La Leggenda di Shuten-dōji: Il Re degli Oni e la Notte del Sakè Avvelenato
Tra le vette oscure e nebbiose del Monte Ōe, a nord-ovest dell’antica capitale Kyoto, si celava un tempo uno dei pericoli più terrorizzanti del Giappone di epoca Heian: Shuten-dōji (酒呑童子), il “ragazzo che beve sakè”. Dietro questo nome dall’aria quasi innoce, si nascondeva in realtà il più feroce e potente Re degli Oni (i demoni del folklore giapponese).
Ecco la storia di come una minaccia brutale che terrorizzava la capitale venne sconfitta non solo con la spada, ma con l’astuzia, l’illusione e il nettare preferito dai demoni.

Il terrore di Kyoto e il rapimento delle Dame
Durante il X secolo, la raffinatezza e la pace di Kyoto vennero scosse da una serie di sparizioni misteriose. Giovani donne appartenenti alle famiglie nobili della corte imperiale svanivano nel nulla durante la notte. Presto, divinazioni ed oracoli rivelarono l’orribile verità: Shuten-dōji e la sua orda di demoni scendevano dal Monte Ōe per rapire le ragazze, portandole nel loro fortezza tra le montagne per ridurle in schiavitù e divorarle durante i loro banchetti.
Disperato, l’Imperatore ordinò al più grande guerriero dell’epoca, Minamoto no Yorimitsu (noto anche come Raikō), di porre fine al regno di terrore del demone insieme ai suoi fedeli compagni, i celebri Quattro Re Celesti (Shiten’nō).
L’inganno e il Dono Divino
Attaccare frontalmente una roccaforte di demoni dotati di forza sovrumana sarebbe stato un suicidio. Raikō e i suoi uomini decisero quindi di ricorrere al tranello: si travestirono da yamabushi (monaci asceti di montagna) e nascosero le loro pesanti armature e le spade all’interno dei bauli in legno che portavano sulle spalle.
Lungo la strada verso la cima del Monte Ōe, i guerrieri incontrarono tre anziani misteriosi, in realtà divinità Shintoiste giunte in loro aiuto, che donarono a Raikō un elmo protettivo e un barile di un sakè speciale chiamato Jinben Kidoku-shu. Questo elisir era delizioso e curativo per gli esseri umani, ma agiva come un potente veleno paralizzante e soporifero per gli oni.
Il banchetto e la decapitazione del Demone
Accolti nella fortezza, i monaci camuffati vennero ricevuti da Shuten-dōji in persona. Il Re degli Oni, enormemente amante dell’alcol, accettò con entusiasmo la bevanda offerta dagli ospiti. Durante la festa, mentre i demoni bevevano a fiumi e festeggiavano, il sakè divino fece il suo effetto. Shuten-dōji si accasciò nel sonno, mostrando la sua vera e spaventosa forma: un mostro gigante dalla pelle rossa, con cinque corna e ben quindici occhi.
Raikō e i suoi uomini indossarono rapidamente le armature, sguainarono le spade e attaccarono. Con un colpo netto della sua celebre katana, Raikō tagliò la testa di Shuten-dōji. Ma la ferocia del re demone era tale che, anche una volta staccata dal corpo, la sua testa spicco un balzo in aria per azzannare il guerriero! Solo grazie al magico elmo donatogli dagli dei, Raikō riuscì a proteggersi e a porre fine per sempre all’esistenza del mostro.
Il Simbolismo dietro il Mito
La leggenda di Shuten-dōji non è soltanto un racconto d’avventura e mostri: rappresenta lo scontro storico e culturale tra la civiltà ordinata e raffinata della capitale (Kyoto) e le forze selvagge, ribelli e incontrollabili delle montagne. Ancora oggi, la spada usata da Raikō per decapitare il demone, chiamata Dōjigiri Yasutsuna, è considerata uno dei Tesori Nazionali del Giappone.
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