Japan Italy: "Un Italiana in Giappone" la serie - Michela Figliola

Warm Cheap Trips, Michela Figliola e la sua esperienza

Qualche mese fa abbiamo lanciato la rubrica "Un Italiano in Giappone" dove intervistiamo i nostri connazionali nella terra del Sol Levante. In pochi riescono a realizzare il sogno di andare a vivere in Giappone e noi vogliamo condividere con voi le esperienze di chi ci è riuscito! Oggi vi presentiamo Michela Figliola, italianissima anzi franciacortina che vive e lavora in Giappone!

JIB: Raccontaci in breve chi sei

M: Michela, bresciana anzi franciacortina, innamorata dei viaggi. A 28 anni ho deciso di lasciare il posto fisso in Italia per trasferirmi in Giappone, paese che amo molto e dove nonostante le sue stranezze, mi sento a casa.

JIB: Come nasce la tua passione del Giappone?

M: In realtà non ricordo il fattore scatenante. Sono sempre stata attratta dall’Oriente, dalla sua cultura così diversa ed i suoi paesaggi tradizionali. Una serie di eventi mi hanno fatta conoscere sempre di più il Giappone e la sua cultura classica e ne sono rimasta stregata ogni giorno di più. Ancora adesso amo scoprirne la storia e approfondirne le mille sfumature culturali.

JIB: Ti sei trasferita in Giappone da molto tempo ormai, quali sono gli step che hai intrappreso per poter vivere in questa nazione?

M: Il sogno di trasferirmi qui è nato circa 6 anni fa, in occasione del primo viaggio. Da lì ho valutato le varie opzioni, tra cui anche quello di avviare un’attività mia. Alla fine, specialmente per una questione monetaria, ho ripiegato sul classico visto studentesco per imparare la lingua e trovare poi un lavoro full-time una volta qui.
Sebben meno onerosa rispetto al business visa, la scuola di giapponese è comunque abbastanza costosa, perciò ho impiegato alcuni anni per riuscire a risparmiare abbastanza da potermi permettere la scuola e le spese in Giappone, anche se con il permesso lavorativo e lavorando per 28 ore settimanali, si riesce in parte a coprire le spese quotidiane.

JIB: Raccontaci una delle esperienze più divertenti che ti sono capitate da quando vivi in Giappone.

M: Più che esperienze divertenti si tratta di incontri: una volta che ho incontrato un maiale con il ciuffo arcobaleno portato a passeggio tra le strade della zona di Asakusa. Mentre in un’altra occasione, uscendo da un izakaya vicino a casa, ho incontrato il famoso Sailor Suit Old Man, il vecchino vestito da scolaretta!

JIB: Il tuo blog, warmcheaptrips.com, da cosa è nato e come ne hai sviluppato l'idea sino ad arrivare a ciò che è oggi

M: Il blog è nato nel 2015, dopo l’ennesimo viaggio organizzato nel dettaglio in autonomia, faticando a trovare le risposte che cercavo. Su suggerimento di un’amica che mi chiese di passarle uno dei miei vecchi itinerari per replicarlo, ho deciso di mettere online tutto quello che stava nascosto sul mio pc ed aiutare così altre persone a viaggiare.
Da sempre mi piace scrivere, oltre che viaggiare ed inizialmente il blog era un modo per mostrare cosa sapevo fare, una sorta di portfolio su chi sono e come affronto le cose.
Poi con il tempo è diventato qualcosa di più professionale ed ho iniziato ad investirci sempre più tempo, in modo da dare informazioni utili ed interessanti ai lettori, specializzandomi in itinerari culturali, viaggi storici e ovviamente, Giappone, specialmente quello meno conosciuto.

JIB: Da occidentale, quali sono le difficoltà e le differenze che hai riscontrato nei primi tempi in Giappone rispetto all'Italia

M: Personalmente, essendo partita molto preparata su tutti quelli che possono essere aspetti spinosi per gli italiani, non ho avuto grandi difficoltà. Mi sento molto a mio agio ed in linea con l’attitudine giapponese. L’unica cosa che ogni tanto mi stona un po’ è la totale mancanza di elasticità che in alcuni casi sarebbe utile per risolvere problemi in modo semplice e veloce. Oppure il fatto che raramente esprimono la loro reale opinione e dicono le cose tra le righe. Ragionando in modo diverso dal nostro, non sempre si riesce a cogliere il vero punto della questione.

JIB: Molti pensano che il Giappone sia una terra totalmente diversa dall'Italia ma invece noi abbiamo riscontrato molte più somiglianze di quanto si possa immaginare. Tu cosa ne pensi? Quali sono le somiglianze più forti?

M: Diciamo che per molte cose i due paesi si assomigliano moltissimo, soprattutto è impressionante quanto siano simili nell’essere agli opposti.
Diciamo che le somiglianze maggiori sono principalmente nell’amore per la bellezza e l’estetica, specialmente nell’abbigliamento e nel portamento. Ma anche in cucina: sapori semplici, ma ricchi di gusto, dove gli elementi che compongono il piatto hanno un perfetto bilanciamento.
Ci sono forti tradizioni e molto attaccamento alle culture regionali ed ai dialetti, così come il modo scherzoso in cui dividono il Paese in Nord e Sud (o meglio, est e ovest) per via delle abitudini ed atteggiamenti diversi!

JIB: Progetti per il futuro?

M: Ora sto attendendo il nuovo visto lavorativo dall’immigrazione, se non dovesse arrivare, tornerò in Italia per un annetto e cercherò lavoro in qualche azienda che mi possa offrire un trasferimento futuro.
Ovviamente spero che tutto vada per il meglio e possa continuare a restare qui, lavorando per l’attuale azienda che si occupa di organizzazione di tour ed eventi a Tokyo e gestione dei Social Network per conto di altre attività. In parallelo vorrei continuare il mio blog, continuando a scrivere di viaggi sia in Giappone che nel resto del mondo.

JIB: Come è vista l'Italia in Giappone?

M: Amano tutto ciò che è italiano, e vedono spesso l’Italia come simbolo di eleganza e raffinatezza. E hanno un’idea di uomo italiano molto stereotipata: sempre pieno di complimenti ed attenzioni che riempie la propria donna di fiori e regali. Ultimamente però l’Italia viene vista come un paese pericoloso dove viaggiare, per via dei furti e delle truffe di cui spesso i giapponesi sono vittime!

JIB: Maggio in Giappone, cos'ha di particolare questo mese nella terra del Sol Levante?

M: Quest’anno c’è stata la “mega golden week”, una serie di festività nazionali che regalano circa una settimana di ponte, ma nel 2019 sarà particolarmente lunga perché c’è stato il cambio d’Imperatore! Il 30 Aprile è finita l’era Heisei ed è iniziata la nuova era Reiwa il 1° maggio, quando il Principe Naruhito è salito al trono

JIB: Pensi ci sia un futuro per una collaborazione ancora più stretta fra le due nazioni?

M: L’interesse per l’Italia da parte dei giapponesi è altissimo, e l’interesse degli Italiano verso il Giappone aumenta sempre di più. Non solo dal punto di vista turistico, ma anche dal punto di vista economico e di scambio merci, quindi sì, si andrà sicuramente verso collaborazioni ancora più strette tra i due paesi.

JIB: Ti manca mai l’Italia? Pensi di tornare stabilmente qui?

M: Stavo benissimo anche in Italia, ma qui sto meglio. Grazie alla tecnologia è comunque molto semplice comunicare con l’Italia quindi non sento mai nostalgia. A volte però soffro terribilmente la mancanza di alcuni cibi o piatti caserecci, ma per fortuna si trova comunque tantissimo ottimo cibo anche qui!

JIB: Lancia un saluto e un consiglio a tutti i nostri lettori

M: Il Giappone è un paese fantastico da visitare, non limitatevi ai grandi classici, ma esplorate le zone meno battute. Qui vivrete la vera essenza del Giappone e potrete amarne pienamente cultura e tradizione. Per capire al meglio questo paese, dovete aprire la mente, smettere di giudicare quello che vi sembra diverso e lasciarvi trascinare dal Giappone. Siate sempre rispettosi del Paese che state visitando, quasi come se foste dei fantasmi, specialmente se visitate le zone meno turistiche.
Se state invece pensando di trasferirvi in Giappone, studiatene la storia e focalizzatevi su quelli che potrebbero essere aspetti negativi della vita quotidiana. Non fidatevi di chi dice che è tutto perfetto! Io ci sto benissimo, ma so che per molte altre persone molte cose potrebbero pesare molto, specialmente chi è molto legato alla cultura italiana ed ai rapporti umani così come sono in Italia. Qui i rapporti sono estremamente diversi, siatene consapevoli prima di volervi trasferire!

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Japan Tradition: Sanja Matsuri

photo credits: Yoshikazu TAKADA

Il festival dei tre templi

Il Sanja Matsuri (三社祭) è uno dei festival più famosi, più grandi è più “selvaggi” di Tokyo dedicato alla religione Shintoista. Il festival si tiene in onore di Hinokuma Hamanari, Hinokuma Takenari e Hajino Nakatomo, i tre uomini che hanno fondato il tempio Sensō-ji.

Il Sanja Matsuri si tiene il terzo weekend di maggio al tempio Asakusa e la sontuosa parata coinvolge tre mikoshi (templi portatili), balli, musiche tradizionali e dura circa tre giorni.

Come la maggior parte dei festival giapponesi, anche il Sanja matsuri è una celebrazione religiosa dedicata appunto agli spiriti dei tre uomini, fondatori del tempio. Questo festival, sembra essere nato nel 7° secolo ed è anche conosciuto come "Kannon Matsuri" e "Asakusa Matsuri" e con una forma diversa da quella odierna.
Le modalità in cui è organizzato l’odierno Sanja Matsuri sono state stabilite durante il periodo Edo, quando nel 1649 lo shōgun Tokugawa Iemitsu commissionò la costruzione del tempio di Asakusa.

Se vi capita di essere nei paraggi di Asakusa durante le giornate del festival, è possibile sentire un’atmosfera carica di energia. Le persone affollano le strade circondanti il tempio Sensō-ji a suon di flauti, fischietti e taiko (percussioni tradizionali giapponesi).

photo credits: Atsushi Ebara, Yoshikazu TAKADA

I Mikoshi

L’attrazione principale di questo festival sono i tre mikoshi appartenenti al tempio di Asakusa. Questi tre elaborati templi in legno laccato nero, hanno la funzione di essere una miniatura e una versione portatile del Tempio di Asakusa. Decorati con sculture e foglie dorate, pesano circa una tonnellata e vengono trasportati tramite lunghi pali tenuti insieme da corde. Per ogni mikoshi c’è bisogno di circa 40 persone per un trasporto sicuro e durante la giornata, circa 500 persone partecipano al trasporto di ogni tempio.

La “parata” di questi mikoshi è forse il momento più importante della giornata e le strade si affollano al loro passaggio. Mentre vengono trasportati inoltre, essi vengono agitati e fatti sobbalzare con forza, perché si dice che questo porti ad intensificare il potere del Kami all’interno e che aiuti ad aumentare la fortuna sui rispettivi quartieri.

Mentre i tre mikoshi principali sono gli oggetti più importanti nelle strade durante il Sanja Matsuri, ci sono circa altri 100 mikoshi più piccoli sparsi nel vicinato nella giornata di sabato. Molti di questi templi sono portati da donne o bambini anche.

photo credits: KMrT, Leo U

Giorno dopo giorno

Il Sanja matsuri, è un festival che dura più giornate e comincia di giovedì con un’importante cerimonia religiosa. Questa funzione richiede che il sacerdote responsabile del tempio esegua un rituale che faccia spostare i Kami dei tre fondatori del tempio dall’interno di questo all’interno dei tre mikoshi. Questi ultimi saranno poi i protagonisti della parata ad Asakusa che durerà tutto il weekend.

Aprendo le tre piccole porte dei mikoshi i tre spiriti sono invitati ad entrare nei templi in miniatura dove staranno per tutta la durata del festival. L’interno di questi mikoshi è inoltre celato al pubblico da una sottile tenda di cotone.

photo credits: Yoshikazu TAKADA

Ma è il venerdì che comincia la parata vera e propria, conosciuta con il nome di Daigyōretsu (大行列) che letteralmente vuol dire “grande parata”.
La famosa processione che scende tramite la via Yanagi e prosegue per la Nakamise-dōri sino al tempio Asakusa. Questo festival è anche molto conosciuto per i costumi sontuosi dei partecipanti, ma anche per le geishe e gli ufficiali della città che indossano gli hakama, vestiti tradizionali giapponesi.
Alla sera, sei mikoshi dai quartieri più centrali sono mandati in processione sulle spalle di diverse dozzine di persone.

photo credits: Hong Seongwan, Yoshikazu TAKADA

Il giorno seguente, il sabato, circa 100 mikoshi appartenenti ai 44 distretti di Asakusa si riuniscono al Kaminarimon per poi partire in parata passando per la Nakamise-dōri in direzione dell’Hōzōmon. Una volta qui porgono i loro rispetti a Kannon, la dea della pietà. In seguito, i mikoshi sono portati al tempio di Asakusa dove il sacerdote shintoista li benedice e purifica per l’anno a venire. Una volta completata la cerimonia, questi piccoli templi portatili vengono trasportati nuovamente nei loro rispettivi quartieri.

Tuttavia, l’evento più importante del Sanja Matsuri avviene la domenica. E’ in questo giorno infatti che possiamo vedere la parata del tre mikoshi appartenenti al tempio di Asakusa. Essi marciano lungo la Nakamise-dōri per arrivare al Kaminarimon la mattina della domenica. Questi tre mikoshi racchiudono i tre spiriti dei tre uomini fondatori del tempio Sensō-ji e, durante il giorno finale di questo festival, essi vengono per visitare e portare la benedizione ai 44 distretti di Asakusa.
Quando arriva la sera, i tre mikoshi ritrovano la loro strada per il tempio di Asakusa creando un’altra grande processione che dura fino a tarda notte.

photo credits: ageless foto, Yoshikazu TAKADA

Yakuza Show

Questo matsuri di grandezza monumentale, permette anche di mescolare frange della popolazione che solitamente rimangono molto distaccate. E’ infatti comune trovare gli Yakuza esibirsi in fundoshi, senza pudore nè paura, mostrando con orgoglio i loro tatuaggi. Agli occhi di un occidentale, non avvezzo alla cultura giapponese, questa potrebbe quasi sembrare una scena comica. Tuttavia non azzardatevi a ridere se non volete che la sfortuna si abbatta su di voi!

photo credits: Hong Seongwan, syasya_akemi


Japan Tradition: Kanda Matsuri

Il Festival degli anni dispari

photo credits: dydo-matsuri.com

Solo negli anni che terminano con numeri dispari e sempre a metà maggio, nel quartiere di Kanda a Tokyo, ha luogo il Kanda Matsuri (神田祭). Esso è tra i matsuri più importanti di Tokyo assieme al Sanno Matsuri e al Fukagawa Matsuri. Fa inoltre parte dei tre più grandi festival del Giappone assieme al Tenjin Matsuri di Osaka e al Gion Matsuri di Kyoto.

Le radici del Kanda Matsuri affondano nel Periodo Edo (1603-1867), quando a governare la città di Edo (l’odierna Tokyo) era lo shogun Tokugawa Ieyasu. Proprio per questo motivo esso è conosciuto anche come Tenka Matsuri (Tenka significava shogun).

photo credits: xin beitou, Atsushi Ebara

Il festival fu celebrato come una dimostrazione di prosperità sotto il nuovo regime. Allo stesso tempo il Sanno Matsuri si teneva per celebrare il nuovo centro politico e i suoi governanti. A causa dei lunghi e stravaganti preparativi, e vista la competizione che si andava instaurando tra le due celebrazioni, si decise di alternarli. Secondo questa nuova regola, a metà maggio negli anni dispari si sarebbe festeggiato il Kanda Matsuri, mentre a metà giugno negli anni pari sarebbe stata la volta del Sanno Matsuri.

Oggi il Kanda Matsuri è il festival del santuario shintoista Kanda Myojin, a Chiyoda, incastonato tra moderni palazzi in una delle zone più lussuose di Tokyo. Il tempio appartiene a tre divinità: Daikokuten, il dio del buon raccolto e del matrimonio, Ebisu, il dio dei pescatori e degli uomini d’affari e Taira no Masakado, un samurai del X secolo venerato e in seguito divinizzato.

photo credits: rove.me, bill ben

La celebrazione della ricchezza e della fortuna

Come ogni festival che si rispetti, i rituali shintoisti sono i primi protagonisti dei preparativi. La sera prima della parata principale si invitano gli spiriti del tempio ad entrare nei tre mikoshi (piccoli tempi portatili) finemente decorati. Il giorno successivo, alle 8:00, i piccoli templi sfilano per le strade di Kanda , Nihonbashi, Otemachi e Akihabara, per poi tornare al tempio, attorno alle 19:00. Essi sono seguiti non solo da una folla immensa di persone, ma anche da musicisti, sacerdoti a cavallo e molti altri vestiti con colorati costumi tradizionali.

photo credits: nlgwest , Kemy Shibata

Al contempo, si tiene anche una piccola processione secondaria della durata di tre ore. A questa prendono parte uomini a cavallo vestiti da samurai, personaggi delle storie popolari, musicisti e ballerini che partono dalla Scuola Elementare di Arima nel primo pomeriggio e procedendo verso nord raggiungono il Kanda Myojin.

Il giorno seguente è dedicato alla parata dei mikoshi di vari quartieri nei distretti di Kanda e Nihonbashi. Ognuno di essi trasporta un ujigami, divinità guardiane che in questa occasione vengono ospitate nei mikoshi per benedire i residenti della zona durante il loro passaggio.

photo credits: Eugene Kaspersky

Tante piccole curiosità

Coloro che nascevano e crescevano a Edo erano chiamati “Edokko”. Gli edokko possedevano una spiccata personalità e pare che fossero molto aperti e gioviali. Caratteristiche queste che si riflettevano, e si riflettono ancora oggi, proprio nel Kanda Matsuri, una festa ricca di energia.

La sfilata con i suoi protagonisti richiama anche le celebrazioni per la vittoria di Tokugawa nella battaglia di Sekigahara che avrebbe aperto la strada allo shogunato che portò a un lungo periodo di pace e prosperità in Giappone. Originariamente, i cittadini indossavano particolari costumi onorando il tempio dando vita a sontuosi spettacoli di teatro Noh.

photo credits: tokyoexcess.blogspot.it, xin beitou

Durante il periodo Edo la parata passava accanto al castello di Edo con le sue magnifiche decorazioni, dando ai cittadini comuni una rara occasione di entrare nel perimetro del castello.
La maggior parte dei carri originali, che erano stati usati sin dai primi festival, sono andati distrutti nel Grande terremoto del Kanto del 1923 e dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

photo credits: viajejet.com, fastjapan.com


Japan Italy: Far East Film Festival 21 ~ Report

photo credits: fareastfilm.com

«Noi viviamo dall’altra parte del mondo e avevamo paura che il nostro film non venisse capito. Ma il mondo parla una lingua sola: quella dell’amore...».
Abbiamo deciso di cominciare il nostro articolo con questa frase dell’attrice Crisel Consunji dopo il trionfo del film Still Human al Far East Film Festival 21. Perché questa frase rappresenta la verità, c’è una sola lingua che unisce tutto il mondo ed è quella dell’amore.

photo credits: gacktitalia.com

E’ quindi sicuramente un pensiero comune, quello di non essere capiti, che la visione orientale del cinema possa in qualche modo non essere capito dal mondo Occidentale. Il Far East Film Festival ha ancora dato luce a questo mondo che pur sembrando tanto lontano da noi, non lo è affatto, al contrario le similitudini sono tante.

Il film Still Human, con la regia di Oliver Chan e l’attore protagonista Wong, che era già stato premiato con il Gelso d’Oro alla Carriera, ha vinto il Far East Film Festival 21 ed il premio della critica. Al secondo posto troviamo la black comedy cinese Dying to survive di Wen Muye e al terzo posto il coreano Extreme Job di Lee Byoung-heon.


photo credits: scmp.com

Melancholic del regista esordiente Tanaka Seiji si è invece aggiudicato il Gelso Bianco per le opere prime mentre Fly me to the Saitama del grande regista Takeuchi Hideki si è aggiudicato il MYmovies award.


photo credits: mymovies.it


photo credits: mymovies.it

photo credits: aficfestival.it

Il Far East Film Festival 21 ha chiuso con dei numeri esorbitanti: 9 giorni di programmazione. 77 film, 3 anteprime mondiali, 14 debutti, 60.000 mila spettatori, oltre 20 mila partecipanti agli eventi in città e 1600, invece, gli accreditati (giornalisti, docenti, studenti, ambasciatori di altri festival), provenienti da oltre 20 paesi: Italia, Olanda, Slovenia, Regno Unito, Germania, Svezia, Stati Uniti, Francia, Belgio, Svizzera, Cina, Canada, Spagna, Hong Kong, Giappone, Croazia, Ungheria, Polonia, Austria, Norvegia, Corea del Sud, Repubblica Ceca, Brasile, Svezia e Serbia. Oltre 100 appuntamenti tra cui il Cosplay Contest, con oltre 20 mila presenze. Non bisogna dimenticare l’attivissima community di Facebook del festival con 30 mila fans coinvolti.

photo credits: japanitalybridge.com

E’ stato non solo il Festival dell’Oriente, ma anche del mondo intero. Le presenze provenivano da qualsiasi parte.
Noi di Japan Italy Bridge che abbiamo partecipato come media, abbiamo potuto assistere ad un’aggregazione di persone, tra cinefili, esperti, appassionati, giornalisti che non hanno avuto paura della pioggia e del freddo e hanno partecipato con entusiasmo a tutti gli eventi e le proiezioni.
Un grande entusiasmo che si è notato anche nelle talk tenute dai registi e dagli attori, una grande partecipazione e curiosità di sapere come sono nate le opere e come sono state vissute.

photo credits: japanitalybridge.com

Per quanto ci riguarda, con un altro nostro progetto GACKT ITALIA, abbiamo seguito la creazione, l’ascesa e il grande successo di Fly me to the Saitama passo per passo, traducendo e condividendo articoli, interviste e video ormai da mesi. E’ stata quindi una grandissima emozione poter vedere qui in Italia il film di cui tanto si è parlato, sentire le risate del pubblico e i silenzi nei momenti intensi. E’ stato un po’ come vedere la completa evoluzione di una creatura dopo averla seguita fin dalla sua nascita. Grande emozione anche nell’intervista che abbiamo potuto realizzare al regista Takeuchi Hideki che con umiltà, simpatia e professionalità si è raccontato ai nostri microfoni entusiasticamente.

photo credits: japanitalybridge.com

photo credits: japanitalybridge.com

Questo Festival è la dimostrazione che l’aggregazione è possibile, che si può vivere in serenità nonostante le culture diverse, che a volte un pensiero diverso può aprire la mente e far scoprire nuovi orizzonti e magari diventare ancora più interessante di ciò che si può aver visto o sentito fino a quel momento. Ha non solo molto da mostrare, ma anche molto da insegnare. Vi aspettiamo quindi alla prossima edizione, sempre a Udine, per il Far East Film Festival 22, dal 24 aprile al 2 maggio 2020! Non mancate, sarà sicuramente un’esperienza che vi farà tornare a casa arricchiti dentro e perché no… ancora più innamorati di questo mondo così lontano, così vicino che è l’Oriente.


Bringing Japan to Italy: episode 04 – Takeuchi Hideki

In occasione del Far East Film Festival, abbiamo avuto l'onore e il piacere di poter intervistare Takeuchi Hideki, regista di "Fly me to the Saitama" (翔んで埼玉 - Tonde Saitama), presentato in Italia durante il festival per la sua premiere europea!

Takeuchi Hideki ha esordito lavorando per Fuji Television e nel 1996 ha diretto la prima delle sue serie per questa emittente. Nel 1998 ha vinto il premio come miglior regista ai Television Drama Academy Awards per "Just a Little More, God" ma i riconoscimenti ricevuti non si fermano qui.

Il suo debutto nei lungometraggi arriva nel 2009 con la commedia musicale drammatica in due parti Nodame Cantabile. Takeuchi Hideki continua ad alternarsi fra grande e piccolo schermo con Thermae Romae e due serie televisive, passando con molta disinvoltura dal dramma storico alla commedia brillante.

Thermae Romae ha ottenuto un successo talmente clamoroso nei botteghini giapponesi che Takeuchi-san ne è ha realizzato il sequel, Thermae Romae II, uscito il 26 aprile 2014 e presentato in anteprima dopo una settimana al 16° Far East Film Festival di Udine in Italia.

Quest'anno, il regista è tornato al Far East Film Festival con "Fly me to the Saitama", commedia brillante e un po' surreale sul campanilismo che vige fra Saitama e Tokyo, con protagonisti il cantante e attore GACKT-san e l'attrice Fumi Nikaido, supportati ad altri nomi famosi all'interno del cast. Fly me to the Saitama ha anche vinto il premio MyMovies.com come migliore film acclamato dal pubblico.

Quella con Takeuchi-san è stata un'intervista interessante e divertente che racconta i retroscena del film, curiosità e prospettive per la collaborazione futura fra Italia e Giappone. Vi auguriamo buona visione e siamo curiosi di sapere il vostro feedback!


Japan Tradition: Aoi Matsuri

Il Festival della Malvarosa

photo credits: mutabi.wordpress.com

L'Aoi Matsuri (葵祭) si svolge ogni anno il 15 maggio ed uno dei tre festival più famosi di Kyoto, insieme al Gion Matsuri e al Jidai Matsuri. L'attrazione principale è una grande parata, in cui oltre 500 persone si vestono nello stile aristocratico del periodo Heian (794-1185) e percorrono la strada che, dai piedi dal Palazzo Imperiale, conduce al Tempio di Kamo. Questo è il nome comune con cui ci si riferisce al complesso shintoista formato dal santuario Kamigamo e dal santuario Shimogamo. I membri della processione portano delle foglie di Malvarosa, da cui il nome ‘Aoi’, che in giapponese significa proprio “alcea rosea” o “malvarosa”. Le foglie di questa pianta, dai colori luminosi e dai fiori bellissimi, avrebbero il potere di proteggere i raccolti dai disastri atmosferici.

photo credits: amanohashidate.jp, Nobuhiro Suhara

Le Origini

Il festival ebbe origine durante il regno dell'imperatore Kinmei (539 - 571), quando un periodo di forti piogge devastò i raccolti e il paese fu invaso dalle epidemie. Il triste evento venne attribuito alle divinità Kamo intenzionate a punire la popolazione. Per placare la loro ira, l’imperatore inviò un suo messaggero con delle offerte al tempio e con il compito di condurre rituali che comprendevano anche una corsa in sella a cavalli galoppanti. La cavalcata si trasformò in un’usanza annuale con l’intento di allontanare il pericolo di un nuovo disastro.

photo credit: Alex Hurst, Clement Koh

Durante il regno dell’Imperatore Monmu (697 - 707) essa venne però proibita poiché troppe persone erano giunte per assistere al rituale. Nel 19° secolo, l’imperatore Kanmu stabilì il trono a Kyoto dando inizio al periodo Heian nella storia giapponese. L’imperatore riconobbe le divinità Kamo come protettrici della capitale e introdusse l’Aoi Matsuri come evento imperiale annuale. Durante i vari periodi storici, il festival subì altre interruzioni, soprattutto durante la seconda guerra mondiale, ma riprese attivamente la sua celebrazione nel 1953.
Nel 1956 ebbe inizio anche la tradizione della principessa del festival: Saiō-Dai.

photo credits: regex.info

I Personaggi del Festival

Durante l’Aoi Matsuri appaiono due figure rappresentative: la Saiō-Dai e il Messaggero Imperiale.
La Saiō-Dai era una donna che veniva scelta tra le sorelle e le figlie dell'imperatore per dedicarsi al Tempio di Shimogamo. Il ruolo di Saiō-Dai era di mantenere la purezza rituale e di rappresentare l'Imperatore al festival. Oggi il ruolo di Saiō-Dai è interpretato da una donna scelta tra tutte le donne nubili di Kyoto. Ella indossa 12 diversi strati di seta (jūnihitoe) squisitamente colorata nello stile tradizionale della corte Heian. Per mantenere la purezza, la Saiō-Dai si sottopone a diverse cerimonie di purificazione prima della processione del festival.

photo credit: Hong Seongwan

Il Messaggero Imperiale, invece, conduce la processione del festival a cavallo.
Durante il periodo Heian sarebbe stato un cortigiano di quinto rango che ricopriva l'incarico di capitano di rango medio o inferiore, e di solito era un uomo destinato a un alto ufficio. Il suo ruolo era di leggere il rescritto imperiale dei santuari e presentare le offerte dell'imperatore. Durante il periodo Heian, la Saiō-Dai e il Messaggero Imperiale sarebbero stati accompagnati da dieci ballerini e dodici musicisti.

photo credits: Hisanori

La Celebrazione Oggi

Solitamente, la processione inizia alle 10:30 del 15 maggio partendo dal Palazzo Imperiale di Kyoto, e lentamente si avvia verso due tappe. La prima tappa è il Tempio di Shimogamo, al quale giunge intorno alle 11:15 e, successivamente, il Tempio di Kamigamo, al quale giunge intorno alle 15:30. Raggiunti i templi, la Saiō-Dai e il Messaggero Imperiale eseguono i loro rituali.
La Saiō-Dai offre semplicemente i suoi rispetti alle divinità, mentre il Messaggero Imperiale intona il rescritto imperiale lodando le divinità e chiedendo il loro continuo favore.

photo credits: Slugicide, find-your-jpn.com


Japan Modern Culture: Studio Ghibli

photo credits: ghibli.jp

Alzi la mano chi non si è innamorata di Howl, lo stregone con il suo castello errante, o che non ha provato tenerezza per Kaonashi, il Senza Volto de "La Città Incantata"... Se anche voi siete tra coloro che amano le produzioni dello Studio Ghibli, allora vi trovate nel posto giusto!

Il Vento Caldo del Deserto

15 giugno 1985: Hayao Miyazaki, Isao Takahata, Toshio Suzuki e Yasuyoshi Tokuma decisero di fondare 株式会社スタジオジブリ ovvero lo Studio Ghibli Inc. il cui nome fu scelto proprio da Miyazaki con l’intenzione di "creare una tromba d'aria nel mondo dell'animazione giapponese". Le radici affondano nella passione per l’aviazione del regista e sceneggiatore nipponico, infatti "Ghibli" non è solo il vento caldo del deserto del Sahara ma, durante la seconda guerra mondiale l’aereo da ricognizione italiano Caproni Ca.309 era soprannominato proprio “Ghibli”. Curioso, non è vero?

All'inizio nessuno pensava che il progetto sarebbe arrivato al grande successo, perciò per ridurre al minimo il rischio del fallimento, furono impiegati 70 animatori a tempo determinato e la sede dello studio consisteva in un ufficio di 90 metri quadrati a Kichijoji, Tokyo.

photo credits: sgcafe.com

Un successo dietro l’altro

Lo Studio Ghibli iniziò la propria produzione ufficiale con "Laputa - Il castello nel cielo", "Il mio vicino Totoro" e "Una tomba per le lucciole", tre perle d'animazione acclamati dalla critica, ma che all'inizio non riscossero lo stesso successo accumulato nel tempo.

Fu "Kiki - Consegne a domicilio" che ottenne grandi risultati nel 1989 diventando il successo dell'anno al botteghino giapponese. Questo permise di introdurre i contratti a tempo indeterminato all'interno della produzione e ad assumere nuovo personale. Oramai lo Studio contava quasi 300 persone al suo interno e si cominciò a pensare ad una nuova sede proprio durante la produzione di Porco Rosso, la cui qualità non fu eccelsa proprio a causa dell’affollamento in ufficio.

Nel 1992 il nuovo studio, la cui realizzazione fu seguita in prima persona da Miyazaki che ne disegnò l’aspetto finale, fu pronto. Finalmente avvenne il passaggio a Koganai (Tokyo). La computer-generated imagery (CGI), che permette ad un'immagine bidimensionale digitalizzata di essere gestita in ogni tipo di vista tridimensionale, venne introdotta con "Pom Poko".

Nel 1994 e nel 1995 fu distribuito "I Sospiri del mio Cuore" e, sul finire degli anni '90 e i primi anni 2000, lo Studio Ghibli appose la sua firma sui capolavori più amati, raggiungendo il successo meritato anche in occidente: Princess Mononoke (1997), La città incantata (2001) e Il castello errante di Howl (2004), diretti da Hayao Miyazaki.

Il 2006 fu il turno di Gorō, figlio di Miyazaki, a dirigere il film I racconti di Terramare e, due anni dopo, lo Studio Ghibli divenne l'unico studio di animazione giapponese ad usare esclusivamente tecniche di disegno tradizionali per le proprie produzioni.

Purtroppo, nel 2013, in occasione della la 70ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, a seguito della presentazione del 19° film di animazione marchiato Studio Ghibli "Si alza il vento" (The Wind Rises), venne annunciato il ritiro dalle attività cinematografiche di Miyazaki, con conseguente dispiacere dei fans. Il produttore disse che la sua avanzata età non gli permetteva più di seguire le lunghe realizzazioni dei suoi film e così, l'8 novembre 2014 l'Academy gli conferì l'Oscar alla carriera.

Il 2015 fu un anno strano per lo Studio Ghibli: Hiromasa Yonebayashi, regista di "Arrietty - Il mondo segreto sotto il pavimento" e di "Quando c'era Marnie" lasciò la produzione. Durante una conferenza a Tokyo, Miyazaki annunciò il suo impegno in un nuovo progetto la cui produzione avrebbe potuto richiedere più di cinque anni di lavorazione. Infatti, nel 2017, attraverso un'intervista al produttore Toshio Suzuki, si venne a sapere che il nuovo lungometraggio sarebbe stato un adattamento del romanzo giapponese del 1937 "Kimi-tachi wa do ikuruka?" di Genzaburo Hoshino.

Non ci resta che attendere quali sorprese ci regaleranno anni di esperienza e passione!

photo credits: tokyotreat.com

Museo Ghibli

Raggiungibile con la linea JR Chuo per la deliziosa cittadina di Mitaka, il museo presenta una varietà di stanze che mescolano lo stile vintage allo steampunk traboccanti di riferimenti al folklore e alla quotidianità giapponese. All’interno esiste anche un cinema dove vengono proiettati cortometraggi inediti di circa 15 minuti.

Inoltre, in diversi periodi dell'anno, vengono allestite esibizioni speciali per periodi limitati di tempo. Procurarsi i biglietti per il Museo non è facile poichè non sono venduti in sede. E' ecessaria la prenotazione parecchio tempo prima attraverso le biglietterie Lawson online o nei minimarket Lawson presenti sul territorio Giapponese, oppure in biglietterie specifiche all'estero dove i biglietti sono messi a disposizione solo per 4 mesi all'anno.

Per ogni informazione specifica e per tutti gli aggiornamenti, potete controllare il sito ufficiale, disponibile anche in lingua inglese qui: http://www.ghibli-museum.jp/en/

photo credits: forbes.com

Mostra dello Studio Ghibli a Tokyo

La "Toshio Suzuki and Studio Ghibli Exhibition", la prima mostra dello Studio dopo 3 anni presso il centro di scambio culturale EDOCCO, Tempio di Kanda Myojin a Tokyo. Inaugurata il 20 aprile e in corso fino al 12 maggio, è una tappa obbligatoria per chiunque voglia essere catapultato nell’incantevole mondo Ghibli. Si possono ammirare le illustrazioni e documentazioni che rivelano il dietro le quinte delle trame e dei processi produttivi dei suoi capolavori dalla sua fondazione sino ad oggi.

E’ disponibile anche un ampia zona dedicata al merchandise, tra cui speciali ema e omamori creati in collaborazione con il tempio stesso. Gli appassionati troveranno anche dei menù a tema all’ EDOCCO café come ad esempio il “Makkuro na kuro goma ohagi no ocha set” in omaggio ai Nerini del Buio (Makkuro Kurosuke) o il “Tonari no Kakigori” ispirato al Mio Vicino Totoro.

E’ possibile acquistare i biglietti per la mostra sia in sede che online al costo di 1,300¥ per adulti e 800¥ per gli studenti. Sito ufficiale: https://ghibli-suzuki.com/

photo credits: amu-zen.com


Bringing Japan to Italy: episode 03 – RIADO space design

Durante la Milano Design Week abbiamo avuto il piacere di assistere ad una mostra davvero particolare e anche il piacere di intervistare due artiste giapponesi presenti nella capitale lombarda. Stiamo parlando di Sachiko Hiroiuchi, interiro designer presso RIADO space design, ed Ayumi Shima, designer di stoffe direttamente dal Giappone.

Nata a Fukui, in Giappone, Sachiko Hiroiuchi vive e lavora a Osaka dove nel suo studio RIADO si focalizza sulla progettazione per negozi, ristoranti, uffici, appartamenti, e nel campo dell'interior industrial design. La sua attività è incentrata nella progettazione di mobili, illuminazione e complementi di arredo.

Al suo lato da progettista affianca un'attività di ricerca sui materiali dove opera con grande sensibilità nel campo artistico. Ed è proprio qui che sviluppa temi sulla carta della materia prima "Kozo", "Mitsumata" e "Gampi " con tematiche incentrate sull'artigianato tradizionale giapponese dove ogni opera è realizzata con molta cura.

Le texture che vedrete nel video sono opera di Ayumi Shima, artista e textile designer giapponese, nata a Kyoto, in Giappone, dove vive e lavora.
Specializzata nel campo di textile design sviluppa temi artistici con ricerche specifiche nel campo artistico pittorico. Suo interesse particolare è il colore legato alla materia tessile e le sue opere sono caratterizzate da variazioni di colori e trasparenze legati alla materia.

Nel suo bagaglio artistico non dimentica la sua tradizione e, attratta da tecniche più antiche come la stampa giapponese, Ayumi opera con grande sensibilità con riferimenti alla natura come la luce naturale, i fiori, gli alberi, la foresta.

Sunbeams Leaves

Con questa mostra “SUNBEAMS LEAVES” le autrici Sachiko Horiuchi e Ayumi Shima propongono un'installazione che vede protagonisti la carta e il tessuto nell'interpretazione delle quattro stagioni.
Creando un percorso che accompagna il visitatore nell'esplorare le trasparenze dettate dal "raggio di luce" sui materiali, i protagonisti di questa mostra sono la carta tradizionale giapponese e i delicati tessuti colorati. Questi materiali danzano insieme alla luce che viene filtrata trasmettendo il colore del cielo, dell'acqua, della terra, ma anche il colore della foresta e della natura dove la luce è protagonista.

La mostra avvenuta presso AD GALLERY si focalizza sul tema di luce e colore proponendo una serie di opere frutto di un lungo lavoro di ricerca delle artiste.

Ora vi lasciamo alla nostra intervista video e siamo curiosi di sapere il vostro feedback! Enjoy the show!