Japan Modern Culture: 令和 ReiWa, la nuova Era

令和: ReiWa, la nuova Era

Esattamente con un mese di anticipo sull'ascesa al trono del Principe Naruhito, il capo segretario di Gabinetto Yoshihide Suga ha annunciato l'inizio della nuova Era per il Giappone.

Reiwa, formato dai kanji 令 (rei) "buon auspicio", "ordinato" e 和 wa "armonia", "pace", riflette l’unità spirituale del popolo giapponese, poiché “la cultura nasce e si nutre quando le persone si occupano amorevolmente le une delle altre”, come ha spiegato il Primo Ministro Shinzo Abe subito dopo l’annuncio.

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Il tempo che scorre seguendo l’Era dell’ Imperatore

Nella cultura nipponica, gli intervalli di tempo nel corso della storia sono suddivisi secondo il sistema delle “Ere”, gengō (元号): esso prevede l’uso di due kanji che rappresentano le speranze, gli ideali e i buoni propositi per il periodo a venire, seguito dal numero dall’anno del mandato dell’imperatore. In base a questo sistema, dal 1989 l’era corrente è Heisei 31 (平成31), ovvero il 31esimo anno dell’Era Heisei (31 anni di “raggiungimento della pace” sotto la guida dell’Imperatore Akihito). Dal 1 maggio 2019 saremo ufficialmente nell’Era Reiwa (令和1 - Reiwa 1).

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Le radici di Reiwa

A differenza di tutte le epoche precedenti i cui nomi si ispiravano alla letteratura cinese, Reiwa affonda le sue radici nel Man’yōshū, 万葉集 “La Raccolta di diecimila foglie”, la più antica collezione di poesia giapponese giunta fino a noi. Gli autori appartengono a tutti i ceti sociali: membri della famiglia imperiale, contadini, soldati, artigiani e monaci. Tale scelta rompe la tradizione di oltre 1300 anni e possiede un valore altamente simbolico per il Giappone Moderno. Si auspica ad un’era di speranza e di unità e, soprattutto, un’era volta alla preservazione della natura. Reiwa affronterà un cammino volto all’armonia per dare forza ad una Nazione che nel corso della storia si è sempre rialzata con orgoglio in ogni avversità e che non si è mai tirata indietro.

Ma come si è deciso per questo nome?

La scelta è avvenuta tra una lista di 30 proposte preparate da esperti di letteratura e storia giapponese e cinese designati dal governo per questo importante compito. La procedura tradizionale prevede che il Governo effettui la scelta finale in una seduta di gabinetto, dopodiché il nome prescelto viene rivelato all’Imperatore in carica e questi prepara il decreto per la proclamazione della nuova Era.

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Naruhito, Imperatore del Trono del Crisantemo

Primogenito dell'attuale imperatore del Giappone Akihito e dell'imperatrice Michiko, Naruhito (皇太子徳仁親王) divenne principe ereditario al trono in seguito alla morte del nonno, l'Imperatore Hirohito nel 1989. Noto per le sue innumerevoli opere caritatevoli e una serie di funzioni imperiali assolte, egli diventerà il 126° Imperatore del Trono del Crisantemo (la monarchia mai interrotta più antica del mondo) il 1° maggio 2019 a seguito dell'abdicazione del padre il 30 Aprile 2019.

Le pagine bianche di un nuovo inizio

La parola Reiwa è così piena di serenità, anche solo nella sua pronuncia! L'armonia, la pace, l'equilibrio che contraddistinguono un popolo come quello del Sol Levante trova così la sua concretizzazione. Proprio negli ultimi giorni ho avuto un’idea fissa nella mente: "un nuovo inizio", ho persino scritto un mio pensiero intitolato "Inizia un nuovo capitolo", ed essermi svegliata con l'annuncio di questa nuova Era, mi ha scossa in positivo. Inoltre dopo aver ascoltato il discorso del Primo Ministro Abe, il mio cuore si è riempito di speranza. Mi piace la proposta di una maggiore apertura riguardante il lavoro per coloro che vengono dall'estero e credo che questo possa portare un futuro prosperoso per il Giappone a livello mondiale.
Lo spirito di coesione, di solidarietà e di pace può sembrare un'utopia, ma deve iniziare dal piccolo, da noi per poi diffondersi come le onde prodotte da un sassolino che cade nell'acqua.


Japan Tradition: Saigō Takamori

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Saigō Takamori (1828-1877) è ricordato sia per il suo importante ruolo nella Restaurazione Meiji che rovesciò lo shogunato nel 1868 sia per la sua fallita ribellione contro il nuovo governo meno di un decennio dopo. Sebbene sia morto rinnegato, un perdono del governo ha riabilitato la sua reputazione. A 150 anni dalla restaurazione Meiji, i riflettori sono di nuovo sull'ultimo samurai.

L'ascesa di Saigō alla ribalta iniziò nel 1854 quando fu reclutato da Shimazu Nariakira, il daimyō del dominio Satsuma (ora prefettura di Kagoshima), per accompagnarlo nella capitale di Edo (ora Tokyo). Come funzionario di basso rango, Saigō si era occupato di progetti di costruzione di ponti, e strade. Riuscì a catturare l'attenzione di Nariakira con una serie di memorandum sull'amministrazione agricola che sottopose al governo provinciale. Ufficialmente era impiegato a Edo come giardiniere, ma i suoi compiti andavano oltre le piante. Mentre si trovava nella capitale, Saigō prese contatto con le principali personalità che si opponevano allo shogunato. Il lavoro all’aperto offriva una comoda copertura per Nariakira e Saigō per incontrarsi e parlare, evitando gli ostacoli che avrebbero affrontato a causa della loro ampia differenza di rango.

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Saigō quickly built a network of loyalists from Mito (now Ibaraki Prefecture) and other domains. He won the trust of Nariakira with his simple and emotional nature, and over time the daimyo came to look for the opinions of the younger people. However, the situation began to change from 1857 when Abe Masahiro died. He elderly shogunate adviser who had helped ensure the succession of his close friend Nariakira as Satsuma daimyo. Nariakira himself died the following year and the power in Satsuma passed to his younger brother Shimazu Hisamitsu. Meanwhile, the conservative politician Naosuke had taken effective control of the shogunate, launching an important crackdown on the reformists.

Suffering from the loss of Nariakira and facing difficult political prospects, Saigō was determined to follow his teacher to the grave but was persuaded by Gessho, the chief priest of a Kyoto temple, to flee with Satsuma. However, once there, they threw themselves into the sea in Kagoshima Bay and Gessho drowned, but Saigō miraculously survived.

Over the next five years, Saigō suffered periods of exile on the islands of Amami Ōshima and Okinoerabujima. On Amami he was given some freedom and married a local woman. However, After a brief respite on his return from Amami, he was again exiled to an island after angering Hisamitsu. This period of imprisonment became an opportunity for serious reflection on his life and shaped his personality as a caring man of firm principles.

Iechika Yoshiki, Saigō’s biographer and researcher, argues that, unlike most people, he was not afraid of death. Having lost many people he loved and respected, including his parents, Nariakira and Gessho, he was not terrified of dying and saw it as a way to be reunited with his loved ones.

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Iechika says that Saigō believed that heaven had spared his life for a reason and that he would live to complete his divine call. This philosophy is linked to his famous motto “keiten aijin”, which means "Respect the sky and love people". According to Saigō, the questions of life and death were above human consideration and had to be left entirely to fate.

In 1864 Saigō reconciled with Hisamitsu and returned to the Kyoto political center as commander of the Satsuma army. After rejecting the anti-shogunate forces from the Chōshū domain (now Yamaguchi Prefecture) while attempting to enter the city, he was promoted to the rank of high officer. The event, known as the Hamaguri Gomon incident, was Saigō's first battle experience with an army. The same year, he became chief of staff of the shogunate army sent to punish Chōshū. In 1866, however, Satsuma and Chōshū entered an alliance mediated by Sakamoto Ryōma. Saigō took charge of the opposition forces that would eventually become soldiers of the new Meiji government.

In 1864 Saigō reconciled with Hisamitsu and returned to the Kyoto political center as commander of the Satsuma army. After rejecting the anti-shogunate forces from the Chōshū domain (now Yamaguchi Prefecture) while attempting to enter the city, he was promoted to the rank of high officer. The event, known as the Hamaguri Gomon incident, was Saigō's first battle experience with an army. The same year, he became chief of staff of the shogunate army sent to punish Chōshū. In 1866, however, Satsuma and Chōshū entered an alliance mediated by Sakamoto Ryōma. Saigō took charge of the opposition forces that would eventually become soldiers of the new Meiji government.

In January 1868, the imperial loyalists led by Satsuma and Chōshū proclaimed the restoration of power from the shogun to the emperor. The resistance of the shogunate supporters triggered the Boshin war later in that month. Although the conflict dragged on until the following year, a key victory for the Meiji troops came with the surrendering of Edo Castle in the spring of 1868. With the city and nation in danger and fighting in Edo, Saigō entered the stronghold of the shogunate with only a handful of followers, wanting to try negotiation. Surrounded by enemy soldiers, he faced the prospect of murder. The discussion and cooperation between Saigō and the leader of the shogunate Katsu Kaishū led to the peaceful delivery of the castle, as a "bloodless delivery".

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In Japan, Saigō Takamori, Ōkubo Toshimichi and Kido Takayoshi are considered the three great figures of the Meiji Restoration. However, according to Iechika, Saigō's success at Edo Castle was something the other two members of the trio could never have achieved. He claims that without Saigō, the Meiji Restoration would never have happened and that people today see the event favorably because of this. On the contrary, if the movement had caused a bloody civil war, it is likely that public sentiment would have been very different. Although Saigō was not the astute politician that Ōkubo was, he had a love and a spirit that the other could not match.

In 1871 Saigō joined the Meiji government and in 1873 he became an army general. However, he resigns a few later after losing a debate about his support for a military expedition to Korea. He returned to his home in the prefecture of Kagoshima, where he spent his time cultivating and hunting. However, In 1877, he was convinced to lead an army of dissatisfied Samurai in the Satsuma rebellion. Driven by government forces in the battles on Kyūshū, the army reached the last position at Shiroyama in Kagoshima. Saigō committed suicide after his soldiers were defeated. He was 49 years old.

Saigō is the likely inspiration for Katsumoto Moritsugu - played by Watanabe Ken in the 2003 film The Last Samurai. The film complains of the passage of bushidō (the way of the Samurai) through Katsumoto, as noted by the Civil War veteran Tom Cruise, Nathan Algren (the character has no direct historical equivalent).

Saigo's association with traditional values in a modernized Japan is why he was called "the last Samurai". Just 12 years after his failed rebellion, he was pardoned by the Meiji government and in 1898 a statue of Saigō and his dog was erected in Tokyo's Ueno Park. Almost a century and a half after his death, it remains a popular historical and cultural icon.

photo credits: madmonarchist.blogspot.com


Japan Tradition: Hinamatsuri

photo credits: mcasiwakuni.marines.mil

La Festa delle Bambole

Il terzo giorno del terzo mese di ogni anno in Giappone cade una ricorrenza particolare: l’ Hina-matsuri (雛祭り) in cui la sfortuna delle bambine viene trasferita alle bambole e i familiari rivolgono preghiere agli dei affinché venga data salute e bellezza alle proprie figlie. Questa festa affonda le sue radici nel periodo Heian (1650). Le bambole sono sempre state oggetto di credenze particolari in quanto capaci di contenere spiriti malvagi. Durante il cerimoniale dell’ Hina-Nagashi (雛流し, La bambola fluttuante) alcune bambole di paglia venivano posate lungo il corso di un fiume affinché portassero via con se gli spiriti maligni, ancora oggi in qualche zona del Giappone si celebra questo rituale.

photo credit: monchhichi.net

Le Bambole dell’ Hina-dan (雛壇)

L’hina-dan è una piattaforma di 7 gradini coperta da un telo rosso con una striscia arcobaleno sul fondo che prende il nome di hi-mōsen. Sull’hina-dan vengono posizionate le hina ningyo, le bambole tramandate di generazione in generazione e dalla fattura particolare.
Sul primo gradino vengono disposte le bambole che rappresentano la corte imperiale del periodo Heian, l’imperatore e l’imperatrice, con alle loro spalle un piccolo paravento dorato e due lanterna di carta o seta sui lati.
Sul secondo gradino sono poste tre dame di corte che sorreggono il corredo per il sake e sono separate da due piccoli tavolini rotondi (takatsuki) su cui viene posto un dolce di stagione.
Sul terzo gradino si trovano cinque musicisti maschi la cui disposizione segue l’ordine da destra verso sinistra e dipende dal tipo di strumento: musicista seduto con piccolo tamburo, musicista in piedi con un tamburo grande , musicista in piedi con percussioni, un suonatore seduto con il flauto e, infine , un cantante seduto con un ventaglio tra le mani.
Sul quarto gradino è il turno di due ministri: il più giovane è posto sulla destra, il più anziano sulla sinistra entrambi dotati di arco e frecce e separati dai takatsuki.
Sul quinto gradino sono disposti tre samurai protettori dell'imperatore e dell’imperatrice, i quali reggono un rastrello, una paletta e una scopa e le cui espressioni rappresentano pianto, riso e rabbia.
Sul sesto gradino ci sono gli oggetti che la corte usa all'interno del palazzo.
Sul settimo gradino sono infine posizionali gli oggetti che la corte usa quando è lontana dal palazzo.

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Tra kimoni, hishi-mochi e amazake

Durante il festival le ragazze indossano il kimono più bello o si vestono come le bambole. Le feste a tema sono molteplici, ma in ognuna di esse è possibile bere il shirozake, un particolare sake dolce e analcolico a base di amazake (甘酒, un dolcificante ottenuto dalla fermentazione del riso), assaporare gli arare (あられ, dei cracker composti da riso glutinoso e aromatizzati con salsa di soia) e il dolce tipico dell’Hina-matsuri: l’hishi-mochi (菱餅ひしもち). Esso è un composto di riso glutinoso a forma di cubo. È costituito da tre strati colorati ognuno dei quali ha un significato particolare: il verde rappresenta l’erba e simboleggia la salute; il bianco la neve, simbolo di purificazione; ed infine il rosa che rappresenta i fiori di pesco e caccia la malignità. Insieme questi tre colori indicano l'avvento della primavera, quando la neve si scioglie l'erba cresce e iniziano a germogliare i fiori di pesco.


Japan Traditions: Wakakusa Yamayaki Matsuri

Uno dei matsuri più famosi del Giappone è il Wakakusa Yamayaki Matsuri che si tiene nella città di Nara il quarto sabato di gennaio.

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Le Origini

Sulla cima della terza collina del Monte Wakakusa troviamo il Uguisuzuka Kofun, una pietra tombale a forma di buco di serratura.
Leggende dicono che in passato se si bruciava la montagna per la fine di gennaio nel periodo del nuovo anno, era possibile respingere i mostri che ritornavano dalle loro tombe. Al contrario, qualora la montagna non venisse bruciata entro la fine di gennaio, un grosso periodo di sfortuna giaceva davanti per la città di Nara. Come risultato, le storie raccontano che le persone che passavano accanto al Monte Wakakusa cominciarono a incendiare la montagna senza permesso.

 

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A seguito di ciò, ci furono alcuni incidenti dove il fuoco proveniente dal monte Wakakusa arrivò ad avvicinarsi ai confini del tempio Todaiji e Kohfukuji ripetutamente. A causa di questo, nel dicembre 1738, l’ufficio della magistratura di Nara (Bugyosho) proibì le persone dalla pratica di incendiare la montagna. Tuttavia, gli incendi dolosi continuarono per mano di anonimi e in alcune occasioni si avvicinava alle città e i templi vicini. Per evitare pericoli simili, la città di Nara stabilì una regola per permettere alle persone di bruciare la montagna con la partecipazione di rappresentanti dei tempi Todaiji e Kohfukuji assieme al Nara Bugyosho alla fine del periodo Edo.

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Il festival Yamayaki (montagna bruciante) deriva dalle superstizione per calmare gli spiriti dei morti allo Uguisuzuka Kofun localizzata in cima alla montagna, quindi il Yamayaki potrebbe essere anche considerato come un momento di raccolto alla memoria dei defunti.

Storia moderna e odierna

Dal 1900, si susseguirono una serie di cambiamenti legati al Wakakusa Yamayaki Matsuri. In primis, l’orario fu spostato dal diurno al serale e anche la sua data si spostò all’11 febbraio (Giorno dell’impero), anche se durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale, le celebrazioni si tennero durante il pomeriggio. A seguito, nel 1910, l’organizzazione passò in mano alla prefettura di Nara.

 

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Dopo la fine della guerra, lo Yamayaki divenne nuovamente un evento serale assieme ad uno spettacolo pirotecnico di oltre cento fuochi artificiali.
Durante gli anni cinquanta, la data dello Yamayaki fu spostata al 15 gennaio, il “Giorno della Maggiore età”, mentre nel 1999, a causa dell’implementazione del cosiddetto “Happy Monday System Act” (legge che spostò alcune feste pubbliche al lunedì), il festival venne celebrato la domenica prima del “Giorno della maggiore età”.

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Dal 2009 troviamo la combinazione che ancora oggi esiste, ovvero l’evento si tiene il quarto sabato di gennaio con uno spettacolo pirotecnico di centinaia di fuochi artificiali. Questi ultimi, sono l’unico evento a Nara che usa i fuochi d’artifico Shakudama che hanno un diametro di oltre 30cm. Uno spettacolo pirotecnico assolutamente magico che vi assicuriamo rimarrà per sempre impresso nei vostri ricordi.

Il monte Wakakusa

Il monte Wakakusa è alto 342 metri e largo 33 ettari ed è ricoperto di erba con discese delicate. Qui si possono vedere cervi, fiori stagionali e piante, come i tradizionali ciliegi giapponesi in primavere e i fantastici colori autunnali tipici del Giappone. Inoltre dalla sua cima, è possibile vedere tutto il panorama della città di Nara con tutta la sua parte storica.

 

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Il monte Wakakusa è circondato da molti patrimoni mondiali dell’UNESCO come i templi Todaiji e Kohfukuji e la foresta primaverile del monte Kasuga, quindi è bene prestare la massima attenzione onde evitare incidenti come far diffondere il fuoco.

La parata

Guidata dal rumore dei corni di conchiglia suonati dal preti della montagna del Tempio Kinpusenji, più di 40 persone affrontalo la parata solenne attraverso il parco, indossando i costumi tradizionali dei rappresentanti dei templi di Kasugataisha, Todaiji e Kohfukuji e degli ufficiali dell’ufficio della magistratura di Nara nel periodo Edo.

 

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L’evento comincia con il Gojinkahotaisai, la Cerimonia di accettazione del fuoco sacro che si tiene al parco Tobohino, sul luogo del Grande falò Tondo. In questa cerimonia, il fuoco sacro viene trasferito dal Grande Falò Tondo alle torce. A seguito di ciò, parte la parata che porterà il fuoco sacro sino al tempio Nogami. Una volta arrivati al tempio Mizuya, il sacro fuoco portato dal tempo Kasugataisha sarà trasferito ad una serie di torce. Una volta arrivato al Tempio Nogami, alla base del monte Wakakusa, il fuoco sacro va a formare un altro grande falò.

 

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Durante la parata, il fuoco è accompagnato da costanti preghiere in primis per la sicurezza dello Yamayaki. A seguire il fuoco viene trasferito nuovamente alle torce, accompagnato dai canti dei preti dei templi todaji, Kohfukuji e Kinpusenji. A questo punto, la parata si sposta verso il grande falò al centro della base della montagna dove viene acceso, dando così inizio allo spettacolo di luce e calore.

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Accesso

Il monte Wakakusa si trova a circa 10 - 15 minuti a piedi dal tempio Todaiji e dal Kasuga Taisha. La montagna può anche essere raggiunta a piedi dalla stazione di Kintetsu Nara in circa 35 minuti o dalla stazione JR di Nara in circa 50 minuti. In alternativa potete utilizzare gli autobus in partenza sia dalla stazione che da Kasuga Taisha ad un piccolo costo.
Se siete in Giappone in questo periodo, il prossimo Yamamaki avrà luogo fra qualche giorno, il 26 gennaio 2019. Non perdetevelo e aspettiamo i vostri racconti!

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Japan History: Hasekura Tsunenaga

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Tsunenaga Rokuemon Hasekura (1571 – 7 agosto 1622) è stato un samurai giapponese e servitore di Date Masamune, il daimyō di Sendai, famoso per aver condotto numerose delegazioni di ambasciatori che lo hanno portato a girare tutto il mondo.

Condusse una delegazione di ambasciatori in Messico e in seguito in Europa tra il 1613 e il 1620, dopodiché ritornò in Giappone. Fu il primo ufficiale giapponese mandato in America ed il primo a creare relazioni tra Francia e Giappone.

Gli Spagnoli iniziarono i viaggi tra il Messico ("Nuova Spagna") e la Cina, attraverso la loro base territoriale nelle Filippine, a seguito dei viaggi di Andrés de Urdaneta nel XVI secolo. Manila diventò la loro base definitiva per la regione Asiatica nel 1571.
I contatti con il Giappone, cominciarono a causa dei continui naufragi delle navi sulle coste Giapponesi, a quel punto gli Spagnoli hanno cominciato a sperare di espandere la fede Cristiana in Giappone. I tentativi di espandere la loro influenza in Giappone incontrarono una forte resistenza da parte dei Gesuiti, che avevano iniziato l'evangelizzazione del paese nel 1549, nonché dei portoghesi e degli olandesi che non si auguravano di vedere la Spagna commerciare con i Giapponesi.

Nel 1609 il galeone Spagnolo San Francisco a causa del cattivo tempo sulla sua via da Manila a Acapulco, naufragò sulla costa Giapponese a Chiba. I marinai furono salvati, e il capitano della nave, Rodrigo de Vivero y Aberrucia, incontrò Tokugawa Ieyasu.

Un trattato in base a cui gli Spagnoli avrebbero potuto costruire un'industria nell'est del Giappone, fe per cui alle navi spagnole sarebbe stato permesso di visitare il Giappone in caso di necessità fu firmato il 29 novembre 1609.

Il progetto dell'ambasciata

Luis Sotelo, un frate francescano che stava facendo proselitismo nella zona di Tokyo, convinse lo Shōgun ad inviarlo come ambasciatore in Nueva España (Messico). Nel 1610 navigò verso il Messico con i marinai spagnoli e 22 giapponesi, a bordo della San Buena Ventura, una nave costruita dall'inglese William Adams per lo Shogun. Una volta in Nuova Spagna, Luis Sotelo incontrò il viceré Luis de Velasco, che accettò di inviare un ambasciatore in Giappone, nella persona del famoso esploratore Sebastián Vizcaíno, con la missione di esplorare le "Isole di oro e argento" che si pensava si trovassero a est delle isole giapponesi.
Vizcaíno arrivò in Giappone nel 1611 ed ebbe molti incontri con lo Shogun e i signori feudali, ma non era molto rispettoso delle usanze giapponesi, e trovò i giapponesi contro il proselitismo cattolico. Vizcaino alla fine partì alla ricerca dell'"Isola d'argento", nel corso della quale incontrò brutto tempo, che lo costrinse a tornare in Giappone con gravi danni. Lo Shogun decise di costruire un galeone in Giappone, allo scopo di riportare Vizcaino in Nuova Spagna.

Statua di Hasekura Tsunenaga a Coria del Río
photo credits: tradurreilgiappone.com

A Date Masamune venne dato il comando e nominò uno dei suoi inservienti, Hasekura Tsunenaga, a capo della missione. Per costruire il galeone, chiamato Date Maru dai giapponesi e successivamente San Juan Bautista dagli spagnoli, ci vollero 45 giorni, con la partecipazione di esperti tecnici dal Bakufu, 800 operai navali, 700 fabbri, e 3.000 carpentieri.

Dopo il suo completamento, la nave salpò il 28 ottobre 1613 da Ishinomaki per Acapulco in Messico, con circa 180 persone di equipaggio, tra cui 10 samurai dello Shogun, 12 samurai di Sendai, 120 tra mercanti, marinai e servi giapponesi.

La nave arrivò ad Acapulco il 25 gennaio 1614 dopo tre mesi di navigazione, e una cerimonia accolse l'ambasciata. Prima del viaggio in Europa, l'ambasciata trascorse del tempo in Messico, visitando Veracruz per poi imbarcarsi sulla flotta di Don Antonio Oquendo. Gli emissari partirono per l'Europa sulla San Jose il 10 giugno, e Hasekura dovette lasciare la gran parte del gruppo di mercanti e marinai asiatici ad Acapulco.

La flotta giunse a Sanlúcar de Barrameda il 5 ottobre 1614.

L'ambasciata giapponese incontrò il re di Spagna Filippo III a Madrid il 30 gennaio 1615. Hasekura consegnò al sovrano una lettera da Date Masamune, e l'offerta per un trattato. Il re rispose che avrebbe fatto quello che sarebbe stato in suo potere per venire incontro alle richieste.

Hasekura fu battezzato il 17 febbraio dal cappellano personale del re, e rinominato Felipe Francisco Hasekura.

Statua di Hasekura Tsunenaga a Civitavecchia
photo credits: tradurreilgiappone.com

Francia

Dopo il viaggio attraverso la Spagna, l'ambasciata salpò nel Mar Mediterraneo a bordo di tre fregate spagnole verso l'Italia. A causa del cattivo tempo, le navi restarono nella baia francese di Saint Tropez, dove furono ricevute dalla nobiltà locale, con stupore della popolazione.

La visita dell'ambasciata giapponese è registrata nelle cronache della zona come una delegazione guidata da "Filippo Francesco Faxicura, Ambasciatore presso il Papa, da Date Masamune, Re di Woxu in Giappone".

Vennero ricordati molti dettagli pittoreschi del loro comportamento e del loro aspetto:

"Non toccano mai il cibo con le mani, ma usano due sottili bacchette che tengono con tre dita".
"Si soffiano il naso in soffici fogli setosi della grandezza di una mano, che non usano mai due volte, e che quindi buttano per terra dopo l'uso, e furono deliziati nel vedere che le persone attorno a loro si precipitavano a raccoglierli".
"Le loro spade tagliano così bene che possono tagliare un sottile foglio di carta appoggiandovelo sul bordo e soffiandoci sopra."
("Relazioni di Mme de St Tropez", ottobre 1615, Bibliothèque Inguimbertine, Carpentras).
La visita di Hasekura Tsunenaga a Saint Tropez nel 1615 è il primo esempio documentato di relazioni tra Francia e Giappone.

Italia

L'ambasciata giapponese arrivò in Italia, riuscendo ad ottenere udienza da papa Paolo V a Roma, nel novembre 1615, sbarcando nel porto di Civitavecchia, ragione per cui ancora oggi Civitavecchia è gemellata con la città giapponese di Ishinomaki. Hasekura consegnò al papa una lettera decorata d'oro, con una formale richiesta di un trattato commerciale tra Giappone e Messico, oltre che l'invio di missionari cristiani in Giappone. Il papa accettò senza indugio di disporre l'invio di missionari, ma lasciò la decisione di un trattato commerciale al re di Spagna. Il papa scrisse poi una lettera per Date Masamune, della quale una copia è a tutt'oggi conservata in Vaticano. Il Senato di Roma conferì a Hasekura il titolo onorifico di Cittadino Romano, in un documento ch'egli successivamente portò in Giappone e che oggi è ancora visibile e conservato a Sendai. Nel 1616, l'editore francese Abraham Savgrain pubblicò un resoconto della visita di Hasekura a Roma: "Récit de l'entrée solemnelle et remarquable faite à Rome, par Dom Philippe Francois Faxicura" ("Racconto della solenne e notevole entrata fatta a Roma da Don Filippo Francesco Faxicura").

Conferimento della cittadinanza romana onoraria a "Hasekura Rokuemon"
photo credits: wikimedia.org

Seconda visita in Spagna

Per la seconda volta in Spagna, Hasekura incontrò il re, che declinò l'offerta di un trattato commerciale, perchè pensava che l’ambasceria giapponese non sembrava una delegazione ufficiale del sovrano del Giappone, Tokugawa Ieyasu, il quale, al contrario, aveva promulgato un editto nel gennaio 1614 ordinando l'espulsione di tutti i missionari dal Giappone, e aveva cominciato la persecuzione della fede cristiana nel Paese. L'ambasceria lasciò Siviglia per il Messico nel giugno 1616 dopo un periodo di due anni in Europa. Alcuni dei giapponesi restarono in Spagna, più precisamente in un villaggio vicino a Siviglia (Coria del Río), e i loro discendenti hanno ancora il cognome Japón.

Ritorno in Giappone

Nell'aprile 1618 la San Juan Bautista giunse nelle Filippine dal Messico, con Hasekura e Luis Sotelo a bordo. La nave fu acquistata dal governo spagnolo, con l'obiettivo di costruire difese contro gli olandesi. Hasekura ritornò in Giappone nell'agosto 1620 e trovò il Giappone molto cambiato: la persecuzione dei cristiani nello sforzo di sradicare il Cristianesimo era attiva dal 1614, e il Giappone stava muovendosi verso il periodo "Sakoku", caratterizzato da un imperante isolazionismo. A causa di queste persecuzioni, gli accordi commerciali col Messico che aveva cercato di stabilire furono negati, e gran parte degli sforzi in questo senso erano stati vani.

Sembra che l'ambasciata da lui rappresentata, abbia avuto pochi risultati, ma che abbia invece accelerato la decisione dello Shogun Tokugawa Hidetada di cancellare le relazioni commerciali con la Spagna nel 1623, e quelle diplomatiche nel 1624.

Cosa fu di Hasekura dopo l'avventura diplomatica è ignoto, e le storie sui suoi ultimi anni sono numerose. Alcuni sostengono che abbia abbandonato il Cristianesimo, altri che difese la sua fede così profondamente da diventare un martire, e altri che sia rimasto cristiano nell'intimità, professando la sua fede in segreto. Hasekura morì nel 1622, e la sua tomba è ancora oggi visibile nel tempio buddista di Enfukuji nella prefettura di Miyagi.

Una curiosità, nel 2015, ricorreva il 400° anniversario dall'arrivo della Keichō Kenō Shisetsudan" (ambasceria verso l'Europa dell'era Keichō), prima ambasceria ufficiale dal Giappone. Un corteo in costume storico ha sfilato nella via principale di Civitavecchia per una rievocazione storica dell'ingresso in città dell'ambasceria guidata Hasekura Tsunenaga. La sera, presso la Chiesa dei SS. Martiri Giapponesi, alla presenza del Sindaco di Civitavecchia Antonio Cozzolino, del Vice Direttore dell'Ufficio Politiche per la Ricostruzione della città di Ishinomaki, Junichi Kondō, dell'Ambasciatore del Giappone Kazuyoshi Umemoto e Consorte e di cittadini di entrambe le città, si è tenuto un concerto a cura di musicisti coristici del luogo.

Ambasciata del Giappone in Italia
photo credits: it.emb-japan.go.jp


Japan Travel: Meiji Shrine

L’Era Meiji

Il Periodo Meiji (明治時代 Meiji jidai, "periodo del regno illuminato") è uno dei momenti storici più famosi del Giappone. Si espande dal 23 ottobre 1868 sino al 30 luglio 1912 e comprende i 44 anni di regno dell’Imperatore Matsuhito.

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A seguito della caduta dello shōgunato di Tokugawa Yoshinobu, cominciò l’era dell’imperatore Meiji, il primo dotato di potere politico. E’ proprio durante questi anni che si incominciò a modificare la struttura politica, sociale ed economica del Giappone basandosi sul modello occidentale.

A seguito della morte di Tokugawa Ieyasu nel 1866, fu nominato suo successore Tokugawa Yoshinobu, che rimase al potere pochi mesi, fino al novembre 1867, lo shōgun presentò le dimissioni e cedette i suoi poteri alla corte. Nel gennaio 1868, le truppe di Tokugawa furono sostituite a Kyoto attraverso un colpo di stato. Ed è proprio in questo periodo che comincia la Restaurazione Meiji che restituì il potere all’imperatore dopo secoli di dominio degli shōgun.

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La prima azione esercitata dal nuovo governo Meiji fu quella di dare qualche privilegio in più alla classe dei samurai, rimasta insoddisfatta dal regime precedente. In seguito ai numerosi contrasti nel 1869 i daimyō furono nominato governatori dei loro feudi. Tuttavia questi ultimi vennero soppressi nel 1871, permettendo la centralizzazione “formale” del potere e il rinforzo dell’istituzione imperiale. Non tutti approvarono la rinuncia del proprio feudo, ma per mantenere ordine e stabilità, il governo persuase i daimyō con promesse di forti ricompense.
Assieme a questo compromesso, il governo si accordò anche con la classe samurai, approvando una legge che consentiva loro di svolgere qualsiasi occupazione nel campo degli affari e nella pubblica amministrazione (le più gettonate erano l’organo istituzionale di polizia e l’esercito imperiale). A seguito di ciò, il mantenimento della classe dei samurai venne assunto dal governo centrale, elargendo anche remunerazioni nei loro confronti.

In questo nuovo stato, l’immagine dell’imperatore diveniva sempre più significativa e nel giugno 1869, con il “giuramente della Carta” a favore dell’imperatore Meiji, nacque la prima costituzione. Qui venivano enunciati i pieni poteri del governo centrale, anche se le decisioni politiche del paese erano affidate ancora ad un governo oligarchico.
Fino al 1881, il regime governò in modo autoritario con nessuna opposizione da parte della classe dominante, ma è in questo anno che scoppiò una grande crisi. Qui, con una richiesta all’imperatore, si invocò il desiderio di trasformare il governo in forma parlamentare.

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Nonostante le difficoltà, il periodo Meiji rimane ancora una delle ere più importanti e con più cambiamenti della storia Giapponese. E’ proprio qui che si gettarono le basi per l’odierno governo del paese del Sol Levante.

Il tempio Meiji

Situato nel cuore di Tokyo e circondato da una foresta naturale e urbana, il Meiji-Jingu è una perla del culto shintō e uno dei santuari più simbolici di della città.

 

Situato nel parco di Yoyogi, a Shibuya, la struttura fu completata nel 1920, in onore dell’imperatore Meiji (1852 - 1912) e della sua sposa Shôen (1849 - 1914), fu vittima dei bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale, ma ricostruito completamente poco dopo. Questa è una grande dimostrazione di riconoscenza giapponese verso questo imperatore, e l’esempio più lampante è proprio l’enorme parco che circonda questo luogo di culto, con più di centomila alberi inviato dagli abitanti di tutto l’arcipelago in onore della memoria di questo imperatore.

Per accedere al santuario, tuttora in attività, bisogna attraversare il grande bosco circostante e passare sotto il magnifico Torii in cipresso. Prima di poter entrare nei cortili e negli edifici sacri, bisogna rispettare alcune regole di etichetta, come ad esempio la purificazione del corpo con l’acqua e il saluto al Torii.

 

E’ incredibile come dopo aver passato la grande porta Torii, il rumoroso viavai di Tokyo sparisce e viene sostituito dai suoni tranquilli della foresta e dalle folte chiome arboree. Qui i visitatori del tempio possono prendere parte alle tipiche attività shintoise, come fare offerte nell’area principale, comprare porta fortuna e amuleti, o scrivere un vostro desiderio sulle famose tavolette ema. Non è raro infatti trovare persone di tutte le età che acquistano queste tavolette in legno e che esprimono il proprio desiderio scrivendolo proprio su questi supporti. Una volta espresso il vostro desiderio o augurio, gli ema vengono appesi su un supporto centrale nel tempio e successivamente recuperati dai preti che invieranno poi i messaggi ai Kami (dei).

Il Meiji Jingu è uno dei templi più popolari del Giappone e proprio in questo periodo dell’anno, subito dopo l’Omisoka, accoglie regolarmente più di tre milioni di visitatori per l’Hatsumode, le prime preghiere dell’anno.
Nella parte più a nord delle terre legate al tempio, i visitatori possono trovare la casa dei tesori del Meiji Jingu, costruita un anno dopo che il tempio fu aperto. In questo luogo sono racchiusi molti oggetti personali legati all’Imperatore e all’imperatrice, inclusa la carrozza che ha accompagnato l’imperatore alla dichiarazione formale della costituzione Meiji nel 1889.

 

Una grande area della parte sud delle terre del tempio è occupata dai Giardini Interni, i quali richiedono un piccolo costo di entrata. Tuttavia questi giardini sono particolarmente popolari verso la metà di giugno per ammirare i fiori d’Iris in tutto il loro splendore, assieme alle famosissime gru giapponesi. E se avrete abbastanza pazienza, potrete avere l’occasione di vedere un piccolo stormo di questi fantastici volatili attraversare il grande lago, uno spettacolo unico e magico.

 

Inoltre, passeggiando lungo le vie interne del tempio e del parco, è possibile imbattersi in quello che io chiamo “muro del sake”, un muro composto da gigantesche botti di sake, un dono per l’imperatore da parte di tutte le sakagura del Giappone. Opposto a questo muro invece, è possibile trovare un muro di botti di vino, un dono per l’imperatore da parte di tutte le nazioni estere.

Inoltre, in preparazione del 100° anniversario nel 2020, lavori di ristrutturazione sono in atto per alcuni degli edifici del tempio, previsti fino all’ottobre 2019, quindi se pianificate di visitare Tokyo nel 2020 non potete assolutamente perdervi questa meta, fra una gara olimpica e l’altra!


Japan History: Tokugawa Ieyasu

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Tokugawa Ieyasu (徳川家康, Gennaio 30, 1543 – Giugno 1, 1616) è stato il fondatore ed il primo shōgun dello shogunato di Tokugawa, che ha effettivamente comandato in Giappone data Battaglia di Sekigahara nel 1600 fino alla ristrutturazione di Meiji nel 1868. Ieyasu ha ottenuto il potere nel 1600, diventato shōgun nel 1603, e abdicato nel 1605 rimanendo al potere fino alla sua morte nel 1616. E’ stato uno dei tre unificatori del Giappone, insieme a lord Nobunaga e Toyotomi Hideyoshi.

Tokugawa Ieyasu, in origine Matsudaira Takechiyo , era figlio di Maytsudaira Hirotada, il daimyo di Mikawa del Matsudaira clan e di Odai-no-kata, la figlia del samurai lord Mizuno Tadamasa. I suoi genitori avevano rispettivamente 17 e 15 anni quando nacque Ieyasu.
Nell’anno della sua nascita, il clan Matsudaira si sciolse. Nel 1543, lo zio di Hirotada, Matsudaira Nobutaka, sconfisse il can Oda. Questo diede a Oda Nobuhide modo di attaccare Okazaki. Hirotada divorziò da Odai-no-kata rimandandola dalla sua famiglia per risposarsi nuovamente, infatti Ieyasu aveva 11 fratelli e sorelle.
Siccome Oda Nobunaga continuava ad attaccare Okazaki, nel 1548 Hirotada chiese aiuto ad Imagawa Yoshimoto che accettò l’alleanza.
Oda Nobuhide, venuto a conoscenza di questo accordo, fece rapire Ieyasu dal suo entourage in viaggio verso Sunpu. Ieyasu aveva solo cinque anni all'epoca.
Nobuhide minacciò di giustiziare Ieyasu a meno che suo padre non avesse rotto tutti i legami con il clan Imagawa; tuttavia, Hirotada rifiutò, affermando che sacrificare il proprio figlio avrebbe mostrato la sua serietà nel suo patto con Imagawa. Nonostante questo rifiuto, Nobuhide scelse di non uccidere Ieyasu, ma invece lo trattenne come ostaggio per i successivi tre anni nel Tempio Mansho-ji di Nagoya.
Nel 1549, quando Ieyasu aveva 6 anni, suo padre Hirotada fu assassinato dai suoi stessi vassalli, che erano stati corrotti dal clan Oda. Più o meno nello stesso periodo, Oda Nobuhide morì durante un'epidemia. La morte di Nobuhide ha inferto un duro colpo al clan Oda. Un esercito sotto il comando di Imagawa Sessai assediò il castello dove vivevano Oda Nobuhiro, il primogenito di Nobuhide e il nuovo capo del clan Oda. Con il castello che stava per cadere, Sessai offrì un accordo a Oda Nobunaga, secondogenito di Nobuhide. Egli si offrì di rinunciare all'assedio se Ieyasu fosse stato consegnato a Imagawa.

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La salita al potere (1556-1584)

Nel 1556 Ieyasu divenne ufficialmente maggiorenne, con Imagawa Yoshimoto che presiedeva la sua cerimonia di genpuku. Seguendo la tradizione, cambiò il suo nome da Matsudaira Takechiyo a Matsudaira Jirōsaburō Motonobu. Gli fu anche permesso per un breve periodo di visitare Okazaki per rendere omaggio alla tomba di suo padre e ricevere l'omaggio dei suoi servitori nominali, guidati dal karō Torii Tadayoshi.
Un anno dopo, sposò la sua prima moglie, Lady Tsukiyama, parente di Imagawa Yoshimoto, e cambiò nuovamente il suo nome in Matsudaira Kurandonosuke Motoyasu. Quando gli fu permesso di tornare a Mikawa, Imagawa gli ordinò quindi di combattere il clan Oda in una serie di battaglie.
Motoyasu ha combattuto la sua prima battaglia nel 1558 all'Assedio di Terabe. Il castellano di Terabe nel Mikawa occidentale, Suzuki Shigeteru, tradì Imagawa sconfiggendo Oda Nobunaga. Questo era all'interno del territorio di Matsudaira, quindi Imagawa Yoshimoto affidò la campagna a Ieyasu e ai suoi servitori di Okazaki. Ieyasu guidò l'attacco in persona, ma dopo aver preso le difese esterne, cominciò ad avere paura di un contrattacco, così si ritirò. Come anticipato, le forze di Oda attaccarono le sue linee, ma Motoyasu era preparato e scacciò l'esercito Oda.
Riuscì a consegnare rifornimenti nell'assedio di Odaka del 1559. Odaka era l'unico dei cinque forti di frontiera contestati dall'attacco di Oda, rimasto nelle mani di Imagawa. Motoyasu lanciò attacchi diversivi contro i due forti vicini, e quando le guarnigioni degli altri forti andarono in suo aiuto, la colonna di rifornimento di Ieyasu riuscì a raggiungere Odaka.
Nel 1560 la leadership del clan Oda era passata al brillante leader Oda Nobunaga. Imagawa Yoshimoto, a capo di un grande esercito (forse 25.000 persone) invase il territorio del clan Oda. A Motoyasu fu assegnata una missione separata per catturare la roccaforte di Marune. Quindi lui e i suoi uomini non erano presenti alla battaglia di Okehazama dove Yoshimoto fu ucciso nell'assalto a sorpresa di Nobunaga.

L’ Alleanza con Oda

Con la morte di Yoshimoto e il clan Imagawa in uno stato di confusione, Motoyasu colse l'occasione per affermare la propria indipendenza e riportare i suoi uomini nel castello abbandonato di Okazaki per reclamare il suo posto.
Motoyasu decise quindi di allearsi con il clan Oda. Era necessario un accordo segreto perché la moglie di Motoyasu, Lady Tsukiyama, e il figlio neonato, Nobuyasu, furono tenuti in ostaggio a Sumpu da Imagawa Ujizane, l'erede di Yoshimoto.
Nel 1561, Motoyasu conquistò la fortezza di Kaminogō, detenuto da Udono Nagamochi, attaccando nella notte, dando fuoco al castello e catturando due dei figli di Udono, che usò come ostaggi per liberare moglie e figlio.
Nel 1563 Nobuyasu era sposato con la figlia di Nobunaga Tokuhime.
Per gli anni successivi Motoyasu si impegnò a riformare il clan Matsudaira e a far pace con Mikawa. Ha anche rafforzato i suoi principali vassalli assegnando loro terre e castelli. Questi vassalli includevano: Honda Tadakatsu, Ishikawa Kazumasa, Kōriki Kiyonaga, Hattori Hanzō, Sakai Tadatsugu e Sakakibara Yasumasa.

Nei suoi primi giorni di daimyō di Mikawa Ieyasu ebbe rapporti difficili con i templi del Jōdō che diventarono sempre più numerosi nel nel 1563-64.
Durante questo periodo, il clan Matsudaira affrontò anche una minaccia proveniente da una fonte diversa. Mikawa fu un importante centro per il movimento Ikkō-ikki, dove i contadini si unirono con i monaci militanti sotto la setta Jōdo Shinshū e respinsero il tradizionale ordine sociale feudale. Motoyasu intraprese diverse battaglie per sopprimere questo movimento nei suoi territori, tra cui la Battaglia di Azukizaka. In un combattimento, fu quasi ucciso da due proiettili che non penetrarono nella sua armatura. Entrambe le parti stavano usando le nuove armi da polvere da sparo che i portoghesi avevano introdotto in Giappone solo 20 anni prima.

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Crescente influenza politica.

Nel 1567, cambiò ancora il suo nome, questa volta a Tokugawa Ieyasu. Così facendo, rivendicò la discesa dal clan Minamoto. Nessuna prova è stata effettivamente trovata per questa presunta discendenza dall'Imperatore Seiwa. Eppure, il suo nome di famiglia fu cambiato con il permesso della Corte Imperiale, dopo aver scritto una petizione, in cui gli era stato conferito il titolo di cortesia Mikawa-no-kami
Ieyasu rimase un alleato di Nobunaga e i suoi soldati facevano parte dell'esercito di Nobunaga che conquistò Kyoto nel 1568. Nello stesso tempo Ieyasu stava espandendo il suo territorio. Ieyasu e Takeda Shingen, il capo del clan Takeda nella provincia di Kai fecero un'alleanza allo scopo di conquistare tutto il territorio di Imagawa. Nel 1570, le truppe di Ieyasu conquistarono il castello di Yoshida (moderno Toyohashi), ed entrarono nella provincia di Tōtōmi. Nel frattempo, le truppe di Shingen conquistarono la provincia di Suruga (inclusa la capitale di Imagawa, Sunpu). Imagawa Ujizane fuggì al castello di Kakegawa, che Ieyasu pose sotto assedio. Ieyasu quindi negoziò con Ujizane, promettendo che se si fosse arreso, avrebbe aiutato Ujizane a riconquistare Suruga. Ujizane non aveva più nulla da perdere, e Ieyasu finì immediatamente la sua alleanza con Takeda, fstrinse una nuova alleanza con il nemico di Takeda, Uesugi Kenshin del clan Uesugi. Attraverso queste manipolazioni politiche, Ieyasu ottenne il sostegno dei samurai della provincia di Tōtōmi.
Nel 1570, Ieyasu stabilì Hamamatsu come capitale del suo territorio, mettendo suo figlio Nobuyasu a capo di Okazaki.
Lo stesso anno, condusse 5.000 dei suoi uomini a sostenere Nobunaga nella battaglia di Anegawa contro i clan Azai e Asakura.

Conflitto con Takeda

Nell'ottobre del 1571, Takeda Shingen, ora alleato del clan Odawara Hōjō, attaccò le terre Tokugawa a Tōtōmi. Ieyasu chiese aiuto a Nobunaga, che gli mandò circa 3000 soldati. All'inizio del 1572 i due eserciti si incontrarono nella battaglia di Mikatagahara. Il considerevolmente più grande esercito di Takeda, sotto la direzione esperta di Shingen, ha travolto le truppe di Ieyasu e causato gravi perdite. Nonostante la sua iniziale reticenza, Ieyasu fu convinto da uno dei suoi generali a ritirarsi. La battaglia fu una grande sconfitta, ma nell'interesse di mantenere l'apparenza di un dignitoso ritiro, Ieyasu ordinò spudoratamente agli uomini del suo castello di accendere torce, suonare tamburi e lasciare i cancelli aperti, per ricevere adeguatamente i guerrieri di ritorno. Con sorpresa e sollievo dell'esercito Tokugawa, questo spettacolo ha fatto insospettire i generali Takeda, quindi invece di assediare il castello, si sono invece accampati per la notte. Questo errore avrebbe permesso a una banda di ninja Tokugawa di razziare il campo nelle ore successive, sconvolgendo ulteriormente l'esercito disorientato di Takeda, e alla fine, nella decisione di Shingen risultò il cancellamento di tutta l'offensiva. Per inciso, Takeda Shingen non avrebbe avuto un'altra possibilità di avanzare su Hamamatsu, tanto meno su Kyoto, poiché sarebbe morto poco dopo l'assedio del castello di Noda un anno dopo, nel 1573.
Nel 1575, Takeda attaccò il castello di Nagashino nella provincia di Mikawa. Ieyasu fece appello a Nobunaga per chiedere aiuto e il risultato fu che Nobunaga venne personalmente a capo di un esercito molto grande (circa 30.000 combattenti). La forza Oda-Tokugawa di 38.000 combattenti conquistò una grande vittoria il 28 giugno 1575, nella battaglia di Nagashino, anche se Takeda Katsuyori sopravvisse alla battaglia e si ritirò di nuovo nella provincia di Kai.
Per i successivi sette anni, Ieyasu e Katsuyori combatterono una serie di piccole battaglie, in seguito alle quali le truppe di Ieyasu riuscirono a strappare il controllo della provincia di Suruga dal clan Takeda.

Nel 1579, la moglie di Ieyasu e il suo erede Nobuyasu furono accusati da Nobunaga di cospirare con Takeda Katsuyori per assassinare Nobunaga, la cui figlia Tokuhime (1559-1636) era sposata con Nobuyasu. Per questo Ieyasu ordinò alla moglie di essere giustiziata e costrinse il suo figlio maggiore, Nobuyasu, a commettere seppuku. Ieyasu quindi nominò il suo terzo figlio, Tokugawa Hidetada, come erede, dal momento che il suo secondo figlio fu adottato da un altro potere in ascesa: il generale del clan Oda,Toyotomi Hideyoshi, che presto sarebbe diventato il più potente daimyō del Giappone.
La fine della guerra con Takeda arrivò nel 1582 quando una forza combinata Oda-Tokugawa attaccò e conquistò la provincia di Kai. Takeda Katsuyori fu sconfitto nella battaglia di Tenmokuzan e poi commise seppuku.


Uma che contiene le ceneri di Tokugawa Ieyasu a Nikkō
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Morte di Nobunaga

Alla fine di giugno 1582, Ieyasu era vicino a Osaka e lontano dal suo territorio quando apprese che Nobunaga era stato assassinato da Akechi Mitsuhide. Ieyasu gestì il pericoloso viaggio di ritorno a Mikawa. Ieyasu stava mobilitando il suo esercito quando seppe che Hideyoshi aveva sconfitto Akechi Mitsuhide nella battaglia di Yamazaki.
La morte di Nobunaga fece sì che alcune province, governate dai vassalli di Nobunaga, potessero essere conquistate. Il capo della provincia di Kai commise l'errore di uccidere uno degli aiutanti di Ieyasu. Ieyasu invase prontamente Kai e prese il controllo. Hōjō Ujimasa, capo del clan Hōjō, rispose mandando il suo esercito molto più grande a Shinano e poi nella provincia di Kai. Nessuna battaglia fu combattuta tra le truppe di Ieyasu e il grande esercito di Hōjō e, dopo qualche trattativa, Ieyasu e Hōjō accettarono un accordo che lasciò Ieyasu nel controllo delle province di Kai e Shinano, mentre l'Hōjō prese il controllo della provincia di Kazusa (così come pezzi di entrambe le province di Kai e Shinano).
Nello stesso momento (1583) fu combattuta una guerra governare il Giappone tra Toyotomi Hideyoshi e Shibata Katsuie. Ieyasu non prese posizione in questo conflitto, basandosi sulla sua reputazione sia per prudenza che per saggezza. Hideyoshi sconfisse Katsuie alla battaglia di Shizugatake. Con questa vittoria, Hideyoshi divenne il daimyō più potente in Giappone.

Ieyasu e Hideyoshi (1584-1598)

Nel 1584 Ieyasu decise di sostenere Oda Nobukatsu, il primogenito figlio ed erede di Oda Nobunaga, contro Hideyoshi. Questo era un atto pericoloso e avrebbe potuto portare all'annientamento dei Tokugawa.
Le truppe Tokugawa presero la tradizionale roccaforte Oda di Owari; Hideyoshi rispose inviando un esercito ad Owari. La campagna di Komaki fu l'unica volta in cui uno dei grandi unificatori del Giappone combatterono l'un l'altro. La campagna si rivelò indecisa e, dopo mesi di marce e finte infruttuose, Hideyoshi risolse la guerra attraverso la negoziazione. Prima fece pace con Oda Nobukatsu, e poi offrì una tregua a Ieyasu. L'accordo è stato stipulato alla fine dell'anno; il secondo figlio di Ieyasu, Ogimaru (noto anche come Yuki Hideyasu) divenne figlio adottivo di Hideyoshi.
L'aiutante di Ieyasu, Ishikawa Kazumasa, scelse di unirsi al daimyō e così si trasferì a Osaka per stare con Hideyoshi. Tuttavia, pochi altri detentori di Tokugawa hanno seguito questo esempio.
Hideyoshi era comprensibilmente diffidente nei confronti di Ieyasu, e passarono cinque anni prima che combattessero come alleati. I Tokugawa non parteciparono alle invasioni di Hideyoshi di Shikoku e Kyūshū.
Nel 1590, Hideyoshi attaccò l'ultimo daimyō indipendente in Giappone, Hōjō Ujimasa. Il clan Hōjō governò le otto province della regione di Kantō nell'est del Giappone. Hideyoshi ordinò loro di sottomettersi alla sua autorità, ma si rifiutarono. Ieyasu, sebbene amico e occasionale alleato di Ujimasa, si unì alla sua grande forza di 30.000 samurai con l'enorme esercito di Hideyoshi di circa 160.000. Hideyoshi attaccò diversi castelli ai confini del clan Hōjō con la maggior parte del suo esercito che assediava il castello di Odawara. L'esercito di Hideyoshi catturò Odawara dopo sei mesi. Durante questo assedio, Hideyoshi offrì a Ieyasu un accordo radicale. Offrì a Ieyasu le otto province di Kantō che stavano per prendere dall'Hōjō in cambio delle cinque province che Ieyasu controllava attualmente, compresa la sua provincia, Mikaw). Ieyasu ha accettato questa proposta. In preda al potere schiacciante dell'esercito Toyotomi, l'Hōjō accettò la sconfitta, i massimi leader Hōjō si uccisero e Ieyasu entrò in campo prendendo il controllo delle loro province, ponendo fine al regno del clan di oltre 100 anni.

La Battaglia di Sekigahara (1598-1603)

Hideyoshi, dopo altri tre mesi di malattia, morì il 18 settembre 1598. Venne nominalmente succeduto dal suo giovane figlio Hideyori ma, a soli cinque anni, il vero potere era nelle mani dei reggenti. Nei due anni successivi Ieyasu fece alleanze con vari daimyō, specialmente quelli che non avevano amore per Hideyoshi. Fortunatamente per Ieyasu, il più vecchio e rispettato, Toshiie Maeda, morì dopo appena un anno. Con la morte di Toshiie nel 1599, Ieyasu guidò un esercito a Fushimi e conquistò il Castello di Osaka, la residenza di Hideyori. Ciò fece arrabbiare i tre reggenti rimanenti e cominciarono a strutturarsi i piani su tutti i fronti per la guerra. Fu anche l'ultima battaglia di uno dei più leali e potenti servitori di Ieyasu, Honda Tadakatsu.
L'opposizione a Ieyasu era incentrata su Ishida Mitsunari, un potente daimyō che non era uno dei reggenti. Mitsunari ha ideato la morte di Ieyasu e le notizie su questo complotto raggiunsero alcuni dei generali di Ieyasu. Tentarono di uccidere Mitsunari ma fuggì e ottenne protezione da nientemeno che da Ieyasu stesso. Non è chiaro perché Ieyasu proteggesse un potente nemico dai suoi uomini, ma era uno stratega e potrebbe aver pensato che sarebbe stato meglio guidare l'esercito nemico con Mitsunari piuttosto che uno dei reggenti.
Quasi tutti i daimyō e samurai giapponesi si divisero in due fazioni: l'esercito occidentale (gruppo di Mitsunari) e l'esercito orientale (gruppo anti-Mitsunari). Ieyasu sostenne il gruppo anti-Mitsunari e li formò come suoi potenziali alleati. Gli alleati di Ieyasu erano il clan Date, il clan Mogami, il clan Satake e il clan Maeda. Mitsunari si alleò con gli altri tre reggenti: Ukita Hideie, Mōri Terumoto e Uesugi Kagekatsu e molti daimyō dall’estremo orientale di Honshū.
Nel giugno del 1600, Ieyasu e i suoi alleati trasferirono i loro eserciti per sconfiggere il clan Uesugi, che fu accusato di aver pianificato una rivolta contro l'amministrazione di Toyotomi. Prima di arrivare nel territorio di Uesugi, Ieyasu venne a sapere che Mitsunari e i suoi alleati avevano spostato il loro esercito contro Ieyasu. Ieyasu tenne un incontro con i daimyōs e che accettarono di seguirlo. Quindi condusse la maggior parte del suo esercito a ovest verso Kyoto. Alla fine dell'estate, le forze di Ishida catturarono Fushimi.
Ieyasu e i suoi alleati marciarono lungo il Tōkaidō, mentre suo figlio Hidetada seguì il Nakasendō con 38.000 soldati. Una battaglia contro Sanada Masayuki nella provincia di Shinano ritardò le forze di Hidetada, così non arrivarono in tempo per la battaglia principale.
Questa battaglia, combattuta vicino a Sekigahara, fu la più grande e una delle più importanti battaglie della storia feudale giapponese. Cominciò il 21 ottobre 1600, con un totale di 160.000 uomini uno di fronte all'altro. La battaglia di Sekigahara si concluse con una vittoria completa di Tokugawa. Il blocco occidentale fu schiacciato e nei giorni seguenti Ishida Mitsunari e molti altri nobili occidentali furono catturati e uccisi. Tokugawa Ieyasu era ora il governatore di fatto del Giappone.
Subito dopo la vittoria a Sekigahara, Ieyasu ridistribuì la terra ai vassalli che lo avevano servito, lasciò illesi i daimyōs, come il clan Shimazu, ma altri furono completamente distrutti. Toyotomi Hideyori (il figlio di Hideyoshi) perse gran parte del suo territorio che era sotto la gestione dei daimyō occidentali, e fu degradato a daimyō ordinario, non in un governatore del Giappone. Negli anni successivi i vassalli che avevano giurato fedeltà a Ieyasu prima della battaglia, diventarono noti come fudai daimyō, mentre quelli che gli avevano promesso fedeltà dopo la battaglia (in altre parole, dopo che il suo potere era indiscusso) erano conosciuti come Tozama daimyō. I Tozama daimyō erano considerati inferiori ai Fudai daimyōs.

Shōgun (1603-1605)

Il 24 marzo 1603, Tokugawa Ieyasu ricevette il titolo di shōgun dall'imperatore Go-Yōzei. Ieyasu aveva 60 anni. Era sopravvissuto a tutti gli altri grandi uomini del suo tempo: Nobunaga, Hideyoshi, Shingen, Kenshin. Come shōgun, usò i suoi ultimi anni per creare e consolidare lo shogunato Tokugawa, che inaugurò il periodo Edo ed era il terzo governo di shogunato (dopo il Kamakura). Rivendicò la discesa dal clan Minamoto, attraverso il clan Nitta. I suoi discendenti si sarebbero sposati nel clan di Taira e nel clan Fujiwara. Lo shogunato Tokugawa governò il Giappone per i successivi 250 anni.
Seguendo un modello giapponese ben consolidato, Ieyasu abdicò la sua posizione ufficiale di shōgun nel 1605. Il suo successore fu suo figlio ed erede, Tokugawa Hidetada. Potrebbero esserci stati diversi fattori che hanno contribuito alla sua decisione, incluso il suo desiderio di evitare di legarsi ai doveri cerimoniali, di rendere più difficile per i suoi nemici attaccare il vero centro di potere e di assicurare una più agevole successione di suo figlio. L'abdicazione di Ieyasu non ha avuto alcun effetto sull'estensione pratica dei suoi poteri o del suo governo; ma Hidetada assunse tuttavia un ruolo di capo formale della burocrazia dello shogunal.

Ōgosho (1605-1616)

Ieyasu, in qualità di shōgun in pensione (大 御所 ōgosho), rimase l'effettivo sovrano del Giappone fino alla sua morte. Si ritirò nel castello di Sunpu, ma supervisionò anche la costruzione del castello di Edo, un imponente progetto di costruzione che è durato per il resto della vita di Ieyasu. Il risultato è stato il castello più grande di tutto il Giappone, i costi per la costruzione del castello sono stati sostenuti da tutti gli altri daimyō, mentre Ieyasu ha raccolto tutti i benefici. Il donjon centrale, o tenshu, bruciò nel 1657. Oggi, il Palazzo Imperiale si trova al posto del castello.
Nel 1611 Ieyasu, a capo di 50.000 uomini, visitò Kyoto per assistere all'incoronazione dell'imperatore Go-Mizunoo. A Kyoto, Ieyasu ordinò la ristrutturazione della corte e degli edifici imperiali e costrinse i restanti daimyos occidentali a firmargli un giuramento di fedeltà.

Nel 1613, compose il Kuge Shohatto (公家諸法度), un documento che sottoponeva la corte sotto stretta supervisione dei daimyo, lasciandoli come semplici prestanome cerimoniali.
Nel 1615 Ieyasu preparò il Buhat shohatto (武家諸法度), un documento che illustrava il futuro del regime Tokugawa.

Relazioni con potenze straniere

Come Ōgosho, Ieyasu supervisionò anche gli affari diplomatici con Paesi Bassi, Spagna e Inghilterra. Ieyasu scelse di allontanare il Giappone dall'influenza europea a partire dal 1609, sebbene lo shogunato continuasse a concedere diritti commerciali preferenziali alla Compagnia olandese delle Indie Orientali e consentì loro di mantenere una "fabbrica" ​​per scopi commerciali.
Dal 1605 fino alla sua morte, Ieyasu si consultò frequentemente con il maestro d'armi inglese e pilota, William Adams, che, fluente in giapponese, assistette lo shogunato nella negoziazione dei rapporti commerciali.

I tentativi significativi di limitare l'influenza dei missionari cristiani in Giappone risalgono al 1587 durante lo shogunato di Toyotomi Hideyoshi. Tuttavia, nel 1614, Ieyasu era sufficientemente preoccupato per le ambizioni territoriali spagnole che firmò un editto di espulsione cristiana. L'editto bandiva la pratica del cristianesimo e portava all'espulsione di tutti i missionari stranieri. Sebbene alcune operazioni commerciali minori rimasero a Nagasaki, questo editto limitò drasticamente il commercio estero e segnò la fine della testimonianza cristiana aperta in Giappone fino al 1870.

Assedio di Osaka

L'ultima minaccia rimasta al dominio di Ieyasu era Toyotomi Hideyori, il figlio e legittimo erede di Hideyoshi. Ora era un giovane daimyō che viveva nel castello di Osaka. Molti samurai che si opposero a Ieyasu si radunarono attorno a Hideyori, affermando di essere il legittimo sovrano del Giappone. Ieyasu ha criticato la cerimonia di apertura di un tempio costruito da Hideyori; era come se avesse pregato per la morte di Ieyasu e per la rovina del clan Tokugawa. Ieyasu ordinò a Toyotomi di lasciare il Castello di Osaka, ma gli abitanti si rifiutarono e convocarono i samurai per radunarsi all'interno del castello. Poi i Tokugawa, con un enorme esercito guidato da Ieyasu e lo shōgun Hidetada, assediarono il castello di Osaka in quello che oggi è conosciuto come "l'assedio invernale di Osaka". Alla fine, Tokugawa fu in grado di far precipitare le trattative e un armistizio dopo aver diretto il fuoco e minacciato la madre di Hideyori, Yodo-dono. Tuttavia, una volta che il trattato fu concordato, Tokugawa riempì di sabbia i fossati esterni del castello in modo che le sue truppe potessero attraversarlo. Attraverso questo stratagemma, Tokugawa ottenne un enorme tratto di terra attraverso la negoziazione e l'inganno. Ieyasu tornò al castello di Sunpu, ma dopo che Toyotomi rifiutò un altro ordine di lasciare Osaka, lui e il suo esercito alleato di 155.000 soldati attaccarono di nuovo il castello di Osaka nell '"assedio estivo di Osaka".
Alla fine, nel 1615, il castello di Osaka cadde e quasi tutti i difensori furono uccisi tra cui Hideyori, sua madre (la vedova di Hideyoshi, Yodo-dono) e suo figlio neonato. Sua moglie, Senhime (una nipote di Ieyasu), implorò di salvare le vite di Hideyori e Yodo-dono. Ieyasu rifiutò e obbligò entrambi a commettere un suicidio rituale, o forse uccise entrambi. Alla fine, Senhime fu rimandato vivo a Tokugawa.

La morte

Nel 1616, Ieyasu morì all'età di 73 anni. Si pensa che la causa della morte sia stata il cancro o la sifilide. Il primo shogun Tokugawa fu deificato postumo con il nome Tōshō Daigongen, il "Grande Gongen, la luce dell'est". (Si ritiene che un Gongen sia un Buddha che è apparso sulla Terra sotto forma di un kami per salvare esseri senzienti). Nella vita, Ieyasu aveva espresso il desiderio di essere divinizzato dopo la sua morte per proteggere i suoi discendenti dal male. Le sue spoglie furono sepolte nel mausoleo dei Gongen a Kunōzan, Kunōzan Tōshō-gū . Come opinione comune, molte persone credono che "dopo il primo anniversario della sua morte, le sue spoglie sono state nuovamente sepolte nel Santuario di Nikkō, Nikkō Tōshō-gū. I suoi resti sono ancora lì". Nessuno dei due santuari si è offerto di aprire le tombe, quindi la posizione dei resti fisici di Ieyasu è ancora un mistero. Lo stile architettonico del mausoleo divenne noto come gongen-zukuri, ovvero in stile gongen. In primo luogo è stato dato il nome buddista Tosho Dai-Gongen , poi dopo la sua morte è stato cambiato in Hogo Onkokuin.

Tomba Ieyasu a Tōshō-gū
Photo credits: wikipedia.org

Era della regola di Ieyasu

Ieyasu aveva un certo numero di qualità che gli hanno permesso di salire al potere. Era sia attento che audace, ai tempi giusti e nei posti giusti. Calcolatore e sottile, Ieyasu cambiò alleanze quando pensò che avrebbe beneficiato del cambiamento. Si alleò con il clan tardo Hōjō; poi si unì all'esercito di conquista di Hideyoshi, che distrusse l'Hōjō; e lui stesso ha assunto le loro terre. In questo era come gli altri daimyo del suo tempo. Quella era un'era di violenza, morte improvvisa e tradimento. Non era molto benvoluto né personalmente popolare, ma era temuto e rispettato per la sua leadership e la sua astuzia. Ad esempio, ha saggiamente tenuto i suoi soldati fuori dalla campagna di Hideyoshi in Corea .
Era capace di una grande lealtà: una volta alleatosi con Oda Nobunaga, non andò mai contro di lui, ed entrambi i leader approfittarono della loro lunga alleanza. Era noto per essere leale nei confronti dei suoi amici, si diceva che avesse anche una stretta amicizia con il suo vassallo Hattori Hanzō. Si dice tuttavia che ricordasse i torti subiti e che abbia giustiziato un uomo perché lo aveva insultato quando era giovane

Ieyasu proteggeva molti ex servitori di Takeda dall'ira di Oda Nobunaga, che era noto per nutrire un aspro rancore verso i Takeda. Ma sapeva anche essere spietato, ad esempio, ordinò le esecuzioni della sua prima moglie e del suo figlio maggiore, un genero di Oda Nobunaga ed era anche uno zio della moglie di Hidetada, Oeyo.
Era crudele, implacabile e spietato nell'eliminazione dei sopravvissuti di Toyotomi dopo Osaka. Per giorni, dozzine e decine di uomini e donne sono stati braccati e giustiziati, incluso un figlio di Hideyori di otto anni da una concubina decapitata.
A differenza di Hideyoshi, non aveva alcun desiderio di conquistare nulla al di fuori del Giappone voleva soltanto portare ordine, porre fine alla guerra aperta e governare il Giappone.
Mentre all'inizio fu tollerante del cristianesimo, il suo atteggiamento cambiò dopo il 1613 e le esecuzioni dei cristiani aumentarono bruscamente.
Il passatempo preferito di Ieyasu era la falconeria. Lo considerava un eccellente allenamento per un guerriero. "Quando vai in campagna, impari a comprendere lo spirito militare e anche la dura vita delle classi inferiori: eserciti i muscoli e alleni le tue arti. Riesci a camminare e correre e diventando indifferente al caldo e freddo, e quindi è poco probabile che tu possa soffrire di qualche malattia ". Ieyasu nuotava spesso; anche in vecchiaia si dice che abbia nuotato nel fossato del Castello di Edo.
Ha anche preso una borsa di studio e religione, frequentando studiosi come Hayashi Razan.

Due delle sue famose citazioni:

La vita è come un lungo viaggio con un pesante fardello. Lascia che il tuo passo sia lento e fermo, non inciampare. Persuaditi che l'imperfezione e l'inconveniente sono la cosa maggiore dei mortali, e non ci sarà spazio per il malcontento, né per la disperazione. Quando sorgono desideri ambiziosi nel tuo cuore, ricorda i giorni di estremismo che hai attraversato. La tolleranza è la radice di ogni tranquillità e sicurezza per sempre. Guarda l'ira del tuo nemico. Se solo sai cosa vuol dire conquistare, e non sai cosa vuol dire sconfiggere. Trova difetti in te stesso piuttosto che agli altri.
I forti virili nella vita sono quelli che capiscono il significato della parola pazienza. Pazienza significa limitare le proprie inclinazioni. Ci sono sette emozioni: gioia, rabbia, ansia, adorazione, dolore, paura e odio, e se un uomo non cede il passo a questi può essere chiamato paziente. Non sono forte come potrei essere, ma ho sempre saputo e praticato la pazienza. E se i miei discendenti desiderano essere come sono, devono studiare la pazienza.


Japan History: Italia e Giappone, 150 anni di amicizia

Italia e Giappone, 150 anni di amicizia

Photo Credits: Ambasciata del Giappone

Nel 2016 si sono celebrati i 150 anni di amicizia tra Italia e Giappone, un legame che affonda le sue radici nel 1866.
Era il 4 luglio quando nel porto di Yokohama approdò una nave militare italiana inviata da Re Vittorio Emanuele II per siglare un trattato di amicizia e commercio, dando così il via ad un rapporto bilaterale. Entrambi i Paesi in quel periodo stavano affrontando lo stesso problema: quello di dover accorciare il più rapidamente possibile la distanza economica che li separava dalle grandi potenze dell’epoca e quindi diventare loro stessi potenze rispettate e temute.

Photo Credits: L'inviato Speciale

Un’ alleanza nel bene e nel male

Dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale e la sua fine, Italia e Giappone subirono la stessa sorte: erano entrambe vincitrici di questo conflitto, ma in un qualche modo si sentivano “tradite” dal Trattato di Versailles. L’Italia soffrì di una vittoria “mutilata” non avendo potuto ottenere i territori che si aspettava; mentre il Giappone ottenne sconfitte al livello diplomatico con il rifiuto delle potenze occidentali di accettare la sua proposta di una clausola di uguaglianza razziale. Inoltre i due paesi erano accomunati dalla grave situazione economica del dopo conflitto che li avrebbe guidati verso il regime totalitario della seconda guerra mondiale (il fascismo). Infatti nel 1937 anche l’Italia si schierò contro la politica comunista russa così come già il Giappone aveva fatto insieme alla Germania di Hitler, firmando il Patto anti-Komintern. L’anno successivo il partito nazionale fascista sbarcò in Giappone, e le opere di Mussolini vennero tutte tradotte in giapponese. In poco tempo venne firmato il Patto Tripartito Germania-Giappone-Italia siglando l’alleanza Roma-Berlino-Tokyo.
Mussolini si occupò di tenere viva questa amicizia, partecipando a numerose visite in territorio nipponico.
Tutti coloro che si rifiutavano di aderire al partito fascista in Giappone venivano internati nei campi adibiti a Nagoya.
A colpire duramente il Giappone furono poi le bombe atomiche sganciate su Nagasaki ed Hiroshima e sia l’Italia che il Giappone dovettero risollevarsi dal disastro che la guerra aveva causato. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale i Paesi attraversarono una radicale trasformazione.

Photo Credits: Il turista curioso.it

Un ponte per sempre

I ponti che si erano stabiliti tra i due paesi si moltiplicarono. Il primo collegamento televisivo intercontinentale attraverso le due emittenti NHK e RAI nel 1970 portarono a nuovi accordi culturali permettendo l’intreccio sempre più stretto di prodotti e stili di vita, dal cibo alle arti marziali e gli scambi linguistici sempre più intensi.

L’influenza reciproca tra le due nazioni si tradusse in opere architettoniche.
L’architetto Kenzo Tange, il quale conferì a Tokyo il suo attuale aspetto, progettò numerose opere in Italia (le torri del quartiere fieristico di Bologna ed il centro direzionale di Napoli), mentre Renzo Piano progettò l’aeroporto di Osaka e il ponte di Ushibuka.

Ancora oggi, Giappone e Italia continuano a camminare fianco a fianco grazie al profondo legame che, nel tempo, si è sempre più rafforzato.

Metropolitan Governement Building Shinjuku Park Tower
Photo Credits: Japan italy Bridge

Ushibuka bridge, Photo Credits: Wikipedia.org