Japan Folklore: Setsubun, come scacciare i demoni dell’inverno per accogliere la primavera


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La cultura tradizionale giapponese è sempre stata caratterizzata da una costante ed amorevole osservazione del mondo naturale, delle sue manifestazioni e dei suoi cicli stagionali. Non deve quindi meravigliare l’attenzione riservata alla primavera, lo speciale momento in cui la natura risveglia in tutte le sue creature la necessità del rinnovamento.

Questa stagione è celebrata in Giappone con l’haru matsuri (春祭, festival di primavera), un insieme di eventi il cui inizio è segnato dalla ricorrenza di Setsubun (節分). Nel tradizionale calendario lunisolare giapponese, infatti, ogni cambio di stagione è introdotto da un giorno chiamato, appunto, setsubun (letteralmente “divisione delle stagioni”). Il setsubun di primavera, che cade il 3 febbraio, rappresenta l’ultimo giorno dell’inverno e il giorno che precede l’inizio della nuova stagione. Segna quindi il passaggio dal “Taikan” (大寒, grande freddo) al “Risshun” (立春, primo giorno di primavera) ed è perciò il momento più propizio per una speciale “pulizia” dai fardelli invernali, che allontanerà gli spiriti maligni e favorirà l’ingresso della nuova energia vivificante. E’ questo il senso della tradizionale “cacciata dei demoni” che ha luogo in questo giorno attraverso diversi riti ed usanze.


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Antichi rituali e divertimento per famiglie

Il rituale più famoso è senza dubbio il mamemaki (豆撒き), ovvero il lancio dei fagioli di soia. In ambito domestico esso è affidato al Toshi Otoko (年男, uomo dell’anno), cioè l’uomo della famiglia del segno zodiacale dell’anno lunare entrante o in sua assenza il più anziano di casa; costui ha il compito di scacciare gli spiriti nocivi e le negatività dalla casa e dal nuovo periodo dell’anno che sta per iniziare lanciando in giro irimame (炒り豆, fagioli di soia tostati) al grido di “Oni wa soto! fuku wa uchi! (鬼は外! 福は内, “Fuori i demoni! Dentro la fortuna!”). In alternativa si possono scagliare gli irimame contro un altro membro della famiglia che interpreta la parte del demone indossando una maschera da oni (orchi del folcklore giapponese). Successivamente ogni componente della famiglia deve raccogliere e mangiare un numero di fagioli corrispondente alla propria età più uno per assicurarsi un anno di successi e buona salute (nella tradizione popolare, infatti, i demoni sono ritenuti portatori di catastrofi naturali e malattie). Scacciato l’oni, è però necessario tenere gli spiriti maligni lontani dalla casa. Per questo è possibile vedere in questo periodo dell’anno dei particolarissimi amuleti, gli Hiiragi Iwashi (柊鰯), esposti all’ingresso delle abitazioni. Si tratta di rami di agrifoglio che presentano la testa di una sardina essiccata infilzata sull’estremità, talvolta completati da pezzi di aglio o cipolla, che hanno appunto lo scopo di tenere lontani i demoni, timorosi delle spine e dell’ odore pungente emanato da questi talismani.

Si tratta in entrambi i casi di tradizioni che affondano le proprie radici nell’antichità. Al giorno d’oggi è possibile acquistare “set da Setsubun” - composti da maschere da oni e fagioli tostati - in qualsiasi conbini, ma in realtà l’usanza del mamemaki avrebbe avuto origine nel periodo Muromachi (1392-1573) e sembra essere ispirata ad un’antichissima leggenda, la cui trama viene tuttora rappresentata in forma di pantomima nel tempio di Mibu-dera a Kyoto. Qui il kyogen (antica forma teatrale giapponese) intitolato “Setsubun” viene replicato più volte nel corso della giornata e si dice che basti assistere ad esso per essere purificati da ogni spirito negativo o malvagio. La sua trama ricalca il racconto folkloristico che narra di un orco il quale, sotto sembianze umane, si reca un giorno a far visita ad una vedova. Grazie al suo martello magico, l’orco confeziona un bellissimo kimono, che attira l’attenzione della vedova. Desiderosa di impossessarsi non solo del kimono ma anche del martello magico, essa decide di farlo ubriacare per poterglieli rubare entrambi. L’orco, però, accortosi del furto, rivela la propria natura demoniaca ed attacca la donna, che per difendersi gli scaglia contro la prima cosa che trova a portata di mano: un pugno di fagioli di soia. L’oni, ferito ma di nuovo in possesso dei suoi beni, fugge lasciando la vedova sana e salva e forse un po’ più saggia.


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Saper guardare nella giusta direzione

Un’usanza di origini più recenti, nata ad Osaka ma successivamente diffusasi nel resto del paese, è invece quella legata all’ehōmaki (恵方巻, rotolo della direzione fortunata). In questo caso, per assicurarsi che la buona sorte sia al nostro fianco nell’anno che sta per iniziare, è necessario mangiare uno speciale rotolo di sushi in un’unica soluzione, senza interruzioni ed in silenzio, rivolti nella direzione fortunata dell’anno. L’impresa è meno semplice di quel che può sembrare, considerando che l’ehōmaki è molto più spesso di un comune sushi roll (dovendo contenere sette ingredienti per propiziarsi i sette dei della fortuna) ed è lungo 20 centimetri. Non vale mangiarlo tagliato in pezzi, perché così facendo si taglierebbe anche la fortuna. Per compiere correttamente il rituale è necessario quindi armarsi di concentrazione, determinazione e di una bussola precisa. Per chi fosse interessato a sperimentare questa usanza, gli ingredienti più comuni da procurarsi per la farcitura sono cetriolo, surimi, salmone, tonno, anago (anguilla di mare), tamagoyaki (omelette giapponese), strisce di kanpyo essiccate e condite (zucca giapponese) e funghi shiitake, oltre naturalmente al riso e all’alga nori, mentre la direzione fortunata per il 2019 è Est-NordEst.

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Templi in festa

Il Setsubun può essere celebrato in un ambiente domestico o comunque in una dimensione privata, con parenti ed amici, ma è anche e soprattutto una ricorrenza da vivere in comunità. Ad esempio nelle scuole vengono spesso organizzati momenti di ricreazione per i bambini, che indossano maschere da oni o si divertono a dare la caccia ad adulti travestiti da demoni, rincorrendoli e scagliando loro fagioli. Ma è in particolare nei templi che è possibile vivere la dimensione collettiva della festa, partecipando agli eventi appositamente realizzati per questa giornata. Primo fra tutti naturalmente il mamemaki, effettuato dai monaci che dall’alto di appositi palchi lanciano fagioli di soia sulla folla radunata per l’evento. In alcuni templi vengono organizzati più turni per questo rituale, riservandone alcuni speciali ai bambini, che oltre ai fagioli ricevono dolci o piccoli doni. Oltre ai monaci sono spesso presenti personaggi celebri, come campioni sportivi, protagonisti del mondo dello spettacolo, attori del teatro kabuki, geisha e maiko, celebrità televisive, che aggiungono una nota di attrattiva glamour ai festeggiamenti tradizionali. Tra questi ultimi vanno ricordati gli spettacoli teatrali, le diverse cerimonie di purificazione o anche le suggestive esibizioni di tiro con l’arco, in cui gli arcieri scagliano le proprie frecce contro bersagli che hanno fattezze di demoni.

Setsubun è insomma la giornata ideale per coloro che desiderano vivere in compagnia un inizio d’anno che aiuti a rinnovare le proprie energie e per le famiglie che hanno l’opportunità di trascorrere insieme un momento di allegria, cosa che ad ogni latitudine resta sempre il miglior talismano contro ogni male.


Japan Italy: Hiroshige Hokusai. Oltre L'onda

L’affascinante mondo dell’Ukiyo-e in mostra a Bologna

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Dopo le esposizioni di Roma e Milano, le iniziative avviate nel 2016 per celebrare il 150° anniversario delle relazioni bilaterali Italia – Giappone proseguono a Bologna con la splendida mostra “HOKUSAI HIROSHIGE. Oltre l’onda”. Fino al 3 Marzo 2019 presso il Museo Civico Archeologico, sarà possibile esplorare l’affascinante mondo dell’Ukiyo-e - la stampa artistica giapponese, iconica rappresentazione del mondo fluttuante - attraverso una selezione di circa 250 opere provenienti dal Museum of Fine Arts di Boston, per la prima volta visibili in Italia.

Il progetto, ottimamente curato da Rossella Menegazzo con Sarah E. Thompson e prodotto da MondoMostre Skira, si sviluppa in un ricchissimo percorso, lungo il quale il visitatore può godere un’esperienza non solo raffinatamente estetica, ma anche densa di contenuti ed approfondimenti relativi alla vita e all’esperienza artistica dei due maestri.

Le audio guide, fornite gratuitamente con il biglietto d’ingresso, permettono infatti di apprezzare appieno il significato artistico ed il valore storico delle opere esposte, accompagnando passo per passo il visitatore attraverso spazi espositivi che col loro elegante ed essenziale design forniscono una cornice ideale alle stampe (unica pecca l’illuminazione, che costringe ad una visione molto ravvicinata e talvolta laboriosa a causa dei riflessi creati dal vetro che riveste le opere incorniciate).

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Maestri a confronto

La mostra si apre con la sezione dedicata ad Hokusai e alle sue Trentasei vedute del monte Fuji. La raccolta, edita tra il 1831 e il 1833 e giustamente considerata tra i capolavori del Maestro, è appunto dedicata alla montagna simbolo identitario del Giappone, vista da diverse province e nelle diverse stagioni, sempre uguale a se stessa ma al tempo stesso sempre nuova; quasi un esercizio di meditazione, attraverso il quale l’autore tenta di catturare l’essenza stessa del tempo attraverso la rappresentazione della ieratica immobilità del monte, contrapposta alle laboriose attività umane e all’incessante rinnovamento della natura.

Della raccolta fa parte la celeberrima xilografia La grande onda di Kanagawa, che il percorso espositivo accosta sapientemente, in una sorta di ideale passaggio del testimone, all’illustrazione di Hiroshige Il mare a Satta nella provincia di Suruga, realizzata 28 anni dopo quella dell’illustre maestro. La visione delle due opere affiancate permette di cogliere pienamente la cifra artistica dei due autori ed al tempo stesso le loro diversità. Hokusai fa infatti dispiegare orizzontalmente la propria onda, in una sorta di vortice circolare, il cui occhio incornicia il Monte Fuji che appare piccolissimo sullo sfondo, testimone impassibile dell’evento drammatico che si svolge invece in primo piano, rappresentato dall’impari lotta tra la barca dei pescatori e la potenza sovrumana dei flutti.
Hiroshige sceglie invece un formato verticale, che consente alla sua onda di impennarsi verso il cielo e dissolversi in una minuta spuma bianca, dalla quale sembrano quasi trarre origine gli uccelli in volo. Anche qui è presente una barca, ma vista in lontananza mentre solca serenamente un mare pacifico, completando così il quadro di generale armonia creato dagli elementi naturali in perfetto equilibrio tra loro.

La mostra prosegue quindi con un appassionante viaggio nel mondo di Utagawa Hiroshige attraverso diverse sezioni tematiche, rispettivamente intitolate Immagini di Viaggio, Tokaido e Kisokaido; Pesci, Molluschi, Crostacei ed Erbe, e ancora Fiori ed Uccelli; Vedute di Luoghi Lontani; Parodie e Umorismo ed infine le Cento Vedute dei Luoghi Celebri di Edo.

In esse il visitatore può esplorare l’intero universo creativo di quello che è stato giustamente definito “Maestro della pioggia e della neve”, per la straordinaria abilità ed eleganza con le quali rappresenta le diverse condizioni atmosferiche. Tale capacità appare immediatamente evidente nella raccolta Cinquantatre stazioni di posta del Tokaido, la cui esposizione è accompagnata da un ampio apparato didascalico che ben ne illustra il significato storico oltre che artistico.

Tuttavia il talento di Hiroshige non si esaurisce manieristicamente nella sua prodigiosa capacità di rappresentare paesaggi, fiori o animali, costantemente guidato da una sensibilità quasi religiosa nei confronti delle diverse manifestazioni del mondo naturale. Al maestro giapponese va infatti innanzitutto riconosciuto il merito di essere stato un grande innovatore, in grado di rigenerare un filone classico, come quello del paesaggio, attraverso elementi visivi che anticipano caratteristiche che diventeranno in seguito proprie della visione fotografica. Le sue illustrazioni si caratterizzano infatti per il sorprendente taglio fotografico della composizione, fatto di piani sovrapposti in cui elementi di grandi dimensioni posti in primissimo piano catturano lo sguardo dello spettatore, lasciando tutto il resto in piccolo sullo sfondo.


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Hiroshige e l’Occidente

Lo sguardo fotografico delle opere di Hiroshige, il suo tratto sicuro, le campiture uniformi di colore su aree delimitate da contorni scuri, quasi del tutto prive di sfumature e di effetti chiaroscurali, l’assenza di simmetria, le vedute a volo d’uccello: tutti questi elementi ebbero grande influenza sull’arte di alcuni impressionisti e post-impressionisti del calibro di Manet, Monet, Degas e van Gogh. Essi manifestarono la propria ammirazione assorbendo e rielaborando tali elementi grafici e compositivi o addirittura citandoli esplicitamente, come fa ad esempio Vincent van Gogh, che nel Ritratto di père Tanguy utilizza sei immagini ukiyo-e come sfondo per il suo personaggio.

Risulta quindi particolarmente emozionante per gli amanti dell’Arte poter ammirare nella mostra bolognese stampe come “Ponte di Shin-Ōhashi sotto la pioggia”, “ Susino in fiore” e “All'interno del santuario Kameido Tenjin”, la cui bellezza sedusse van Gogh e Monet al punto da indurli a realizzarne delle copie, seppure reinterpretate secondo la propria cifra personale. Né questo deve stupire, se si pensa che le stampe Ukiyo-e, importate inizialmente in Olanda dalla Compagnia delle Indie, esplosero come fenomeno socio-culturale in Occidente ed in particolare in Francia dopo l’Esposizione Universale del 1885, divenendo un elemento così influente sull’arte e sulla moda dell’epoca da determinare il fenomeno che l'incisore Philippe Burty nel 1873 definì Japonisme (trad. Giapponismo).

All’interno della mostra è possibile vedere per la prima volta anche opere estremamente rare, come i disegni a china preparatori per la produzione delle matrici di legno. Tali disegni venivano infatti distrutti durante il processo di lavorazione delle xilografie ed è quindi un fatto raro e prezioso poter apprezzare attraverso essi il tratto originario del maestro: fluido, sicuro, essenziale, sorprendentemente simile a quello dei più grandi mangaka (disegnatori di manga) contemporanei. Tutto il processo di produzione delle stampe è peraltro visibile in un interessante video, proiettato in una sala apposita, che completa l’apparato didattico dell’esposizione.


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L’Ukiyo-e: la fugace bellezza del mondo fluttuante

Benchè Hiroshige venisse considerato un artista moderno già dai suoi contemporanei, per le sue innovative composizioni del paesaggio, egli si dedicò anche a filoni dell’Ukiyo-e più tradizionali e maggiormente richiesti dal mercato del tempo, come le scene di vita quotidiana del nascente ceto cittadino nelle località più belle e conosciute del tempo, in particolare Edo (l’attuale Tokyo).

L’ultima sezione della mostra, Cento Vedute dei Luoghi Celebri di Edo, evidenzia il tratto più legato a tale filone, il filo rosso che unisce le diverse creazioni dei maestri della stampa artistica giapponese. L’Ukiyo-e (letteralmente ‘immagini del mondo fluttuante’) è infatti un genere che fiorisce in epoca Edo nel Giappone pacificato e prospero dello shogunato Tokugawa e che risponde al gusto della nascente borghesia cittadina, rappresentando il nuovo stile di vita dei chonin (gente di città), cioè di quegli artigiani e commercianti che grazie alle loro attività detengono ormai il potere economico, mentre l’austera casta samuraica, sempre più burocratizzata e sempre meno guerriera, si occupa di gestire il potere politico.

L’Ukiyo-e è perciò rappresentazione ottimistica di quel “mondo fluttuante”, di quella vita palpitante della città, effimera e di breve durata, che deve essere goduta in una sorta di carpe diem orientale, immergendosi appieno nella sua incessante corrente, in contrapposizione ironica all’ukiyo buddista, che indica il ‘mondo della sofferenza’, il costante ciclo di morte e rinascita terrena da cui il monaco buddista tenta di liberarsi.
Anche in questa rappresentazione della vita della città e dei suoi protagonisti Hiroshige eccelle, donando alle proprie composizioni lo stesso senso di equilibrio ed armonia che pervade le sue raffigurazioni del mondo naturale.

La mostra bolognese rappresenta quindi un’occasione imperdibile per accostarsi ad un genere artistico che da secoli affascina l’Occidente e che non mancherà di conquistare i neofiti, ma anche per approfondire la conoscenza di un mondo magari già noto, grazie ai diversi strumenti messi a disposizione dal progetto. Oltre al vasto corredo informativo presente nell’esposizione, è infatti possibile usufruire di visite guidate tematiche, strutturate sia per le scuole dei diversi ordini e gradi che per il pubblico adulto.

L’iniziativa sarà inoltre completata da un ciclo di eventi speciali e conferenze centrate su diversi aspetti non solo del mondo dell’Ukiyo-e, ma anche della cultura giapponese globalmente intesa. Le modalità di partecipazione ed il calendario completo degli eventi sono consultabili presso il curatissimo sito ufficiale della mostra: www.oltrelonda.it