Japan Italy: Far East Film Festival

C'è un evento molto particolare che si terrà dal 26 aprile al 4 maggio, stiamo parlando del Far East Film Festival, manifestazione dedicata al cinema asiatico che riempirà la città di Udine e il Teatro Nuovo “Giovanni da Udine”.

Alla sua ventunesima edizione, il Far East Film Festival 2019 percorre ancora una volta la Via della Seta. In apertura il 26 Aprile con un'anteprima mondiale ci sarà Birthday, direttamente dalla Corea. La storia parla del naufragio del traghetto Sewol che ha segnato un “prima” e un “dopo” nella storia della Corea del Sud. Il film racconta il dolore di due genitori che hanno perso il figlio e di una nazione che ne ha persi più di 300. Racconta l’oggi che, nonostante tutto, diventa domani. Sempre. Con Birthday il FEFF rende omaggio a quell’enorme ferita (umana, politica, sociale) così difficile da cicatrizzare.

Chi ricorda il primissimo FEFF è sicuramente uno dei super ospiti di quest’anno, che nel 1999 accompagnò a Udine il mitico Beast Cops di Gordon Chan-Dante Lam e che a Udine fa ritorno per accompagnare due film: My Name Ain’t Suzie di Angie Chan, l’ormai lontano titolo d’esordio (1985), e il magnifico Still Human di Oliver Siu Kuen Chan. Stiamo, ovviamente, parlando di Anthony Wong, divo e leggenda di Hong Kong, che ritirerà il Gelso d’Oro alla Carriera e affiancherà nella hall of fame udinese i nomi di altri giganti come Jackie Chan, Joe Hisaishi e Brigitte Lin.

Per una straordinaria icona hongkonghese, una straordinaria icona cinese: la bellissima Yao Chen, diva (i media amano paragonarla ad Angelina Jolie) e leggenda (80 milioni di follower), grande attrice e instancabile attivista, che salirà sul palco del FEFF a presentare il thriller sociale Lost, Found di Lue Yue (prodotto da Feng Xiaogang). Una vivida riflessione sui diritti civili e sulla condizione femminile nella Cina contemporanea che trova in Yao Chen la protagonista “politicamente” perfetta. Time Magazine l’ha inserita fra le 100 persone più influenti del mondo.

Con 76 titoli in programma (51 in concorso) provenienti da 12 paesi, una retrospettiva, una monografia, un omaggio al nuovo cinema indipendente coreano, 2 “strane coppie”, un restauro in anteprima mondiale e più di 100 eventi tematici organizzati nel cuore di Udine, Il Far East Film Festival si presta come scenario perfetto per una nuova connessione fra Asia ed Europa e più specificatamente, Italia.

Una vera e propria “isola del cinema” dove il cinema non viene soltanto celebrato – 3 anteprime mondiali, 12 internazionali, 18 europee – ma viene anche declinato al futuro. Questo 2019 segna la scelta di 15 progetti scelti per Focus Asia, il market del Festival, e 10 per Ties That Bind, il workshop internazionale Asia/Europa. Oltre 200 i professionisti del settore attesi a Udine, da 36 paesi, e c’è un’importante novità da evidenziare: il Co-Production Day, fissato per il 1° maggio. Un grande tavolo di lavoro che radunerà filmmaker e produttori, europei e asiatici, per analizzare e sviluppare l’accordo co-produttivo Italia/Cina del 2018.

Film di oggi e film “di domani”, film che parlano la lingua dell’attualità, spesso direttamente della cronaca, a iniziare dal racconto collettivo Ten Years (dopo Hong Kong, l’asse narrativo si sposta in Giappone e in Thailandia) e dalle 14 opere prime incluse nella line-up. Film che, a volte, indagano lo stesso tema da angolazioni completamente diverse, come le tre stupende ballate senili Only The Cat Knows di Syoutarou Kobayasi, Romang di Lee Chang-Geun, Heaven’s Waiting di Dan Villegas: una giapponese, una coreana, una filippina. Come cambia la percezione della realtà, da nazione a nazione?

Un affascinante “gioco delle differenze” che non si esaurisce qui e nemmeno nell’atteso remake coreano del nostro Perfetti sconosciuti (Intimate Strangers di JQ Lee), grazie al quale il FEFF 21 ci ha costruito sopra un segmento speciale, The Odd Couples, curato da mister Roger Garcia. Quattro “strane coppie” di gemelli cinematografici dove l’Oriente si misura col proprio “doppio” occidentale e viceversa (My Name Ain’t Suzie di Angie Chan/Il Mondo di Suzie Wong di Richard Quine e City On Fire di Ringo Lam/Le Iene di Quentin Tarantino, omaggio del Festival al caro amico hongkonghese recentemente scomparso).

Se il cinema coreano contemporaneo selezionato dal Festival spazierà dall’epic action (The Great Battle di Kim Kwang-Sik) alla comedy poliziesca (l’irresistibile Extreme Job di Lee Byeong-heon), passando per gli zombie più divertenti dell’anno (The Odd Family di Lee Min-jae), anche il Giappone, pronto a entrare nella Nuova Era – Reiwa – , si divertirà a spaziare tra i generi. Dall’imperdibile documentario Kampai! Sake Sisters di Mirai Konishi, a Udine in prima mondiale, fino al sorprendente Melancholic di Seiji Tanaka (uno dei 14 debut feature di cui abbiamo già parlato), passando per la premer europea di Fly me to The Saitama (Tonde Saitama) di Takeuchi Hideki film commedia basato sul famoso manga degli anni '80 con lo stesso nome scritto e illustrato da Mineo Maya, Every Day a Good Day di Tatsushi Omori che possiamo considerare l’ultimo, bellissimo, saluto di Kirin Kiki.

La Cina verrà rappresentata, come sempre, da titoli molto forti (citiamo Dying to Survive di Wen Muye, che punta i riflettori sul mercato dei farmaci per malati terminali, e The Rib di Zhang Wei, inaspettato dramma familiare a tematica transgender), mentre Hong Kong metterà in campo tutta l’energia creativa dei thriller “vecchia scuola” (Project Gutenberg di Felix Chong) così come tutta la forza eversiva della scena indipendente (Three Husbands di Fruit Chan), senza dimenticare il ritorno di Herman Yau (A Home With a View).

E sul fronte del Sud-est asiatico, dove il cinema di genere spadroneggia (a Udine, tra i vari titoli, vedremo l’ottimo horror malesiano Two Sisters), ce ne saranno due particolarmente graditi agli spettatori: quello di Chito Rono e quello di Joyce Bernal, cari e affezionati amici del Festival.

Una rete di amici, vecchi e nuovi, sparsi letteralmente per il mondo, un cerchio magico che si apre e che si chiude, anno dopo anno. È allontanarsi dal proprio centro, viaggiare, spaziare, esplorare, alzare le soglie della curiosità e poi tornare con qualcosa di nuovo dentro gli occhi. Uno sguardo preziosamente diverso, questo è il Far East Film Festival 2019. Vi aspettiamo!

Come Partecipare?

È possibile assistere alle proiezioni acquistando il biglietto oppure accreditandosi.

L’accredito è consigliato a tutti coloro che hanno un interesse professionale o culturale per il cinema asiatico e desiderano assistere al maggior numero di proiezioni possibile a un prezzo vantaggioso.

Informazioni

Le proiezioni cominciano alle ore 9.00 per concludersi a notte inoltrata. Il programma prevede infatti due proiezioni al mattino, due al pomeriggio e due o tre film in chiusura di giornata, la sera.
L’ingresso è vietato ai minori di 18 anni, in quanto i film non sono sottoposti al visto censura italiano.

Dove acquistare i biglietti

Teatro Nuovo Giovanni da Udine & Cinema Centrale
Spettacoli mattutini (giorni feriali): € 6,00 per film (oppure 10,00 per entrambi i film).
Spettacoli mattutini (giorni festivi): € 10,00 per film (oppure 15,00 per entrambi i film).
Spettacoli pomeridiani (giorni feriali): € 6,00 per film (oppure 10,00 per entrambi i film).
Spettacoli pomeridiani (giorni festivi e prefestivi): € 10,00 per film (oppure € 15,00 per entrambi i film).
Spettacoli serali: € 10,00 per film (oppure € 15,00 per entrambi i film).
Spettacolo notturno: € 6,00.
Sarà anche disponibile un biglietto daily al costo di € 25,00 che permette di assistere a tutti gli spettacoli della giornata di emissione.

Prevendita: presso la biglietteria del Teatro Nuovo

Orari di apertura:
venerdì 26 aprile: dalle ore 11.00 fino all’inizio dell’ultima proiezione della giornata
da sabato 27 aprile: dalle ore 8.30 fino all’inizio dell’ultima proiezione della giornata

La prevendita per le proiezioni dei giorni successivi è sospesa durante gli orari di inizio film. Per informazioni (dal 24 aprile): tel. 0432-248484


Bringing Japan to Italy: episode 02 – Masami Suda

Eccoci con il secondo appuntamento della nostra serie Bringing Japan to Italy, dove intervistiamo personaggi che aiutano a divulgare la cultura giapponese in Italia e nel mondo.

Dopo il grande successo del primo episodio dedicato ad Alberto moro, oggi condividiamo con voi la nostra chiacchierata con Masami Suda, character designer di moltissimi anime fra cui Hokuto no Ken (Kenshiro), dr Slump e Arale, Yo-Kai Watch, Mach Go Go Go, Candy Candy, Kagaku Ninjatai Gatchaman F, Ai Shite Knight (Kiss me Licia) e molti altri lavori che hanno segnato l'infanzia di tanti ormai adulti nel mondo.

Vi auguriamo una buona visione e siamo curiosi di sentire i vostri commenti!

 


Japan Italy: Nendo shop @ TENOHA Milano

A Milano si sa, sta per cominciare una delle settimane più frenetiche dell'anno, è arrivato il Salone del Mobile. Il capoluogo lombardo si trasforma nella capitale europea del design dal 9 al 14 aprile e in questi giorni non è raro assistere a vari eventi dedicati al mondo dell'interior design ma anche dell'architettura.

Come ben sapete, Japan Italy Bridge si occupa di dare lustro a tutte quelle attività che spaziano fra Italia e Giappone e che si fanno promotori della cultura e delle connessioni fra i due paesi. Oggi siamo qui a presentarvi una meravigliosa iniziativa a TENOHA Milano.

Nendo x TENOHA

photo credit: Akihiro Yoshida

Il concept store d'ispirazione giapponese, è infatti pronto ad accogliere in occasione del Fuorisalone 2019 un’esclusiva installazione a cura di Nendo, acclamato studio di Design Giapponese guidato dall’architetto Oki Sato. Ma non solo! Questa meravigliosa collaborazione verrà approfondita nello spazio &|SHOP, dove saranno disponibili più di 100 oggetti firmati Nendo.

photo credit: Masayuki Hayashi

Nello spazio &|SHOP sarà anche possibile poter vincere piccoli oggetti di design firmati nendo, tramite il famoso gioco giapponese Gacha gacha. I visitatori avranno la possibilità di vincere i piccoli sketch distribuiti da una macchina automatica in modo casuale. Pronti a collezionarli tutti?

photo credit: Akihiro Yoshida

Nendo e TENOHA si legano a doppio filo proprio nello spazio di &|SHOP, dove ogni giorno, a partire da oggi 8 aprile, verrà proposta una ricca selezione di oggetti creati dallo studio giapponese!

Fra T-shirt, borse tote, edizioni limitate, la particolarissima colla Gloo e molto altro, è possibile acquistare tanti oggetti dal design giapponese e di alta qualità, direttamente dal negozio di TENOHA Milano.

Breeze of Light

Si chiama "Breeze of Light" lo speciale progetto che Nendo, in partecipazione con Daikin, porterà a Tenoha durante la Milano Design Week.

L'installazione è ispirata ad uno dei quattro elementi naturali, l'aria, che con le sue caratteristiche di impercettibilità e invisibilità farà da leitmotiv per la fantastica opera di Nendo. Sfruttando le peculiarità di luci e colori, sarà possibile assistere ad un atmosfera suggestiva e concreta.

nendo / Oki Sato

Nato a Toronto in Canada, Oki Sato ha studiato architettura alla Waseda Waseda University di Tokyo e stabilito la sua sede nella medesima città nel 2002. Il portfolio dello studio nendo spazia da lavori di product design, interior design, architettura, graphic design e corporate branding.

Per arrivare a Milano, Nendo deve aspettare il 2005, ma è proprio qui che comincia un ricco periodo di enorme sviluppo per l'azienda e il designer stesso. Percorso che lo porterà ad essere un professore alla Waseda University nel 2012, ad essere il più giovane designer a vincere il premio "designer of the year" da parte delle riviste "Wallpaper" ed "Elle Deco International Design Award", ma non solo.

Nel 2013 è stato scelto come "ospite d'onore" alla fiera dell'arredamento internazionale di Stoccolma, la mostra di design più grande di tutto il nord europa, ma anche a Toronto durante lo "Interior Design Show". Due anni dopo, nel 2015, ha avuto la possibilità di presentare "Colourful shadows" al padiglione del Giappone durante l'EXPO di Milano assieme a tanti altri successi che continuano sino ad oggi, fra cui l'aver vinto lo “Designer of the Year 2019” di AW Architektur & Wohnen magazine e lo “Industrial Designer” ai Design Anthology Awards 2019.


L’installazione sarà visitabile negli spazi di &|DISCOVER da mercoledì 10 a domenica 14 aprile 2019, dalle 9 alle 19, in via Vigevano 18 presso TENOHA Milano. Nello spazio &|SHOP di TENOHA Milano sarà invece possibile acquistare tutti i nuovissimi ed esclusivi oggetti di design firmati Nendo a partire dall'8 aprile 2019, dalle 8.30 alle 21. Ci vediamo lì!


Japan Italy: Japan 4 L'Aquila

L'amicizia fra Giappone ed Italia si stringe sempre di più col passare degli anni. Oggi siamo felici di presentarvi un evento per che unisce ancora di più i nostri paesi: Japan 4 L'Aquila.

Dal Monte Fuji al Gran Sasso, un percorso che attraversa il globo e arriva sino a noi, in una città che col Giappone ha molto in comune. In questi territori dove la vita sta rinascendo e tornando alla normalità dopo il grande terremoto del 6 aprile 2009, l'Associazione Giappone in Abruzzo dal Fuji al Gran Sasso ha organizzato questo evento culturale gratuito per  prmuovere l'interculutralità e la solidarietà fra Italia e Giappone.

Tra il 30 e il 31 marzo avrete la possibilità di assistere a quattro eventi, quattro anime artistiche che dal Sol Levante verranno per dare il proprio contributo alla rinascita culturale della città di L’Aquila. Un’iniziativa di volontariato e di solidarietà che mette in forte evidenza il senso di appartenenza e il dolore causato da calamità naturali così devastanti, in Italia come in Giappone.

L’appello di Japan 4 L’Aquila è stato recepito da più persone, che, venute a conoscenza dell’iniziativa, si sono prodigate per parteciparvi e donare alla città de L’Aquila un segnale di speranza di rinascita e superamento del dolore.

Due giornate ricche di eventi per avvicinare ancora di più le nostre due culture. Il primo evento si terrà il 30 Marzo 2019 dalle 18.30 alla Basilica di San Bernardino, Armonie d'Argento (L'aquila). Una manifestazione canora eseguita da tre cori, due italiani e uno giapponese. Qui sarà possibile ascoltare il Coro Aquilano “Armonie d’Argento”, il Coro "Francesco D'Urbano" di “Fara Filiorum Petri” e il coro giapponese “en” della pianista Mami Odagiri. Ognuno dei tre cori eseguirà brani dal proprio repertorio per unirsi poi nell’esecuzione di "Furusato" un brano giapponese ed Inno "A San Bernardino da Siena" alla chiusura del concerto.

Un concerto in segno di amicizia per commemorare e pregare insieme per le vittime dei terremoti dell'Aquila e del grante terremoto della regione del Tohoku, duramente colpita nel marzo 2011 da un sisma che ha generato un violento Tsunami causando anche l’incidente alla centrale nucleare di Fukushima.

Questa iniziativa diventa così un ponte, un simbolo di amicizia e di speranza che unisce Italia e Giappone che senza confini hanno vissuto le medesime tragedie.

In segno di solidarietà e fratellanza con i ragazzi aquilani del post-terremoto assieme ai bambini dell’Izumi Kids Camp, delle scuole elementari di Iwaki, hanno realizzato e dipinto 99 okiagari-koboshi per la città' di 99. Le okiagari-koboshi sono bamboline di cartapesta tipiche della tradizione giapponese, simbolo di perseveranza e resilienza. La loro caratteristica è quella di cadere e rialzarsi da sole immediatamente. Le bambole, tenute in esposizione nei giorni della mostra presso il Palazzetto dei Nobili, verranno donate alla Scuola Media Statale “Dante Alighieri” di L’Aquila in segno di solidarietà tra ragazzi della stessa età che hanno sofferto le medesime esperienze con l’augurio di rialzarsi e continuare a sorridere.

Continuiamo poi con l’artista giapponese Ayami Noritake, con il suo progetto artistico “Roman Kobo Ren”. Nelle giornate di sabato 30 e domenica 31 marzo 2019, le opere saranno esposte presso le stanze del Palazzetto dei Nobili, dove l’artista Ayami Noritake mostrerà anche le sue tecniche di lavorazione e il processo creativo legato alle sue opere.

Grazie all’utilizzo della tecnica del chigiri-e l’artista Noritake utilizza la carta di riso, tipica della tradizione giapponese, per creare quadri tridimensionali dove una materia, leggera ed inconsistente come la carta, prende nuove forme.

Il 30 pomeriggio verrà anche trasmesso il docu-film televisivo del regista giapponese Yoshizaku Kaneyama, intitolato “Sukagawa, un passo verso la ricostruzione” (須賀川、復興への歩み) con sottotitoli in italiano.

Non possiamo mai dimenticare il grande terremoto del Tohoku che colpì il Giappone nel marzo 2011. Il sisma causò un violento Tsunami che, oltre a devastare intere città e cancellare migliaia di vite, provocò anche l’incidente alla centrale nucleare di Fukushima.

Attraverso il suo “docu-film televisivo”, il regista Kaneyama affronta il complicato tema della questo terrificante terremoto nella città di Sukagawa. Racconta i vari passaggi dal dolore alla rinascita della comunità di Sukagawa, documentando quanto, anche in un paese come il Giappone, abituato a forti e costanti terremoti, sia lento e complicato attivare un meccanismo collettivo che porti al risanamento di una città/società, colpite da una catastrofe naturale.

L'evento si concluderà poi in grande allegria grazie ai “Vaiwatt” che terranno un conecrto gratuito proprio nella serata del 30 marzo!

Il gruppo, composto dai musicisti e vocalist Tama e Pierrot Ken, ha deciso di regalare alla città di L’Aquila una serata del suo tour europeo 2019, in segno di solidarietà e simpatia. Al duo si aggiunge anche il chitarrista Daisuke Chiba, che oramai da anni collabora con loro.

Dal 2014 al 2017 hanno realizzato concerti di solidarietà per il Tohoku e hanno deciso di proseguire questa esperienza di solidarietà, arrivando a L'Aquila con la loro passione e la speranza di poter avvicinare due popoli tramite la loro musica.

Se siete nei dintorni de l'Aquila, vi consigliamo vivamente di assistere a questi eventi, un'occasione stupenda per approfondire la cultura sul Giappone e poter portare solidarieta alle nostre due nazioni colpite così duramente da catastrofi come il terremoto.


Bringing Japan to Italy: episode 01 - Alberto Moro

Eccoci con il primo episodio della nostra nuova serie 『Bringing Japan to Italy』dedicato ad Alberto Moro, presidente dell'associazione Giappone in Italia.

Qualche settimana fa lo abbiamo incontrato durante il finissage della sua mostra "Il mio Giappone" che, come lui definisce, è un grande atto d'amore nei confronti di questa nazione, della cultura e del popolo Giapponese.

Con questo primo video, lanciamo la nostra nuova serie dedicata a tutti quei personaggi che promuovono la cultura giapponese e il mondo del Giappone nella nostra nazione. Japan Italy Bridge, si vuole far promotore ancora più a fondo di questo Paese, delle sue aziende e di tutto il mondo dedicato alla nazione del Sol Levante.

Buona visione


Japan Italy: Prossima fermata: Giappone! Intervista a Stefania Sabia

"Un Italiana in Giappone" la serie - Stefania Sabia

La fratellanza fra Italia e Giappone negli ultimi anni è diventata sempre più stretta e solidale. Non è raro infatti trovare nostri connazionali che desiderano spostarsi nella terra del Sol Levante, tuttavia in pochi riescono a realizzare questo sogno. Oggi vogliamo condividere con voi l’esperienza di Stefania Sabia, italianissima ragazza che da circa due anni vive e lavora in Giappone!

JIB: Ciao Stefania, innanzitutto grazie per aver accettato di tenere questa intervista con noi.
S: Grazie a voi per avermi contattata e aver pensato al mio blog!

JIB: Raccontaci un po’ di te e di cosa fai nella vita
S: Mi chiamo Stefania, sono laureata in lingua e letteratura giapponese e da circa 2 anni vivo e lavoro in Giappone, a Tokyo.
Sono la creatrice del blog Prossima Fermata Giappone, che ho aperto insieme alla pagina Facebook 4 anni fa, durante il mio primo viaggio studio a Tokyo, seguita poi da Instagram e Youtube circa un annetto fa, che aggiorno con cura giornalmente.
Da allora continuo a raccontare con amore attraverso articoli, foto, video i miei viaggi e la mia vita quotidiana in Giappone.
Ho una passione particolare per la Shitamachi della capitale, i luoghi antichi di Tokyo mescolati al tessuto urbano moderno, ma che conservano un'atmosfera unica, spesso accompagnati da piccoli cafè incredibili.
Adoro l'esplosione di colori delle fioriture giapponesi, amo i dolci ristoranti a tema che ti strappano immancabilmente un sorriso e, quando ne ho l'occasione, amo indossare il kimono.
Esplorare e condividere questo meraviglioso Paese mi riempie sempre di una gioia immensa.

JIB: Come e da cosa nasce la passione del Giappone?
S: La passione per il Giappone nasce in seguito alla curiosità nei confronti della cultura di questo Paese. Ne ho sempre trovato affascinanti la storia, il folklore, la letteratura e anche la lingua. Potrei stare ore ad ascoltare il suono fluido del giapponese, rilassante come acqua che gorgoglia.
Una delle prime leggende ad avermi incantata, ricordo ancora adesso, è stata quella del Tanabata. Da piccola sognavo di poter partecipare un giorno ai festeggiamenti, mettere lo yukata e vedere il mare di decorazioni luccicanti tipiche della ricorrenza sopra la testa.

JIB: E alla fine ci sei riuscita! Tu ormai vivi in Giappone da qualche anno, raccontaci qualcosa sulla tua esperienza e come sei arrivata ad oggi
S: Vivere qui a Tokyo è un'esperienza incredibile, difficile talvolta, ma che in ogni caso non cambierei con nient’altro al mondo. Può essere una sfida, una prova, una sorpresa.
A vivere così lontani da casa ci sono tante prime volte, si imparano tante cose di se stessi e degli altri, e quello che magari in Italia non avevo mai fatto da sola mi sono ritrovata a doverlo affrontare.
La parte che amo di più è indubbiamente l'esplorazione, avere la possibilità di conoscere a fondo e con calma Tokyo, di svelarne a mano a mano gli strati, tutti i suoi anaba // i piccoli angoli, i cantucci segreti, i luoghi del cuore. Amo questa città con tutta me stessa.
Sono venuta per la prima volta in Giappone 4 anni fa, durante il secondo anno di università, pensando che un periodo studio mi avrebbe potuta aiutare con la lingua e i seguenti esami, così mi sono iscritta ad un corso di 3 mesi ad una scuola di lingua a Nippori (una delle zone di Shitamachi di cui vi parlavo sopra) e sono letteralmente rimasta folgorata dalla capitale.
Con il cuore traboccante di sentimenti sono tornata in Italia sapendo che una volta laureata sarei assolutamente voluta tornare.
Dopo la laurea sono ripartita dunque ancora una volta come studentessa, con l'intenzione di migliorare il più possibile il mio giapponese e provare a prendere il visto lavorativo.
Ho ottenuto il mio visto lavorativo di 3 anni circa 3 mesi fa e ora lavoro in un'azienda giapponese, io in particolare mi occupo di aiutare altri occidentali a trovare lavoro in Giappone.

 

JIB: Quale città ha catturato il tuo cuore in Giappone?
S: Forse si potrà capire già da altre risposte ma amo Tokyo con tutto il cuore. Penso sia una città unica. Una città patchwork, fatta di scampoli arcobaleno di ogni tipo e forma. Un incastro straordinario di moderno e antico. Non ha forse la bellezza classica tipica di Kyoto, ha più il fascino dei luoghi vissuti fino in fondo, al massimo, quei luoghi in grado di raccontarti ad ogni angolo una storia, di stupirti ancora e ancora senza mai fallire. Questa città è un universo a parte, non si smette mai di capirla, di impararla.
Se parliamo di luoghi straordinari per bellezza e per ricordi devo citare allora anche Takaragawa Onsen, un dei posti più magici in cui io sia mai stata in Giappone. Di questo ryokan con onsen ne ho parlato anche sul blog. Sembra provenire da un'altra epoca, adagiato in mezzo alle foreste di Gunma, lontanissimo dalle città, posato sul corso del fiume Takara. Puro incanto.

JIB: La tua storia è davvero emozionante e siamo sicuri che tu riesca a vivere quotidianamente esperienze uniche e creare tanti ricordi che ti porterai sempre nel cuore. Vorresti condividere con noi uno dei momenti più divertenti o significativi che ti sono capitati da quando vivi in Giappone?
S: Una delle esperienze che più ho amato è stata portare il mikoshi durante il matsuri del mio quartiere. La sensazione di coesione della comunità e il senso stesso dei festival è qualcosa di fantastico.
E' stato incredibile poter vedere un matsuri nella sua interità, dal raduno dei partecipanti, al brindisi e preghiere d'inizio e avere l'opportunità di portare la divinità, all'interno del mikoshi, in modo che potesse venire ringraziata da tutti e garantire così fortuna e prosperità al quartiere e i suoi abitanti.

 

JIB: Deve essere stata un’esperienza davvero intensa. Invece da cosa è nato Il tuo blog, prossimafermatagiappone.com, e come hai sviluppato il concetto sino ad arrivare a ciò che è oggi?
S: Il blog è nato dalla voglia di riportare in parole l'amore smisurato che provo per il Giappone.
Ho sempre amato scrivere, fin da piccola, e ho pensato che raccontare di questo paese avrebbe potuto connettermi e aiutare tanti altri amanti del Giappone.
E' un blog di viaggio, ma spesso sono i sentimenti per i luoghi a farla da padrone, un genuino e totale entusiasmo per quello che vedo o quello che faccio.
L'affetto sincero per certi quartieri, il fascino che su di me esercitano l'antico e le tradizioni, i luoghi che cantano al mio cuore. Una cosa, che penso e spero si possa capire leggendo il blog, è che non scrivo per raccontare di viaggi fini a se stessi, ma di emozioni e di percorsi.
Parto dal presupposto che spesso anche un luogo quotidiano, meno visitato o meno famoso possa in realtà riservare grandi scoperte e tanta meraviglia.
Il blog è uscito fuori così, dalla sincerità dei miei sentimenti per il Giappone, per 4 anni, quasi ogni giorno ho pubblicato racconti, foto, itinerari, consigli per chi si appresta magari a partire per un viaggio, per studio o per vivere in Giappone.

 

JIB: E’ davvero molto bello questo sentimento che ti ha mosso a creare il tuo blog, e questa è un’altra delle cose che abbiamo in comune. Tante persone come noi sognano di vivere in Giappone e fare lo stesso percorso che hai seguito tu. Tuttavia, come ben sappiamo, non è sempre oro tutto quel che luccica, e anche il Giappone, come un po’ in tutti i paesi, ha i suoi alti e bassi. Quali sono le difficoltà che hai riscontrato nei primi tempi nella terra del Sol Levante?
S: Devo dire che non ho mai riscontrato difficoltà enormi da quando mi sono trasferita. O meglio, niente che io non sia mai riuscita a superare con un po' di impegno o niente che io consideri in realtà particolarmente negativo.
E' divertente e di incerto risultato le prime volte che ti ritrovi a dover fare cose che in Italia avresti considerato normali, ma che qui rappresentano invece delle incognite: andare per la prima volta dal dottore, fare il contratto del telefono e più tardi imbarcarmi da sola nel contratto della casa e dover telefonare per far allacciare le utenze.
Il momento più difficile, anche quello una grande incognita, è stato la ricerca del lavoro, mesi davvero tosti e impegnativi, fatti anche di tanti no, di tanti “ce la farò? Non mollerò!”
Non è sempre facile il mercato del lavoro per uno straniero.
Per ultima ovviamente la lontananza da casa, vorrei sicuramente avere la possibilità di vedere più spesso la mia famiglia.

JIB: Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
S: Anche se al momento il tempo scarseggia, mi piacerebbe lavorare di più con il blog. Collaborare di più con aziende locali, proporre più attività da fare in vacanza.
Sarebbe bello poter mostrare sempre più Giappone e spero di averne l'occasione.
Un altro sogno nel cassetto sarebbe quello di scrivere una guida, in particolare sulla Shitamachi, le antiche zone di Tokyo preservate, sopravvissute a incendi, terremoti e bombardamenti, queste aree ancora poco famose sono di una ricchezza unica.
Sono la mia parte preferita della città e vorrei parlarne più approfonditamente se mai ne avessi l'occasione.
Lavorativamente parlando in futuro mi piacerebbe fare in Giappone più esperienze nel campo del turismo, vorrei davvero impegnarmi in questo senso.

 

photo credits: @georgeyajima

JIB: E’ davvero molto interessante quello che stai condividendo con noi, e anche noi dall’Italia siamo convinti che ci sia bisogno di più informazioni riguardo a queste zone particolari solo del Giappone, che molto spesso vengono un po’ messe da parte dalla massa. Quali sono secondo te le connessioni più forti che trovi fra l’Italia e il Giappone?
S: si tratta penso di due Paesi profondamente diversi, ma sicuramente entrambi si portano dietro una storia millenaria, cultura e tradizioni grandissime e affascinanti. In entrambi i Paesi c'è un grande amore per il cibo, un grande amore per le proprie ricchezze artistiche.

JIB: Pensi ci sia un futuro per una collaborazione ancora più stretta fra le due nazioni?
S: Io spero di sì, soprattutto dal punto di vista turistico, penso ci sia un sempre maggior interesse per il Giappone.
I turisti italiani stanno aumentando da un paio di anni e questo interesse reciproco, questa curiosità di viaggio, spero apra le porte a nuove possibilità.
Sarebbe bello inoltre si potesse avere il working holiday anche per gli italiani in futuro.

JIB: Ti manca mai l’Italia? Pensi di tornare stabilmente qui?
S: Come dicevo prima, dell'Italia mi mancano le persone, la mia famiglia, le amicizie italiane. Se non avessi delle buone amiche italiane qui sarebbe doppiamente difficile.
L'altra grave mancanza sono i salumi e i formaggi (più che pasta e pizza che qui si trovano fatti benissimo), c'è una selezione scarsissima e costosissima per lo più. La tristezza di non potersi fare un mega panino al salame!
Forse prima o poi tornerò in Italia o in Europa comunque, ma per ora è difficile dire cosa mi riservi il futuro. Per il momento vorrei restare in Giappone.

JIB: E anche noi speriamo tu possa rimanere in Giappone! Grazie mille per il tempo che ci hai dedicato e per le bellissime parole e momenti che hai condiviso con noi. Un ultima cosa, lancia un saluto e un consiglio a tutti i nostri lettori
S: Vi ringrazio innanzitutto per l'intervista, siete state carinissime ad ospitarmi.
Sarei davvero felice se sempre più persone potessero leggere il blog e trovarvi spunti, che siano di viaggio o di vita in Giappone, io sono sempre disponibile a dare una mano a chiunque si trovi in cerca di risposte sul tema.
A chi vorrebbe magari studiare o vivere in Giappone dico di non abbandonare il proprio sogno, può essere un Paese difficile sotto certi aspetti, ma se lo si ama e si vuole tentare, perché no?
L'unico suggerimento è di venire pronti, il Giappone dà tanto ma chiede anche tanto.
E se la vita di uno studente può essere abbastanza tranquilla, quella di un lavoratore a tempo pieno ha dei ritmi spesso frenetici.
Anche il visto lavorativo richiede nel 99% dei casi una laurea, senza la quale è poco probabile che l'immigrazione rilasci il visto. Molti lavori d'ufficio o relativi al turismo richiedono inoltre spesso una capacità di parlato che sia business / N2.
Venite in Giappone tenendo in mente queste cose e perseverate finché non avrete ottenuto ciò che più vi rende felici!
Un abbraccione a tutti i lettori!

 

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Japan Traditions: Wakakusa Yamayaki Matsuri

Uno dei matsuri più famosi del Giappone è il Wakakusa Yamayaki Matsuri che si tiene nella città di Nara il quarto sabato di gennaio.

photo credits: matsuritracker on flickr

Le Origini

Sulla cima della terza collina del Monte Wakakusa troviamo il Uguisuzuka Kofun, una pietra tombale a forma di buco di serratura.
Leggende dicono che in passato se si bruciava la montagna per la fine di gennaio nel periodo del nuovo anno, era possibile respingere i mostri che ritornavano dalle loro tombe. Al contrario, qualora la montagna non venisse bruciata entro la fine di gennaio, un grosso periodo di sfortuna giaceva davanti per la città di Nara. Come risultato, le storie raccontano che le persone che passavano accanto al Monte Wakakusa cominciarono a incendiare la montagna senza permesso.

 

photo credits: smartus & matsuritracker on flickr

A seguito di ciò, ci furono alcuni incidenti dove il fuoco proveniente dal monte Wakakusa arrivò ad avvicinarsi ai confini del tempio Todaiji e Kohfukuji ripetutamente. A causa di questo, nel dicembre 1738, l’ufficio della magistratura di Nara (Bugyosho) proibì le persone dalla pratica di incendiare la montagna. Tuttavia, gli incendi dolosi continuarono per mano di anonimi e in alcune occasioni si avvicinava alle città e i templi vicini. Per evitare pericoli simili, la città di Nara stabilì una regola per permettere alle persone di bruciare la montagna con la partecipazione di rappresentanti dei tempi Todaiji e Kohfukuji assieme al Nara Bugyosho alla fine del periodo Edo.

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Il festival Yamayaki (montagna bruciante) deriva dalle superstizione per calmare gli spiriti dei morti allo Uguisuzuka Kofun localizzata in cima alla montagna, quindi il Yamayaki potrebbe essere anche considerato come un momento di raccolto alla memoria dei defunti.

Storia moderna e odierna

Dal 1900, si susseguirono una serie di cambiamenti legati al Wakakusa Yamayaki Matsuri. In primis, l’orario fu spostato dal diurno al serale e anche la sua data si spostò all’11 febbraio (Giorno dell’impero), anche se durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale, le celebrazioni si tennero durante il pomeriggio. A seguito, nel 1910, l’organizzazione passò in mano alla prefettura di Nara.

 

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Dopo la fine della guerra, lo Yamayaki divenne nuovamente un evento serale assieme ad uno spettacolo pirotecnico di oltre cento fuochi artificiali.
Durante gli anni cinquanta, la data dello Yamayaki fu spostata al 15 gennaio, il “Giorno della Maggiore età”, mentre nel 1999, a causa dell’implementazione del cosiddetto “Happy Monday System Act” (legge che spostò alcune feste pubbliche al lunedì), il festival venne celebrato la domenica prima del “Giorno della maggiore età”.

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Dal 2009 troviamo la combinazione che ancora oggi esiste, ovvero l’evento si tiene il quarto sabato di gennaio con uno spettacolo pirotecnico di centinaia di fuochi artificiali. Questi ultimi, sono l’unico evento a Nara che usa i fuochi d’artifico Shakudama che hanno un diametro di oltre 30cm. Uno spettacolo pirotecnico assolutamente magico che vi assicuriamo rimarrà per sempre impresso nei vostri ricordi.

Il monte Wakakusa

Il monte Wakakusa è alto 342 metri e largo 33 ettari ed è ricoperto di erba con discese delicate. Qui si possono vedere cervi, fiori stagionali e piante, come i tradizionali ciliegi giapponesi in primavere e i fantastici colori autunnali tipici del Giappone. Inoltre dalla sua cima, è possibile vedere tutto il panorama della città di Nara con tutta la sua parte storica.

 

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Il monte Wakakusa è circondato da molti patrimoni mondiali dell’UNESCO come i templi Todaiji e Kohfukuji e la foresta primaverile del monte Kasuga, quindi è bene prestare la massima attenzione onde evitare incidenti come far diffondere il fuoco.

La parata

Guidata dal rumore dei corni di conchiglia suonati dal preti della montagna del Tempio Kinpusenji, più di 40 persone affrontalo la parata solenne attraverso il parco, indossando i costumi tradizionali dei rappresentanti dei templi di Kasugataisha, Todaiji e Kohfukuji e degli ufficiali dell’ufficio della magistratura di Nara nel periodo Edo.

 

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L’evento comincia con il Gojinkahotaisai, la Cerimonia di accettazione del fuoco sacro che si tiene al parco Tobohino, sul luogo del Grande falò Tondo. In questa cerimonia, il fuoco sacro viene trasferito dal Grande Falò Tondo alle torce. A seguito di ciò, parte la parata che porterà il fuoco sacro sino al tempio Nogami. Una volta arrivati al tempio Mizuya, il sacro fuoco portato dal tempo Kasugataisha sarà trasferito ad una serie di torce. Una volta arrivato al Tempio Nogami, alla base del monte Wakakusa, il fuoco sacro va a formare un altro grande falò.

 

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Durante la parata, il fuoco è accompagnato da costanti preghiere in primis per la sicurezza dello Yamayaki. A seguire il fuoco viene trasferito nuovamente alle torce, accompagnato dai canti dei preti dei templi todaji, Kohfukuji e Kinpusenji. A questo punto, la parata si sposta verso il grande falò al centro della base della montagna dove viene acceso, dando così inizio allo spettacolo di luce e calore.

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Accesso

Il monte Wakakusa si trova a circa 10 - 15 minuti a piedi dal tempio Todaiji e dal Kasuga Taisha. La montagna può anche essere raggiunta a piedi dalla stazione di Kintetsu Nara in circa 35 minuti o dalla stazione JR di Nara in circa 50 minuti. In alternativa potete utilizzare gli autobus in partenza sia dalla stazione che da Kasuga Taisha ad un piccolo costo.
Se siete in Giappone in questo periodo, il prossimo Yamamaki avrà luogo fra qualche giorno, il 26 gennaio 2019. Non perdetevelo e aspettiamo i vostri racconti!

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Japan History: Hasekura Tsunenaga

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Tsunenaga Rokuemon Hasekura (1571 – 7 agosto 1622) è stato un samurai giapponese e servitore di Date Masamune, il daimyō di Sendai, famoso per aver condotto numerose delegazioni di ambasciatori che lo hanno portato a girare tutto il mondo.

Condusse una delegazione di ambasciatori in Messico e in seguito in Europa tra il 1613 e il 1620, dopodiché ritornò in Giappone. Fu il primo ufficiale giapponese mandato in America ed il primo a creare relazioni tra Francia e Giappone.

Gli Spagnoli iniziarono i viaggi tra il Messico ("Nuova Spagna") e la Cina, attraverso la loro base territoriale nelle Filippine, a seguito dei viaggi di Andrés de Urdaneta nel XVI secolo. Manila diventò la loro base definitiva per la regione Asiatica nel 1571.
I contatti con il Giappone, cominciarono a causa dei continui naufragi delle navi sulle coste Giapponesi, a quel punto gli Spagnoli hanno cominciato a sperare di espandere la fede Cristiana in Giappone. I tentativi di espandere la loro influenza in Giappone incontrarono una forte resistenza da parte dei Gesuiti, che avevano iniziato l'evangelizzazione del paese nel 1549, nonché dei portoghesi e degli olandesi che non si auguravano di vedere la Spagna commerciare con i Giapponesi.

Nel 1609 il galeone Spagnolo San Francisco a causa del cattivo tempo sulla sua via da Manila a Acapulco, naufragò sulla costa Giapponese a Chiba. I marinai furono salvati, e il capitano della nave, Rodrigo de Vivero y Aberrucia, incontrò Tokugawa Ieyasu.

Un trattato in base a cui gli Spagnoli avrebbero potuto costruire un'industria nell'est del Giappone, fe per cui alle navi spagnole sarebbe stato permesso di visitare il Giappone in caso di necessità fu firmato il 29 novembre 1609.

Il progetto dell'ambasciata

Luis Sotelo, un frate francescano che stava facendo proselitismo nella zona di Tokyo, convinse lo Shōgun ad inviarlo come ambasciatore in Nueva España (Messico). Nel 1610 navigò verso il Messico con i marinai spagnoli e 22 giapponesi, a bordo della San Buena Ventura, una nave costruita dall'inglese William Adams per lo Shogun. Una volta in Nuova Spagna, Luis Sotelo incontrò il viceré Luis de Velasco, che accettò di inviare un ambasciatore in Giappone, nella persona del famoso esploratore Sebastián Vizcaíno, con la missione di esplorare le "Isole di oro e argento" che si pensava si trovassero a est delle isole giapponesi.
Vizcaíno arrivò in Giappone nel 1611 ed ebbe molti incontri con lo Shogun e i signori feudali, ma non era molto rispettoso delle usanze giapponesi, e trovò i giapponesi contro il proselitismo cattolico. Vizcaino alla fine partì alla ricerca dell'"Isola d'argento", nel corso della quale incontrò brutto tempo, che lo costrinse a tornare in Giappone con gravi danni. Lo Shogun decise di costruire un galeone in Giappone, allo scopo di riportare Vizcaino in Nuova Spagna.

Statua di Hasekura Tsunenaga a Coria del Río
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A Date Masamune venne dato il comando e nominò uno dei suoi inservienti, Hasekura Tsunenaga, a capo della missione. Per costruire il galeone, chiamato Date Maru dai giapponesi e successivamente San Juan Bautista dagli spagnoli, ci vollero 45 giorni, con la partecipazione di esperti tecnici dal Bakufu, 800 operai navali, 700 fabbri, e 3.000 carpentieri.

Dopo il suo completamento, la nave salpò il 28 ottobre 1613 da Ishinomaki per Acapulco in Messico, con circa 180 persone di equipaggio, tra cui 10 samurai dello Shogun, 12 samurai di Sendai, 120 tra mercanti, marinai e servi giapponesi.

La nave arrivò ad Acapulco il 25 gennaio 1614 dopo tre mesi di navigazione, e una cerimonia accolse l'ambasciata. Prima del viaggio in Europa, l'ambasciata trascorse del tempo in Messico, visitando Veracruz per poi imbarcarsi sulla flotta di Don Antonio Oquendo. Gli emissari partirono per l'Europa sulla San Jose il 10 giugno, e Hasekura dovette lasciare la gran parte del gruppo di mercanti e marinai asiatici ad Acapulco.

La flotta giunse a Sanlúcar de Barrameda il 5 ottobre 1614.

L'ambasciata giapponese incontrò il re di Spagna Filippo III a Madrid il 30 gennaio 1615. Hasekura consegnò al sovrano una lettera da Date Masamune, e l'offerta per un trattato. Il re rispose che avrebbe fatto quello che sarebbe stato in suo potere per venire incontro alle richieste.

Hasekura fu battezzato il 17 febbraio dal cappellano personale del re, e rinominato Felipe Francisco Hasekura.

Statua di Hasekura Tsunenaga a Civitavecchia
photo credits: tradurreilgiappone.com

Francia

Dopo il viaggio attraverso la Spagna, l'ambasciata salpò nel Mar Mediterraneo a bordo di tre fregate spagnole verso l'Italia. A causa del cattivo tempo, le navi restarono nella baia francese di Saint Tropez, dove furono ricevute dalla nobiltà locale, con stupore della popolazione.

La visita dell'ambasciata giapponese è registrata nelle cronache della zona come una delegazione guidata da "Filippo Francesco Faxicura, Ambasciatore presso il Papa, da Date Masamune, Re di Woxu in Giappone".

Vennero ricordati molti dettagli pittoreschi del loro comportamento e del loro aspetto:

"Non toccano mai il cibo con le mani, ma usano due sottili bacchette che tengono con tre dita".
"Si soffiano il naso in soffici fogli setosi della grandezza di una mano, che non usano mai due volte, e che quindi buttano per terra dopo l'uso, e furono deliziati nel vedere che le persone attorno a loro si precipitavano a raccoglierli".
"Le loro spade tagliano così bene che possono tagliare un sottile foglio di carta appoggiandovelo sul bordo e soffiandoci sopra."
("Relazioni di Mme de St Tropez", ottobre 1615, Bibliothèque Inguimbertine, Carpentras).
La visita di Hasekura Tsunenaga a Saint Tropez nel 1615 è il primo esempio documentato di relazioni tra Francia e Giappone.

Italia

L'ambasciata giapponese arrivò in Italia, riuscendo ad ottenere udienza da papa Paolo V a Roma, nel novembre 1615, sbarcando nel porto di Civitavecchia, ragione per cui ancora oggi Civitavecchia è gemellata con la città giapponese di Ishinomaki. Hasekura consegnò al papa una lettera decorata d'oro, con una formale richiesta di un trattato commerciale tra Giappone e Messico, oltre che l'invio di missionari cristiani in Giappone. Il papa accettò senza indugio di disporre l'invio di missionari, ma lasciò la decisione di un trattato commerciale al re di Spagna. Il papa scrisse poi una lettera per Date Masamune, della quale una copia è a tutt'oggi conservata in Vaticano. Il Senato di Roma conferì a Hasekura il titolo onorifico di Cittadino Romano, in un documento ch'egli successivamente portò in Giappone e che oggi è ancora visibile e conservato a Sendai. Nel 1616, l'editore francese Abraham Savgrain pubblicò un resoconto della visita di Hasekura a Roma: "Récit de l'entrée solemnelle et remarquable faite à Rome, par Dom Philippe Francois Faxicura" ("Racconto della solenne e notevole entrata fatta a Roma da Don Filippo Francesco Faxicura").

Conferimento della cittadinanza romana onoraria a "Hasekura Rokuemon"
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Seconda visita in Spagna

Per la seconda volta in Spagna, Hasekura incontrò il re, che declinò l'offerta di un trattato commerciale, perchè pensava che l’ambasceria giapponese non sembrava una delegazione ufficiale del sovrano del Giappone, Tokugawa Ieyasu, il quale, al contrario, aveva promulgato un editto nel gennaio 1614 ordinando l'espulsione di tutti i missionari dal Giappone, e aveva cominciato la persecuzione della fede cristiana nel Paese. L'ambasceria lasciò Siviglia per il Messico nel giugno 1616 dopo un periodo di due anni in Europa. Alcuni dei giapponesi restarono in Spagna, più precisamente in un villaggio vicino a Siviglia (Coria del Río), e i loro discendenti hanno ancora il cognome Japón.

Ritorno in Giappone

Nell'aprile 1618 la San Juan Bautista giunse nelle Filippine dal Messico, con Hasekura e Luis Sotelo a bordo. La nave fu acquistata dal governo spagnolo, con l'obiettivo di costruire difese contro gli olandesi. Hasekura ritornò in Giappone nell'agosto 1620 e trovò il Giappone molto cambiato: la persecuzione dei cristiani nello sforzo di sradicare il Cristianesimo era attiva dal 1614, e il Giappone stava muovendosi verso il periodo "Sakoku", caratterizzato da un imperante isolazionismo. A causa di queste persecuzioni, gli accordi commerciali col Messico che aveva cercato di stabilire furono negati, e gran parte degli sforzi in questo senso erano stati vani.

Sembra che l'ambasciata da lui rappresentata, abbia avuto pochi risultati, ma che abbia invece accelerato la decisione dello Shogun Tokugawa Hidetada di cancellare le relazioni commerciali con la Spagna nel 1623, e quelle diplomatiche nel 1624.

Cosa fu di Hasekura dopo l'avventura diplomatica è ignoto, e le storie sui suoi ultimi anni sono numerose. Alcuni sostengono che abbia abbandonato il Cristianesimo, altri che difese la sua fede così profondamente da diventare un martire, e altri che sia rimasto cristiano nell'intimità, professando la sua fede in segreto. Hasekura morì nel 1622, e la sua tomba è ancora oggi visibile nel tempio buddista di Enfukuji nella prefettura di Miyagi.

Una curiosità, nel 2015, ricorreva il 400° anniversario dall'arrivo della Keichō Kenō Shisetsudan" (ambasceria verso l'Europa dell'era Keichō), prima ambasceria ufficiale dal Giappone. Un corteo in costume storico ha sfilato nella via principale di Civitavecchia per una rievocazione storica dell'ingresso in città dell'ambasceria guidata Hasekura Tsunenaga. La sera, presso la Chiesa dei SS. Martiri Giapponesi, alla presenza del Sindaco di Civitavecchia Antonio Cozzolino, del Vice Direttore dell'Ufficio Politiche per la Ricostruzione della città di Ishinomaki, Junichi Kondō, dell'Ambasciatore del Giappone Kazuyoshi Umemoto e Consorte e di cittadini di entrambe le città, si è tenuto un concerto a cura di musicisti coristici del luogo.

Ambasciata del Giappone in Italia
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