Japanese Tradition: Gion Matsuri
Gion Matsuri: un'esperienza unica

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La Festa di Gion o Gion Matsuri (祗園祭), così come viene chiamato a partire dall'epoca Meiji, prende il suo nome dal noto quartiere di Kyōto, Gion appunto, situato nel distretto di Higashiyama. Si tratta di una festa religiosa in onore del dio Susanoo, anche conosciuto come Takehaya Susanoo-no-Mikoto, venerato presso il santuario Yasaka.
Susanoo, dio del mare e delle tempeste, è anche signore del mondo dei morti, oltre ad essere fratello di Amaterasu da cui si dice discenda la stirpe degli imperatori giapponesi.
Insieme allo Aoi Matsuri (15 Maggio) e allo Jidai Matsuri (22 Ottobre), il Gion Matsuri costituisce una delle tre più grandi feste religiose di Kyōto, e del Giappone. Viene celebrato ogni estate per tutto il mese di luglio. Lo scopo è quello di placare gli spiriti dei defunti e invocare la protezione del dio sulla città per tenere lontano malattie e catastrofi naturali.
Come potete immaginare si tratta di un matsuri ricco di eventi. I principali e più spettacolari sono la Yamaboko Junkō ( 山鉾巡行, sfilata dei carri) e il Mikoshi Togyo (神輿渡御, l'uscita dei palanchini divini). Entrambi si svolgono tra il 17 luglio e il 24 luglio, giorni in cui la festa raggiunge il suo apice.
Una delle ragioni maggiori della spettacolarità di questo festival è sicuramente la grandezza dei carri utilizzati, in particolari quelli chiamati Hoko. Questi raggiungono anche i 25 metri di altezza per un peso di più di 10 tonnellate, e vengono trainati grazie a delle ruote alte circa due metri. Ogni carro viene ogni anno costruito dalle fondamenta, e poi smantellato al termine del festival, e tutti i pezzi sono tenuti insieme senza l’utilizzo di viti, come da tradizione.
Ma procediamo con ordine…
Un pò di storia

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Tradizione vuole che il Gion Matsuri sia nato nell'anno 869. Da circa un secolo la corte imperiale giapponese si era sposta da Nara a Heiya-kyō (la odierna Kyōto) ed era dominata dalla potente famiglia Fujiwara.
Si dice che in seguito alla diffusione di un'epidemia, la Corte Imperiale decise di tenere il primo goryōe (御霊会), un rito purificatore tenuto presso il piccolo tempio Shinsen'en. Bisogna sapere che a quei tempi la città si trovava in una regione piuttosto paludosa dell'entroterra, molto calda ed umida. L'alta concentrazione di popolazione unita alla mancanza di fognature e condotte idriche spesso favoriva la contaminazione delle acque potabili con quelle di scolo. Non è quindi difficile immaginare che malattie come malaria, vaiolo, influenza e dissenteria fossero molto diffuse. Eppure, nell'antico Giappone la causa di tutto questo fu attribuita a ben altro.

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Secondo le predizioni di un maestro divinatore i veri responsabili dell'epidemia erano degli spiriti malvagi, ovvero i fantasmi del principe Sawara Shinnō e dei suoi compagni. Questi, accusati dell'omicidio del nobile Fujiwara no Tanetsugu, erano morti professando fino alla fine la loro innocenza.
Nel tentativo di calmare gli spiriti si tenne quindi il primo goryōe con invocazione al dio Susanoo. Inoltre, il nobile Urabe Hiramaru fece erigere 66 lance, una per ogni provincia del Giappone, in modo da rinchiudere al loro interno gli spiriti malvagi e purificare la capitale.
Proprio qui nacque l'usanza di portare in processione tre mikoshi, o palanchini divini, e di tenere un goryōe ogni volta che una epidemia o malattia si diffondeva. Il tutto era contornato da altre celebrazioni e momenti gioviali.
Fino al 970, quando venne stabilito che il Gion Goryōe (祗園御霊会) si dovesse svolgere regolarmente ogni anno.
Successivamente, a partire dal periodo Muromachi, l'evento fu arricchito ulteriormente dalla presenza dei tipici carri, gli yamaboko (山鉾), anche essi fatti sfilare per le vie della città. Questi erano costruiti grazia alla collaborazione del ceto mercantile che proprio in questo periodo vive un momento di forte ascesa dopo secoli di denigrazione. I carri venivano adornati con decorazioni che si fecero nel tempo sempre più ricche e sofisticate.
Insomma, la sfilata divenne anche un modo per esibire la ricchezza del ceto mercantile.
Nonostante brevi interruzioni (durante la guerra Ōnin (1467-1477) e durante la seconda guerra mondiale (1941-1945) ), il festival viene ancora oggi mantenuto vivo e può vantare una storia lunga più di mille anni.
I festeggiamenti
I festeggiamenti che come dicevamo durano per tutto il mese di luglio coinvolgono tutte le varie aree della città.
Si inizia il primo di luglio, quando presso il santuario Yasaka si tiene la cerimonia del Kippuiri (吉符入). Qui, i rappresentanti dei quartieri responsabili dell'organizzazione pregano perché tutto si svolga tranquillamente e senza incidenti.
Il 2 luglio, presso il palazzo comunale di Kyōto, si svolge una estrazione presieduta dal sindaco della città con cui viene scelto l'ordine di processione dei carri. Aprire la processione però spetta sempre al Naginataboko (長刀鉾).

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Il 10 luglio vengono preparati i mikoshi (神輿), tre palanchini che ospiteranno tre piccoli tempietti dedicati al dio Susanoo. Contemporaneamente, alcuni secchi vengono calati dal ponte Shijō per raccogliere dal sacro fiume Kamo l'acqua destinata al lavaggio dei mikoshi. Nel tardo pomeriggio si tiene poi una sfilata esibendo lanterne di carta di manifattura tradizionale che serviranno ad accogliere il dio.
Sempre il 10 luglio ha inizio anche la costruzione dei carri e passeggiando per le vie del centro di Kyōto potrete osservarli prendere lentamente forma sotto le mani sapienti dei loro costruttori.
I giorni tra il 14 al 16 luglio sono quelli che precedono la festa vera e propria. Il 14 luglio è conosciuto come yoi-yoi-yoi-yama (宵々々山), il 15 luglio come yoi-yoi-yama (宵々山) mentre il 16 è chiamato yoi-yama (宵山). Lo stesso varrà per il 21,22 e 23 luglio. In questi giorni, a partire dalle ore 6:00 del pomeriggio, le vie del centro chiuse al traffico si riempiono del vociare di passanti e turisti. Si passeggia tra le numerose bancarelle, alla luce delle lanterne tenute sempre accese, ammirando yamaboko.
Sempre in questo periodo, le famiglie più antiche della città aprono le finestre delle loro case permettendo così ai passanti di ammirare i tesori che custodiscono da generazioni.
Il 15 luglio, si tengono lo imitaketate (斎竹建) e lo yoimiya-sai (宵宮祭). Il primo è un rito durante il quale si dispongono a quadrato dei tronchi di bambù intorno all'area in cui si svolgerà la processione per proteggerla da ogni contaminazione. Lo yoimiya-sai si tiene invece presso il santuario di Yasaka, durante il quale lo spirito della divinità viene trasferito nei tre mikoshi purificati.

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Il 16 luglio i musicanti di ogni carro si recano al tempio per pregare per il bel tempo il giorno successivo e non mancano spettacoli musicali e di danza per le strade.
Il 17 luglio è l'atteso giorno in cui la festa raggiunge il suo culmine. È il momento dello Yamaboko Junkō, la grande sfilata dei carri. Questi vengono divisi in 2 gruppi gli yama 山 (montagna) e gli hoko 鉾 (lancia) appunto. Il primo gruppo è formato dai 9 carri hoko, e simboleggiano le 66 lance utilizzate da Urabe Hiramaru per scacciare gli spiriti maligni. Il secondo gruppo è formato dai 23 carri yama, più piccoli, che trasportano rappresentazioni a grandezza naturale di personaggi importanti e famosi.
Ogni carro hoko trasporta musicanti che ne accompagnano la processione.
Kon-kon chiki-chin, kon-kon chiki-chin… questo è il suono distintivo del Gion Matsuri, una ritmo tradizionale risalente al periodo Edo.
E non mancano per le strade danzatori ed acrobati di vario genere a rendere la parata ancora più allegra e movimentata. Ovviamente tutti sono vestiti con costumi colorati e rigorosamente tradizionali.
Come già detto ad aprire la parata sarà il carro Naginata-boko. Viene così chiamato per via di una naginata (tipica lancia giapponese) che svetta verso l’alto sulla sua cima. Si dice che essa abbia il potere di scacciare spiriti maligni e pestilenze. La naginata originale di epoca Heian era stata forgiata in metallo, mentre quella che oggi possiamo ammirare è fatta in bambù.
Sul Naginataboko viene trasportato anche un chigo, (稚児), un bambino vestito con ricchi abiti tradizionali e un copricapo a forma di fenice dorata. Questo bambino ha il compito di rappresentare il dio durante la festa.
Il prescelto, solitamente selezionato tra le più importanti famiglie di mercanti e commercianti di Kyōto, deve sottoporsi ad un lungo periodo di preparazione prima di poter ricoprire questo ruolo. Settimane di riti purificatori e di completo isolamento, lontano da tutto ciò che potrebbe contaminarlo, e quindi anche dalle donne. Non gli è nemmeno permesso di toccare il suolo comune ma viene portato in spalla da uomini incaricati del suo trasporto
Al bambino spetterà il compito di tagliare con un solo colpo una grossa corda sacra realizzata in paglia. È lo Shimenawa-kiri (しめ縄切り), atto con cui la divinità entra nel mondo terreno recidendo il confine che separa i due mondi, e con questo gesto viene dato ufficialmente inizio alla grande festa.

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Nel tardo pomeriggio, si assiste invece all'uscita dal tempio dei palanchini divini ovvero il mikoshi togyo. È il momento tanto atteso dello Shinkō-sai (神幸祭), ovvero l'uscita della divinità dal tempio con i palanchini portati a spalla per le vie della città.
Il 24 luglio questa doppia sfilata viene ripetuta e alla sera i tre mikoshi vengono riportati al tempio al tempio. È il momento del Kankō-sai (還幸祭), con il quale lo spirito del dio ritorna definitivamente al mondo che gli appartiene.
Al termine della sfilata i carri vengono immediatamente smantellati e conservati per il festival successivo.

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Lo stesso giorno si svolge la Hanagasa Junkō (花傘巡行), evento che come suggerisce il nome stesso ha come protagonista i fiori. Questo nome viene infatti scritto con i caratteri di hana (花) ovvero fiore, e kasa (傘) ovvero ombrello. Durante questa parata, i carri e le persone che sfilano sono tutti adornati da ombrelli e cappelli abbelliti da fiori.
La parata è aperta da piccoli mikoshi trasportati questa volta da bambini e al loro seguito troviamo un corteo numerosissimo di persone in abiti tradizionali. Ci sono i rappresentanti di associazioni culturali e commerciali, musicisti, danzatori,acrobati e in particolare alcune tra le più note geisha e maiko della città. E sono proprio loro i fiori più belli da mettere in mostra.

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Il 28 luglio c’è la cerimonia del mikoshi-arai (神輿洗式), il lavaggio dei mikoshi presso il santuario Yasaka, per purificare i palanchini, fino al prossimo anno.
Se vi trovate nei paraggi non perdevi questo momento. Si dice infatti che porti fortuna essere colpiti dagli schizzi dell'acqua destinata al dio.
A segnare la fine del Gion Matsuri è il festival del nagoshisai (夏越祭), che si tiene ogni anno il 31 di luglio presso il santuario Ekijin.
Legato al torii, il ‘cancello’ che segna l’ingresso dell’area sacra del tempio, si trova una grossa corda di paglia intrecciata a formare un cerchio del diametro di due metri, lo Chinowa (茅の輪).
Passate pure attraverso questo grande cerchio per essere purificati, e ricevere poi un talismano di protezione sul quale troverete scritto “Somin-shorai shison nari(蘇民将来子孫也) che significa “Sono un discendente di Somin Shorai”. Secondo la leggenda Somin Shorai era un uomo umile che un giorno accolse in casa un viandante che era già stato rifiutato da un ricco signore. Il viandante era in realtà una divinità che per ringraziarlo della sua ospitalità gli insegno come costruire questi talismani porta fortuna. Da allora si crede che questi abbiano il potere di allontanare catastrofi e ladri.

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Quello del Gion Matsuri è un lungo viaggio in cui si intrecciano storia e leggenda, religione e spettacolo. Un evento unico nel suo genere.
E voi? Avete mai avuto occasione di prendervi parte? Aspettiamo i vostri commenti e le vostre esperienze!
Geisha e Maiko: Le Custodi del Mondo Fluttuante
In un Giappone che corre verso il futuro, esiste un universo sospeso nel tempo dove il fruscio della seta e il suono dello shamisen dettano ancora legge. È il mondo delle Geisha (letteralmente "persone d'arte"), figure iconiche spesso circondate da un alone di mistero e, purtroppo, da molti malintesi.

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Maiko e Geisha: Una Sorellanza d'Arte
Nessuna donna nasce Geisha; lo si diventa attraverso un percorso di disciplina ferrea. Tutto inizia come Maiko ("fanciulla danzante"), l'apprendista. Il cuore di questo percorso è la sorellanza: ogni Maiko viene adottata da una Geisha più esperta (onee-san, sorella maggiore) che le farà da guida, le darà un nome d'arte e le insegnerà i segreti dell'intrattenimento, della danza e del canto.


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L’evoluzione dell’estetica
Osservandole, si può leggere la loro carriera nei dettagli:
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La Maiko: Indossa kimono dai colori sgargianti, maniche lunghissime e acconciature elaborate orante con fiori stagionali (kanzashi). Il suo trucco è una maschera nivea con labbra dipinte solo parzialmente.
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La Geisha: Con il passaggio all'età adulta, lo stile diventa sobrio ed elegante. Il trucco si fa più naturale e il kimono assume colori scuri e raffinati. Anche il fascino si sposta: nella cultura giapponese, una delle parti più sensuali è la nuca, lasciata scoperta dal colletto del kimono.

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Il mito da sfatare: Artiste, non Cortigiane
È fondamentale fare chiarezza: le Geisha non sono prostitute. Storicamente, le cortigiane di lusso erano le Oiran. Le Geisha nacquero invece come intrattenitrici colte, esperte in musica, danza e nell'arte della conversazione. Anzi, furono tra le prime donne giapponesi a godere di piena autonomia economica. Vivevano nelle Okiya (case delle geisha), comunità tutte al femminile con regole rigide ma con una libertà d'azione impensabile per le comuni mogli dell'epoca.
Dal "Giapponismo" a Memorie di una Geisha
Nella seconda metà dell’Ottocento, l'Occidente rimase folgorato da questa figura. Il fascino delle Geisha influenzò maestri come Monet, Van Gogh e Klimt, dando vita al movimento del Giapponismo. Purtroppo, durante la Seconda Guerra Mondiale, la confusione tra le Geisha autentiche e le "Geisha Girls" (prostitute che si fingevano tali per i soldati americani) creò un pregiudizio difficile da sradicare. A restituire magia a questo mondo ci ha pensato la letteratura, con il celebre romanzo di Arthur Golden, Memorie di una Geisha.

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La Geisha oggi
Oggi questa professione è una scelta libera, intrapresa spesso dopo gli studi universitari da ragazze che vogliono preservare tradizioni secolari. Il loro numero è in diminuzione, ma il fascino resta intatto. Oggi intrattengono un pubblico sia maschile che femminile, dimostrando che la loro arte è senza tempo.
"Lei dipinge il viso per nascondere il viso. I suoi occhi sono acqua profonda. La Geisha è un'artista del mondo che fluttua."
Kappa: Il "Bambino di Fiume" tra cetrioli e buone maniere
Se passeggiando vicino a un fiume in Giappone doveste scorgere una strana creatura con il guscio da tartaruga, il becco giallo e una pelle color alghe, non strofinatevi gli occhi: siete davanti a un Kappa.
Chiamato anche Kawatarō (ragazzo di fiume), questo essere è una delle figure più iconiche degli Yōkai nipponici. Ma attenzione: nonostante l'aspetto buffo, il Kappa è una creatura potente e, a tratti, decisamente pericolosa.

Il segreto è nella testa
La caratteristica più incredibile del Kappa è la foglia di loto (o una sorta di incavo) che porta sulla sommità del capo. All'interno si trova dell'acqua magica: è da lì che trae la sua forza sovrumana. Se l'acqua si rovescia o si asciuga, il Kappa perde ogni potere, diventando debole come un neonato.

Un bullo... molto educato
Nato originariamente come monito per tenere i bambini lontani dalle acque profonde, il Kappa è un essere ambivalente:
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Il lato oscuro: Anticamente si diceva fosse ghiotto di viscere umane e rapitore di bambini. Oggi è considerato più che altro un burlone molesto che ama rubare il raccolto o sbirciare sotto i kimono delle ragazze.
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Il lato d'oro: Paradossalmente, il Kappa è ossessionato dalle buone maniere. Se ne incontrate uno e gli fate un profondo inchino, lui ricambierà per educazione, rovesciando l'acqua dalla testa e restando alla vostra mercé. Se sarete così gentili da aiutarlo a riempirla di nuovo, vi sarà debitore e amico per la vita.

Come corrompere un Kappa? Con i cetrioli!
Se volete conquistarne uno, dimenticate i tesori: il Kappa va pazzo per i cetrioli. Offritegliene uno e avrete un alleato fedele. Non a caso, nel mondo del sushi, il rotolino con il cetriolo si chiama proprio Kappa-maki.
Dalla leggenda ai Pokémon
Oggi i Kappa hanno perso la loro aura spaventosa per diventare icone "Kawaii":
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Negli Anime: Da Marmalade Boy (dove è la mascotte dei protagonisti) al commovente film Un'estate con Coo.
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Nei Videogiochi: Moltissimi Pokémon, come Lombre o Golduck, traggono ispirazione diretta da questo spirito acquatico.
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Nel Mondo di Harry Potter: Persino J.K. Rowling lo ha inserito nel suo manuale Animali fantastici e dove trovarli.
Curiosità per viaggiatori: Se volete vedere "dal vivo" i resti di un Kappa (o almeno così narra la leggenda), recatevi al tempio Sōgen-ji nel quartiere di Asakusa, a Tokyo. Lì si conservano quelle che si dice siano le spoglie mummificate di una di queste incredibili creature.
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Vampire Knight: Sangue, Segreti e Amore Gotico
Dimenticate i mostri polverosi della tradizione europea. Con Vampire Knight, la mangaka Matsuri Hino ha ridefinito il mito del vampiro, trasformandolo in un’icona di eleganza, tormento e sensualità sopraffina. Nato nel 2004 sulle pagine di LaLa, questo manga è diventato rapidamente il punto di riferimento per il genere shōjo-gothic.

Il segreto della Cross Academy
La storia si svolge in un’istituzione d’élite dal regolamento decisamente insolito: la Cross Academy. Qui, gli studenti sono divisi in due gruppi che non devono mai mescolarsi:
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Day Class: Normali umani che frequentano le lezioni di giorno.
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Night Class: Una sfilata di geni bellissimi e carismatici che, in realtà, sono vampiri.
A sorvegliare questo fragile equilibrio ci sono i "Guardian" Yuuki Cross e Zero Kiryu. Il loro compito? Impedire che la Day Class scopra la verità e, soprattutto, che l'istinto predatore della Night Class prenda il sopravvento.

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Una gerarchia di sangue
In Vampire Knight, il vampirismo non è solo una maledizione, è una questione di casta. Al vertice troviamo i Purosangue, come l'enigmatico e potentissimo Kaname Kuran. Attorno a lui ruota una corte di nobili attratti dal suo carisma, ma legati a lui da un’obbedienza millenaria. L’autrice ci regala una visione intimista del vampiro: il gesto di bere il sangue non è solo nutrimento, ma un atto di devozione suprema, un legame indissolubile che unisce predatore e preda in un abbraccio eterno.

Oltre il Manga: Un successo multimediale
L’estetica curatissima di Matsuri Hino, fatta di pizzi, rose e sguardi malinconici, non poteva restare confinata sulla carta:
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L'Anime: Prodotto dallo Studio Deen, ha debuttato nel 2008 con due stagioni leggendarie (Vampire Knight e Vampire Knight Guilty), ricordate ancora oggi per le sigle iconiche e le atmosfere sognanti.
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Light Novel e Fanbook: Per chi non ne ha mai abbastanza, esistono romanzi che approfondiscono il passato dei personaggi e fanbook ricchi di bozzetti originali.

Perché leggerlo (o rivederlo) oggi?
Perché è la metafora perfetta dell’amore tormentato. Attraverso il triangolo tra Yuuki, l'oscuro Kaname e il tormentato Zero, Vampire Knight esplora i limiti del sacrificio e della determinazione. È un viaggio nel lato oscuro del cuore, dove ogni morso è una promessa e ogni segreto ha un prezzo altissimo.
Foto credit: Google images; Vampire Knight wiki;
Japanese Culture: Shingeki no Kyojin
SHINGEKI NO KYOJIN – Il manga rivelazione degli ultimi anni
Questa volta parliano di Shingeki no Kyojin (進撃の巨人), meglio conosciuto in italia come "L'attacco dei giganti", vera e propria rivelazione di questi ultimi anni.
Per gli appassionati di anime e manga è diventata una serie shōnen action horror di culto. Ai meno appassionati basti sapere che ha in breve tempo sbaragliato tutte le classifiche giapponesi e mondiali, diventando uno degli anime più visti al mondo. Il manga è secondo per numero di vedite solo a One piece.
Per dare qualche cifra, parliamo di circa 2 milioni di copie vendute per volume, contro i circa 3 milioni di copie di One Piece (vendite giapponesi). La cifra è ancora più sbalorditiva se consideriamo che mentre One piece ha alle spalle anni di pubblicazioni (il primo volume uscì nel lontano agosto 1997). Il primo volume dell'Attacco dei giganti è uscito solo nel settembre 2009. Numeri da far girare la testa insomma che gli sono valsi, tra le altre cose, anche il prestigioso premio Kodansha come miglior manga shōnen, nel 2011.

La trama
Il manga è pubblicato da una delle maggiori case editrici giapponesi, la Kodansha. Al suo attivo ha 21 volumi fino ad ora e nasce dalla penna di Hajime Isayama, che ha ambientato la sua storia in una sorta di Medioevo alternativo.
Tutto ruota attorno al personaggio di Eren Jaegar che vive in un mondo in cui secoli prima l’umanità aveva rischiato lo sterminio totale. I pochi uomini rimasti sopravvivono in un complesso urbano organizzato all’interno di tre mura concentriche alte 50 metri. L’unica difesa tra l’uomo e il mondo esterno popolato da misteriose creature sono appunto i giganti. Queste creature, incredibilmente simili agli esseri umani ma di altezza compresa tra i 3 e i 15 metri, sembrano privi di intelligenza e di uno scopo reale, se non quello di divorare carne umana.
Ma presto un evento porrà fine alla tranquillità durata solo un secolo. Un gigante, alto al punto da superare le mura stesse, appare dal nulla aprendo una breccia nel muro di protezione più esterno. Questo permetterà ai giganti di penetrare e fare strage di vite umane. Eren, vinto il terrore iniziale e il dolore per la perdita della madre, si riprometterà di eliminare ogni singolo gigante esistente, e in questa sua lotta contro l’ignoto non sarà solo.

La serie animata e la fama internazionale
La vera fama di questo manga la si deve proprio alla serie anime uscita nel 2013. Prodotto da Wit Studio in collaborazione con la più famosa Production I.G.
La differenza dal punto di vista visivo rispetto alle tavole originali di Isayama è sorprendente. Curati fin nel più piccolo dettaglio e animati da animazione estremamente realistica, i personaggi si muovono su uno sfondo anch’esso curatissimo e realistico. I realizzatori della serie hanno quindi colmato le lacune stilistiche del mangaka. Tuttavia Isayama ha seguito in prima persona l’intera produzione dando indicazioni su quale fosse il modo migliore per dare corpo alle sue idee.
La colonna sonora altrettanto curata accompagna tutta la narrazione. Non tace mai, non lascia punti vuoti, ma sottolinea invece ogni istante della storia e contribuisce a coinvolgere lo spettatore in un action anime pieno di colpi di scena.
Azione, horror, intrighi politi, fanatismo religioso e lotta per la sopravvivenza fanno da trama. Qui si muovono personaggi ben delineati che, in un crescendo di azione e suspance, ci mostrano tanto la forza quando la fragilità degli esseri umani.
Niente viene lasciato al caso, e anche i personaggi che in apparenza potrebbero sembrare insignificanti svolgeranno invece un ruolo fondamentale. E proprio l’elemento horror sapientemente dosato senza mai scadere nella violenza nuda e cruda alla ricerca del dettaglio più scabroso, rende l’adattamento anime ancora più pregevole e adatto anche a chi non ama particolarmente questo genere.

Le interpretazioni
L’opera si presta a numerose interpretazioni. Qualcuno ci ha voluto vedere anche una sorta di propaganda politica. Ma è l’autore stesso ha darci qualche piccola chiave di lettura svelandoci la genesi dell’opera.
Ad esempio, le 3 mura entro le quali gli esseri umani vivono, sono viste sia come una barriera protettiva che come una prigione soffocante. Questa è stessa sensazione che l’autore ha raccontato di aver provato nascendo in una piccola città della prefettura di Ōita circondata dalle montagne. Non sfugge qui il parallelismo con la società giapponese, da sempre isolazionista e protezionista. O ancora, i giganti stessi rappresentano la paura dello sconosciuto, uno sconosciuto che non solo temiamo ma con il quale è impossibile comunicare.
E’ una storia che a tratti si fa angosciante, quella stessa angoscia e paura così comune anche nella società moderna. Niente è come sembra, ma non per questo i personaggi si fermeranno nella loro ricerca della verità e della libertà.
深い闇を俺は抜け出した。疾風(はやて)みたいに逃げ出した。
Fukai yami wo ore wo nukedashita. Hayate mitai ni nigedashita.
Siamo fuggiti da una spessa oscurità. Siamo sopravvissuti a quello sembrava un uragano.
生きた屍みたいだった俺達は、壁の外へ。
Ikita shikabane mitai datta oretachi wa, kabe no soto e.
Noi, che non sembriamo altro che zombie, andremo oltre queste mura.
また会おうぜ、地図にない場所で。
Mata aou ze, chizu ni nai basho de.
Ci incontreremo di nuovo, in un mondo che non esiste su mappa alcuna.The grate escape dei Cinema staff – Seconda ending
La storia continua
La storia nasconde un segreto che tutt’ora non è stato svelato. Tuttavia, vi interesserà sapere che il manga è entrato ormai nel suo arco finale quindi presto potrebbero venire svelate molte verità interessanti.
In un momento che alcuni definirebbero di stagniazione per l'animazione giapponese, Shingeki no Kyojin ha saputo distinguersi come opera originale e senza precedenti. Isayama ha saputo imporre il suo tratto distintivo e perfettamente riconoscibile. Originalità premiata dal grande successo di pubblico che ha avuto e sta avendo tutt'ora.
Inoltre, un'altra buona notizia per tutti i fan che attendono ormai dal 2013. Dopo numerose smentite, 3 ova, e tanta pazienza, qualche settimana fa è stato confermato che la seconda serie sarà finalmente in onda a partire dal 1 aprile. L'attesa è dunque finita.
Hadaka Matsuri: Il Festival degli Uomini Nudi tra Fango, Ghiaccio e Fortuna
Il Giappone è la terra dei contrasti: estrema riservatezza di giorno, luci al neon e trasgressione di notte. Ma c’è un evento che rompe ogni schema, portando migliaia di persone a sfidare il gelo e la folla in un rito ancestrale: l’Hadaka Matsuri, letteralmente il "Festival dell'Uomo Nudo".
Non fatevi ingannare dal nome: non è un evento esibizionista, ma una prova di resistenza e fede che affonda le radici nel 767 d.C.

9.000 uomini e un solo obiettivo
Ogni anno, nel tempio Saidai-ji di Okayama, circa 9.000 uomini si riuniscono indossando solo il fundoshi (il perizoma tradizionale). L'obiettivo? Accaparrarsi uno dei due shingi, bastoncini di legno benedetti lanciati dai sacerdoti.
Secondo la tradizione, chi riesce a catturare lo shingi e a infilarlo in una scatola piena di riso si assicura un anno di fortuna immensa e viene proclamato Shin-otoko (l’Uomo dello Spirito). Ma la sfida è tutt'altro che semplice.

Il rituale: Ghiaccio e Adrenalina
Immaginate la scena:
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La Purificazione: Prima della gara, i partecipanti corrono tra le strade e si immergono in vasche di acqua gelida per purificare corpo e spirito.
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Il Buio Totale: Alle 22:00 precise, le luci del tempio si spengono. Nel silenzio teso, i sacerdoti lanciano i talismani dall'alto.
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La Lotta: In quel momento scoppia il caos. Migliaia di corpi seminudi si accalcano in una mischia furibonda. Non è raro vedere nasi rotti o svenimenti: la pressione della folla è tale che i partecipanti scrivono il proprio gruppo sanguigno e i contatti d'emergenza direttamente sul perizoma.
La nudità come scudo contro la sfortuna
Perché correre quasi nudi in pieno inverno? Nel folklore giapponese, la nudità ha un valore sacro: si crede che la pelle nuda possa assorbire le impurità e la sfortuna. In passato, toccare lo Shin-otoko era l'unico modo per "scaricare" i propri mali su di lui, che agiva come un vero e proprio parafulmine spirituale per l'intera comunità.

Curiosità e Regole Ferree
Nonostante l'apparente caos, l'Hadaka Matsuri segue regole rigide:
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Niente Alcol: Anche se l'atmosfera sembra quella di uno stadio, è un rito religioso. È severamente vietato bere.
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Tatuaggi Banditi: Come in molti luoghi sacri in Giappone, chi ha tatuaggi può partecipare solo se riesce a coprirli interamente con del nastro adesivo.
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Non solo legno: Oltre agli shingi, i sacerdoti lanciano 100 rami di salice: una "consolazione" per chi non arriva al premio grosso, ma vuole comunque un pizzico di fortuna per l'anno a venire.
L'Hadaka Matsuri è l'essenza del Giappone più autentico: un mix di devozione spirituale, forza bruta e quel senso di comunità che solo un matsuri sa regalare.
Fotografo : Kurt Gledhill
Pretty Guardian Sailor Moon: L’icona che ha rivoluzionato il mondo dei Manga

Biondi codini raccolti negli iconici Odango, una divisa alla marinara che profuma di giustizia e un messaggio che, a distanza di trent'anni, non ha perso un briciolo di forza. Parliamo di Usagi Tsukino, meglio nota come Sailor Moon: la guerriera che non solo protegge la Terra, ma che ha ridefinito il concetto di eroina per intere generazioni.

Una rivoluzione chiamata Naoko Takeuchi
Nata dalla penna della geniale Naoko Takeuchi, Sailor Moon non è solo un cartone animato degli anni '90. È stata una rivoluzione strutturale nel mondo del fumetto giapponese. Forse non tutti sanno che l’opera nasce come spin-off di Codename Sailor V (protagonista Sailor Venus), ma la Takeuchi fece di più: fuse il genere Majokko (le "streghette" magiche e romantiche) con il genere Sentai Mono (i gruppi d'attacco alla Power Rangers). Il risultato? Per la prima volta, un gruppo di ragazze non aveva bisogno di cavalieri per salvarsi: erano loro a combattere, unite, per il destino dell'universo.
Un Amore oltre il Tempo (e oltre i Pregiudizi)
Il legame tra Sailor Moon e Tuxedo Kamen (Milord) è leggendario, ispirato al mito greco di Selene ed Endimione. Ma la Takeuchi è andata oltre la favola classica, portando nei manga un messaggio di inclusività allora pionieristico:
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Forza Femminile: È Usagi a salvare il mondo, mossa da un amore che la rende invincibile. Come disse l'autrice: "Le ragazze devono essere forti per proteggere l'uomo che amano".
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Amore senza Barriere: Sailor Moon è stata una delle prime opere mainstream a mostrare con naturalezza relazioni omosessuali e identità fluide. Pensiamo al legame profondo tra Sailor Uranus e Sailor Neptune, o alla complessa identità delle Sailor Starlights. Un manifesto di libertà che ha insegnato a milioni di fan che l'amore non ha etichette.

Tra Arte, Chimica e Alta Moda
Naoko Takeuchi non è una mangaka qualunque. Laureata in chimica (scienza che usa spesso per dare i nomi ai nemici della saga), è una donna colta e raffinata, appassionata di Art Nouveau e Haute Couture. Sapevi che molti dei vestiti più belli del manga sono citazioni dirette dell'alta moda?
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L’abito imperiale della Principessa Serenity è un omaggio al modello "Palladio" di Dior (collezione 1992).
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Molti outfit dei nemici ricalcano sfilate di Chanel e Versace. Questo tocco glamour ha reso Sailor Moon un'opera esteticamente sublime, influenzando il gusto di stilisti e artisti in tutto il mondo.

Il mito continua: da Tokyo ai nostri giorni
Oggi Sailor Moon è un impero multimediale. Dopo il reboot Sailor Moon Crystal e i recenti film cinematografici, il franchise continua a brillare tra makeup di lusso, mostre d'arte e action figure da collezione.
Il consiglio per i fan: Se ti trovi a Tokyo, la tua "mecca" è il quartiere di Azabu-Juban. Passeggiando tra le sue strade riconoscerai i panorami del manga: dalla scalinata del tempio di Sailor Mars ai parchi dove Usagi e Mamoru si giuravano amore eterno.
Trent'anni dopo, la Luna continua a risplendere: Sailor Moon non è solo nostalgia, è un simbolo eterno di coraggio, amicizia e potere femminile.

Photo credits: Tumblr, Pinterest.
Kitsune: Il fascino immortale della Volpe Giapponese
Furba, scaltra e con un musetto che sembra quasi sorridere: la volpe è protagonista di molte culture, ma in Giappone è molto più di un animale. È un essere soprannaturale, uno spirito mutaforma capace di sputare fuoco, manipolare i sogni e vivere per secoli. Parliamo delle Kitsune, creature magiche la cui potenza cresce insieme al numero delle loro code: fino a raggiungerne nove, momento in cui il loro manto diventa bianco o dorato e la loro saggezza rasenta l'onniscienza.
Tra Bene e Male: Zenko e Yako
Il folklore nipponico divide queste creature in due grandi fazioni:
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Zenko (Volpi Buone): Sono le messaggere di Inari, la divinità dell’agricoltura e del riso. Incontrarne una è segno di grande fortuna.
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Yako (Volpi di Campo): Dispettose e a volte crudeli, amano possedere gli esseri umani (una condizione chiamata yako-tsuki) portandoli alla follia.

"Torna e dorme": La leggenda dell'amore eterno
Sapevi che la parola Kitsune nasconde un significato romantico? Un'antica leggenda del 545 d.C. narra di un uomo, Ono, che sposò la donna dei suoi sogni, scoprendo solo dopo anni che era una volpe trasformata. Nonostante la fuga di lei, terrorizzata dal cane di casa, Ono la implorò: "Torna quando ti pare, sarai sempre la benvenuta". Da qui derivano i termini Kitsu-ne (torna e dorme) e Ki-tsune (torna sempre). Ancora oggi, si dice che una bella donna intravista al crepuscolo possa essere una volpe; per smascherarla, però, bisogna cercarne la coda: l'unica parte del corpo che non riescono mai a nascondere del tutto.
Dalla Tradizione alla Pop Culture
L'influenza delle Kitsune è ovunque. Se sei un fan di Manga e Anime, le avrai incontrate mille volte:
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Naruto: Il protagonista porta sigillato dentro di sé lo Spirito della Volpe a Nove Code.
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Inuyasha: Il piccolo Shippo è un demone volpe maestro dei travestimenti.
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Yu degli Spettri: Il fascino duale di Kurama incarna perfettamente la natura ambivalente di questo spirito.

Dove incontrarle oggi?
Se viaggi in Giappone, le Kitsune ti osserveranno dai templi di Fushimi Inari a Kyoto (non dimenticare di lasciare in offerta dell'aburaage, il tofu fritto di cui vanno ghiotte!). Se invece preferisci un incontro "reale", a Shiroishi trovi il Miyagi Zao Fox Village, dove decine di volpi vivono in libertà e interagiscono con i visitatori.

Curiosità: Il Matrimonio delle Volpi
Hai mai visto piovere mentre splende il sole? In Giappone si dice che sia il Kitsune no yomeiri, il matrimonio delle volpi. Si narra che in queste giornate particolari (o nelle notti illuminate da misteriosi fuochi fatui), le volpi si riuniscano in processione per celebrare nozze segrete. Se ti capita di vedere uno strano luccichio tra gli alberi durante un acquazzone solare, fai attenzione: potresti essere un invitato inaspettato!
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