamma di paesaggi, tra cui giardini giapponesi tradizionali, giardini paesaggistici occidentali (inglesi e francesi) e ampie distese di prati.

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5- Gardens of the Imperial Palace
Noti anche come East Gardens, I giardini circostanti il Palazzo Imperiale sono aperti al pubblico durante tutto l'anno e offrono una visione della natura ben curata nel cuore di Tokyo
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6- Kiyosumi Teien
Situato nel quartiere di Kiyosumi, questo giardino è noto per la sua bellezza serena e per i suoi elementi unici, tra cui una cascata artificiale ed un laghetto di carpe koi attorno al quale sono disposte delle pietre proveniente dalla raccolta in tutto il Giappone da parte del fondatore di Mitsubishi Iwasaki Yataro. Diversi “isowatari” , grandi trampolini di lancio, sono posizionati nelle parti meno profonde dello stagno dove è possibile ammirare i riflessi degli alberi sull'acqua.
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7- Nezu Museum Garden
Il giardino è stato creato insieme al museo nel 1940 dal collezionista d'arte Nezu Kaichirō, Jr. Come una delle principali istituzioni culturali di Tokyo. il Nezu Museum e il suo giardino offrono una riflessione della storia e della cultura giapponese.
Photo Credits: flickr.com
Esplorare questi giardini è un modo meraviglioso per scoprire la bellezza e la tranquillità che si trovano nascoste tra i grattacieli e le strade affollate di Tokyo: vi suggeriamo sempre di guardarvi intorno perchè spesso le perle nascoste necessitano di attenzione per essere scovate, ma non ve ne pentirete di certo! Godetevi una fuga tranquilla e rinfrescante dal caos della vita urbana.
Dieci cose che non si sanno su Hachiko
Tutti, ma proprio tutti conoscono la storia del fedele Hachiko, il cane che negli anni 30 commosse i cuori di tutto il mondo per la sua fedeltà profonda, non tutti però conoscono alcuni particolari su questo dolce cane la cui statua simbolo si erge a Shibuya.
10 cose che non si sanno su Hachiko
Autore: Sara

photo credits: lastampa.it
1- Le Origini
Il bellissimo Akita-inu nacque nel 1923 a Odate nella prefettura di Akita (da cui deriva il nome della razza, “cane di Akita”) e venne acquistato dallo scienziato Hidesaburo Ueno che lo chiamò Hachi, “8”. Proprio ad Odate, di fronte alla stazione, si trova un’altra statua di Hachi un santuario e il museo Akitainu Hozonkai.

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2- L’amore che vince la cattiveria
Quando Ueno morì nel 1925, Hachi trovò una nuova sistemazione presso l’ex giardiniere dello scienziato, Kikuzaburo Kobayashi a Tomigaya, poco lontano da Shibuya. Ogni giorno il fedele cane si recava così alla stazione di Shibuya ad attendere il ritorno di Ueno, ma per 10 anni questa “passeggiata” non fu sempre tranquilla: Hachiko venne maltrattato e picchiato svariate volte da pedoni, bambini e persone prive di una qualsivoglia umanità. Vergognoso, non è vero?

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3- Hachi diventa Hachiko
Nel 1932 il presidente della Nihon Ken Hozonkai, associazione per la conservazione del cane giapponese, Hirokichi Saito venne a conoscenza della storia di Hachi e scrisse un articolo raccontando le peripezie e i maltrattamenti subiti da questo fedele cane trasformandolo in breve tempo in un simbolo. Fu a questo punto che venne aggiunto il suffisso “ko” al nome di Hachi per dimostrare rispetto per la sua devozione e lealtà.

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4- La Statua onorifica
Teru Ando, conoscente di Saito, scolpì la famosa statua di Hachiko (mentre il cane era ancora in vita!) che venne inaugurata nel 1934. Prima che ciò avvenisse numerosi truffatori tentarono di spillare soldi sostenendo di essere loro i creatori della statua! Non c’è davvero mai limite all’avidità umana…

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5- La Fusione delle Statue
La Seconda Guerra Mondiale non risparmiò nulla, nemmeno le statue di Hachiko. Il metallo con il quale erano costruite doveva essere impiegato “per il bene della guerra” e quindi vennero fuse.
Alla fine della guerra del Pacifico il figlio di Ando, Takeshi, costruì l’attuale statua a Shibuya. Anche quella alla stazione di Odate venne ricostruita nel 1967.

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6- Hachiko e Ueno per sempre insieme
Fin’ora abbiamo sempre parlato delle statue dedicate al cucciolo, ma ne esiste un’altra, bellissima, che riunisce Hachiko ed il suo padrone. Fu costruita 80 anni dopo la morte di Hachiko, quando l’università di Tokyo decise di rendere omaggio ai due protagonisti della triste storia. Grazie alla donazioni provenienti da privati ed aziende, oltre 10 milioni di yen hanno reso possibile la riunione tra il cane ed il suo padrone. Oggi la statua sorge nel campus dell'Università di Tokyo, proprio accanto al Parco Ueno.

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7- Un Cimitero ricco di fascino
Credo di essere tra i pochi che adorano visitare i cimiteri e quello di Aoyama, risalente al 1872, si colloca sicuramente tra i più belli: vicino alle stazioni di Gaienmae e Aoyama Itchome, si estende come se fosse un immenso parco ed ospita numerosi personaggi famosi le cui pietre tombali si ergono svelando un’architettura unica. Naturalmente Ueno giace proprio qui ed accanto alla sua tomba vi è un monumento eretto subito dopo la morte di Hachiko nel 1935.

photo credits: wikimedia.org
8- Tra il macabro e la scienza
Questo punto lo definirei quasi disgustoso, ma se avete il coraggio (e lo stomaco) di ferro allora sappiate che è possibile osservare gli organi interni di Hachiko conservati in bottiglie campioni al museo dell'archivio della Facoltà di Agraria dell'Università di Tokyo, vicino al Parco Ueno. Varie autopsie eseguite tra il 1935 e il 2010 avevano riscontrato infestazioni da malattie parassitarie e, infine, un cancro, vera causa della morte di Hachi. Presso il Museo Nazionale della Natura e della Scienza esiste anche un Hachiko tassidermizzato con la pelliccia originale del cane…...

photo credits: timeout.com
9- I Protettori di Tokyo
Nel parco di Ueno si erge anche la statua del samurai Saigo Takamori con la sua fedele Tsun. Tsun e Hachiko sono divenuti presto un simbolo per i giapponesi e dichiarati i “protettori di Tokyo e dell’economia giapponese”.

photo credits: ilgiornale.it
10- Richard Gere come Ueno?
Sono sicura che tutti (o quasi) abbiano visto il film “Hachiko - Il tuo migliore amico” (Titolo originale: “Hachi: A Dog's Tale”) , ma vi siete fermati a pensare che questa pellicola del 2009 è ambientata negli Stati Uniti? La storia è comunque straziante e bellissima, ma non riesce a portare alla luce la cultura nipponica come invece riesce a fare il film originale del 1987, “Hachiko Monogatari”
Nara, la capitale del Buddhismo in Giappone
Il Giappone come l'Italia ha tantissime mete turistiche e fra queste troviamo i sette templi di Nara, una meta ricca di storia e cultura.
I 7 Templi di Nara, la capitale del Buddhismo
Autore: Sara

Chi si avvicina per la prima volta alla cultura del Sol Levante è portato a credere che il Buddhismo sia da sempre stata una filosofia strettamente nipponica anche grazie ai numerosi templi sparpagliati per il Paese. In realtà pochi sanno che fu un re coreano ad “esportare” questa religione in Giappone! Tutto iniziò quando la prefettura di Nara era il centro della politica, della cultura e dell'economia del Paese. Il popolo giapponese era prettamente shintoista cioè seguace dello "Shinto" (神道): una religione politeista di tipo animista che verte attorno all'esistenza di molti Kami ("dei", "spiriti") che si crede abitino tutte le cose. Nel 552, il re Seond di Baekje, regno sorto nel sud ovest della penisola di Corea, portò alla corte giapponese una statua di Shakyamuni (Buddha storico) e numerosi satra. L'imperatore dell'epoca, Kimmei, ne rimase attratto e lentamente il buddismo si affermò come nuova religione di Stato.
Nara divenne così Nanto Shichi Daiji (南都七大寺), la capitale dei templi buddisti costruiti su ordine imperiale, oggi patrimonio mondiale, e comprende:
- Horyuji(法隆寺)
- Houkiji (法起寺)
- Todaiji(東大寺)
- Kofukuji(興福寺)
- Gangoji (元興寺)
- Yakushiji (薬師寺)
- Toshodaiji (唐招提寺)
I sette templi di Nara

photo credits: https://www.japan-guide.com
Horyuji
Il tempio Horyuji è il primo sito ad essere stato designato patrimonio dell’UNESCO in Giappone. Fondato nel 607 dal principe Shotoku su desiderio del padre, l'imperatore Yomei, venne ricostruito nel 670 a seguito di un incendio che lo bruciò quasi completamente e oggi è considerato la culla del buddismo giapponese. La superficie sulla quale si estende il largo complesso del tempio può essere suddivisa in lato ovest, Saiin garan (西院伽藍, ove sono situate la pagoda a cinque piani, la sala d'oro, il corridoio e il portale interno) e lato est, Toin garan (東院伽藍, dove sorge l’ottagonale Yumedono (夢殿, la sala delle visioni).
Sito Ufficiale: http://www.horyuji.or.jp/assets/images/pdf/english.pdf

photo credits: masterpiece-of-japanese-culture.com
Houkiji
Questo tempio dalle molteplici identità (è infatti conosciuto anche come Okamoto-dera 岡本寺, Okamotoniji 岡本尼寺, Ikejiri-dera 池後寺 e Ikejiriniji 池後尼寺) sorge a poco meno di 2 km da Horyuji. Originariamente fu il palazzo della famiglia di Shotoku Taishi, ma prima di morire egli ordinò al figlio Yamashirono-ooenoo di ricostruirlo sotto forma di tempio. Houkiji è costituito da una sala principale ed una pagoda a 3 piani, alta circa 23 metri: la più grande e antica del suo genere in Giappone (fu costruita nel 685). Un simbolo di questo tempio è senza dubbio il Kannon di legno a 11 teste e il Bosatsu di bronzo (entrambi dei della compassione)
Sito Ufficiale: http://www.horyuji.or.jp/assets/images/pdf/english.pdf

photo credits: shoreexcursions.asia
Todaiji
Todaiji fu fondato dall’imperatore Shomu nel 752, con il mero scopo di ospitare la statua del Grande Buddha nella Grande Sala (Daibutsuden). Dopo 7 lunghi anni di realizzazione, il tempio fu bruciato a seguito della guerra nel 1180 e continuò a subire le conseguenze dei conflitti fino al 1567. Restaurato ogni volta, la forma attuale del tempio risale al 1709 ed il suo Buddha seduto rappresenta Vairocana ed è fiancheggiato da due Bodhisattva. I terreni del tempio si estendono per quasi tutta la parte settentrionale del parco nazionale di Nara: per questo motivo non è raro imbattersi nei famosi cervi in cerca di attenzione!
Sito Ufficiale: http://www.todaiji.or.jp/english/index.html

photo credits: japanvisitor.com
Kofukuji
Kofukuji era originariamente il tempio del potente clan Fujiwara e uno dei templi principali della setta Hosso (法相宗), una delle sei sette di Nanto. Il tempio è costituito da diversi edifici di importante valore storico e ben due pagode: una di cinque piani e una di tre piani, che purtroppo non possono essere visitate. A supplire questa mancanza però, c’è il Museo del Tesoro Nazionale nel quale è possibile ammirare la statua di Ashura e la testa di bronzo di Buddha.
Sito Ufficiale: https://www.kohfukuji.com/english.html

photo credits: kintetsu.co.jp
Gangoji
Fondato da Soga no Umako, Gangoji è tra i più antichi templi del Giappone, essendo stato trasferito da Asuka a Nara nel 718. Quasi come una tetra tradizione, anche questo tempio subì l’ira della natura e la devastazione del fuoco e nel 1451 quasi tutta la struttura venne distrutta e non fu più possibile recuperare l’antico splendore di Gangoji se non per la sala Zenshitsu, posta sul retro, unica superstite originaria.
Sito Ufficiale: https://gangoji-tera.or.jp/

photo credits: japan-guide.com/
Yakushiji
Esattamente come Kofukuji, anche Yakushiji è il tempio principale della setta Hosso del buddismo. Fu costruito dall’imperatore Tenmu per sua moglie nel 680. Come ogni tempio, anche questa volta troviamo una grande statua del Buddha: in questo caso Yakushi-Nyorai possiede il potere della guarigione ed è in grado di dare conforto. Inoltre Yakushiji possiede due pagode, una sala dorata ed una collezione di oggetti d'arte buddista, tra cui una Triade Yakushi, un Kannon-Sho e dipinti di grande pregio
Sito Ufficiale: http://www.nara-yakushiji.com/

photo credits: toshodaiji.jp/
Toshodaiji
Toshodaiji è stato il primo tempio fondato nel 759 da un sacerdote cinese, Ganjin, che venne inviato dall’imperatore con lo scopo di insegnare ai sacerdoti e migliorare il buddismo in Giappone. I suoi insegnamenti ebbero una grande influenza per il Paese ed oggi è il tempio principale della setta Rishu (律宗). La sala principale, Kondo, contiene ben 9 statue di Buddha!
Sito ufficiale: https://www.toshodaiji.jp/english/index.html
7 Templi, 7 affascinanti meraviglie dedicate alla cura dell’anima: nonostante possano sembrare estremamente simili tra loro, ogni costruzione è caratterizzata da elementi unici e preziosi da scoprire ed ammirare! Che ne dite di dedicare un po’ del vostro tempo a passeggiare per Nara alla scoperta di questi luoghi devoti? Ci siete già stati? Fateci sapere le vostre impressioni ed emozioni!

photo credits: thejapanesedreams.com
Sakura, approfondimento sul fiore simbolo del Giappone
Continua l'appuntamento con gli approfondimenti sulla cultura giapponese e oggi parliamo di Sakura, il fiore simbolo del Sol Levante. “Il fiore perfetto è una cosa rara. Si potrebbe trascorrere la vita a cercarne uno, e non sarebbe una vita sprecata.”
Sakura 桜 Fiore simbolo del Giappone
Autore Ospite: Flavia
Così, esordiva Ken Watanabe in una scena del celebre film ‘L’Ultimo Samurai’ (2003) nei panni del samurai ribelle Katsumoto, sulla cornice di un bellissimo giardino giapponese. Come non ricordare questa scena del film che, aldilà di alcune inesattezze storiche, è in grado di regalarci momenti come questo. Circondato da splendidi alberi in fiore, Katsumoto-Watanabe altro non fa che mettere in scena il prototipo della sensibilità estetica giapponese verso la natura. In questo caso, verso i fiori. Ma qui è di un fiore in particolare che stiamo parlando…quello di ciliegio, indiscusso oggetto di secolare ammirazione: il Sakura ( 桜 · さくら ).
Conosciamo tutti i fiori ciliegio: la loro bellezza è evidente, l’ammirarli una conseguenza naturale. Questo direi che non necessita di spiegazioni. Possiamo però parlare della particolare importanza che questo delicato fiorellino riveste in Giappone, tanto da divenirne simbolo “morale” (quello ufficiale è il crisantemo).
Il termine “Sakura” si riferisce sia al fiore sia all’albero – noto come “ciliegio giapponese” –, un tipo di ciliegio caratteristico dell’estremo oriente. Le varietà di Sakura che costellano il territorio giapponese, metropoli comprese, sono circa un centinaio. Ma le più diffuse sono lo Yamazakura e soprattutto il (Somei-)Yoshino, dal tipico colore rosa pallido-bianco, contemplato dai giapponesi da ormai centinaia di primavere.

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Portatore di una simbologia particolare, evocativo di profondi significati, il Sakura è una vera e propria istituzione in Giappone. Compare nella celebre monetina da 100 Yen e fa da cornice al Fuji san, l’altro grande simbolo del Giappone, sul retro dell’attuale banconota da 1000 Yen. È così amato che l’Agenzia Meteorologica Nazionale ogni anno emana lo speciale bollettino Sakura Zensen ( 桜前線 ) per aggiornare sullo stato della fioritura. I media giornalmente informano la popolazione sugli spot migliori, che può così regolarsi per l’amata attività dell’Hanami (lett. l’osservare i fiori), decidendo dove e che varietà di Sakura ammirare.
La fioritura procede da sud a nord, dato che il clima è più mite nelle zone meridionali. Quindi, se arrivate in Giappone che nel centro-sud la fioritura è già passata, guardate il calendario: potreste ancora essere in tempo per beccarli ad Hokkaidō!
Mankai 🌸 La fioritura
Il tempo medio della fioritura varia con la collocazione geografica ma in ogni caso è breve: pochi giorni, massimo una decina giorni. Parte da Okinawa, intorno a fine gennaio, procedendo man mano verso nord con gli ultimi boccioli che si aprono verso metà maggio a Hokkaidō. Questo, il periodo di tempo indicativo. Maltempo, perturbazioni o cambi di temperatura improvvisi possono ovviamente incidere sulla durata della fioritura, considerata poi l’estrema delicatezza del fiorellino. Tutto dipende dal clima e dall’anno: può capitare che i fiori sboccino un po’ prima, o un po’ dopo; oppure che lo sbocciare sia interrotto da un brusco cambio climatico. Il momento del boom della fioritura è noto come Mankai (満開) che infatti significa “piena apertura”.

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Come anticipato, gran parte dei ciliegi sono della varietà Somei-Yoshino, ma si contano oltre cento specie. Alcune anche in grado di produrre frutti commestibili. Dei criteri per distinguerne tra i diversi tipi, il più immediato è senz’altro quello del numero di petali, che possono arrivare a dieci, venti o anche di più. Quelli più diffusi rimangono i classici Sakura a cinque petali, sia fra quelli selvatici sia fra quelli coltivati.
🌸 Tipi di Sakura
Ma vediamo alcuni esempi di ciliegi più particolari. Oltre al Somei-Yoshino, il più coltivato e che va per la maggiore, possiamo trovare:
- Yama-zakura (山桜), ossia il “Ciliegio di montagna”. Molto amato, si colloca subito dopo al Somei-Yoshino in termini di popolarità. Presenta grandi boccioli rosa e ha cinque petali.
- Fuyu-zakura (冬桜), ovvero “Sakura invernale”. Come suggerisce il nome, è un ciliegio che comincia a sbocciare in autunno per proseguire in inverno, sebbene non in modo continuativo.
- Yae-zakura (八重桜), il “Ciliegio doppio”. Chiamato così per via del bocciolo “rinforzato”, ossia molto corposo, con più di cinque petali. È associato all’antica capitale Nara (奈良).
- Shidare-zakura (枝垂桜), cioè “Ciliegio piangente” poiché i suoi rami cascano, come fosse un salice, creando una cascata di fiori rosa. È fiore ufficiale della prefettura di Kyōto.
- Ichiyō (一葉), “una foglia”. Deve il suo nome a un pistillo, simile a una foglia, che fuoriesce dal suo centro quando completamente aperto. È uno di quelli che può avere da 20 a 40 petali.


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Si definiscono poi Ippon-zakura (一本桜), tutti gli alberi di ciliegio “in solitaria”, ovvero piantati singolarmente. Tra questi, come non ricordare i tre grandi ciliegi del Giappone, i Sandai-zakura (三大桜). Il trio è composto dal Jindai-zakura a Yamanashi, dall’Usuzumi-zakura a Gifu e dal Takizakura a Fukushima. Jindai e Usuzumi appartengono alla varietà Edohigan (da cui deriva anche il Yoshino), mentre il Takizakura è un esemplare di ciliegio piangente. In particolare il Jindai-zakura, situato nel tempio Jissōji (實相寺), è forse il più antico in Giappone: ha circa duemila anni e una circonferenza di 13 metri e mezzo!
Primavera (春), stagione della speranza
L’atto di contemplare gli alberi in fiore risalirebbe al periodo Nara (VIII sec.). Dapprima appannaggio della sola corte imperiale di Kyōto, nei secoli si è estesa alla categoria dei samurai prima e al resto della popolazione poi. Diciamo che in principio fu il pruno (梅·Ume), a esser oggetto d’attenzione. Il pruno rappresentava il legame con la Cina, essendone originario. Ma già dal periodo Heian (VIII-XII sec.), complice l’interruzione dei rapporti con la Terra di Mezzo, l’Ume venne spodestato dal più autoctono Sakura. Da allora, le poesie a tema primavera iniziarono a riferirsi ai Sakura anche solo con il termine “fiori” (花·Hana) e la parola “Hanami” divenne anch’essa intercambiabile con “sakura”. Dettagli linguistici, tuttavia, indicativi.
La primavera (春· Haru) si caratterizza da sempre come un simbolo di rinascita, di potenza generatrice.
Anticamente la fioritura dei ciliegi era associata alla prosperità, poiché presagiva l’abbondanza della raccolta del riso. Per propiziarsi un buon raccolto l'anno successivo, l'inizio della stagione di semina era aperto da una serie di rituali che si chiudevano con allegre celebrazioni sotto i Sakura. Nel XVIII poi, lo shōgun Yoshimune Tokugawa promosse ulteriormente questa usanza disponendo la piantagione di alberi di Sakura in diverse aree.
Oggi, la primavera è la stagione di studenti, diplomati e laureati, che confidano nel buon auspicio rappresentato dalla fioritura. Nel mese di aprile infatti, per gli studenti si apre il nuovo anno scolastico, mentre laureati e molti diplomati si apprestano ad entrare nel mondo del lavoro. Aprile segna anche l’inizio del nuovo anno fiscale in Giappone. Insomma, la stagione dei ciliegi porta con sé un po’ di inizi in quella terra. Pertanto, la si celebra a dovere con il Sakura Matsuri (桜祭り), il Festival dedicato.

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Il Sakura in dolcetti e manicaretti
Sakura e primavera però si celebrano anche attraverso il cibo, come da buona tradizione giapponese. Famoso è il Hanami Bentō (花見弁当), ovvero il bentō che non può mancare in un pic-nic sotto ai fiori di ciliegio. Per chi non lo sapesse, il bentō è una box per il pranzo al sacco, usatissima dai giapponesi tutto l’anno, ma che in questo periodo si declina a tema Sakura. Potrebbe capitare di trovarci dei Sakura Onigiri (桜おにぎり) ad esempio, le polpette di riso con dei Sakura salati sopra.
Tuttavia, esiste anche il tè ai fiori di ciliegio (桜茶, Sakura-cha) possibilmente abbinato al Sakura-Mochi (桜餅), tipico dolcetto di riso con pasta di fagioli rossi, avvolto in una foglia di ciliegio sotto sale. L’infuso ai Sakura tra l’altro viene offerto ai novelli sposi il giorno del matrimonio poiché ritenuto di buon auspicio. Di Wagashi (和菓子) poi – la pasticceria tradizionale giapponese – se ne trovano di svariati a tema sakura. Ancora, tra i prodotti più commerciali: come si può avere il Matcha-latte, esiste anche un Sakura-latte tutto rosa. E potremmo andare avanti ancora, ma forse meglio smettere: sennò ci viene troppa acquolina in bocca!

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Hanami (花見), ammirare i boccioli
Hanafubuki (花吹雪): “tempesta innevata di boccioli”. Così è definito lo spettacolo dei petali cadenti dai ciliegi in fiore, la cui pioggia colora il paesaggio in una sorta di “nevicata primaverile”. Se uno di questi petali (花びら· Hanabira) cade nel proprio bicchiere di sake, mentre si sta facendo Hanami, è un segno propiziatorio di buona salute.
Come anticipato in apertura, la parola “Hanami” indica la pratica di osservare i fiori di ciliegio (花= fiore/i, 見= guardare). Oggigiorno, i festeggiamenti per l’Hanami possono andare da semplici pic-nic a festeggiamenti più elaborati, con musica e intrattenimento. Possono avere luogo anche di notte, nel qual caso, si parla di Yozakura (夜桜) ossia di “sakura di notte”. Il risultato, potete immaginare: un evocativo Hanami notturno, fra lanterne di carta e chiaro di luna.

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Tuttavia la peculiarità dell’Hanami non sta nel semplice assistere a questo spettacolo della natura: ma nell’assistervi cogliendone l’aspetto fugace. La bellezza dei boccioli consiste anche nella loro transitorietà. In chi li contempla sopraggiunge un sentimento di dolce melanconia…che la delicatezza di questi fiori è in grado di evocare quando, staccatisi dall’albero, fluttuano trasportati dal vento o da una delicata brezza, per poi posarsi a terra. Una commozione data dal realizzare che questa altro non è che la natura ultima della stessa esistenza umana: destinata, prima o poi, ad avere una fine.
“Allora vengo in questo luogo insieme ai miei antenati e mi torna un pensiero: come questi germogli stiamo tutti morendo…riconoscere la vita in ogni respiro, in ogni tazza di tè, in ogni vita che togliamo… ” [ Katsumoto Moristugu - L’Ultimo Samurai ]

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Simbolismo del Sakura: mono no aware (物の哀れ)
Quello del Sakura è dunque un simbolismo che ha del dolce e dell’amaro, ma ciò non ci deve stupire, poiché conosciamo il sentimento giapponese del “Mono no aware”. Ossia un “pathos per le cose” caratterizzato da una delicata punta nostalgica, dovuta alla consapevolezza del loro continuo mutamento. Un concetto che il nostro Sakura incarna alla perfezione e di cui si fa inevitabilmente portavoce. La sua bellezza è incantevole ma evanescente, effimera. Perciò la contemplazione si fa dolce per via della delicatezza del fiore, ma anche malinconica…poiché consapevole della sua evanescenza. Se ne contempla così lo splendore ma con un retrogusto di tristezza. Questa in poche parole, l’essenza del Sakura.
Ancora una volta siamo di fronte a un’estetica che trascende l’aspetto esteriore. Un’esteriorità la cui bellezza aggancia gli individui, per poi portarli a una più ampia forma di contemplazione. Lo abbiamo visto bene, anche nel nostro articolo dedicato al Wabi-Sabi 侘寂. Ciò non è mai stato tanto vero, quanto nel caso dei Sakura.
I fiori di ciliegio simboleggiano dunque la transitorietà della vita e la ciclicità. Perché sbocciano sì in tutta la loro gloria ma il loro spettacolo permane per un tempo limitato. Caducità della vita, della gioventù, della bellezza: una metafora che la natura stessa ogni anno sembra voler regalare e che in Giappone sono stati particolarmente attenti a cogliere. Allo stesso tempo però sono anche simbolo di (ri)nascita e speranza...poiché ogni anno, comunque, tornano a sbocciare in tutto il loro splendore.
Meraviglia e simbolo di vitalità da una parte, estremamente fragili dall’altra: questa, la loro duplice natura. Data tale consapevolezza, il richiamo al Buddismo è inevitabile.
Simbolismo del Sakura: altri significati
Altri significati più specifici attribuiti al Sakura hanno a che vedere con il numero 5. Perciò, naturalmente, è il ciliegio classico a cinque petali quello che meglio si presta a questo tipo di simbologia. Il numero 5 richiamerebbe infatti il mito cosmogonico (sulla nascita del “cosmo”) giapponese secondo cui in origine vi erano due divinità, Izanagi e Izanami, e queste avrebbero generato cinque figli; la nascita del quinto figlio, dio del fuoco, sarebbe risultata fatale per la dea-madre Izanami. Izanagi, sconvolto, avrebbe così ucciso questo figlio, dalle cui parti si sarebbero poi originate le divinità delle montagne. Il 5 però rimanderebbe anche al concetto del Buddismo esoterico giapponese dei cinque orienti (punti cardinali più il centro) nonché ai cinque elementi acqua, fuoco, terra, etere e vuoto.
Più generalmente, i ciliegi possono venir associati anche alle nuvole semplicemente in virtù di una questione visiva: la loro fioritura in massa può ricordare le nubi in cielo. Un po’ come accade anche nell’espressione di “Hanafubuki” che abbiamo vista prima, dove il fubuki (吹雪) da solo significa “tormenta di neve”.

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Come i Sakura, così i Samurai
Ma tornando al nostro Katsumoto-Watanabe, in realtà la sua frase si concludeva con “…questo è Bushidō”. Infatti il Sakura veniva associato anche all’ideale della via del guerriero e alla figura del samurai (侍), tanto da divenire emblema della categoria. Direte, dove sta la similitudine? Nel fatto che il fiore di ciliegio incarnava le qualità tipicamente associate al samurai (coraggio, purezza, onestà, lealtà…). Come il Sakura muore all’apice del suo splendore, così il samurai nel pieno della vitalità e della forza era pronto a morire se giungeva il suo momento. In questo senso la sua vita, per quanto grandiosa, era fragile come quella di un bocciolo di ciliegio. Egli però non temeva la morte, poiché questa era vissuta come un ultimo atto ideale e unica fine onorevole possibile, in nome di una fedeltà estrema ai propri valori.
Nel ciliegio, il bushi (guerriero) trovava il suo modello ed in esso identificava la propria vita. Proprio come il delicato fiorellino, doveva condurre la sua esistenza dando tutto sé stesso, attraverso la dedizione in ogni suo gesto, fino al suo ultimo sospiro. Tutto ciò che contava era “bruciare” sino a che fosse stato possibile, attraverso quel combustibile, che era la sua forza vitale. In tutto ciò non poteva esserci spazio per la paura della morte. Anzi: era proprio negli ultimi momenti del guerriero, che la sua bellezza risplendeva forse maggiormente.
Così i Sakura, così i bushi: proprio come nel proverbio “Hana wa sakura-gi, hito wa bushi” ( 花は桜木·人は武士 ) ossia “Tra i fiori il ciliegio, fra le persone il guerriero”. I samurai in battaglia potevano cadere sotto i colpi dell’avversario, proprio come boccioli che cadono a terra staccati dai rami per un colpo di vento o per la pioggia. Proprio come tanti piccoli boccioli, trionfanti, i samurai fiorivano; per poi andare incontro al loro destino.

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Di tale identificazione si servì in diversi modi anche il Giappone Imperiale secoli dopo. Fra gli altri: il Sakura venne riprodotto ai lati e, nel nome stesso, degli aeri Ōka ( 桜花 ) a simboleggiare l’atto estremo dei Kamikaze della Tokkōtai (Unità Speciale di Attacco) alla fine della II Guerra Mondiale. Gli stessi piloti, in procinto di compiere la missione suicida, pare si imbarcassero portando con sé un ramo di ciliegio.
Oggigiorno, il Sakura può simboleggiare le arti marziali.
“Donna che siede sotto i ciliegi in fiore”

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Questa, l’immagine che si potrebbe trarre–sicuramente quella che ci vedo io–osservando l’ideogramma di “sakura”. Ben lungi dall’essere, questa, la spiegazione per cui il kanji 桜presenti questa specifica forma, esso però ben si presta a tale interpretazione. Soprattutto considerata la sua forma odierna che è semplificata. Prima di lasciarci, non possiamo quindi concludere senza un attimo di parentesi sulla scrittura e sul kanji del ciliegio.
Come potete osservare nell’immagine qua sopra, l’ideogramma di Sakura 桜 si compone a sinistra del radicale 木 (=albero), a destra di tre trattini con al di sotto il carattere 女 (=donna). La particina in rosa, dite la verità: non ricorda davvero i petali di un fiore?
In realtà questa particina un tempo veniva scritta in modo più elaborato e nulla aveva a che vedere con tale significato. Si scriveva così: 櫻. Successivamente è andato incontro a un processo di semplificazione, come tanti altri ideogrammi sia in Giappone sia in Cina (da cui provengono). Tenendo conto che gli ideogrammi derivano dai pittogrammi, osserviamo nelle immagini sottostanti il nostro carattere nella sua transizione da pittogramma a ideogramma.

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Questa la sua transizione, per poi in tempi più moderni mutare appunto così: 櫻 🡪 桜 (in Cina invece è diventato 🡪 樱 ). Il doppio 貝貝, che precedeva i tre trattini attuali, indicava la “collana”; mentre il solo貝 ancora oggi significa “conchiglia”. Vedete quindi come, andando a indagare l’etimologia cinese, si svela la reale evoluzione storica. Tuttavia, attenzione, perché tutta la parte destra (ossia 嬰) dell’ideogramma 櫻 ha motivo di stare lì unicamente per una questione fonetica. (Non per motivi di significato, per altro diverso fra cinese a giapponese). Vale a dire, che quella parte è stata “messa” lì per conferire la pronuncia al kanji 櫻nel suo complesso.
Ma aldilà di questa breve digressione, a noi piace comunque vederla così: come una donnina sotto un albero in fiore. Giusto? Dato che oggi abbiamo a che fare con il carattere semplificato, possiamo tranquillamente concederci questa lettura del kanji che, per coincidenza, ricorda molto l’immagine di una donna sotto ai ciliegi in fiore. E sicuramente aiuta molto a ricordare l’ideogramma. Dopotutto, questo fiore richiama anche la femminilità. Non a caso Sakura, o la variante Sakurako (桜子o 櫻子), sono nomi femminili alquanto diffusi in Giappone.

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